Ultracore – RECENSIONE

5 min.
23.07.2020
Recensione


Ogni persona nella propria vita impara dei proverbi a memoria, semplici o meno. Fra questi, uno certamente famoso recita “Chi non muore si rivede”. Per Ultracore, questo detto capita a fagiolo, data la particolare storia che si porta dietro. E lo stesso vale per me, in quanto non scrivo un articolo da oltre un anno.

Ma cos’è Ultracore? Conosciuto originariamente come Hardcore, Ultracore è un gioco sparatutto a scorrimento orizzontale sviluppato da Digital Illusions e inizialmente progettato per Amiga, SEGA Mega Drive e SEGA Mega CD. Sì, avete letto bene. Oggi vi proponiamo una chicca del passato che, nonostante siano passati anni, è riuscita a sopravvivere fino ai giorni nostri, arrivando nei nostri salotti prima nel 2019 su Mega Sg (cliccate qui se volete saperne di più) e oggi su Nintendo Switch e PlayStation 4.

Un po’ di storia…

Come accennato a inizio articolo, Ultracore risulta particolare data la sua particolare storia nel suo sviluppo. Raramente un titolo torna a far sentire di sé, soprattutto se destinato alla cancellazione. Ma Ultracore ce la fa, è tornato, ed è qui per esserci. Personalmente, oltre Star Fox 2 per SNES, non conosco altri titoli a cui sia stato concesso questo trattamento!

Correva il lontano 1994, era l’epoca d’oro dei giochi Super Nintendo, quando a breve si sarebbe insediata nel mercato Sony con la sua prima console, la PlayStation. Digital Illusions con Ultracore dichiarò di essere a circa il 99% dello sviluppo del gioco, ma nonostante questo l’allora publisher Psygnosis decise di cancellare il titolo. La causa fu proprio l’uscita della nuova console a 32-bit di Sony: Psygnosis si aspettava infatti un calo delle vendite tale da giustificare la cancellazione del prodotto.

Passarono gli anni, trapelarono dei video di gameplay, ma rimase tutto in silenzio fino al 2010, quando Andreas Axelsson e Olof Gustafsson, due dei fondatori della DICE (Digital Illusions Creative Entertainment), mostrarono una demo del gameplay all’esposizione Datastorm del 2010.

Otto anni dopo, nell’agosto del 2018, Strictly Limited Games annunciò l’intenzione di completare il gioco e rilasciarlo al pubblico. Il team riprese quindi a lavorarci utilizzando un development kit del SEGA Mega Drive in modo da essere il più possibile fedele all’esperienza originale che potevano offrire all’epoca. Portata a termine questa versione, fu effettuato il porting su console Nintendo e Sony, ed eccoci qua. Avrà fatto bene Strictly Limited Games a volerlo completare? Scopriamolo insieme.

Un ritorno agli anni ‘90

La storia di Ultracore è molto semplice ma compie il suo lavoro: impersoni Vance, un enigmatico soldato militare del quale si conosce solo il nome, il quale deve fermare un misterioso individuo che vuole distruggere il tuo pianeta natale con le proprie macchine da guerra. Il gioco si divide in cinque livelli principali, nei quali le forze nemiche aumenteranno di numero ed intensità, per cercare di fermare l’avanzata di Vance.

Avviata una partita, ci ritroveremo catapultati in un mondo a prima vista vuoto, ma dopo pochi passi saranno presenti i primi robot ad accoglierci per farci iniziare a familiarizzare con i comandi presenti: potremo infatti saltare con A, L o R, cambiare il tipo di munizioni dell’arma del protagonista con X, sparare con Y, ZR o mirando con l’analogico destro e utilizzare le bombe con ZL.

Basteranno inoltre i primi 5 minuti di gioco per notare uno dei fattori chiave di Ultracore: la struttura del gioco non è lineare, ma dovremo esplorare per poter proseguire nella nostra avventura. Sarà infatti necessario trovare sia delle schede per aprire dei passaggi, sia individuare il percorso corretto per avanzare. Sono inoltre presenti diversi segreti nelle mappe, che se individuati ci forniranno monete di gioco, potenziamenti, nuove armi e vite aggiuntive.

Ogni livello del gioco è caratterizzato a sé stante ed è presente abbastanza varietà nell’esplorazione, facendo trovare sempre qualche nuovo elemento ad ogni partita: una ottima trovata che incentiva la rigiocabilità, magari anche solo per trovare quella vita che a fine livello scopriremo di aver saltato. Infatti, alla fine di ogni zona di gioco, avremo una schermata di riepilogo con il punteggio ottenuto, e con i collezionabili ottenuti e saltati.

Oltre alla esplorabilità, sono presenti dei punti dove la difficoltà aumenta esponenzialmente a causa di alcune sfide logiche o di abilità per poter proseguire. Il problema principale è che richiedono una altissima concentrazione e una conoscenza pregressa del livello per evitare morte certa, rendendo inizialmente parecchio frustranti queste particolari sezioni. Una volta studiate, rimarrà soltanto la difficoltà legata alla struttura del livello, che comunque nel lungo andare rimarrà complessa, ma darà un bel senso di soddisfazione mentre avanziamo nella nostra avventura.

Durante il nostro viaggio per salvare il nostro pianeta da fine certa, incontreremo tanti robot nemici che cercheranno in tutti i modi di fermare la nostra avanzata. E con tanti, intendo dire TANTI, ma non è nulla di cui lamentarsi, una volta compreso il loro pattern si può avanzare abbastanza tranquillamente. La vera sfida risulterà nel districarsi fra di loro, cercando di non essere colpiti o cadere nel vuoto e morire.

Anche i boss sono ben sviluppati, potrebbero però risultare ripetitivi una volta compreso il loro comportamento. Ogni sfida proposta da loro è però originale, e non risulta immediato capire come sconfiggerli, in modo da dare quel grado di sfida in più che non guasta in questa tipologia di giochi.

Una caratteristica legata al mondo di gioco leggermente nascosta e interessante è la presenza di alcuni monitor con i quali è possibile interagire durante le partita. Hanno diverse funzioni: possono aprire delle porte, mostrare la mappa della zona o comprare degli oggetti con delle monete ottenibili mentre si esplora ogni ambientazione.

E qui, se il giocatore non è attento, rischia di perderci più che guadagnarci. Nel negozio, accessibile dai monitor, è possibile acquistare delle cure che andranno a riempire immediatamente la nostra barra della vita: una volta completata essa si trasformerà in una vita aggiuntiva, svuotando la barra in sé.

Il problema si presenta proprio qui. Se non si fa molta attenzione, il giocatore rischia di ritrovarsi con una o due vite extra ma con la barra della salute pressoché vuota, e mi è capitato molto spesso, a tal punto da andare a perdere una delle nuove vite. Non è stato molto piacevole morire con un solo colpo nei dieci secondi successivi all’acquisto delle cure al negozio.

Come gran parte dei titoli 16-bit che si rispetti, Ultracore possiede una grafica in pixel art favolosa, dove niente è lasciato al caso. Ogni elemento presente sullo schermo è ben definito e i colori risultano molto fedeli a quelli dell’epoca.

Ultracover Story Cutscene Screenshot
La grafica delle poche cutscenes presenti risulta spettacolare

Anche la colonna sonora è piacevole all’ascolto, risultando parecchio immersiva durante le nostre partite. Il gioco ci permette inoltre una piccola chicca riconducibile ai sistemi nel quale sarebbe dovuto uscire inizialmente: scegliere fra FM Music, CD Music e se abilitare o meno gli effetti sonori. Una bella idea, che vuole sfoggiare il sonoro proposto sia dal SEGA Mega Drive sia dal SEGA Mega CD. Tuttavia, questa sarà l’unica impostazione modificabile. Ma considerando il target iniziale, è un’ottima cosa avere questa scelta.

Nonostante qualche dettaglio che può risultare brutto o pesante, soprattutto ai giorni nostri, Ultracore rimane comunque un bel gioiellino, che mantiene le promesse date. È capace di offrire una buona sfida, il tutto condito da una grafica molto ben curata e accattivante, sia su uno schermo televisivo, che in modalità portatile. Consigliato a tutti i fan del retrogaming, rimane un titolo impegnativo ma che con la giusta costanza è in grado di essere un buon compagno di avventure, soprattutto grazie alla sua rigiocabilità.

16-BIT/10

Gioco dalla grafica accattivante e dal sonoro eccellente, offre una sfida interessante ai giocatori interessati ad un ritorno agli anni ’90. Non è però in grado di offrire una sfida che può coinvolgere tutti, ma solo i più tenaci