10 Aprile 2019 • A ruota libera

Sinnoh: dove si è fermata l’esplorazione immersiva in Pokémon

Nel mio ultimo articolo vi ho parlato di come sia sempre più difficile percepire l’innovazione nella saga che tanto amiamo.

Questa volta vi parlerò invece di Sinnoh, e di perché considero la quarta generazione un buon esempio non solo di innovazione, ma anche di level design ed esplorazione in generale, vantando la mappa più vasta mai avuta in un gioco Pokémon.

Sinnoh

Quando paragonata agli altri debutti generazionali, Sinnoh è l’unica regione che ha portato con sé tutto ciò che c’era prima, espandendolo e dimostrando di saper innovare nonostante la grafica già datata, un engine tanto lento da essere frustrante e tanti altri difetti.

  • Il core gameplay di Rosso e Blu è presente, anche se scontato.
  • Il ciclo giorno/notte di Oro e Argento è presente lato occhio e lato orecchio.
  • Le basi segrete di Rubino e Zaffiro sono presenti, così come il Parco Lotta, che seppur ridimensionato compensa con una grande isola esplorabile dopo aver completato la storia.
    (Sì, Sub mancava. Sì, dispiacque un po’ a tutti.)
Per quanto sembri scontato conservare feature preesistenti, dalla quinta generazione in poi è stato sempre meno garantito.

Su tutto ciò è stato aggiunto il PokéKron, che sfruttava benissimo lo schermo inferiore del DS, e tante altre cose che hanno portato del buono e del cattivo di cui parlerò in questo articolo.

Essere protagonisti della propria avventura

Una delle più grandi piaghe che affligge Pokémon, per molti fan, è la linearità sempre più forzata e palpabile.

Non fraintendetemi, Pokémon è sempre stato un gioco lineare, e se mai dovesse virare nella direzione open world, lo vedrei come un grandissimo passo falso.

Ma il modo in cui era lineare una volta lasciava comunque tanto più spazio all’esplorazione e all’immersione.

Sia a Sinnoh che ad Alola devi superare una prova / sconfiggere una palestra per andare oltre (Questo considerando solo Platino, essendo che in Diamante e Perla la terza e la quarta palestra erano sfidabili in ordine preferenziale).

Mentre però ad Alola c’erano letteralmente delle barricate a sbarrarti la strada, con un NPC messo lì a spiegarti cosa fare per proseguire, da Kanto a Sinnoh le barricate erano nascoste in ostacoli naturali, facendoti sentire davvero di star vivendo la tua avventura e di star crescendo con i tuoi Pokémon, piuttosto che essere guidato in lungo corridoio allestito a mo’ di parco turistico.

Guardate il percorso nell’immagine sovrastante, e immaginate di volerlo percorrere velocemente.

La sensazione tattile sul D-Pad che si ha spostandosi col giusto tempismo con la bici da corsa tra tutti quei ponti e quelle alture è inesistente nei giochi successivi, in cui si riduce tutto al tenere lo stick verso una direzione.

Questo rende in qualche modo stimolante ripercorrere una zona già vista, cosa ancor più incoraggiata dalla perfetta interconnessione della regione, dove tra ogni città attraverso scorciatoie è possibile spostarsi in tempi brevi.

Tra i più riconosciuti difetti di Sinnoh vi è l’abuso di ostacoli che richiedono le numerosissime Macchine Nascoste per essere superati, al costo di tanti slot mosse sprecati nel proprio team.

Nonostante ciò, la considero un’arma a doppio taglio: dietro ognuno di quegli ostacoli si nascondono dungeon ricchi di puzzle, Pokémon rari, tesori nascosti e spunti sulla lore che non avremmo scoperto se non spinti dalla nostra curiosità.

Ogni singolo percorso ha un modo di premiare il giocatore per la sua volontà d’esplorare.

Il processo di immersione avviene in modo organico e soddisfacente, facendoci sentire davvero i protagonisti della nostra avventura piuttosto che i prescelti messi a seguire un dritto corridoio.

Il grande disegno e la sua coerenza

Ve ne parlai anche nel mio articolo su Hoenn, apprezzo davvero molto quando la progressione in un gioco Pokémon è eseguita ad arte, e non mi spiacerà ripetermi in questo paragrafo.

Hoenn è l’isola tropicale dei due vulcani: uno caldo e attivo nel cuore delle montagne, ed uno riposante nel mezzo dell’oceano.

Ci ritroviamo a percorrere tutta la prima metà circondando l’ardente vulcano attivo prima di tornare da dove abbiamo iniziato il viaggio, confrontare finalmente nostro padre, meritandoci l’accesso all’altra metà di Hoenn e i suoi vasti e pericolosi mari profondi, terminando la nostra avventura nel dormiente cratere marino

Il rapporto tra la geografia del luogo che esploriamo è in simbiosi e giustifica la storia e la cultura di esso, rendendolo ancora più vivo.

Così come Hoenn con la sua progressione trasmette perfettamente il rapporto simbiotico tra la terra ed il mare, Sinnoh attraverso sé stessa comunica perfettamente il valore della sua spiritualità.

La regione è sostanzialmente un triangolo diviso in tre parti dal gigantesco ed imponente Monte Corona, che serve da fondamenta per la cultura dell’isola.

Partendo dalla costa ad ovest, procedendo per le paludi ad est, e finendo tra la neve del freddo nord, completiamo ognuna delle parti immedesimandoci nelle tante piccole storie dei personaggi che incontriamo.
Alcune fini a loro stesse ed altre parte di qualcosa di più grande: nell’insieme ci fanno credere di trovarci effettivamente in un luogo con un’identità e senso d’appartenenza piuttosto che in un parco giochi dedicato al protagonista.

Ma la cosa che più in assoluto dimostra l’eccellenza di Sinnoh in quanto a progressione è come il viaggio tra le varie zone dell’isola venga riflettuto nella nostra personale scalata del Monte Corona.

Piazzato al centro della regione, nel nostro viaggio lo visitiamo numerose volte, scopriamo sempre più anfratti e raggiungiamo cime sempre più elevate, culminando sull’altissima Vetta Lancia in un confronto con le divinità creatrici dell’intero universo.

Non tutti gli eroi indossano un mantello

La trama di Pokémon Diamante, Perla e Platino è senza dubbio esagerata, il ruolo che ricoprono i leggendari faceva pensare che non fosse possibile l’esistenza di creature al di sopra di essi.

Nonostante l’assurdità di questa triade divina su cui si basa la narrativa, il leader del team malvagio è forse il più umano e compatibile di qualsiasi altro.

Non era assetato di potere, non voleva distruggere l’ecosistema del mondo o dare rogne a qualcuno per il gusto di farlo. Cyrus era un uomo traumatizzato, stanco e depresso dalla condizione di sofferenza causata dal suo essere umano.

Anche arrivato fino in fondo, con i suoi piani sventati e la sconfitta davanti agli occhi, non ha reagito con rabbia, né da codardo.

Ha anzi rifiutato qualsiasi tipo di aiuto, accettando la sua condizione intrappolandosi volontariamente in un mondo distorto, completamente solo, in eterno.

Fanart di Shoely su tumblr

Un vasto spettro di emozioni

Voglio concludere con ciò che mi sta più a cuore di qualsiasi altra cosa: la soundtrack.

Per Sinnoh, Junichi Masuda ha scelto di optare per un feeling jazzy facendo prevalere basso, sassofono e -soprattutto- il piano.

Tra città portuali, metropoli industriali, spiagge turistiche, colline floreali, deserti tropicali, zone paludose, montagne innevate, alti promontori ricoperti di nebbia, paesini in campagna, fitte foreste… la varietà di paesaggi che offre Sinnoh sia di notte che di giorno ci regala brani variegatissimi.

Fanart di falke2009 su DeviantArt

La storica e malinconica melodia della biblioteca di Canalipoli la sera e la gloriosa e trionfante luce del sole mattutino di Arenipoli.

L’onirica misticità del Bosco Evopoli contro il ritmico e liscio groove di Rupepoli al mattino.

L’epicità frenetica del pianoforte nella stanza della campionessa e la terapeutica culla arpeggiante delle colline di Giardinfiorito…

O la coraggiosa speranza di lasciarsi il passato alle spalle pedalando a testa alta.

Sarà una questione di gusti soggettivi, ma non c’è una regione che come Sinnoh conserva in ogni brano lo stesso livello di carattere e unicità che si sposa perfettamente con il luogo a cui fa di sottofondo.

In conclusione

Per quanto ami ogni regione per i suoi pregi e difetti, è impossibile non riconoscere come il picco raggiunto con Hoenn ed evolutosi con Sinnoh non abbia più visto successori* in quanto a immersione ed esplorazione.

*per quanto ritengo Unima avere un fantastico level design dei singoli percorsi, questo è punito completamente dall’assenza di backtracking e interconnessioni interessanti nella regione.

Vuoi perché quanti più sono i pixel a schermo quanto meno il cervello è stimolato a immaginare, vuoi perché con l’informazione libera di internet conosciamo spesso e volentieri i segreti del gioco prima di scoprirli, o perché un’uscita annuale non permette per vincoli di tempo di ricreare questa esperienza.

Fortunatamente è ancora possibile rigiocare Platino (che oscura non marginalmente Diamante e Perla), e sperare che i remake la cui uscita il prossimo anno è quasi garantita ci permetteranno di rivivere questa regione come merita.

Un modo di esplorarla senza essere costretti a portarci un Bibarel dietro costantemente, una selezione migliore di Pokémon, una grafica aggiornata: tutto in un engine che non richieda più di dieci secondi per salvare o per sconfiggere un Blissey.

Ma soprattutto, un gioco in cui potrò stendermi sul prato ed osservare, sospirando, il silenzioso e nostalgico cielo stellato della Lega Pokémon.

Nota dello staff: non siamo riusciti a trovare l’autore di questa fan art, qualsiasi aiuto in merito è più che apprezzato.

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Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando per la prima volta ho acceso Pokémon Giallo sul mio Game Boy Color ancor prima di imparare a leggere, segnando quella che sarebbe diventata una devozione nei confronti della saga che probabilmente porterò nella tomba.

In palestra alzo pesi oltre a collezionare medaglie, prediligo il cibo sano, e nel tempo libero compongo musica elettronica o strimpello alla chitarra.

Attualmente studio programmazione e game developement, aspirando a lavorare nel campo videoludico per la vita. Mi trovate anche su Facebook.

Autore: Paolo "Polka" Iovino

Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando per la prima volta ho acceso Pokémon Giallo sul mio Game Boy Color ancor prima di imparare a leggere, segnando quella che sarebbe diventata una devozione nei confronti della saga che probabilmente porterò nella tomba. In palestra alzo pesi oltre a collezionare medaglie, prediligo il cibo sano, e nel tempo libero compongo musica elettronica o strimpello alla chitarra. Attualmente studio programmazione e game developement, aspirando a lavorare nel campo videoludico per la vita. Mi trovate anche su Facebook.