Una vecchia intervista a Gunpei Yokoi rivela il suo concetto di videogioco

2 min.
08.07.2015
Notizie


Gunpei Yokoi non ha certo bisogno di presentazioni: maestro di Shigeru Miyamoto, egli è stato un brillante inventore. Tra le sue trovate figura, tra le altre cose, il Game Boy.

Nell’anno stesso della sua scomparsa (1997), Yokoi fu intervistato. Si tratta di una rara circostanza per questo storico personaggio della scena videoludica.
L’intervista è stata recentemente tradotta in inglese da Shmuplations.com e possiamo quindi apprezzarne alcuni estratti tipo quelli che seguono.

A proposito della progettazione del Game Boy e della scelta di optare per uno schermo monocromatico, Yokoi dichiarò quanto segue:

« Avevamo la possibilità di aggiungere il colore, ma preferii comunque di non implementarlo. Se disegni due cerchi su una lavagna, e dici “questo è un pupazzo di neve”, chiunque lo vede percepirà il colore bianco della neve e intuirà che si tratta di un pupazzo di neve. Questo perchè viviamo in un mondo fatto di informazioni, e quando vedi quel disegno la tua mente capisce che il colore dev’essere per forza bianco. Me ne sono convinto dopo aver giocato alcuni giochi per Famicom su una TV in bianco e nero. Una volta che inizi a giocare, i colori non sono importanti. Mentalmente, vieni risucchiato nel mondo di gioco.

In verità, non fu facile far comprendere a Nintendo la decisione sulla monocromia – in parte ho sfruttato la mia posizione per convincerli (ride)Dopo aver distribuito il Game Boy, un membro del mio staff mi venne incontro con una faccia cupa: “c’è una nuova console portatile simile alla nostra sul mercato…” La prima cosa che chiesi fu “ha uno schermo a colori o in bianco e nero?” Mi disse che era a colori, e lo rassicurai: “Allora siamo a posto.” (ride) »

Per quanto riguarda la grafica dei videogiochi e il concetto stesso di videogioco:

« Oggi c’è una varietà immensa di videogiochi ma, secondo me, la maggior parte non sono realmente “videogiochi”. La parola “gioco” significa qualcosa di competitivo, dove puoi vincere o perdere.Noto che la qualità dei giochi sta via via scendendo, e vedo sempre più titoli che vogliono offrire l’esperienza di una storia o un film. Questa caratteristica è particolarmente evidente nei giochi di ruolo, dove il “gioco” in sè non è la parte fondamentale, e ho la sensazione che gli sviluppatori desiderino soltanto farvi vivere la storia che hanno scritto. Quindi, se mi chiedi cosa penso dei videogiochi di oggi, beh, è una domanda molto difficile. Alla fine direi che i giochi di oggi non fanno semplicemente per me.

Mi chiedo, questi mondi di gioco hanno davvero bisogno di essere così fotorealistici? In realtà considero più un difetto una grafica troppo realistica. […] Se le cose sono troppo realistiche non c’è più spazio per l’immaginazione […] Anche se un videogioco non ha le capacità tecniche per mostrare una grafica particolarmente complessa, credo che la propria immaginazione ha il potere di trasformare lo sprite di un missile, magari a malapena riconoscibile, in un missile “reale”. »

Spesso anch’io ho esposto idee simili a queste, ma c’è una grossa differenza: lui l’ha fatto 20 anni prima.
Quando mai si parlava di robe del genere nel 1997? Ecco un uomo che di certo era un passo in avanti rispetto a tutti gli altri.