La storia dei giochi bizzarri di Nintendo, dal Canale Mii all’editor di Miitopia

7 min.
19.05.2021
A ruota libera


Miitopia, o meglio la sua remaster per Nintendo Switch, è in arrivo, e i buoni e vecchi avatar virtuali di Nintendo, noti come Mii, stanno avendo una rinascita nel mondo dell’Internet, e ai vecchiardi come il sottoscritto la cosa non può che fare piacere. Nati nella primissima era del Wii, questi adorabili personaggini, negli anni, sono diventati sempre più sinonimo di una certa vena scanzonata e surreale di Nintendo, una sottocorrente un po’ di nicchia ma con i suoi sostenitori appassionati.

Guardando le meraviglie che i giocatori hanno creato servendosi della demo di Miitopia per Nintendo Switch, viene da chiedersi: “Come siamo arrivati a questo punto?”

Make a Mii

La prima volta che si accendeva il Nintendo Wii, il Canale Mii era qualcosa di meraviglioso. Questa pubblicità dell’epoca, a parte i due giapponesi inquietanti che arrivano a casa tua in Smart e ti dicono “Wii would like to play”, dimostra chiaramente il sentimento che provavano i giocatori coinvolgendo tutta la famiglia, quando dare per qualche secondo un’acconciatura afro al nonno sembrava il massimo della comicità. Il Canale Mii, tuttavia, era solo l’antipasto: a parte vagare in giro, chiacchierare tra di loro di non si sa cosa e radunarsi se li si chiama, i Mii non facevano molto. E qui entrano in gioco i giochi della serie “Wii”. Il più famoso, e più venduto anche perché era in bundle con la console, era senza dubbio Wii Sports.

In Wii Sports i Mii potevano affrontarsi in cinque diverse discipline sportive, alle quali ne sono state poi aggiunte altre nel sequel Wii Sports Resort. A questo punto ho una terribile confessione da fare: non ho mai giocato a Wii Play. Pertanto non so se e come i Mii fossero utilizzati in quel titolo. Avevo però l’odiatissimo Wii Music, e ci ho giocato per una quantità di ore imbarazzante. Non tutto il male viene per nuocere, visto che secondo me è lì che è emerso l’aspetto parodistico dei Mii.

Debutto in scena

È d’obbligo menzionare il fatto che Nintendo arrivò ai Mii dopo anni, ma che dico, decenni di tentativi falliti. Fin dal Famicom (NES) Shigeru Miyamoto aveva ipotizzato la possibilità di creare un avatar con la faccia disegnata dal giocatore. In Mario Artist: Talent Studio, sequel spirituale di Mario Paint uscito solo in Giappone nel 2000 per lo sfortunato Nintendo 64DD, era possibile anche usare la Game Boy Camera per inserire la propria faccia (immagino sgranatissima e orribile) sul personaggio. Questo si evolvette nella tech demo, mostrata all’E3 2002, intitolata Stage Debut, pensata per un titolo in cui la GameEye del Game Boy Advance si collegava al GameCube per, di nuovo, importare la faccia dei giocatori nel gioco e far partecipare il personaggio risultante a numerosi minigiochi. Inutile dire che non vide mai la luce.

In Wii Music si usavano Telecomando Wii e Nunchuk per simulare vari strumenti musicali, ma oltre a quelli ovvi come violino, clarinetto e pianoforte c’erano anche cose come abbai e miagolii, suoni 8-bit e urla uattà stereotipate da karateka. Ai Mii si univa la famiglia Domisol, formata da creature simili a Muppet falliti che avrebbero fatto qualche altra apparizione. Ad esempio in Wii Party, una specie di Mario Party che usava solo i Mii e con un solo tabellone. Lo presi all’epoca soprattutto perché era venduto in bundle con un WiiMote in più, e ci giocai molto più di qualsiasi Mario Party su Wii (non che ci fosse tutta ’sta scelta).

Ci vediamo sull’isola… sì, sull’isola…

Nel frattempo, però, dal lato portatile, su Nintendo DS, stava succedendo qualcosa. Nel 2008 i Mii apparvero per la prima volta al di fuori della console che aveva dato loro i natali. Il gioco si chiamava Walk with me! Scopri il tuo ritmo passo dopo passo (qui pure l’Iwata chiede, se siete curiosi) e includeva un pedometro per restare in forma. Figlio di un’altra epoca e di un’altra Nintendo, lo so. In ogni caso, l’anno dopo uscì in Giappone, sempre su DS, Tomodachi Collection, un simulatore di vita in cui i Mii (importati dal Wii o creati in-game) vivevano in piccoli appartamenti su un’isola, diventavano amici, si innamoravano, cantavano… tutto all’insegna del random. La chiave dell’umorismo di Tomodachi Collection (e del suo sequel per Nintendo 3DS uscito anche in occidente, Tomodachi Life) era proprio la casualità che regnava sovrana. Tu inserivi Mii basati sui tuoi parenti, amici, celebrità, personaggi di serie TV e li vedevi interagire. Mentre in Animal Crossing il giocatore vive nel villaggio, nei due Tomodachi è solo un osservatore. Cos’è più divertente, vedere Hermione Granger mettersi con l’Angry Video Game Nerd (non senza che Ganondorf abbia provato in extremis a impedire il fidanzamento) o quando casualmente due persone che stanno insieme nella realtà si sposano anche nel gioco?

Un’isola, cento Mii, un mare di possibilità.

Talk and talk about yourself

Una discussione sui Mii sarebbe incompleta senza un riferimento a Miitomo, a oggi l’unico gioco mobile di Nintendo a essere stato abbandonato completamente. Intanto, perché si chiama così? Me lo sono sempre chiesto, a quanto pare tomo in giapponese è un altro modo per dire “amico”, come tomodachi. Questo lo renderebbe uno spin-off della serie Tomodachi, con la quale condivide più di una caratteristica. Il gameplay di Miitomo consisteva nel rispondere a diverse domande di varia natura, ed era possibile commentare le risposte degli amici e guadagnare caramelle (che fungevano da valuta). C’era anche un minigioco in stile pachinko con il quale si ottenevano vestiti per i propri Mii. Noto per essere stato il primo prodotto Nintendo che non sclerava se provavi a inserire una parolaccia, nella settimana d’uscita nel 2016 risultò in Giappone addirittura più scaricato di Line, la loro (pessima) app di messaggistica. Il suo successo durò poco, visto che molti utenti persero presto interesse e lo lasciavano a marcire sul telefono o rispondevano solamente “a” alle domande per ottenere punti platino di MyNintendo (sto guardando te, Flip). I server furono chiusi nel maggio del 2018.

Se i Mii erano poco più di un avatar (che molti giochi supportavano) su Wii, erano diventati dei personaggi puramente comici al passaggio su 3DS. Il principio è lo stesso dei video di animali buffi su Internet: la comicità è data da quanto queste creature prendono dannatamente sul serio le situazioni assurde in cui si trovano. Aiutava senza dubbio il fatto che le opzioni di personalizzazione erano aumentate su 3DS e che era stata aggiunta la possibilità di creare un Mii a partire da una foto scattata con la console, che divenne il mio metodo favorito. Lo sapeva bene Sakurai, quando credette che aggiungere i Mii a Super Smash Bros. for Nintendo 3DS e Wii U fosse un modo perché la gente smettesse finalmente di chiedere personaggi assurdi e li inserisse da sé. Sempre al Wii U risale Miiverse, la community virtuale/social network di Nintendo, dove si potevano commentare i giochi, nota per la severità rottenmeieresca degli admin, che obliteravano qualsiasi cosa non fosse rigorosamente PEGI 3.

Per quanto riguarda il Wii U, la menzione principale ai Mii s’ha da fare parlando del menu principale della console, la cosiddetta Warawara Plaza (warawara è l’onomatopea giapponese per un brusio di chiacchiere), in cui vari Mii presi da Internet chiacchieravano e mostravano al giocatore i loro post di Miiverse.

Nello stesso periodo di Miitomo faceva il suo debutto su Nintendo 3DS anche il fantastico Miitopia. In questa parodia di JRPG era possibile dare ai propri Mii un ruolo nella trama, importandoli dal Centro creazione Mii del 3DS o financo da un file di salvataggio di Tomodachi Life. Come vedrà chi lo prenderà tra qualche giorno, il gameplay “alla RPG” è in larga parte automatico, e il divertimento consiste (oltre al già citato fattore random) nel far interagire i Mii tra loro, che diventando amici saliranno di livello e potranno eseguire combo epiche. Come in ogni RPG ci sono le classi, e come in ogni gioco con i Mii moderno sono completamente fuori di testa. Certo, ci sono quelle classiche come chierico, mago e soldato, ma anche pop star, diavoletto, fiore e tank (“panzer” in italiano), solo che è letteralmente un Mii vestito da carro armato.

Una nuova viita

La parte triste è che con l’avvento di Nintendo Switch, la grande N sembrava aver abbandonato il suo lato scemo. C’erano i giochi di parole tremendi in Splatoon e ARMS, ma la console era orribilmente minimalista. Ormai Switch è uscito da quattro anni, probabilmente non vedremo mai i temi e le altre cose colorate “alla 3DS” che tutti chiedevano (ehi, perfino il mio primo articolo su questo sito parlava delle cose che avrei voluto da Switch in futuro, non ve lo linko perché mi vergogno però).

I Mii erano tornati al loro antico scopo di avatar (dell’account Nintendo, nello specifico) e sono difficili da creare su Switch, nascosti nei meandri del menu: ancora oggi non sono del tutto sicuro di come si arrivi all’editor. Praticamente nessun gioco li usa come immagine utente, è già tanto se lo fa il profilo utente della console. Un prezzo sensato da pagare per avere più libertà nei colori dei capelli e degli occhi? Non direi proprio.

Per quattro lunghi anni sembrava che Nintendo non amasse più i Mii, non era nemmeno stato implementato un sistema comodo per trasferirli da 3DS a Switch (che so, associandoli all’account Nintendo). Per alcuni ciò era segno che Nintendo volesse staccarsi dall’alone di casual gaming che Wii, Wii U e 3DS (e i Mii con loro) rappresentavano. Ma con l’annuncio della remaster su Nintendo Switch di Miitopia sembra che siamo tornati all’antico splendore.

Il limite è il cielo.

Con un editor incredibilmente versatile, che permette di disegnare… be’, qualsiasi cosa, sulle facce dei Mii ci si sente come nel 2006, a ridere della semplice creatività di un editor. Solo che ora ci fa ridere un Peter Griffin inquietantemente on-model che vaga per il mondo di Miitopia, anziché qualcosa come mettere dei capelli afro al nonno. Chiamatelo segno dei tempi che cambiano, e forse è solo una moda passeggera come tutti i meme, ma io voglio sperare che i Mii siano tornati.

E ora, Nintendo, sequel di Tomodachi Life su Switch, grazie.