7 Agosto 2019 • Recensione

Wolfenstein Youngblood – Nintendo Switch (RECENSIONE)

Bethesda è di sicuro una delle aziende videoludiche più prolifiche su Nintendo Switch, offrendoci dal 2017 a oggi titoli che sembravano impossibili da poter provare sui nostri lidi come DOOM(2016) o The Elder Scrolls V: Skyrim. Grazie all’abilissimo team Panic Button questa volta ci è stato portato lo spin-off Wolfenstein Youngblood. Ambientato vent’anni dopo le vicende di The New Colossus, il gioco ci porta a impersonare le giovani sorelle Jess e Soph Blazkowicz intente a liberare le vie di Neo-Parigi dai nazisti, nella speranza di ritrovare il padre scomparso.

L’unione fa la forza

Fin dal primo annuncio, Youngblood si è mostrato subito come un titolo atipico rispetto al resto della serie, rimanendo fedele ai dettami dei capitoli precendenti e al contempo proponendo un’esperienza incentrata sulla cooperazione tra l’utente e un altro giocatore nella campagna principale. Le protagoniste non svolgono solo un ruolo passivo relegato alla narrativa, bensì diventano parte principale dell’avventura per mezzo del gameplay proposto, il quale spinge i giocatori alla collaborazione all’interno di missioni appositamente sviluppate. Questa scelta ha portato Bethesda a vendere il gioco sull’eShop sia nella versione standard che in un’apposita versione Deluxe (di poco più cara) che offre la possibilità di poter giocare insieme a un amico che non possiede il titolo completo tramite un apposito codice dal nome Buddy Pass. Teniamo a specificare che la copia “omaggio” non è però un accesso completo al gioco, quanto un invito da potere utilizzare in ogni occasione verrà richiesta la partecipazione del suddetto Buddy. In aggiunta, è possibile acquistare la Deluxe in formato fisico, ma al suo interno ci sarà solamente un codice di immettere nello store Nintendo per ottere il titolo. Nel caso invece non siate avvezzi a sterminare i nazisti in compagnia, a prescindere che sia un amico o uno sconosciuto su internet, il titolo può essere comunque completato in solitaria insieme alla CPU, che svolge egregiamente il suo compito di partner freddo e funzionale. Insomma, se in un primo momento la nuova avventura contro il Terzo Reich può far storcere il naso ai giocatori della vecchia guarda per via delle sue novità, ben presto ci si rende conto che il titolo è versatile per ogni utente alla ricerca di sparatorie soddisfacenti, seppur risulti un capitolo di transizione tra le vicende principali del soldato Blazkowicz.

Non c’è niente di meglio che andare a caccia con la propria figlia in una steppa desolata.

La vacanza parigina

Ambientato nei (fin troppo) amati anni ’80, Wolfenstein Youngblood, si pone in termini di sceneggiatura un passo indietro rispetto ai capitoli di MachineGames, risultando comunque un importante nodo per la storia della serie, rivelandoci la vita di Blazkowicz e Anya dopo che in The New Colossus la Seconda Rivoluzione Americana ha liberato gli Stati Uniti dal dominio tedesco. I protagonisti dello scorso capitolo hanno potuto crescere in sicurezza le figlie Jess e Soph, concentrandosi ad addestrarle nel caso di un possibile ritorno dei nazisti. Le ragazze, ormai diventate adolescenti, vivono tranquille nel ranch di famiglia, finché un giorno il padre scompare misteriosamente. La scoperta di una stanza segreta nel loro attico, contenente alcune informazioni riguardo una resistenza a Parigi, funge così da incipit per la trama, spostando l’ambientazione nelle terre francesi, al fine di liberare la capitale dal dominio nazista e scoprire di più sulla sparizione del loro genitore.
Nella sua semplicità, la trama rimane uno dei punti più forti di questo spin-off, offrendoci (poche) scene di intermezzo e dialoghi interessanti che mescolano la pesantezza della guerra all’assurdità ed esagerazione per cui è conosciuta la serie. Pertanto la natura cooperativa del titolo non intacca assolutamente la complessità della campagna, risultando non articolata come negli altri titoli, ma comunque ricca e soddisfacente dal lato della narrazione.

La serietà dei temi trattati viene spezzata completamente dall’irrivenza delle protagoniste

Tale padre, tale figlie

Parlando della campagna, l’avventura riprende la struttura già vista in Wolfenstein The New Colossus, riadattandola nei limiti di questo capitolo secondario. Dopo poche missioni veniamo subito accolti nelle Catacombe, base segreta della resistenza francese. Questo hub funge da zona sicura dove rifocillarsi, recuperare munizioni e parlare con i ribelli che richiedono il nostro aiuto per una missione. Deciso uno degli obiettivi da svolgere, è possibile teletrasportarsi dalle Catacombe a una delle stazioni della metropolitana di Parigi più vicina al punto di interesse tramite un sistema di viaggio rapido. Questa aggiunta rende estremamente più semplice districarsi per l’enorme mappa della città francese, teatro dove si svolgeranno la maggior parte degli scontri. Le missioni varieranno dal fare piazza pulita di nazisti in un determinato edificio al salvare un compagno catturato o al recuperare un oggetto. Saranno anche disponibili alcuni luoghi esclusivi per le missioni più importanti, ma al contrario di The New Colossus il gioco sarà principalmente limitato alla città francese. In compenso Youngblood offre un level design molto più complesso, articolato e in generale migliore rispetto a quello presente nel capitolo precedente. Parigi è un’area completamente interconnessa dove siamo liberi di esplorare senza alcuna limitazione, eccetto gli occasionali caricamenti. Tra le strade sono presenti numerose vie alternative, edifici aperti e zone segrete da scoprire, invogliando il giocatore a sfruttare le abilità delle sorelle Blazkowicz.

Tocchi di classe come questi sono il motivo per cui mi piace esplorare.

Pure durante il corso della missione l’esplorazione viene premiata, riuscendo a trovare col giusto intuito stanze segrete ricche di munizioni, corazze e punti vita. Questo permette di approcciare il gioco a seconda della situazione in maniera stealth, oppure alla Rambo non fermandosi davanti a niente. Il completamento di una missione premia il giocatore con punti esperienza che ci faranno salire di livello. Ottenere un livello alto sarà necessario per sbloccare le numerose abilità disponibili nell’Albero delle Abilità. Quest’ultimo contiene capacità che si dividono in Mente, Corpo e Potenza e vengono sbloccate con i punti abilità o con dei gettoni speciali nascosti per le vie di Parigi.

Tempo di diventare più intelligente!

Unica grande pecca è la mancanza di una mappa da poter tenere d’occhio, rimanendo limitati alla piccola mini-mappa posta in alto a destra. La situazione diventa particolamente frustrante quando bisogna raggiungere un obiettivo in una località non conosciuta dal giocatore. L’indicatore di posizione della missione non tiene conto degli ostacoli nel mezzo e spesso sparisce inspiegabilmente, costringendo l’utente a girare per la mappa e a riattivare l’icona dall’apposito menù finché non trova la località desiderata. Un vero peccato perché a esclusione di questa (grande) lacuna il titolo risulta un miglioramento netto rispetto alle controparti principali.

Sparatorie tra sorelle

Ovviamente non si può parlare di Wolfenstein senza citare la componente sparatutto, fulcro principale del gameplay. Sparare dà molta soddisfazione, e l’impatto dei proiettili, la reazione dei nemici e gli effetti delle armi sono tutti curati al millimetro, regalando al giocatore un’esperienza frenetica dove per me fermarsi non è stata un’opzione, avendo prediletto un approccio per di più faccia a faccia. Per evitare che l’utente si concentri su solo un tipo di arma di fuoco, il gioco introduce dei nemici con scudi corazzati di vario tipo, ma con una propria debolezza da scovare. Il vero problema sta nel fatto che una tipologia di scudi è debole a molte più armi rispetto all’altra, rendendo il tutto un po’ sbilanciato. Ciononostante, questa meccanica incentiva (se non proprio costringe) il giocatore a sperimentare col proprio armamentario. Durante le sessioni di puro sparatutto spicca la componente cooperativa del gameplay, incentivando l’aiutarsi a vicenda con l’altro giocatore per sconfiggere le orde di nemici.

Una sorella può tenere occupato un robot corazzato mentre l’altra lo attacca di sorpresa alle spalle.

Ci sono diversi approcci che si possono provare, l’unico limite posto dal gioco sono alcune azioni di coppia che richiedono entrambe le sorelle per essere completate, così da evitare che uno degli utenti vada avanti lasciando il compagno indietro. Per supportarsi a vicenda le sorelle Blazkowicz possono anche compiere, dopo che si è caricata l’apposita barra a destra, un’Azione Intesa che aumenta i punti vita di entrambe. Saranno disponibili pure delle casse vita che se attivate permettono alla protagonista sconfitta in battaglia di continuare con la stamina completamente ricaricata.

Un ok può salvare la partita

Quest’ultime due meccaniche sono assolutamente da padroneggiare per il completamento delle missioni, poiché basta che una delle protagoniste venga sconfitta definitivamente per far terminare la partita di entrambe. Il gioco è estremamente frustrante su questo fronte. Non essendo stato implementato alcun checkpoint durante il corso di un obbiettivo, perdere costringe i giocatori a ricominciare da capo anche incarichi impegnativi che durano un’ora. Un’altra scelta che risulta inaccettabile è il non poter mettere pausa durante una partita in locale. E’ comprensibile l’assenza dell’opzione mentre si gioca online, ma durante le missioni in singolo diventa ridicolo dover usare il menù principale di Switch come unico mezzo per fermare il gioco.
Nota di merito ai sensori di movimento, ormai mandatori su console Nintendo dopo Splatoon, sono implementati nel gioco insieme all’introduzione di un tasto di reset della visuale assente in The New Colossus. Peccato non sia ancora presente una croce per la mira ben visibile, la cui assenza tutt’ora costringe l’utente ad andare a occhio nei tiri di precisione, finendo spesso in errore.

Ho visto questa schermata più del dovuto.

Tecnicismi miracolosi

Parlando del gioco su Switch diventa quasi obbligatorio chiedersi quali sono stati i numerosi compromessi necessari per riadattare il titolo sulle limitate capacità dell’hardware Nintendo. È doveroso lodare l’ottimo sforzo svolto da Panic Button, team che già in passato ci ha portato sulla console DOOM(2016) e il precedente Wolfenstein. Di sicuro le esperienze passate hanno aiutato i ragazzi di PB, riuscendo a confezionarci un Youngblood di qualità nettamente superiore ai lavori precedenti, ma allo stesso tempo nettamente inferiore (duh) alle versioni sulle console concorrenti. Il titolo si mantiene sui 30 fps, abbassandosi anche drasticamente nei momenti più confusionari. Per reggere l’enorme mondo di gioco viene fatto ampio uso del motion blur, texture compresse e risoluzione dinamica, rendendo l’intera esperienza sporca e sgranata. Sulla TV il gioco non supera i 720p, diminuendo drasticamente la risoluzione quando necessario. In portatile si mantengono 540p scendendo fino a 360p. Insomma, era prevedibile che su Switch le prestazioni non brillassero, ma comunque rimane una versione ottima per chi non ha altre console da scegliere o vuole avere il titolo in portatile. Se desiderate avere una comparazione più ampia e dettagliata sul lato tecnico del gioco vi consiglio questo video di Digital Foundry, canale specializzato nei tecnicismi che accompagnano le varie uscite videoludiche.

Libertè, Egalitè, Fraternitè

Possiamo concludere che Wolfenstein Youngblood sia un titolo sperimentale, il quale punta a rimanere fedele ai canoni della serie, uscendone dove necessario con una (quasi) riuscita campagna online. Il risultato è un capitolo imperfetto e dalle meccaniche da rifinire, in grado però di accontentare le esigenze di qualunque giocatore alla ricerca di qualche nazista da eliminare.

In piena tradizione Bethesda, ecco un bug

Presa della Bastiglia/10

  • Gameplay innovativo incentrato sulla modalità cooperativa…
  • Mondo aperto ed articolato con tante cose da fare…
  • Uno dei migliori port su Switch…
  • …ma con alcune meccaniche che necessitano dei miglioramenti.
  • …ma che sente l’assenza di una mappa.
  • …ma che comunque risulta nettamente inferiore alle versioni concorrenti.
Un titolo spin-off godibile nelle sue imperfezioni della saga del soldato B.J. Blazkowicz, limitato da scelte discutibili dal lato gameplay. Per fortuna però le fondamenta della produzione sono solidissime, offrendo tanto divertimento a qualunque giocatore appassionato della saga o del genere.

Nintendoomed partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it. Prova gratuitamente Amazon Prime per ricevere i tuoi acquisti in un giorno.

RetroGamer incallito fin dall’infanzia, cresciuto sotto l’ala protettrice dei migliori platform dell’era 16-32bit. Massimo esperto della trilogia PS1 di Spyro, i suoi altri interessi comprendono i cartoni animati, fumetti e disegnare. Il suo compito su Nintendoomed è l’ardua gestione dei social, offrendo i migliori memini freschi sulla piazza, senza rinnegare al contempo la stesura qualche articolo quando necessario.
Lo trovate anche su Twitter e Instagram

Autore: Salvatore "Sal" Salerno

RetroGamer incallito fin dall'infanzia, cresciuto sotto l'ala protettrice dei migliori platform dell'era 16-32bit. Massimo esperto della trilogia PS1 di Spyro, i suoi altri interessi comprendono i cartoni animati, fumetti e disegnare. Il suo compito su Nintendoomed è l'ardua gestione dei social, offrendo i migliori memini freschi sulla piazza, senza rinnegare al contempo la stesura qualche articolo quando necessario. Lo trovate anche su Twitter e Instagram