SpongeBob SquarePants: Battle for Bikini Bottom – Rehydrated – RECENSIONE

8 min.
04.07.2020
Recensione


Siete pronti ragazzi? … Non ho sentito bene… Ooooooooooooh… e così nacque una leggenda. Ebbene sì amici, oggi parliamo del remake più atteso della generazione, l’assorbente poroso e giallo SpongeBob SquarePants: Battle for Bikini Bottom – Rehydrated.

Cosa posso dire del fenomeno SpongeBob che non sia già stato detto, soprattutto da gente della mia età che è cresciuta quando questo cartone era all’apice della sua popolarità?

Sono pronto!

SpongeBob SquarePants, per molti anni in Italia solo SpongeBob, nacque nel 1999 dalla mente di Stephen Hillenburg (1961 – 2018), animatore con il pallino della biologia marina (o forse è un biologo marino con il pallino dell’animazione?) che già aveva lavorato su un altro classico della Nickelodeon, Rocko’s Modern Life, noto oggi per le sue numerose battute con doppi sensi e le pernacchie alle richieste del network.

Who lives in a pineapple?

SpongeBob esce nel 1999 e ha immediatamente successo tra il pubblico per il suo umorismo laidback e spesso nonsense, e il buon Hillenburg è certo da ringraziare: ha fatto il possibile, all’epoca, perché Nickelodeon non trasformasse SpongeBob in un cartone pigro e che non corre rischi. Combatté con le unghie e con i denti Nickelodeon che voleva che SpongeBob fosse un ragazzino che andava a scuola, mentre Hillenburg voleva un giovane adulto che vive da solo e lavora. L’elemento della scuola guida fu inserito proprio come compromesso con il network. Se c’è un motivo per cui SpongeBob ha avuto successo anche tra i più grandi è che era considerato il perfetto cartone da canne. L’assunzione di THC a quanto pare rende molto più divertente l’umorismo della serie. Io non so dirvelo con certezza, ma migliaia di ragazzi del college americani non possono sbagliarsi. Ciò ha contribuito all’estrema memabilità di alcuni momenti, che tutti ricordano ancora oggi anche se magari non vedono l’episodio in questione da anni. Veeero Squiddi? Veeero Squiddi? Veeero Squiddi?

E già qui volevo dargli un 10/10

Ci sono tante altre cose da dire sulla nascita di SpongeBob… ad esempio che all’inizio doveva essere una spugna di mare realistica, ma per essere più accattivante fu trasformato in una spugna quadrata da cucina… o che il primo titolo della serie era SpongeBoy Ahoy!, ma il nome SpongeBoy era già registrato da un’azienda che produceva moci… insomma ce ne sono tante, ma voi siete qui per un motivo specifico.

SpongeBob SquarePants: Battle for Bikini Bottom è un gioco di piattaforme in 3D rilasciato in origine nel 2003 su PlayStation 2, Xbox e Nintendo GameCube. Sebbene portino lo stesso nome, la versione PC era una compilation di minigiochi, e la versione Game Boy Advance un platformer 2D. Il gioco fu sviluppato da Heavy Iron Studios, specializzata in giochi tie-in, e pubblicato da THQ. Non fu né il primo né l’ultimo videogioco di SpongeBob realizzato in quell’era, ma di certo il più famoso. Non è quello che avevo io, però. Il mio ingresso nel mondo delle spugne virtuali fu il gioco successivo di Heavy Iron: SpongeBob: Il film, che appunto ricalcava la trama del primo e fenomenale film della spugna gialla, ma riutilizzando un sacco di elementi (modelli, animazioni, buona parte del gameplay e dei collezionabili reskinnati) da Battle. Ah, poi avevo anche SpongeBob: Ciak si gira! (in inglese Lights, Camera, Pants) di THQ Australia, che era una sorta di Mario Party. Ma comunque, ve lo dico perché anche se non ho giocato all’originale, ho giocato al suo fratellino minore, e pure un sacco di volte, quindi penso di sapere di cosa parlo.

Perché nel 2020 esce SpongeBob SquarePants: Battle for Bikini Bottom – Rehydrated, sull’onda della nostalgia per i platformer in 3D (con tanto di sottotitolo che è un rimando/parodia neanche troppo nascosto a Spyro Reignited Trilogy), sviluppato dai novellini austriaci Purple Lamp Studios e pubblicato da THQ Nordic. Ha senso di esistere questo remake, o non c’è nessuna ragione al di fuori della nostalgia per recuperarlo?

Dal canto mio, erano anni che avrei voluto provare Battle for Bikini Bottom. Per un bambino cresciuto adorando il buono ma lineare gioco del film, la scoperta che ne esisteva uno simile ma in stile Super Mario 64 era sconvolgente, perciò ero entusiasta all’idea di recensire questo remake.

La forza dell’immaginazione…

Per quanto riguarda la storia… non aspettatevi niente di che. Il perfido quanto microscopico Plankton ha creato dei robot per rubare la ricetta del Krabby Patty, ma questi si sono ribellati e ora deve chiedere aiuto (mentendo) a SpongeBob per liberarsene. Diciamo che è questa la trama: “sconfiggi i robot”. Per farlo dovremo avventurarci in diversi livelli, tutti basati su classiche ambientazioni viste nella serie: da Goo Lagoon alla (prr) inquietante (prr) città (prr) di Rock Bottom (prr).

Ci sono, ovviamente, i collezionabili tipici di un collectathon 3D. L’equivalente delle gemme di Spyro sono gli oggetti scintillanti, dei… ehm, non saprei come descriverli, delle sorta di monete con la forma delle nuvole a fiore tipiche della serie, e valori diversi a seconda del colore… che si trovano un po’ ovunque e si usano per sbloccare passaggi all’interno dei livelli. Poi ci sono i calzini di Patrick, i collezionabili nascosti un po’ meglio… fate conto le Monete Blu di Super Mario Sunshine. L’equivalente delle Stelle di Mario 64 o dei Jiggy di Banjo sono le spatole d’oro, che appaiono in un certo numero per livello o si possono scambiare nell’hub principale dando oggetti scintillanti a Mr. Krab e calzini a Patrick.

Per completare la combo di elementi provenienti da altri platformer 3D, tali oggetti scintillanti sono spesso nascosti in delle casse di legno, che pur avendo un tema tiki sono abbastanza palesemente riprese da Crash Bandicoot. Appaiono perfino quelle che esplodono dopo un po’ appena toccate! E no, purtroppo non è mai spiegato perché ci sono spatole d’oro in giro per il mondo, cosa siano questi oggetti informi colorati nelle casse o perché dobbiamo raccoglierli. Strano a dirsi, i calzini di Patrick sono l’unico collezionabile con un senso. Certo, le spatole servono ad aprire nuovi livelli, ma… perché?

Gli oggetti scintillanti sono un collezionabile assolutamente senza sapore, e visto che loro e le casse che li contengono riappaiono ogni volta che entriamo in un’area o moriamo, non c’è quella sensazione di sfida nel prenderli tutti che darebbero invece le gemme di Spyro, le casse di Crash o anche le 100 monete di Mario e le note di Banjo. Insomma, il sistema di collezionabili è una sorta di amalgama di altri platformer 3D di successo, ma il resto del gameplay?

Questa missione in cui dobbiamo seguire una palla gigante costruendole il percorso in diretta è una delle mie preferite.

I personaggi controllabili sono tre: SpongeBob, Patrick e Sandy la scoiattola (uno in più rispetto al gioco del film, quindi). In tutti i livelli si può controllare SpongeBob, ma solo uno degli altri due, e per cambiare personaggio si usano le fermate dell’autobus. Ognuno ha delle mosse standard di combattimento e delle peculiarità: SpongeBob è l’unico che può muoversi silenziosamente per non allertare i nemici e ha una serie di mosse basate sulle bolle di sapone, Patrick può lanciare gli oggetti e Sandy ha un lazo che può usare per afferrare oggetti da lontano, planare, o dondolarsi appesa a delle inspiegabili palle fluttuanti con sopra il Texas.

Il più delle volte le sfide che richiedono un certo personaggio sono vicine a una fermata dell’autobus, ma ogni tanto ci toccherà scarpinare e calcolare in anticipo il percorso da fare, perché i livelli sono abbastanza aperti, labirintici e soprattutto senza alcuna mappa. Sarebbe stato così comodo avere una mappa dei livelli, ma pure senza segnarci le spatole eh, solo una mappa per capire dove caspita siamo. Tranquilli, succede anche ai migliori, vero BioShock Infinite? Una cosa positiva (che se non mi avessero detto che c’era anche nell’originale avrei giurato fosse un’aggiunta da remake) è che possiamo teletrasportarci al luogo di qualsiasi missione abbiamo già sbloccato, semplicemente selezionandola dal menu. Nemmeno in Spyro Reignited si poteva, lì ti teletrasportavi solo all’inizio dei livelli. Complimenti, rende il (poco) backtracking decisamente meno pesante.

I numerosi livelli di SpongeBob SquarePants: Battle for Bikini Bottom – Rehydrated, seppur labirintici, sono generalmente ben costruiti, aperti e con diverse sfide anche molto interessanti: certo, c’è sempre quella “arriva alla fine” e “trova tutti gli oggetti”, magari “batti il boss”, ma non è tutto. 

Parlando dei controlli, le uniche cose di cui potrei lamentarmi sono che Patrick è un po’ troppo lento, che c’è un leggerissimo delay nei salti (niente di che, ma quel tanto che basta per farti cannare il tempismo per evitare l’attacco di un boss) e che esiste il doppio salto. Sì, quando arrivi a una certa età ti accorgi che mettere il doppio salto in un platformer 3D è quasi un’ammissione di mediocrità. Non hai voglia di calibrare al pixel le sezioni di platforming? Mettici il doppio salto così si regolano i giocatori. Ma a parte queste lamentele da purista stronzo (no tranquilli, se darò un voto negativo al gioco non sarà perché c’è il doppio salto) non ci sono grossi problemi nei controlli.

Di solito non parlo della musica nelle mie recensioni, perché me ne intendo così poco che potrei anche essere sordo, ma qui è davvero piacevole: dallo strimpellio scemo hawaiano dei Jellyfish Fields al tema che ricorda la sigla anni ’60 di Batman del covo di Waterman e Supervista. Rimanendo in tema auricolare, parliamo del doppiaggio. Gli anglofoni sono rimasti un po’ delusi all’annuncio che, in pieno stile MediEvil, questo remake avrebbe preso 1:1 il doppiaggio dell’originale, soprattutto visto che Mr. Krab non aveva il suo doppiatore del cartone, Clancy Brown. Per l’Italia, la situazione è opposta: il remake, a differenza del gioco originale, è interamente doppiato in italiano, e le voci ovviamente sono quelle del cartone. Solo il narratore è diverso per qualche motivo. Mario Scarabelli (Squiddi) è un po’ invecchiato ma è il migliore della baracca. Forse i personaggi parlano un po’ troppo durante il gameplay, e le battute non sono esattamente spassose, ma purtroppo non c’è una voce nel menu per diminuire la chiacchiera come in quel gioco di Bubsy.

A volte la compressione grafica fa male. No, non è in modalità portatile.

Hai finito le tue commissioni?

Ho parlato del gioco quanto basta, vediamo un po’ questa Rehydrated… eh. Allora, non si può dire che non ci hanno provato. Partendo da una base solida, anche se con i suoi difetti, come poteva averli un qualsiasi collectathon 3D tie-in multipiattaforma, hanno fatto il possibile per adattarla agli standard moderni, soprattutto per quanto riguarda la veste grafica. Coloratissima e fantastica in certe situazioni, sembra di giocare un port dell’originale con le texture HDizzate male in altre. Anche i bug sono all’ordine del giorno, e almeno nella versione Switch c’è un livello di pop-in da far spavento. Soprattutto i mondi dell’hub finale sembrano fatti particolarmente di fretta.

Secondo il nostro amico Sal, anche la fisica era migliore nell’originale (forse quel problema dei salti che ho menzionato non esisteva?). Purtroppo c’è un motivo: il coronavirus. Lo sviluppo ha rallentato di parecchio nel periodo di contagi massimi, ma Viacom/Nickelodeon ha voluto lo stesso che il gioco uscisse a giugno per coincidere con il film SpongeBob – Amici in fuga… film che poi a sua volta è stato rimandato all’anno prossimo ma questo non ci importa.

Ben consapevoli dei problemi di questo remake, THQ Nordic ha aperto un link a cui segnalare i bug e simili, e ha detto di star lavorando a una patch ma di non poterci ancora dare una data. Detto questo, io sono convinto che SpongeBob: Battle for Bikini Bottom – Rehydrated funzioni, e sia un buon collectathon da passarci le ore e le serate, gozzovigliando e ridendo a ogni citazione inserita nei livelli o nelle animazioni idle dei personaggi (sì, ovvio che SpongeBob fa la gallina, che domande. E… sigh, ovvio che i pesci dabbano, che… domande) e che sia un buon prodotto di SpongeBob come lo era l’originale. Ma se siete alla ricerca di una “versione definitiva” o di qualcosa che rinnovi completamente l’originale (stile remake di Spyro e Crash, appunto), o un’esperienza liscia e senza bug alcuno… vi consiglio di lasciarlo perdere, o di aspettare una patch bella grossa.

Se è la versione preferibile oggi è solo perché l’originale è difficile da trovare e le console su cui gira anche, se non ve le portate dietro dall’infanzia. E poi non è doppiato in italiano. Volete sapere perché l’originale non è stato doppiato?

SpongeBob

POROSO/10

Un “consigliato” che almeno in parte è sulla fiducia in una futura patch. SpongeBob SquarePants: Battle for Bikini Bottom – Rehydrated è fatto con amore, ma la frettolosità di certe situazioni rende il tutto un po’ grezzo. Per chi ha nostalgia del gioco originale e/o del cartone. 1% bug, 99% gas caldo.