Tutti i miei dubbi su Pokémon Unite

8 min.
26.06.2020
Editoriale


Al Pokémon Presents del 24 Giugno è stato finalmente annunciato il grande progetto di cui si stava parlando: Pokémon Unite!
Per chi non lo sapesse, si tratta di un MOBA (Multiplayer Online Battle Arena), sviluppato da TiMi Studios, sussidiaria della ben più nota Tencent, che uscirà per mobile e Switch in una data ancora non annunciata.

In quanto grande appassionato sia di Pokémon che del genere in questione, non nascondo che ho molte perplessità a riguardo, e cercherò di elencarvele tutte in questo articolo.

Cosa sono i MOBA?

Partiamo con una piccola parentesi storica e parliamo un attimo del genere in questione.
Senza entrare troppo nel dettaglio, i MOBA sono dei giochi derivati dai più classici RTS (strategici in tempo reale), esclusivamente online e a squadre dal numero di giocatori variabile.
Ogni giocatore controlla un personaggio che avrà abilità diverse da tutti gli altri.
Lo scopo di ogni partita è quello di conquistare diversi obiettivi sulla mappa, solitamente una base protetta da diverse torri, ma può variare da gioco a gioco.

Il genere nasce nel 2003 da una mappa custom di Warcraft III chiamata Defence of the Ancients, nota ai più come DotA, creata da Eul.

La popolarità della mappa nel corso degli anni è aumentata sempre più, in particolare in Cina, per via dell’essere semplice da imparare ma difficile da masterare, tanto da generare una scena competitiva enorme.

Per renderci conto delle dimensioni di questo fenomeno, proprio in Cina nacquero diversi canali televisivi che trasmettevano tornei di DotA, i team competitivi erano organizzatissimi e i giocatori professionisti erano considerati delle vere e proprie celebrità.

Fu però soltanto agli inizi dello scorso decennio che il genere divenne un fenomeno mondiale, grazie a due giochi nello specifico: League of Legends e Dota 2.

Una piccola parentesi sulle origini di LoL e Dota

Entrambi i giochi nascono dagli sviluppatori di Defence of the Ancients, ma non dalla stessa persona.

Steve “Guinsoo” Feak è stato uno degli sviluppatori di DotA: All Stars dal 2004 al 2005, quando poi lasciò il progetto in mano ad IceFrog.
Dopo circa 5 anni, Guinsoo venne chiamato dalla neonata Riot Games per sviluppare un gioco simile a DotA, ma completamente standalone e gratuito, ossia League of Legends.

Allo stesso tempo, IceFrog continuò ad aggiornare Dota All Stars fino al 2013, ma nel 2009 iniziò a lavorare in segreto con S2 Games per creare Heroes of Newerth, continuando ad aggiornare DotA All Stars. Successivamente iniziò a lavorare con Valve, che comprò tutti i diritti di DotA per creare Dota 2.

Nel mentre il creatore originale della mappa, Eul, non ha fatto assolutamente nulla dopo di essa se non presentarsi come ospite all’International 2012.

Insomma, se sentite dire che LoL o Dota sono ideati dal creatore originale della mappa, stanno dicendo una fesseria.

In poco tempo, entrambi i giochi conquistarono i cuori degli appassionati di tutto il mondo.

League of Legends (anche detto LoL) divenne il gioco più giocato al mondo, raggiungendo il suo picco nel 2016 con ben 100 milioni di giocatori attivi, mentre Dota 2 divenne il gioco con il montepremi più alto nella storia, non solo dei videogiochi, ma di tutti gli sport.

Basti pensare che il montepremi complessivo del 2019 era di ben 34 milioni di dollari, di cui 15 milioni destinati alla squadra vincitrice.

Numeri importantissimi, che mai si erano visti prima di allora nella storia dei videogiochi, in grado di lanciare un messaggio molto forte: gli eSport sono una cosa seria.

Oltre LoL e Dota 2, nacquero decine di altri MOBA, da quelli più fortunati a quelli completamente dimenticati.

Il primo fra tutti fu Heroes of Newerth della S2 Games, rilasciato anche prima di LoL e Dota.

Si trattava di una sorta di “DotA 1.5”, che prendeva pari pari le meccaniche della mappa custom cambiando i nomi e l’aspetto degli eroi. Purtroppo, il fatto che fosse un gioco a pagamento e l’uscita di un “sequel” ufficiale di Dota annunciata dalla Valve fermarono il successo quasi sul nascere, e recentemente è stato annunciato che il gioco non verrà più aggiornato.

Allo stesso tempo Blizzard, dopo aver perso una causa legale sui diritti intellettuali di Dota, decise di crearsi il suo MOBA personale, Heroes of the Storm, in grado di conquistarsi una propria fetta di mercato fra i loro fan più appassionati.

E potrei continuare a citarne altri come Strife, Smite, Infinite Crisis, Dawngate, ma il concetto rimane lo stesso: se a metà degli anni 2010 volevi essere figo, dovevi fare un MOBA.

Al giorno d’oggi i MOBA esistono ancora, ma l’uscita di nuovi generi come i Battle Royale e gli Autobattler e più in generale il fattore novità che è andato ad esaurirsi: possiamo dichiarare sorpassata la loro epoca d’oro, lasciando in vita solo i due colossi.

Per chi non ha vissuto questo periodo, o semplicemente vuole approfondirlo, consiglio caldamente la visione di Free to Play, il film documentario di Valve che racconta la storia del primo The International.

In cosa consiste Pokémon Unite?

Tutta questa introduzione era necessaria per poter comprendere al meglio alcuni dei dubbi che vi illustrerò.
Partiamo dal primo dubbio, ossia la modalità di gioco.

A differenza di un classico MOBA, in Pokémon Unite l’obiettivo non è quello di spaccare la base avversaria, ma di conquistare determinati punti della mappa; allo scadere del tempo la squadra che avrà ottenuto più punti sarà la vincitrice.
Analizziamo inoltre insieme la mappa del gioco.

Al posto della solita mappa quadrata/rettangolare divisa in tre corsie principali, troviamo una mappa sferica, con un’unica corsia circolare dove sono disseminati i punti di controllo, ed una zona centrale di cui non è stata ancora chiarita la funzione ma che ha tutto l’aspetto di una jungle.

Se ad un giocatore che non conosce il genere possono sembrare delle grandi novità, per i veterani di LoL questo è un enorme deja-vù.

Nel 2011, la Riot Games decise di aggiungere una nuova modalità di gioco, Dominion, estremamente simile al gameplay che è stato mostrato fino ad ora di Pokémon Unite.
Questa modalità però, dopo la curiosità iniziale, non ottenne molto successo, e venne rimossa nel 2016 proprio per lo scarso interesse.

Insomma, Tencent non si è inventata nulla, e ha semplicemente riciclato una modalità di gioco ormai abbandonata aggiungendoci i Pokémon come twist.
Non è detto però che una cosa che in passato ha fallito sia completamente da scartare, e in particolare il fatto che Pokémon Unite sia pensato principalmente per il mobile potrebbe far rinascere questa modalità di gioco.

Una cosa però è certa: se presenti un titolo come un “grande progetto” e ciò che mi mostri è un gioco mobile che ricicla contenuti già visti, partiamo con il piede sbagliato.

Un MOBA nel 2020 ha senso?

Un altro grande dubbio è proprio quello riguardo il concept generale del gioco.
Come ho spiegato prima, i MOBA sono ormai nella loro fase calante e non sono più il genere del momento.
Perché allora rilasciare un gioco simile in questo periodo storico?

Inizialmente verrebbe da pensare che Pokémon Unite sia pensato quasi esclusivamente per il mercato cinese, dove il genere ha ancora un’enorme popolarità.
Tuttavia sembrerebbe che anche a piazza Tienanmen il gioco non sia esattamente ben visto.

Il target del gioco non risulta molto chiaro quindi: se i giocatori di Pokémon l’hanno presa male, quelli dei MOBA pure e addirittura il mercato cinese non vede la cosa di buon occhio, c’è un grosso problema di fondo.

Aggiungiamoci anche che i MOBA, per via del loro alto spirito competitivo, hanno anche una delle community più tossiche nella storia dei videogiochi, e questo poco si addice allo spirito estremamente family friendly del franchise di Pokémon.

Per contrastare questo problema, probabilmente dovremo aspettarci delle limitazioni nella chat in game, ma un MOBA senza comunicazione fra giocatori semplicemente non può esistere.

Mai focussare il tank in teamfight!

Insomma, se lo scopo era quello di creare un gioco online strategico in grado di unire molti giocatori, forse fare un MOBA mobile nel 2020 non è esattamente la migliore delle idee.

Sarebbe stato sicuramente più calzante un autobattler, genere recentissimo che sta andando molto bene.

Oltre ad avere un appeal superiore, in particolare fra i più giovani, le meccaniche del genere sarebbero calzate a pennello con quelle di Pokémon, sicuramente più di un MOBA.

Cos’è un autobattler?

Gli autobattler sono un genere molto recente nel panorama videoludico, nati nel 2019 da una modalità custom di Dota 2, Dota Auto Chess.
In breve, si tratta di una sorta di scacchi automatizzati dove 8 giocatori si affrontano tutti contro tutti, scegliendo ogni turno le proprie pedine da comprare. Unendo 3 pedine uguali, esse si evolveranno in un’unità più forte, meccanica perfetta per Pokémon.

Il gioco è poi quasi del tutto automatizzato: si schierano le pedine sulla scacchiera e il combattimento va da sé.
La bravura del giocatore sta nel sapere scegliere unità che sinergizzano bene fra di loro e schierarle al posto giusto, il tutto condito con un pizzico di fortuna che non fa mai male.
Dopo Dota Auto Chess, sono nati una serie di altri giochi, come la versione stand-alone chiamata appunto Auto Chess, la versione ufficiale di Valve Dota Underlords e quella integrata in League of Legends, Teamfight Tactics.

Il modello di monetizzazione: Free to start

Un’altra cosa che ha fatto abbastanza parlare è stato l’annuncio che il titolo non sarebbe stato free to play, ossia completamente gratutito, ma free to start.

C’è da fare una premessa: tutto quello che dirò sono semplici supposizioni, visto che non c’è alcuna dichiarazione ufficiale riguardo la monetizzazione di Pokémon Unite.

In casa Nintendo si è sempre preferito usare il termine “free to start” al posto di “free to play”, stando alle dichiarazioni del compianto Iwata.
Questo perché riteneva che buona parte dei giochi free to play non fossero poi così tanto “free”, e la terminologia portava a ingannare il giocatore.

Si parla però di dichiarazioni risalenti al 2015, al giorno d’oggi la situazione è fortunatamente cambiata e buona parte dei free to play in commercio offrono come monetizzazione soltanto oggetti estetici che non influenzano il gioco in sé.

Per chiarire però questo dubbio, rifacciamoci ad un altro gioco mobile sempre di casa Pokémon, ossia Pokémon Masters.

Come possiamo notare, anche qui il gioco veniva presentato come “free to start”, ma adesso che il gioco è uscito possiamo dire con tranquillità che si tratta di un classico mobage giapponese con modello free to play, e anzi, è probabilmente uno dei più generosi nel suo genere.

In sostanza, penso che non avremo una monetizzazione troppo diversa da quella di un League of Legends, e che il termine “free to start” sia da intendersi semplicemente come sinonimo della grande N di free to play. Almeno spero.

Wo ah Beijing Tienanmen…

L’ultimo grande dubbio riguarda invece gli sviluppatori di Pokémon Unite.
Tencent infatti non ha una grande reputazione fra i videogiocatori, per una lunga serie di motivi.

Partiamo dal fatto che uno dei motti dell’azienda è “Follow our party, start your business”, ossia “Segui il nostro partito, inizia il tuo business“.

I collegamenti fra l’azienda e il Partito Comunista Cinese sono infatti molto noti, e vanno dallo sviluppo di giochi a puro scopo propagandistico come “Applaudi per Xi Jinping” ad app come WeChat, il WhatsApp cinese costantemente monitorato dal governo del paese.

Consideriamo inoltre che Tencent è proprietaria al 100% di Riot Games, oltre che azionista di molte altre aziende videoludiche come Activision-Blizzard, Epic Games, Grinding Gear Games e altre ancora.

Questo ha portato ad altri scandali anche in aziende occidentali, come ad esempio il caso di censura riguardo le proteste di Hong Kong a un torneo di Hearthstone, di cui ho già parlato nell’articolo dello scorso BlizzCon, e il terremoto mediatico riguardo l’anti-cheat particolarmente invasivo di Valorant, il nuovo FPS di Riot Games.

Per chi volesse approfondire, vi rimando a questo articolo scritto dagli amici di Etica Digitale che illustra nel dettaglio la questione.

Insomma, con un pedigree simile è facile pensare che la privacy dei giocatori potrebbe essere a rischio, e in un periodo storico come questo dove la privacy digitale è uno dei principali problemi della società, commettere errori sotto questo aspetto potrebbe essere fatale nei confronti del franchise e di Nintendo stessa.

Ovviamente anche qui, sono semplici supposizioni dato che il gioco non è ancora uscito ufficialmente, ma se una cosa puzza di sterco, è difficile siano rose.

Per concludere

Pokémon Unite si presenta come un gioco uscito fuori tempo massimo, con meccaniche superate, un target non molto chiaro e seri dubbi riguardo la privacy.

Ho volutamente tralasciato i commenti riguardo la grafica superata e gli improvvisi cali di frame presenti nella presentazione, perché per l’appunto si tratta di un trailer di un gioco appena annunciato e potrebbero cambiare prima dell’uscita.

Sicuramente però la comunity non l’ha presa bene, i non mi piace presenti su YouTube parlano da sé, e ho il presentimento che alla The Pokémon Company non stiano festeggiando.

Spero che tutti i miei dubbi esposti vengano smentiti, perché nonostante si tratti di uno spin-off mobile, se tutto ciò che ho scritto verrebbe confermato, sarebbe una grande caduta di stile per l’intero franchise.