7 Ottobre 2019 • Recensione

Trine 4: The Nightmare Prince – Nintendo Switch (RECENSIONE)

Quella di “Trine” è una serie di titoli di cui, fino a un paio di settimane fa, ignoravo l’esistenza. Eppure, dopo solo pochi minuti all’interno del gioco,  mi sono chiesto come mai mi potesse essere sfuggito, in tutti questi anni, un titolo simile. Ma la risposta mi è arrivata sfogliando su YouTube qualche anteprima del quarto capitolo del gioco, ritrovando alcuni video di gameplay inediti mostrati all’E3 del 2019. Riguardandone qualcuno, mi è tornato in mente di averne effettivamente visto le meccaniche in quei famosi “primi 15 minuti di gioco”, e ho finalmente capito di come ci sia un’enorme differenza tra il vederlo giocato, e viverlo.

Per chi fosse ignaro della sua esistenza, la serie “Trine” esiste già da 10 anni come un insieme di titoli puzzle-platform in 2.5D, pubblicati dalla casa Frozenbyte inizialmente per PC nel 2009 e poi per console. Oggi entriamo nei particolari del quarto capitolo della serie, già disponibile sull’eShop di Nintendo Switch. Non sono necessari paragoni con i titoli precedenti, né tanto meno è necessario averli giocati per potersi godere al meglio quest’ultimo capitolo. Fatte queste premesse, è l’ora di farci largo nel fiabesco mondo di “Trine 4: The Nightmare Prince”.

Una vera e propria favola

La storia di Trine si sviluppa in un mondo fantasy-medievale in cui la magia e il fantastico sono all’ordine del giorno. Il mago Amadeus, il cavaliere Pontius e la ladra Zoya, i nostri tre eroi, dovranno trovare e riportare sano e salvo il principe Silius, scappato improvvisamente dal castello. Ognuno con la propria storia e le proprie capacità, si faranno largo tra ambientazioni fantastiche, castelli e, perché no, sogni.

trine 4
I nostri tre eroi in tutto il loro fiabesco splendore!

L’atmosfera fiabesca che si respira giocando “Trine 4” è qualcosa che raramente ho avuto il piacere di incontrare (un esempio è Fable) e i motivi sono tanti. In primis il comparto artistico: i disegni, le ambientazioni, sono sviluppate in maniera egregia, con uno stile semplice, colorato, senza dimenticare l’attenzione per i dettagli. Il 2.5D, se da un lato propone un gameplay semplice in due direzioni, dall’altro permette di godere a pieno delle immagini su schermo di ambientazioni, paesaggi, oggetti di gioco e personaggi, con addirittura momenti in cui sarà il gioco stesso, attraverso movimenti di telecamera, a parare dinanzi al giocatore i meravigliosi panorami in background. La scoperta di questi luoghi sarà accompagnata per tutto il gioco da delle splendide melodie fiabesche, molto chill e ottimamente composte. Il pezzo forte è però la narrazione. Sia che lo giochiate in italiano che in lingua originale, il doppiaggio ottimamente eseguito del narratore e dei vari personaggi vi intratterranno durante il gioco e vi faranno scoprire le meraviglie e i segreti della favola che vivrete.

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Amadeus non è molto un tipo da città…
Spade, archi, casse e magie

Trine 4 si struttura in una serie di capitoli, ognuno con i suoi livelli e ambientazioni, che a loro volta avranno i loro vari checkpoint. Questi ultimi si identificano in gioco come aree puzzle, alternate da alcune fasi di combattimento da superare per poter avanzare a quelle successive. Durante il gioco avremo il controllo di tutti e tre i protagonisti, che potremo alternare usando i tasti L e R. Tramite l’utilizzo delle loro abilità e con un po’ di ingegno, supereremo i vari ostacoli che ci si pareranno davanti, risolvendo i vari enigmi proposti nell’ambiente di gioco. Ogni personaggio con le proprie capacità potrà interagire con lo scenario, permettendo ai tre di poter raggiungere l’accesso alla prossima “stanza”, e dovremo essere noi a capire quale abilità usare in quale circostanza. La scelta del personaggio però non basta, bisognerà anche che i tre eroi collaborino per poter superare certi enigmi. Ad esempio, per raggiungere una zona sopraelevata potremmo semplicemente utilizzare una delle casse evocabili da Amadeus, ma forse sarà necessario che debba essere tenuta ferma tramite il rampino di Zoya, oppure rotta in un determinato momento tramite la carica di Sir Pontius. Così, sarà fondamentale il modo in cui i poteri dei tre si intrecceranno piuttosto che il loro singolo agire.

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*Pumpkin Hill in background*

C’è da dire che per quanto spettacolari nel loro apparire, i puzzle impiegano del tempo a diventare sfide piuttosto stimolanti, il che è un vero peccato. A questo si aggiungono i comandi, non molto intuitivi, che spesso possono essere confusi (provocando anche un po’ di frustrazione), data la mole di abilità e azioni diverse che dovremo compiere, in modalità giocatore singolo, anche contemporaneamente. Tra alcune fasi puzzle si alterneranno fasi di combattimento in cui dovremo sconfiggere tutte le creature presenti sulle piattaforme che appariranno, grazie ai vari attacchi dei nostri eroi. Man mano che andremo avanti nel gioco, guadagneremo dopo ogni battaglia dei punti esperienza (a forma di stelline) che sbloccheranno automaticamente delle abilità di combattimento, e non, per i nostri eroi.

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Sir Pontius sarà la vostra prima scelta ogni volta che ci sarà da sporcarsi le mani!

Il gioco procede in maniera piuttosto lineare, senza troppi colpi di scena nel gameplay, se non per il rinnovarsi costantemente delle tecniche per la risoluzione dei puzzle. Inoltre avremo la possibilità di scovare zone poco visibili all’occhio meno attento, dove poter trovare collezionabili di vario tipo, tra cui oggetti nascosti, lettere con dialoghi inediti e parti di oggetti componibili nella sezione “collezione” del menu principale. Inoltre, il gioco presenta due modalità multigiocatore, una online e una locale, in cui poter condividere l’esperienza con i vostri amici, che siano a casa vostra o lontani nel mondo. C’è da dire che il gioco prende tutt’altra forma giocato in compagnia, risolvendo il problema della frustrazione dei comandi e la semplicità dei puzzle. Oltre a semplificare il lavoro di ogni singolo giocatore liberandolo dalla responsabilità di dover controllare tre personaggi diversi da solo, il vero pregio del multiplayer è il poter inventarsi modi alternativi per risolvere i vari puzzle col proprio compagno, il che migliora al contempo non solo la prima esperienza ma anche la rigiocabilità (nel caso in cui si voglia platinarlo, è vivamente consigliata!). Una terza modalità invece, la wireless locale, che permetterà a più console di potersi collegare senza il bisogno di Wi-Fi, sarà disponibile in un futuro aggiornamento.

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Quando si gioca in tanti, la collaborazione è fondamentale!
Finché non lo vivi…

L’esperienza single player, nel complesso piuttosto apprezzabile, viene infastidita non poco dalla macchinosità dei comandi, che si scontra inevitabilmente con la semplicità degli enigmi. Alcuni puzzle risultano piuttosto semplici da comprendere, al che l’unica difficoltà che si presenta è data dall’esecuzione corretta dei passaggi necessari al risolverlo. Questo, unito a una serie di comandi non molto intuitivi e a un sistema di puntamento poco efficace, rischia di provocare frustrazione nel giocatore, o semplicemente noia. Ed è questo il primo impatto che avevo subito guardando quel famoso reveal dell’E3, di un gioco come un altro, di un genere non a me affine, che aveva poco da offrire. Ma la sorpresa è che una volta entrati nell’atmosfera che lo circonda, giocando effettivamente al titolo, ammirando i paesaggi, ascoltando le musiche e i vari dialoghi di gioco, molti dei difetti passano in secondo piano. Si viene quasi stregati dalla sua genuinità e leggerezza, come immersi in una fiaba.

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“Ciao, bel orsetto!”

Senza contare che la modalità multigiocatore, rompe parecchi dei limiti imposti dal gameplay in single player. La fastidiosa sensazione di macchinosità che alcuni puzzle presentano, si perde completamente, lasciando spazio alla pura collaborazione con il proprio partner, e inoltre rende il gameplay più vario e divertente, distante da qualsiasi senso di monotonia.

Conclusioni

Trine 4, se per alcuni non ha bisogno di presentazioni, per altri è un intero mondo da scoprire. Il gioco scorre in maniera piuttosto lineare, con un gameplay intuitivo, ma non senza difetti, anche per parecchie ore di gioco. Il punto forte sono i vari comparti artistici, le grafiche, l’audio e gli eccellenti lavori dei doppiatori, che creano nell’insieme un’atmosfera da favola, e il multiplayer che arricchisce immensamente l’esperienza videoludica. Anche come primo approccio alla serie, Trine 4 resta un titolo piuttosto solido, indipendente dai suoi predecessori, e questo lo valorizza. Rimane un’esperienza unica, consigliata in primis a chi ha voglia di ritornare bambino e immergersi ancora una volta nel meraviglioso mondo fiabesco.

FABULA/10

  • Atmosfera senza pari.
  • Puzzle simpatici nella forma.
  • Multiplayer consigliatissimo.
  • L’esperienza single player non è ottimizzata.
  • Ci mette un po’ ad ingranare nella difficoltà.
Trine 4 in poche parole, regala un’esperienza unica e divertente, consigliata soprattutto a chi ha tempo di condividere i joycon con un compagno

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Alla tenera età di 5 anni prese in mano per la prima volta il GameBoy dei suoi due fratelli per giocare a quella meravigliosa opera che era Super Mario Land 2. Da lì fu amore per la Nintendo ed i videogames in generale. Ama anche il teatro, la psicologia, i meme, il jazz ed i pirati, e non sa neanche lui dove trova il tempo per scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook.

Autore: Mattia "Mett" Mamber

Alla tenera età di 5 anni prese in mano per la prima volta il GameBoy dei suoi due fratelli per giocare a quella meravigliosa opera che era Super Mario Land 2. Da lì fu amore per la Nintendo ed i videogames in generale. Ama anche il teatro, la psicologia, i meme, il jazz ed i pirati, e non sa neanche lui dove trova il tempo per scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook.