6 Settembre 2019 • Recensione

SEGA AGES PUYO PUYO & SEGA AGES SPACE HARRIER – Nintendo Switch (RECENSIONE)

Tra le aziende più prolifiche nel ricordare il proprio passato, SEGA è di sicuro una delle figure di spicco, merito il grande repertorio di classici a disposizione e l’ottimo lavoro svolto nel riproporli su console moderne. Parte delle lodi va alla collaborazione con M2, software house specializzata nel portare titoli del passato su console moderne con un’attenzione al dir poco maniacale nei dettagli. Nei nostri lidi abbiamo già visto le potenzialità di questo duo su Nintendo 3DS  con i “SEGA 3D Classics” (di cui abbiamo recensito la collection qui), raccolta la quale ha offerto (nella maggior parte dei casi) le riproposizioni definitive di perle senza tempo come “OutRun” o l’arrivo di titoli di nicchia dimenticati come “Power Drift”. Ciascuna uscita veniva accompagnata da svariate aggiunte come il supporto del giroscopio, dell’effetto 3D e nuove modalità. È proprio con la stessa filosofia di fondo che su Switch è stata avviata una nuova raccolta, questa volta intitolata semplicemente “SEGA Ages”. Tra i giochi disponibili, in questa recensione tratteremo i titoli arcade “Space Harrier” e “Puyo Puyo” usciti lo scorso 22 Agosto.

Welcome to Fantasy Zone

Partendo in ordine cronologico, annata 1985 per precisare, “Space Harrier” è uno degli arcade più innovativi e famosi di SEGA, il quale successo ha reso il suo designer Yu Suzuki (conosciuto per classici come Super Hang-On, Virtua Racing, Shemnue e tanti altri) una delle figure più importanti dell’azienda.  Seppur ormai l’uso del rivoluzionario “Super Scaler”, tecnica in grado di creare un falso senso di tridimensionalità tramite la manipolazione di sprite 2D rimpicciolendoli o ingrandendoli a piacimento, e di voci digitalizzate non sia di certo all’avanguardia per i tempi moderni, il titolo è riuscito comunque a mantenersi negli anni merito il suo gameplay frenetico e divertente.

Un mammut monocchio e un robottone uscito da Gundam, tutto nella norma.

Space Harrier sostanzialmente non è altro che un tipico shoot’em up anni ’80, costituito da diciotto livelli di pura sopravvivenza che se superati ricominceranno con una difficoltà maggiore. La peculiarità del titolo sta nell’uso di una visuale in terza persona, permettendoci rispetto alla concorrenza dell’epoca di sparare “davanti allo schermo”. Questo cambio di prospettiva offre una maggiore libertà per il giocatore, il quale può muovere “l’Harrier”, un biondino munito di jetpack, in qualunque parte dello schermo. Purtroppo però, parliamo comunque di un arcade anni ’80, pertanto per quanto sia pompata l’azione, l’intera esperienza riesce a intrattenere solo per poche sessioni occasionali. Neanche l’aggiunta della nuova modalità “KOMAINU Barrier Attack”, esclusiva a questa versione, risolve molto, offrendoci giusto una nuova sfida che consiste nella presenza di due creaturine (i Komainu appunto) intente a proteggerci con uno scudo dagli ostacoli lungo il percorso, ma non dai proiettili sparati dai nemici. Se uno degli animaletti viene colpito, la barrierà scomparira temporaneamente, rendendoci vulnerabili a tutto. Personalmente, piuttosto di quest’ultima aggiunta, avrei preferito l’inclusione delle versioni per Master System e Game Gear del gioco, già presenti nell’apposita collection PS2 (sempre prodotta da M2) uscita nel 2005.

Nei momenti più frenetici la barriera dei Komainu può essere di grande aiuto.

Dal lato tecnico la produzione non delude, offrendo (come già visto qualche anno fa su 3DS) una versione che va oltre l’arcade-perfect, con la possibilità di selezionare la difficoltà e di smanettare con numerosi filtri grafici e cornici in grado di avvicinare l’esperienza il più possibile a quella del cabinato originale. Tra le opzioni risalta la possibilità di poter estendere la risoluzione da 4:3 a 16:9, offrendo il titolo in una versione appositamente riadattata per il widescreen. È stata pure implementata la possibilità di giocare con un singolo Joy-Con in verticale, così da replicare il joystick originale usato nel cabinato da sala giochi. Personalmente ho trovato quasi impossibile giocare con questi controlli, il Joy-Con necessitava continuamente di essere ricalibrato (comando attuabile premendo l’analogico) e il tutto risultava impreciso e scomodo.

Oh ciao brutta copia di Falkor.

You Got Me!

Spostandoci di sette anni, nel 1992, troviamo “Puyo Puyo”, secondo gioco di questa recensione. Prodotto da Compile per mezzo dell’hardware da sala giochi “SEGA System C”, Puyo Puyo è il secondo titolo della serie, offrendo una versione più completa e definitiva delle idee già viste nell’omonimo gioco originale uscito su MSX2 e Nintendo Famicom l’anno precedente.

La cornice d’accompagnamento, composta dai bozzetti originali dei personaggi, è adorabile.

Il titolo nasce come spin-off della serie RPG Madou Monogatari, e racconta le vicende della protagonista Arle Nadja e il suo viaggio per sconfiggere il malvagio Satan (chiamato Dark Prince fuori dal Giappone). Al contrario della serie a cui è ispirato, Puyo Puyo è un puzzle game nella vena di Tetris dove lo scopo del gioco è collegare quattro o più “puyo” dello stesso colore, facendoli scomparire. Al contrario però dei tetramini, i puyo sono soggetti alle leggi di gravità, cadendo se si libera dello spazio sotto di essi. La partita continua finché lo schermo non si riempie completamente di puyo.

La versione inglese del gioco presenta una traduzione splendidamente orrenda.

Con l’arrivo della versione arcade Compile ha abbandonato la schermata singola per offrire un gameplay più competitivo, concentrato nello sfidare un altro giocatore o il computer in un match. Con questa introduzione l’approccio cambia completamente, spostandosi, dalla mera cancellazione meccanica di puyo, al produrre catene di essi in modo da poterne cancellare il più possibile con una singola mossa. Più grande è la combo, maggior danno riceve l’avversario sotto forma di “garbage puyo”, slime trasparenti che possono essere eliminati solo tramite la sparizione dei puyo adiacenti. Questa nuova modalità rende il gioco più dinamico e stimolante, passando dal trascurabile capitolo originale ad un titolo che è stato in grado di dare inizio ad una delle serie puzzle più famose di sempre. Il gameplay presente in questa versione non è ancora raffinato come i capitoli successivi, gli attacchi avversari non vengono rispediti al mittente con l’attuazione di una catena prima del loro arrivo e lo spazzare via tutti i puyo della schermata non offre alcun bonus nella combo. Seppur l’esperienza risulta acerba, vedere per la prima volta i protagonisti sfoggiare lo stile chibi anni ’90 tipico dei capitoli Compile offre uno charme unico che qualunque appassionato della serie sarà curioso di provare.

Ho perso più volte del previsto

Anche qui M2 non delude dal lato tecnico, offrendo una riproposizione arcade-perfect accompagnata da tutte le opzioni tipiche delle loro produzioni. È pure presente una modalità online per poter sfidare  giocatori da tutto il mondo, anche se dubito verrà mai usata concretamente da qualcuno. Come con Space Harrier, trovo che sarebbe stato più interessante poter provare le altre versioni del titolo, come l’edizione Mega Drive, la quale si distingue dell’arcade per offrire in aggiunta la modalità a schermata singola.

Con un po’ di pazienza (e la modalità facile) anche i novellini possono finire il gioco!

Continue?


In conclusione i “SEGA Ages” di “Space Harrier” e “Puyo Puyo” sono riproposizioni di titoli d’epoca nella loro forma più pura, i quali offrono un’esperienza mirata ai nostalgici e appassionati interessati a provare i titoli per come erano in sala giochi, con giusto le comodità dell’emulazione moderna e niente di più. Sarebbe stata apprezzata qualche aggiunta come bozzetti o port dei giochi per console dell’epoca, ma il prezzo irrisorio di 6,99€ a titolo giustifica (in parte) la loro assenza.

GET READY/10

  • Versioni fedelissime agli arcade originali…
  • Carbuncle.
  • …ma che non offrono molto al di fuori di esse.
Un’altra produzione M2 che offre due classici arcade in maniera fedele, regalando delle semplici, ma frenetiche, sessioni di pochi minuti.

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RetroGamer incallito fin dall’infanzia, cresciuto sotto l’ala protettrice dei migliori platform dell’era 16-32bit. Massimo esperto della trilogia PS1 di Spyro, i suoi altri interessi comprendono i cartoni animati, fumetti e disegnare. Il suo compito su Nintendoomed è l’ardua gestione dei social, offrendo i migliori memini freschi sulla piazza, senza rinnegare al contempo la stesura qualche articolo quando necessario.
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Autore: Salvatore "Sal" Salerno

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