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9 Dicembre 2019 • Recensione

Shovel Knight Showdown – Nintendo Switch (RECENSIONE)

Con Shovel Knight Showdown termina in via del tutto definitiva quello che è stato il progetto ideato nel 2013 da Yacht Club Games. Tutti gli obiettivi prefissati sono stati resi disponibili al pubblico, a cominciare dalle espansioni Plague of Shadows e Specter of Torment. Domani, il 10 dicembre del 2019, sarà il turno di King of Cards e del sopracitato Showdown. Quest’ultimo in particolare, però, non sarà reso disponibile a tutti. I possessori di Nintendo 3DS e PlayStation Vita saranno infatti esclusi per via di limitazioni tecniche, lasciando l’accesso solo “ai ragazzi a casa”. Per l’occasione, ho giocato il titolo nella sua variante standalone per Nintendo Switch, e vi dirò una cosa: ho provato ad amare Showdown.

Armati di pala

Avete capito bene, non mi è piaciuto. E detto francamente, sono sorpreso tanto quanto voi. A conti fatti Shovel Knight Showdown non è un prodotto poco curato o scadente, tutt’altro, ma molto semplicemente… non è divertente. Spesso le sensazioni che mi ha saputo offrire sono state di stanchezza e noia, e il problema alla base è nella struttura dei duelli. Perché quello che manca è la dinamicità che un titolo di questo genere dovrebbe sapere offrire. Vedete, in Showdown i duelli sono strutturati principalmente attorno ad una regola, che è la raccolta delle gemme per vincere. Ogni incontro ha un tempo prestabilito, e all’interno dello scenario compaiono di volta in volta questi minerali. Ciò di per sé ha senso, visto anche il focus sui tesori del gioco originale, ma ogni battaglia è noiosa.

Che voi giochiate nella modalità Storia o con degli amici, combattere è spesso un rallentamento alla cattura del tesoro, e il tempo con cui compaiono le pietre fa sembrare un incontro di due minuti come se ne durasse cinque. Quando il vostro avversario raccoglie una gemma potete cercare di sconfiggerlo, in modo da recuperare una piccola parte del suo bottino, ma il rischio di finire in una trappola è alto.

A diversificare la formula di gioco troviamo altre variazioni della regola principale. A volte possono essere regole diverse, altre un mix, spetta a voi decidere. Tra queste figurano la più classica delle battaglie a vite oppure gli scontri fatati. In quest’ultima, tutti i personaggi ricevono un handicap che limita attacchi e movenze, ma bene o male girano tutte attorno al concetto che vi ho spiegato. Il secondo problema che noto è che lo stile di combattimento è più simile alla scherma che ad una vera “resa dei conti”.

In Shovel Knight Showdown non esiste il concetto di combo, non esiste una vera profondità in termine di combinazione degli attacchi, ma semplicemente si attacca il nemico e si attendono pochi secondi prima che possa ricevere un altro colpo. Potrei giustificare e comprendere questa scelta in un incontro “1 contro 1”, ma in una rissa in quattro… no. Rompe l’immediatezza, rompe il delirio causato su schermo dagli oggetti e dagli scenari e riduce il tutto ad un semplice “attacca e difenditi”.

Ciò è evidente in quanto Showdown, dopotutto, era nato come espansione del gioco originale. Quindi, tutta la rigidità che ben si amalgamava al suo level design qui è la base. Da un lato, apprezzo molto il volere fare qualcosa di diverso, ma dall’altro penso che una fisica di gioco diversa e una gestione dei Punti Vita avrebbe fatto tanto.

Bisogna scavare per guadagnare risultati

E ciò mi rammarica, ma davvero, davvero tanto. Non solo da fan del gioco originale e delle sue campagne, ma perché quello che abbiamo di fronte è un prodotto molto curato. Tutti i venti personaggi giocabili sono ben caratterizzati, sia in termini di attacchi che di rappresentazione; gli oggetti sono ispirati alle meccaniche del gioco originale e gli scenari sono senza alcun dubbio il punto forte dell’offerta. In termini di contenuti, questo spin-off non delude in alcun modo i fan. Hanno perfino messo il gestore del negozio di cappelli! Però… è tutto il resto che lascia a desiderare.

E non può fare altro che crescere, crescere e ancora crescere la schiera di personaggi presenti.
Ogni personaggio ha un rivale, spetta a voi sbloccarli.

La progressione non è delle migliori, e purtroppo si lega a doppio filo con le meccaniche principali. All’avvio del gioco non si ha accesso a tutti i personaggi e scenari, ma solo ad una parte di essi. Se in altri esponenti del genere sbloccare un personaggio può essere collegato a diverse attività, in Showdown è tutto vincolato al completamento di una determinata Storia. Proprio così, quella che a tutti gli effetti rappresenta la modalità arcade del gioco va giocata e rigiocata con praticamente tutti i personaggi se volete sbloccare l’intero roster. E questo sapete cosa significa? Ripetere quanto vi ho scritto per una quindicina di personaggi e una media di 7-8 scontri. Certo, esistono dei codici per sbloccare tutto e subito, ma a che pro? Forse per degli eventuali tornei locali, o per chi è pigro, ma non avreste più motivo di giocarci.

Comunque, Shield Knight non è un uomo.

In conclusione…

[amazon_link asins=’B07QNZQ3FB’ template=’MiniProductAd’ store=’nintendoomed-21′ marketplace=’IT’ link_id=’1ae25cf0-5696-4139-8db8-c94fca3dd25d’]Io non penso, nella maniera più assoluta, che Shovel Knight Showdown sia un pessimo gioco. Si tratta di un prodotto curato e che, con molta probabilità, saprà intrattenere (a differenza di quanto mi è successo) i fan del gioco originale. Ma non lo consiglierei mai per giocare con gli amici, mai nell’ottica di titolo competitivo, e soprattutto mai per via della sua componente multigiocatore (limitata tra l’altro al gioco in locale). Molto semplicemente, su Nintendo Switch c’è di meglio, anche con le fasce di prezzo più risicate. Se Showdown fosse rimasto un extra all’interno di Treasure Trove, con molta probabilità avrei chiuso un occhio, ma come produzione standalone… penso che sia più adatto a divertire qualcuno quel poco necessario, ma non tutti. Mi dispiace.

TINKER KNIGHT/10

  • Un titolo curato, ricco di personaggi, scenari e obiettivi.
  • Il gameplay semplicemente non diverte.
  • Progredire all’interno del gioco è stancante.
Un’alternativa accettabile ai fan dei platform fighter, ma solo per i fan, se proprio vogliamo.

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Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l’addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l’internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest’ultimo non lo usa mai).

Autore: Filippo "Flippoh" Corso

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l'addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l'internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest'ultimo non lo usa mai).