18 Novembre 2019 • Recensione

The Stretchers – Nintendo Switch (RECENSIONE)

Cosa succederebbe se un gioco cazzaro sandbox stile Goat SimulatorUntitled Goose Game fosse pubblicato da Nintendo? È poi possibile che questi concetti convivano? A rispondere a questa domanda ci pensa The Stretchers, il gioco cooperativo shadowdroppatissimo disponibile su Nintendo Switch dall’8 novembre.

Ad occuparsi dello sviluppo di The Stretchers è stato Tarsier Studios, uno studio indipendente di Malmö, Svezia, il cui unico gioco degno di nota finora è stato lo spaventevole Little Nightmares. Sembra strano, ma i due titoli non sono poi così diversi: in entrambi dobbiamo risolvere situazioni in un mondo popolato da ciccioni. Visto? Soft reboot confermato.

Tocca Stordino e vai nel pallone

Le isole Cornoverde sono un luogo colorato e pacifico, popolato da gente onesta e con una fiorente industria delle arti marziali, visto che una significativa minoranza etnica è rappresentata dai lottatori di sumo. Anche il sindaco è un lottatore di sumo, in effetti. Pff, soliti inciuci, dico io.

Una minaccia aleggia sulle isole, però: un losco individuo che si fa chiamare Capitan Cerebro, stranamente simile a Jim Carrey nel nuovo film di Sonic, ha ideato un macchinario che rende la gente… “intontita”. Sì, non si capisce bene di cosa si tratti, ma la gente sotto l’effetto di questo marchingegno diventa incapace di muoversi. Fortuna che il sistema sanitario è una delle punte di diamante delle isole Cornoverde, e così una fiera squadra di due paramedici è incaricata di recuperare tutti gli affetti da questa strana malattia.

Pronti all’azione!

Un’altra fortuna è che i nostri eroi sono equipaggiati di un’ambulanza indistruttibile e di uno scienziato geniale nonché sempre in mutande, il Dott. Prof (nome così pigro e stupido da fare cinquanta giri e diventare fantastico), che alla suddetta ambulanza può farci qualche lavoretto: lima la testa e i collettori, cambia marmitte e carburatori, e così PPPPPPPPPPPTH con poca spesa l’ambulanza ha un’altra resa. Dott. Prof ha anche creato un apparato in grado di curare gli intontiti in pochi secondi, quindi la salute dei pazienti non è un problema: resta solo da trasportarli da dove si trovano all’ospedale.

La strana coppia

I due paramedici, di sesso variabile a piacimento del giocatore, sono dotati di forza di volontà, forza fisica, positività e un distributore infinito di barelle sulla schiena.

La meccanica principale del gioco è infatti l’afferrare: quando vicino a un oggetto appaiono dei pallini del colore del nostro paramedico, sappiamo che possiamo premere A per afferrarlo. Quando si tratta di recuperare persone, è possibile anche raccoglierle per le caviglie e sentirle gemere come una nonna dolorante, ma capiremo ben presto che usare le barelle che danno il nome al gioco è il metodo migliore: si possono caricare un sacco di pazienti in una volta e ottenere dei punti bonus rovesciandoli tutti insieme nell’ambulanza.

>Vai così… vai così… vai così…

The Stretchers è strutturato a missioni: nei vari luoghi della città (banca, posta, segheria, castello…) appariranno segnalazioni e da lì, una volta arrivati sul posto con il nostro bolide, possiamo iniziare le missioni. Il campo di gioco non è mai troppo esteso e le persone da salvare sono sempre 5 o 6, quindi le missioni non overstanno il loro welcome per quanto riguarda la lunghezza. Prevedibilmente, la cooperazione è la chiave in The Stretchers: troveremo tanti tipi di puzzle diversi per cui i paramedici dovranno aiutarsi a vicenda per non fare il doppio del lavoro. Ricordate che ho menzionato i lottatori di sumo? Sono una meccanica anche loro: di tanto in tanto tra i pazienti troveremo un grassone che sarà impossibile da sollevare per un paramedico solo. Toccherà dunque assumere un approccio diverso nell’evitare gli ostacoli fino all’ambulanza. Tra l’altro fa ridere che un paramedico non riesce a sollevare un lottatore di sumo, ma può trasportare tranquillamente da solo una barella con sopra 4 persone e 2 casseforti (tra cui magari lo stesso lottatore di sumo). Le casseforti si trovano in giro per i livelli e danno anch’esse punti bonus. Ah, e non preoccupatevi di riprendere la barella dopo aver tratto in salvo un paziente, sparirà da sola appena esce dall’inquadratura.

In un angolo dello schermo vedremo un timer che scende, ma non temete: si tratta solo di punti bonus se si finisce entro lo scadere del tempo, se scade non succede niente e si può continuare indisturbati. Qui se permettete il gioco ha evitato una pallottola enorme: sarebbe stato un attimo rendere il limite di tempo obbligatorio per trasformare quello che è un divertente esercizio di caos in uno di pura frustrazione.

Ma ora una cosa importante: The Stretchers va giocato in due. Io in quanto ricco studente Erasmus ho a disposizione il lusso di avere degli amici vicino casa, ma di giocare da soli non lo consiglio a nessuno. Motivo? Un giocatore controlla entrambi i paramedici. Let that sink in. E non parliamo di qualcosa come Parallel, che sì, controllare i due affari da soli era da spararsi ma non impossibile; qui i movimenti e i controlli sono molto più complicati, visto che si tratta di umani in un ambiente 3D che devono muoversi secondo angolazioni precise per evitare ostacoli. Quindi mi raccomando: in due. Pure tre se popo vuoi sta’ sereno. Capito? Bene, andiamo avanti.

Paramedics Game with a Title

Le missioni non sono l’unica cosa che si può fare a Cornoverde. È anche possibile esplorare le due isole a piacimento, guidando o a piedi, e scovando due tipi diversi di collezionabili: i pacchi postali e i cataloghi. I cataloghi aggiungono un mobile al nostro quartier generale, spazioso ma decisamente spoglio, anch’esso spostabile a nostro piacimento. E da bravo gioco svedese ovviamente i nomi fanno il verso a quelli Ikea: il divano Fyakko, l’acquario Vaska, il tavolo Lenyo…

Trovare un pacco è sempre una gioia: e credetemi, mentre scrivo questa recensione sto ancora aspettando il corriere con Pokémon Spada, quindi so di cosa parlo. Se i due paramedici afferrano un pacchetto e tirano in direzioni opposte (cosa non ovvia che non abbiamo capito subito neanche noi) da esso usciranno un paio di cappelli con cui personalizzarci.

Piggies!

La quantità di cose da fare, il generale tono scanzonato e coloratissimo, e la quantità di sofferenze che causeremo ai ragdolliani pazienti ricordano neanche troppo di nascosto esperienze come Goat Simulator, ma il tutto condito con quella cura e quell’amore che solo Nintendo sa mettere nei giochi con il suo nome. E questi due concetti vanno a braccetto sorprendentemente bene, soprattutto con quel nuovo volto un po’ scemo di Nintendo che ha iniziato a mostrarsi nell’era Switch (e prima con Splatoon).

The Stretchers è anche un gioco molto breve, l’abbiamo finito in un paio di pomeriggi, e anche ai miei compagni di ventura è piaciuto l’aspetto nonsense, l’ambulanza truccata e i maiali. Sì, ci sono maiali in questo gioco. No, non dobbiamo caricare anche loro sull’ambulanza. Possiamo dire che come le missioni non durano così tanto da stufare, non lo fa nemmeno il gioco vero e proprio. Lo si finisce ben presto e si è liberi di esplorare le isole per i collezionabili che ci mancano.

The Stretchers screenshot
Di solito è il contrario.

Per concludere, consiglio The Stretchers a chiunque voglia passare qualche ora di allegria e insulti all’altro giocatore. È pazzo e divertente al punto giusto senza mai risultare banale o pesante (ahahaha capita, pesante, perché si trasportano persone che pesano ahahaha), l’unica cosa che posso dire è, in nome di tutto ciò ch’è sacro in questa terra maledetta, non giocate in singolo. Io ve l’ho detto.

GENDODIGIODDO/10

  • Un giochino simpatico dall’umorismo nonsense.
  • Se Goat Simulator fosse fatto da Nintendo.
  • Perfetto per passare qualche pomeriggio insultando gli amici.
  • Della durata giusta per non stufare.
  • Per l’amor di Dio non giocateci in singolo.
  • Grafiche e sonoro senza infamia e senza lode.
Consiglio The Stretchers a chiunque voglia passare qualche ora di allegria e insulti all’altro giocatore, è pazzo e divertente al punto giusto senza mai risultare banale o pesante.
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Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.