15 agosto 2018 • Recensione

Shining Resonance Refrain (Nintendo Switch) – RECENSIONE

Abbiamo aspettato 4 anni… ma ne è valsa la pena?

Chiunque sia appassionato di JRPG sa fin troppo bene che non ci si deve mai affezionare a un videogioco prima dell’annuncio di una sua localizzazione. Per alcune serie, infatti, dover aspettare anni è la norma, mentre altre, beh… è già tanto se ci arrivano, in occidente.
Shining Resonance non è un’eccezione alla regola: il gioco è arrivato infatti solo ora da noi, pur essendo uscito nel lontano 2014 su PlayStation 3.

Shining Resonance Refrain è l’ultimo capitolo della serie “Shining” (che non ha nulla a che vedere con il film, mi spiace), decisamente poco conosciuta in Europa, probabilmente a causa della lunga assenza di localizzazioni ufficiali. Si tratta in ogni caso di un brand piuttosto importante in Giappone (in particolare per la sottoserie Shining Force), perciò la notizia dell’arrivo di Resonance Refrain è stato ovviamente accolta con entusiasmo sia dai fan di vecchia data che dagli appassionati del genere. Ma ne è valsa davvero la pena?

Senza infamia e senza lode

La storia di questo gioco vede protagonista un giovane di nome Yuma, apparentemente come tutti gli altri, se non fosse che, in seguito a varie circostanze, si è ritrovato con l’anima di un potentissimo drago dentro di sé.
Le vicende prendono il via “in medias res”: Yuma è stato rapito e imprigionato dal malvagio impero di Lombardia per cercare di sfruttare il potere del Drago Splendente dentro di lui. Perciò il regno di Astoria ha deciso di assaltare le prigioni nemiche per salvarlo. Faremo così la conoscenza di due delle protagoniste del gioco, Sonia e Kirika, nonché di una degli antagonisti, Excella, la figlia dell’imperatore di Lombardia.

Shining Resonance
La maggior parte delle vicende si svolgeranno a Marga.

Una volta al sicuro nelle terre di Astoria, Yuma si troverà a dover scegliere se aiutare i suoi salvatori a respingere l’invasione dell’impero nemico o restare a guardare. Inizialmente molto diffidente e incerto, ci vorrà poco a convincerlo a lasciare da parte le sue paure. Inizierà così la sua avventura che lo porterà a scontrarsi con pericolosi draghi, sadici nemici e vecchie conoscenze, nonché a scoprire la verità sul drago che ha dentro di sé. Un percorso che lo porterà a maturare e insieme a creare dei legami indissolubili con i suoi compagni.

La premessa parrebbe essere tutto sommato carina, benché non esattamente molto innovativa. Alla fine, l’importante in una storia è il modo in cui è scritta. Peccato che quella di Shining Resonance lasci un po’ a desiderare.
Non c’è necessariamente nulla di “sbagliato” nella sua scrittura, intendiamoci, ma è proprio questo il problema. Gli autori hanno provato davvero poco a “osare”. Le vicende, più che seguire un flusso continuo, si rivelano in realtà un susseguirsi di eventi e missioni quasi slegati l’uno dall’altro. I primi capitoli sembrano davvero non sapere da che parte andare a parare; sono lì, semplicemente per fornirci una scusa per visitare nuove aree e combattere.

Shining Resonance
La musica sarà un sottotema piuttosto importante della storia del gioco.

Inutile dire che alla lunga questo tipo di scrittura finisce inevitabilmente per stancare. Non c’è nulla di male nel narrare una storia prendendosela comoda e puntando a far conoscere per bene il mondo in cui si svolge e i vari protagonisti… ma Shining Resonance non fa nemmeno questo. Gli autori sembrano semplicemente aver rimandato l’azione centrale senza alcun motivo specifico, purtroppo.

Tutti pazzi per Yuma

La trama non sarà il massimo, ma forse i personaggi possono un po’ “salvare” la situazione? Sicuramente Shining Resonance pone una certa enfasi su di loro. Come “diversivo” dalla campagna principale, infatti, sarà possibile, tra un combattimento e l’altro, fare visita ai vari membri del party e invitarli a un “appuntamento”. Questo darà il via ad alcune simpatiche scenette che permetteranno di approfondire il carattere di ognuno di loro e di vederli interagire con Yuma. In alcuni casi, ci sarà addirittura la possibilità di esplorare insieme la città di Marga, hub centrale del gioco, mentre altre volte ci troveremo a dover scegliere la risposta da dare a una domanda, potendo così ottenere punti affezione in più (o in meno) in base all’opzione scelta.

Shining Resonance
Neanche a farlo apposta, i personaggi più interessanti sono proprio gli “antagonisti”.

Invito dopo invito, il legame tra i due personaggi diventerà sempre più stretto e le implicazioni romantiche sempre più esplicite, al punto tale che ci potranno essere addirittura delle cosiddette “character ending” con il nostro preferito. Un sistema che ricorda da vicino quello di alcuni titoli del genere “dating sim”, il che non sarebbe un male, se non ci fossero alcuni problemi principali.
Prima di tutto, le scenette che si potranno verificare sono apparentemente decise a caso e, soprattutto, ripetibili. Non solo ciò ha poco senso, ma risulta anche parecchio tedioso per il giocatore, visto quanto spesso tali eventi saranno disponibili!

Il problema più grande ha però a che fare con i personaggi stessi. Un sistema del genere può risultare interessante e, in generale, funzionale, nel momento in cui il giocatore ha effettivamente interesse nel conoscere meglio i vari membri del cast del gioco. In Shining Resonance, però, i personaggi sono tutti terribilmente stereotipati: Yuma è un ragazzo d’animo gentile con un passato traumatico che lo ha reso molto insicuro, Sonia è il classico maschiaccio, Kirika è raffinata ma nasconde un lato infantile, e così via. Nessuno di loro è insopportabile, ma nessuno riesce nemmeno a risaltare particolarmente.

Shining Resonance
Instaurare relazioni con i vari personaggi non avrà alcun effetto sulla trama, risultando talvolta quasi contraddittorio.

Il tutto è infine aggravato dalla totale contraddizione rappresentata da Yuma stesso. Il punto focale della sua caratterizzazione è proprio il fatto che gli manchi qualunque capacità sociale, non avendo mai avuto nessuno con cui parlare dopo la morte di sua madre a causa della discriminazione che ha dovuto subire. Se questo viene mostrato bene nella trama, affrontando in maniera relativamente ben gestita il lento progredire del suo rapporto con gli altri, lo stesso non si può certo dire delle conversazioni opzionali.

In perfetto stile “Gary Stu”, infatti, tutti i personaggi, benché popolari, fortissimi e bravissimi in tutto quello che fanno, sono inspiegabilmente attratti dal giovane protagonista, che ai loro occhi appare evidentemente come una divinità. Basta giusto qualche minuto di conversazione perché ognuno di loro sembri già perdutamente innamorato di Yuma, o comunque lo veda come una persona importantissima di cui non può fare a meno. Manca qualsiasi tipo di motivazione, non c’è alcun evento speciale che permetta di evidenziare qualche caratteristica apprezzabile del ragazzo. Questo distrugge ogni possibile senso di progressione per quanto riguarda l’aspetto relazionale, che invece ci viene presentato come punto focale del titolo.

Tales of Resonance

Va bene, a livello di scrittura il gioco è un po’ quello che è. Non fa niente, l’importante è che sia divertente da giocare, giusto? Vediamo un po’ come funziona il gameplay di Shining Resonance, allora.
Se vi è capitato di giocare a un titolo della serie Tales of (in arrivo anche su Switch, ricordatevelo!), sappiate che questo titolo non funziona troppo diversamente. Ci troveremo infatti a esplorare delle aree, solitamente non troppo ampie o complesse, ma popolate da nemici sempre visibili a schermo, scrigni da aprire e collezionabili da raccogliere.

Shining Resonance
Ah ma non è Tales of Resonance.

L’esplorazione non è certo il fulcro del gioco, ma per fortuna i combattimenti sono più interessanti. Entrando infatti in contatto con un nemico inizierà la “battaglia”. Non sarà presente una vera e propria transizione, ma semplicemente si creerà un’arena, circolare, intorno al nostro personaggio, e arriveranno altri nemici pronti a ostacolarci.
Lo stile di combattimento è action: sarà possibile effettuare degli attacchi normali premendo A e degli attacchi più particolari, i cosiddetti Break, con X. Ovviamente ci saranno anche una serie di abilità speciali, che siano attacchi particolari, magie o altre tecniche più potenti.

Ogni attacco normale o Break consumerà AP, indicati non da un numero ma da una barra circolare presente attorno al nostro personaggio che man mano si svuoterà. Per ricaricarla dovremo attendere immobili per qualche momento o usare un’abilità. Esse però consumeranno MP, riottenibili con degli attacchi normali o utilizzando strumenti appositi.
L’ideale sarà dunque cercare di alternare il più possibile i due tipi di attacco, in modo da non rimanere mai a corto di nessuno dei due tipi di punti, non interrompendo mai il flusso della battaglia.

Shining Resonance
Ovviamente non mancheranno i combattimenti contro dei boss enormi e potentissimi.

In aggiunta a queste meccaniche di base ce ne sono ovviamente di altre più particolari e caratteristiche del titolo. Prima di tutto, il cosiddetto B.A.N.D., che permetterà ai quattro membri attivi del party di eseguire una canzone speciale dopo aver caricato una barra a parte, detta BPM, donando a tutto il gruppo dei bonus particolari. Essi varieranno in base alla canzone scelta e al personaggio che verrà posto al “centro” dell’esibizione, garantendo una vasta scelta di personalizzazione che ci permetterà di scegliere l’effetto più utile per le circostanze.

Infine, quando controlleremo Yuma avremo a disposizione una meccanica speciale: il nostro giovane protagonista potrà infatti trasformarsi in drago durante il combattimento. In questa forma egli sarà particolarmente potente, quasi “troppo”! A bilanciare il tutto ci sono però delle limitazioni. La stessa permanenza in questa forma consumerà i suoi MP costantemente, che non si ricaricheranno più con gli attacchi normali. Meglio non farli scendere sotto una certa soglia, però, oppure il drago prenderà il sopravvento sulla mente razionale del ragazzo e andrà in berserk. In questo caso, il controllo passerà a un altro personaggio e Yuma inizierà ad attaccare nemici e alleati indiscriminatamente, facendo davvero tanti danni a tutti.

Shining Resonance
Ed essendo così grossi, anche il font è più grande!

Le meccaniche sono quindi simili a quelle dei Tales of, ma purtroppo mancano fortemente di una loro “profondità”. Intendiamoci, il sistema offre diverse possibilità interessanti e le opzioni di cui tener conto sono molteplici, ma… all’atto pratico, il tutto risulta davvero privo di “anima”. Non è mai davvero divertente combattere, a tratti è anzi tedioso. La difficoltà, poi, non è esattamente ben calibrata. I nemici generici sono molto semplici da abbattere per la prima metà del gioco, mentre i boss spesso sono estremamente più potenti e a volte letali, specie per colpa di una IA che non sempre è molto reattiva. Nelle fasi più avanzate, invece, improvvisamente la difficoltà aumenta vertiginosamente, come è già chiaro guardando i livelli dei nemici, molto più alti. Il gioco diventa punitivo e complesso, risultando più frustrante che piacevole.

Finora ho parlato ampiamente dei pregi e (soprattutto) dei difetti di Shining Resonance, lo so. Tuttavia, non ho ancora fatto menzione di una delle sue meccaniche potenzialmente più interessanti e “originali”, il “Diagramma dei legami”.

Traduttore di professione, esperto di narrativa e appassionato di entrambe le cose. Colpevole di aver pensato più volte “gioco per la trama”. Interessato principalmente a RPG e Visual Novel, perde troppo tempo al giorno a parlare di Fire Emblem sulla sua pagina, quindi, come se non bastasse, si è messo pure a scrivere per Nintendoomed.
Lo trovate anche su Facebook e su Twitter.

Autore: Luca "Lucas" Oberti

Traduttore di professione, esperto di narrativa e appassionato di entrambe le cose. Colpevole di aver pensato più volte "gioco per la trama". Interessato principalmente a RPG e Visual Novel, perde troppo tempo al giorno a parlare di Fire Emblem sulla sua pagina, quindi, come se non bastasse, si è messo pure a scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook e su Twitter.