12 novembre 2018 • Recensione

Transistor (Nintendo Switch) – RECENSIONE

Transistor è un fumetto mancato. Ma andiamo con ordine.

Il gioco è il secondo sviluppato dalla casa indie di San Francisco Supergiant Games, autori anche di Bastion (disponibile su Nintendo Switch da settembre) e Pyre (non ancora su Switch), con i quali condivide l’artstyle molto materico e interessante.

Transistor non è un gioco nuovissimo, è uscito per la prima volta nel 2014 su Windows e PlayStation 4. Successivamente ha fatto la sua comparsa su Mac, Linux e iOS, per poi approdare ovviamente su Nintendo Switch.

Bande dessinnée

Nel corso del gioco impersoniamo una cantante (gnocca) di nome Red che dopo un concerto viene privata della sua voce ed estrae dal cadavere di un tizio un misterioso microchip gigante a guisa di spada, che è appunto il Transistor che dà il nome all’avventura.

Questo oggetto ha assorbito la coscienza dell’uomo che ha ucciso, e supplisce alla mancanza di voce della protagonista parlando per due. Ma anche per tre.

La storia si svolge nella città di Cloudbank, futuristica ma di stile Belle Epoque, controllata da una sorta di programma onnipotente che la fa somigliare più a un simulatore che a una vera città. Le strade che dovremo percorrere sono invase dal “Processo“, degli stilosi robot bianchi e rossi che ci attaccano senza pietà, e dovremo andare in cerca degli Orchestrali, gli uomini che hanno creato il Processo e pare vogliano ricostruire la città da zero.

E il motivo per cui ho fatto così tanta fatica a scrivere la storia non è perché questa sia fatta male, ma giocando a Transistor si ha l’impressione di star esplorando solo un tassello di un universo più grande e, come ho detto sopra, un fumetto è la cosa che mi viene in mente da subito. O una graphic novel se vogliamo essere pignoli, che ci mostri di più di questa misteriosa città. Se trovassi questa storia in uno di quei volumi cartonati sottilissimi alle fiere del fumetto, la prenderei senza pensarci due volte, se non altro per ammirare da vicino i disegni.

Transistor moto
Chi vuole fare un giro in moto?

L’artstyle è senza ombra di dubbio il punto forte di Transistor: ogni scena del gioco sembra uscita da un dipinto surrealista con un tocco di Klimt. La visuale isometrica della maggior parte del gioco mette in risalto gli sfondi, ma un po’ meno il design dei personaggi. Avrei molto gradito una galleria in cui vedere gli artwork da vicino.

Clockstoppers

Ma questo non è un fumetto, è un videogioco, e come ci si videogioca? L’avventura di Red e del Transistor è quasi del tutto lineare, si cammina da un punto all’altro, incontrando di tanto in tanto delle battaglie, oppure dei terminali OVC o delle backdoor.

I terminali non hanno una vera e propria funzione nel gioco (almeno, non che io abbia notato) se non introdurre un po’ di worldbuilding, ma sono completamente opzionali. Le backdoor, invece, conducono Red a una zona sicura dalla quale può accedere a delle piccole sfide (ad esempio, sconfiggere dei nemici entro un limite di tempo, padroneggiare una certa mossa…) ricevendo dei piccoli bonus in cambio. Anche queste, del tutto opzionali.

transistor beach
Il pacifico mondo dietro a una backdoor.

Le battaglie, invece, non si possono evitare. I robot del Processo, sebbene ne esistano di vari tipi, hanno tutti una caratteristica in comune: si muovono assurdamente veloci. Per fortuna, grazie al nostro Transistor, abbiamo la possibilità di fermare il tempo, e una volta fatto possiamo correre per l’arena e ottimizzare le mosse a nostra disposizione per avere la meglio sui nemici. Il tutto è gestito in maniera precisa, più ci muoviamo durante il Turn (così è chiamata l’abilità di fermare il tempo) meno mosse potremo eseguire. Nel gioco esiste un sistema di punti esperienza e level up, che ci permette di imparare nuove mosse.

Di mosse ce ne sono a bizzeffe: alcune fanno parte della storia, altre si imparano dopo essere saliti di livello. Di interessante c’è che ogni mossa è collegata a un personaggio, di cui possiamo leggere nel menu di personalizzazione, accessibile questo tramite i terminali situati ogni tot lungo la strada e anche unici punti di salvataggio. È possibile equipaggiare fino a quattro mosse (assegnandole ai quattro “face-buttons” di Switch). Se durante una battaglia, però, la nostra barra vitale scende a 0, perderemo l’uso di una mossa casuale delle quattro per un periodo di tempo variabile. Ignoro cosa succeda se si perdono tutte le quattro mosse.

transistor lotta
Le lotte poi sono piene di queste colonnine bianche che fanno da trincea.

Un’altra variazione interessante sul tema RPG è che ogni mossa può, a nostra scelta, essere equipaggiata anche come potenziamento a un’altra mossa o come badge (passatemi il PaperMarismo) per darci un’abilità in più. Insomma, in Transistor siamo veramente liberi di creare il nostro stile di lotta preferito, con moltissime varianti.

Poi una cosa interessante, alle volte salendo di livello non sceglieremo solo una nuova abilità, ma anche una “limitazione”. Ad esempio, nemici più forti, tempi di ricarica più lunghi… questi malus sembrano un modo strano di alzare la difficoltà andando avanti, ma si vede che in un gioco così corto una spinta ci voleva.

Un piccolo grande mondo

Sì, perché Transistor è un gioco molto breve. Una piccola avventura  all’interno di questo grande mondo così intrigante, che fa chiedere di più. È un bene o un male? Sicuramente Cloudbank è un’ambientazione interessante, che mi fa sperare in qualche tipo di sequel più lungo che vada più a fondo nell’universo che Transistor ha creato.

Una piccola tangente, il gioco è doppiato in inglese con testi a schermo in italiano. I doppiatori fanno un buon lavoro, ma se il Transistor chiudesse la sua inesistente bocca ogni tanto sarebbe gradito. Tempo fa ho recuperato l’intera serie di Tomb Raider, e arrivato a Tomb Raider Legend (no, Flip, non è un esempio fuori luogo, il gioco è uscito anche su GameCube) ho subìto la tortura dei due personaggi che commentavano via radio ogni singola cosa che succedeva. Grazie a Transistor ho imparato che ciò non dà fastidio solo se a parlare continuamente sono due scappati da un film primi anni 2000, ma anche se la voce è suadente e profonda. Pensa te.

Con i suoi 16,79 euri di prezzo sull’eShop (fra l’altro lo stesso prezzo che ha su Steam, mentre su PS4 costa un po’ di più) lo considererei “perf-” no, adatto a una console come Switch, visto anche che i salvataggi frequenti lo rendono ottimale per delle sessioni di gioco brevi. Se costasse di più vi direi di aspettare uno sconto, ma questo prezzo lo considero giusto per quello che il gioco offre.

Fra l’altro, cercando il prezzo su Steam ho notato che vendono pure la soundtrack separatamente. In effetti il gioco ha gran bella musica, detto da uno che non se ne intende per niente, e di certo fa coppia con il senso estetico.

Transistor è un gioiellino di grafica e worldbuilding, con l’unico difetto di essere piuttosto breve. Lo consiglio comunque, ma se non siete fan dell’arte per l’arte, potrebbe non andarvi del tutto a genio.

CHAT NOIR/10

  • Una bellezza per gli occhi e le orecchie.
  • Tanta personalizzazione nel combattimento.
  • Crea un mondo intrigante che risucchia il giocatore.
  • Molto breve e lascia molte domande senza risposta (che sia un bene?).
Un gioiellino di grafica e worldbuilding, con l’unico difetto di essere piuttosto breve. Lo consiglio comunque, ma se non siete fan dell’arte per l’arte, potrebbe non andarvi del tutto a genio.
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Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.