16 novembre 2018 • Notizia

Sono emersi nuovi inquietanti dettagli sul CEO di Nintendo of Russia

Il ritratto di un uomo, se così si può definire, che con Nintendo non dovrebbe avere nulla a che fare

In diretta da un campo di lavoro nella fredda Siberia, siamo qui oggi per parlarvi dei nuovi, grotteschi, dettagli appena emersi sulla figura di Yasha Haddaji, CEO di Nintendo of Russia, un ramo di Nintendo of Europe, recentemente reso tristemente famoso per aver imprecato contro i suoi dipendenti in diretta, oltre che per alcune discutibilissime politiche di marketing.

Come se ciò non fosse già abbastanza, grazie ad un articolo pubblicato sul sito russo Gameguru abbiamo anche scoperto di come il CEO si comporti abitualmente.

Come prevedibile, ci troviamo davanti ad una persona decisamente iraconda, nota per inveire in russo come in inglese contro i suoi dipendenti, al punto da costringere le ragazze tra questi a rifugiarsi nei bagni a piangere. Ragazze con cui di solito comunque non è un vero gentlemen, per metterla così: pare infatti non solo che le dica cosa indossare e cosa no durante le riunioni, ma anche che sia soprannominato “Papà Yasha”, e che più volte abbia palpato i loro sederi  o abbia tentato di farle sedere sulle sue ginocchia. 

Ma non abbiate paura, o meglio, abbiatene di più: ci troviamo davanti ad un ometto, o meglio un omuncolo, che è un orco con tutti. Da Nintendo of Russia il concetto di privacy non esiste, il capo legge e fa leggere i messaggi privati di tutti, incitando i colleghi a bullizzarsi fra loro, al punto da lasciarli in un terrore tale da impedirgli di indossare scarpe col tacco: il loro suono ricorda troppo quello della sua camminata. “Bene”, direte voi, “e perché questi qui non si licenziano e la fanno finita?”: ecco, diciamo che le cose sono più complesse di così.

Yasha ha infatti legami con moltissime altre aziende del settore, e chiunque sia così “fortunato” da diventare un suo ex-dipendente viene messo in una vera e propria lista di proscrizione, che inevitabilmente gli creerà terra bruciata attorno per anni ed anni: la colpa qui sta anche nelle leggi russe a riguardo, però. Un dipendente, infatti, prima di uscire spontaneamente da un’azienda deve comunque lavorare per essa per altre due settimane: il tempo sufficiente per il capo, in questo caso, per mobbizzarti e urlarti contro un bel “SEI LICENZIATO”.

E in generale non è che questo tizio sia proprio uno stratega, o un appassionato di ciò per cui lavora: durante i tavoli di discussione per organizzare gli eventi discute per la maggior parte del tempo di piccolezze, come il design delle buste di plastica che ci saranno, e per poco o niente riguardo il budget, o l’organizzazione in se. E nel malaugurato caso che l’evento venisse annullato o non vada in porto, la colpa sarebbe del disgraziato che si occupava delle buste di plastica. A questo si aggiunge il suo completamente nullo amore per la causa, pare infatti che paghi di più i dipendenti meno interessati a Nintendo, al motto di “meno te ne frega e più ti pago”; e un’abilità unica nell’assumere le persone peggiori e/o più inesperte, come, ad esempio, simpatici PR omofobi.

Nintendo of Russia

Non è stata solo Gameguru a parlare, però: nei commenti all’articolo anche una ex-dipendente ha raccontato la sua triste storia, che qui vi riportiamo.

Ho lavorato con Nintendo of Russia praticamente dai suoi albori. Sarò durato nove mesi lì in mezzo, o qualcosa del genere, e a pensarci deve essere un qualche record. Devo ammetterlo, guardando la diretta mi sono dovuto fermare per un momento e convincermi che Yasha fosse dietro lo schermo, e che quegli improperi non fossero diretti a me: sono rimasto traumatizzato da lui fino a questo punto. Anche per questo motivo non sto usando il mio account pubblico in questo momento.

Tutto quello che è stato riportato nell’articolo è vero al 100% tranne, grazie a Dio, per il fatto che io, personalmente, non sono mai stata molestata, ne ho assistito a molestie. Ho però pianto a dirotto in più occasioni, come il Russian Game Expo, e tutto quello che facevo veniva costantemente definito “una merda”. In effetti “cazzo” e “merda” erano le sue parole preferite, assieme ad altri francesismi. Ci venne anche chiesto di rendere privati i nostri profili social e di rimuoverne tutte le foto che lui considerava “non consone”. Oltretutto, a suo dire, sarei dovuta essergli costantemente grata per tutte le opportunità da lui fornitemi: cosa che non mancava di ricordarmi non appena, secondo lui, mi comportavo da ingrata.

Come del resto è vero che ti crea un costante clima di sfiducia e complotto attorno. Provare per credere.

Poi, quando ho iniziato a lavorare i miei orari erano molto flessibili: potevo lavorare comodamente da casa e andare in ufficio qualcosa come una volta a settimana per partecipare a qualche riunione. Tutto questo però è cambiato nel momento in cui Yasha si è fissato su di me, dicendomi che non lavoravo abbastanza: fu lì che il mio bel lavoro da casa per Nintendo è diventato un blando lavoro d’ufficio. Almeno però il capo poteva vedermi lavorare. Ed insultarmi a piacere in faccia. Oh, e le chiamate fuori orario di lavoro nei weekend erano la norma: non rispondere significava ricevere un mucchio di altre telefonate e poi altri insulti, come di consueto.

Perché mi chiamava, vi chiederete? Perché c’era un qualche commento senza risposta sulla nostra pagina, e secondo lui avrei dovuto mollare di colpo qualsiasi cosa stessi facendo e correre a rispondere. Ad un certo punto mi sono impuntata e ho deciso di non farlo, e venni licenziata di conseguenza. Ricorderò quel giorno, e non scherzo, come uno dei più felici e liberatori della mia vita.

Tra l’altro, fuori dall’ufficio Yasha sembra essere una persona davvero alla mano: nessuno lo direbbe mai capace di certe cose. Sono passati anni, ma sono ancora traumatizzata: per questo sono rimasta molto contenta quando la live dove imprecava è stata pubblicata e tutta questa faccenda è venuta alla luce. Grazie a chiunque abbia reso possibile tutto ciò: spero che venga presto fatta giustizia.

AGGIORNAMENTO: Grazie a NintendoLife siamo venuti a conoscenza di ulteriori dettagli su Yasha Haddaji, che qui vi riportiamo.

Pare infatti che più volte, per piccolezze, si sia ritrovato a sbattere mazzi di chiavi sulle scrivanie, prendere a pugni comupter e persino svuotare cestini della spazzatura sulle scrivanie dei suoi dipendenti, o chiamare chiunque non gli andasse a genio “zingaro”. Addirittura, per punire un dipendente che aveva momentaneamente lasciato la sua postazione scoperta, resosi conto che quest’ultimo non aveva in alcun modo bloccato il suo computer, avrebbe inviato a decine di persone inviti per una festa fittizia in cui si sarebbe “bevuto gratis”.

Un’altra persona che ci ha avuto a che fare, durante l’evento russo Level Up Days del 2017, ci racconta:

“Afferrò il mio cartellino come se fosse un cappio e minaccio di querelarmi”

Miroslava Basnak invece, un’altra ex-dipendente di Nintendo of Russia, racconta:

“Spesso mi toccava durante le riunioni, e mi ha costretto a togliere dai miei profili social tutte quelle foto che lui considerava “da puttana”. Appena ne trovò di altre, ebbe la faccia tosta di chiedermi cos’altro non sapesse sulla tua vita privata”

La storia di un altro dipendente è invece ancor più grottesca:

“Una volta mi disse che voleva fare di me “la manager più potente” e mi chiese se volessimo uscire assieme, da amici, per parlare. Quando venne il giorno dell’appuntamento gli dissi che ero malata, lui disse che l’avevo bidonata e mi licenziò in tronco. E quando poi chiesi la buonuscita, minacciò di rovinarmi la carriera.”

A questo punto vi chiederete “ma è stato fatto qualcosa?”: la risposta è… no, non ancora almeno.

Non solo alle chiamate fatte da Gameguru a Nintendo of Russia avrebbe risposto un uomo dal bizzarro accento francese dicendo che non c’è mai stato lì alcuno Yasha (cose che neanche nei film di Fantozzi), ma dopo qualche giorno si è venuto a sapere che a Yasha è stato ordinato di non commentare in alcun modo l’accaduto. 

E Nintendo of Europe? Alle domande in merito fattegli da NintendoLife, avrebbero replicato:

“Siamo a conoscenza di questo video in cui il CEO di Nintendo of Russia, Yasha Haddaji, impreca contro un dipendente addetto alla live di Mario Kart 8 Deluxe che si stava tenendo in quel momento. La condotta e le parole del signor Haddaji non rappresentano in alcun modo i valori della nostra compagnia.

Siamo inoltre venuti a conoscenza di ulteriori accuse a suo carico, venute fuori proprio grazie al suddetto video. Stiamo investigando a riguardo e, poiché prendiamo questa faccenda molto seriamente, non commenteremo oltre fino a nuove svolte nelle indagini.”

Speriamo dal profondo del nostro cuore che fatti del genere non si ripetano mai più dunque, e che Nintendo of Europe faccia luce sulla vicenda, ma se mai accadesse, noi saremo qui a riportarlo: anche se ci inviassero a casa i ninja russi.

 

Tutto questo nel contratto però non c’era…

Fonte: Resetera


Studente liceale amante delle arti canoniche tanto quanto del medium videoludico, ha deciso di unire assieme le due cose e dare la sua personalissima lettura al mondo dei videogiochi: non che ci si aspettasse diversamente da qualcuno che fa discorsi filosofici sulla trama di Drawn to Life 2. Quando non scrive, disegna, e quando non disegna è probabile che stia giocando a qualche RPG di bassa qualità per poi scriverci e/o disegnarci a riguardo, ovviamente.

Lo trovate su Facebook e YouTube.

Autore: Luigi "Enpitsu" Riccio

Studente liceale amante delle arti canoniche tanto quanto del medium videoludico, ha deciso di unire assieme le due cose e dare la sua personalissima lettura al mondo dei videogiochi: non che ci si aspettasse diversamente da qualcuno che fa discorsi filosofici sulla trama di Drawn to Life 2. Quando non scrive, disegna, e quando non disegna è probabile che stia giocando a qualche RPG di bassa qualità per poi scriverci e/o disegnarci a riguardo, ovviamente. Lo trovate su Facebook e YouTube.