9 Dicembre 2019 • Recensione

Shovel Knight: King of Cards – Nintendo Switch (RECENSIONE)

 

Il primo titolo della serie Shovel Knight, che ha visto protagonista l’ormai iconico cavaliere azzurro con la pala, è stato un fulmine a ciel sereno nel panorama videoludico indie. Tanto è stato il successo di questo platform in stile retrò che gli sviluppatori della Yacht Club Games hanno pensato bene di supportare il titolo con dei DLC gratuiti. Delle vere e proprie avventure completamente nuove, aventi come protagonisti due degli otto cavalieri antagonisti del gioco: Specter Knight e Plague Knight.

Oggi, invece, tocca a King Knight fare la sua entrata in scena con la sua personale avventura: Shovel Knight: King of Cards. Il nuovo capitolo della serie platform è disponibile come DLC gratuito per i fortunati possessori di Shovel Knight: Treasure Trove, o come titolo a se stante sull’eShop di Nintendo Switch, 3DS e WiiU. L’avventura del cavaliere dorato richiama la formula classica della serie, con delle modifiche sostanziali che lo rendono uno spin-off dal sapore completamente nuovo.

Gli ultimi due giochi della saga, Plague of Shadows e Specter of Torment, si sono distinti per essere stati egregiamente realizzati sia nella storia che nelle novità di gameplay. King of Cards non è di certo da meno, anzi ha forse ricevuto un’attenzione maggiore da parte degli sviluppatori, che hanno dato vita ad un capitolo più denso rispetto ai precedenti. Vediamo allora insieme quali sono le caratteristiche che lo rendono l’ennesima “carta vincente” (pun intended) di Yacht Club Games.

Ambizioni regali

Uno dei punti di forza della serie è sempre stata la cura nella caratterizzazione di ogni personaggio, in primis dei protagonisti: Specter Knight, con il suo passato tormentato e la sua indole cinica, e Plague Knight, con quella vena di follia che lascia trapelare un certo romanticismo. Il carattere di King Knight è qualcosa di completamente differente. Ci troviamo dinanzi a un personaggio narcisista ed infantile, che gioca a fare il Re di un regno non ancora sotto il suo controllo, ma che sarà invece il traguardo da raggiungere nel corso del gioco.

Questa peculiare caratterizzazione riesce a non essere per niente fastidiosa, anzi lascerà spazio ad una serie di gag e scene comiche che domineranno l’intera scena narrativa. Come nel caso del suo rapporto con la madre, premurosa ed iperprotettiva, che sarà teatro di una serie di dialoghi genitore-figlio esilaranti, proprio perché inserite all’interno di un contesto eroico e cavalleresco.

King of Cards
“TI ringrazio Madre, utilizzerò questa torta per migliorare la mia regale forma!”

L’obiettivo di King Knight è infatti quello di diventare a tutti gli effetti un Re, ma non un Re qualsiasi, bensì il “Re delle carte”. Lo Joustus, un curioso gioco di carte che sta spopolando tra gli abitanti del regno, è infatti la nuovissima modalità card game presentata in questo titolo, di cui parleremo più avanti. Per diventare il giocatore più forte del regno e acquisire il titolo di Re bisognerà sconfiggere i tre giudici dello Joustus, ma non ad una partita a carte, come è giusto che si pensi, bensì ad un vero e proprio duello di spada (o di scettro, in questo caso).

Movenze degne di un Re

Il gioco infatti si struttura in maniera molto simile ai capitoli precedenti. Per raggiungere ogni nuovo boss dovremo andare avanti lungo il percorso segnato sulla mappa, completando i vari quadri platform che ci si pareranno davanti.

King of Cards
Qui, una delle 3 macro-aree di tutta la mappa

Questa volta avremo a disposizione un kit completamente diverso di abilità, con cui supereremo i vari ostacoli e sconfiggeremo i nostri nemici. Lo scatto in avanti, o tackle, di King Knight ci permetterà di abbattere con forza bruta i vari mostri che ci bloccheranno la strada, rompere pareti e altri ostacoli. Al contempo, se utilizzato contro una parete spoglia da qual si voglia ostacolo (come tendaggi, fogliame e melma) ci farà librare in aria in un’elegante piroetta, permettendoci di raggiungere piattaforme più elevate. La piroetta fungerà anche da attacco dall’alto se cadremo con i piedi in testa ai nemici, cosa che ci darà la possibilità di rimbalzare su un prossimo bersaglio. La possibilità di dashare in salto e le “piroette rimbalzine” aprono mille porte al game design, che rendono il gioco ancora più vario.

King of Cards
Una bella gomitata e via verso nuovi orizzonti

I livelli, creati ad hoc per accogliere queste meccaniche, per quanto siano aumentati nel numero sono stati ridotti in lunghezza. Se negli scorsi capitoli avevamo anche più di due checkpoint in ogni zona, qui ne avremo soltanto uno a metà quadro. Inoltre, se nel primo capitolo ogni ambientazione era legata ad un livello specifico, qui una stessa tipologia di ambientazione tornerà più volte, caratterizzando un’intera zona della mappa.

Ciononostante, ogni livello mantiene comunque una sua identità. Anzi, questa modifica migliora la rigiocabilità, sia nel New Game Plus (ancora una volta presente) che nella ricerca delle strade alternative di fine livello.

King of Cards
Foto scattate un momento prima del disastro

Non mancheranno infatti alcuni elementi classici come stanze segrete, spazi bonus raggiungibili tramite un particolare anello volante, e i collezionabili. Questi ultimi sono le cosiddette “medaglie al merito” che, oltre a dare senso alla nostra smania di completismo, fungeranno anche da valuta. Con esse potremmo infatti acquistare una serie di gadget utili alla causa, che proprio come negli scorsi capitoli potremo utilizzare tramite il vigore. Come il martello curativo capace di rubare energia ai nemici, o la bomba ratto che…beh, è un ratto con una bomba sulla schiena. Per il resto ritornano tutti gli elementi classici della serie: i polli curativi ispirati a Castlevania, molti dei mostri e dei personaggi icona della saga, i checkpoint e le gemme da accumulare in ogni livello.

King of Cards
Non c’è niente di più regale di lasciarsi trasportare dai propri pelosi servitori

Un asso nella manica

Un ruolo preponderante all’interno del gioco sarà rivestito dal già citato “Joustus”. Oltre ad essere un punto di partenza per la trama, la nuova modalità card game di King of Cards porta valore aggiunto al titolo per due motivi principali.

In primis, la modalità stessa è un’aggiunta ben pensata sebbene fuori dagli schemi, che riesce ad amalgamarsi piuttosto bene con il gameplay classico della serie. Infatti, le partite di Joustus sono scollegate completamente dal gameplay platform, tant’è che dovremo recarci nelle taverne apposite intorno al mondo per poterci giocare, lasciando libero il giocatore di poter decidere se dedicarsi ad esso o meno.

King of Cards
Guardare le carte dell’avversario sarà fondamentale per decidere la prossima mossa

Le regole del gioco sono piuttosto semplici: ogni giocatore ha a disposizione un mazzo da 16 carte. Il campo da gioco è una griglia 2×2, 3×3, o 4×4 (a seconda della difficoltà) con degli spazi supplementari ai bordi. A turno, ogni giocatore inserisce una carta su uno dei tasselli vuoti della griglia. Vince chi, quando la griglia sarà totalmente occupata, avrà il maggior numero di carte posizionate sulle caselle con le gemme. Non sarà possibile, però, posizionarle direttamente su queste ultime. Per far arrivare una nostra carta in una delle cosiddette caselle, dovremo prima posizionarle negli spazi vuoti e poi spingerle con le altre, seguendo la direzione che indicano le frecce riportate sulle carte. Ma attenzione, anche il nostro avversario potrà avvalersi del suo mazzo per fare altrettanto, anzi potrà addirittura spostare le nostre carte con le sue.

King of Cards
Basta sovrapporre una carta per spingerla in un’altra casella

Il vero pregio del Joustus è il suo essere molto intuitivo, date le poche informazioni richieste per poter comprenderne le regole. Al contempo però, la grande quantità di mosse disponibili e la possibilità di poter spostare anche le carte dell’avversario rendono il gioco denso di strategia, richiedendo maggiore attenzione contro gli NPC più esperti. Il risultato è un gioco semplice nelle meccaniche, ma sempre stimolante. Inoltre, la possibilità di poter prendere permanentemente una carta dell’avversario sconfitto a partita terminata, ci invoglierà ancora di più a fronteggiare i nostri sfidanti. Ma attenzione, saremmo noi a perderne una se verremo sconfitti.

In secondo luogo, infatti, le carte stesse sono dei veri e propri gioiellini. Ognuna, unica nel suo genere, raffigura un personaggio o un mostro della saga, che sono divisi per la loro rarità. La loro raccolta, oltre ad essere utile al fine di potenziare il deck, risulta una vera e propria caccia al collezionabile. Ogni nuova carta sarà non solo acquisibile sconfiggendo i nostri avversari, ma anche esplorando il mondo di gioco, raccogliendole dalle casse o dialogando con determinati NPC. Che siate degli inguaribili collezionisti o meno, le carte del Joustus sapranno come conquistarvi.

King of Cards
Il deck editor funge anche da raccoglitore per la nostra collezione di carte!

In conclusione

Shovel Knight: King of Cards è senza ombra di dubbio un peculiare erede dei capitoli precedenti. Riformula in parte il gameplay classico della serie, rimanendo fedele nell’atmosfera, nelle musiche e nei personaggi ai capitoli precedenti. Il magico stile retrò che ha accompagnato la serie in questi anni non smette neanche con questo capitolo di regalarci ore di simpatico divertimento. Il comparto artistico rimane sostanzialmente invariato. Se non per qualche nuova soundtrack, il comparto audio propone dei remix delle vecchie OST del gioco. Inutile poi parlare della grafica dettagliata ma pixellosa tipica della serie, che non subisce alcuna modifica. Quest’ultima lo rende un titolo estremamente plastico, godibile allo stesso livello sia in modalità TV, che in modalità portatile.

La nuovissima modalità card game è stata implementata in maniera perfetta, venendo incontro a qualsiasi tipo di pubblico, fan delle carte o meno. Il gioco richiede come al solito meno di 10 ore per essere completato non al 100%, che per un DLC gratuito, o al prezzo proposto in separata sede, è comunque piuttosto conveniente.
Che dire quindi, un altro lavoro ottimamente svolto dalla Yacht Club Games. Sarà un piacere scoprire quali altri titoli avranno in serbo per noi e sarà altrettanto curioso scoprire come si allontaneranno dalla loro iconica saga. Intanto, ci intratteniamo con qualche rilassante partita a carte.

Yu-Gi-Oh!, chi?/10

  • Nuove e divertenti mosse
  • Comicità ad ogni angolo
  • Collezione che passione
  • Forti déjà vu rispetto i titoli passati
King of Cards ci propone ancora una volta la formula classica di Shovel Knight, con un’innovativa modalità card game ben amalgamata. L’ennesima ottima trovata di Yacht Club Games.

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Alla tenera età di 5 anni prese in mano per la prima volta il GameBoy dei suoi due fratelli per giocare a quella meravigliosa opera che era Super Mario Land 2. Da lì fu amore per la Nintendo ed i videogames in generale. Ama anche il teatro, la psicologia, i meme, il jazz ed i pirati, e non sa neanche lui dove trova il tempo per scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook.

Autore: Mattia "Mett" Mamber

Alla tenera età di 5 anni prese in mano per la prima volta il GameBoy dei suoi due fratelli per giocare a quella meravigliosa opera che era Super Mario Land 2. Da lì fu amore per la Nintendo ed i videogames in generale. Ama anche il teatro, la psicologia, i meme, il jazz ed i pirati, e non sa neanche lui dove trova il tempo per scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook.