8 ottobre 2018 • Notizia

Secondo un suo creatore, il Nintendo Power Glove era “troppo avanti coi tempi”

Oramai è quasi una legenda tra gli appassionati, pur avendo venduto ben poco a suo tempo. Un controller come non si era mai visto e come forse sarebbe meglio non vedere più (a meno che la sua versione ultra non venga improvvisamente commercializzata): parliamo del celeberrimo Power Glove, forse più famoso per essere apparso nel film “Il piccolo grande mago dei videogames” piuttosto che per le sue qualità da motion controller.

Comunque la si pensi, i ragazzi di Nerd News Today sono riusciti ad entrare in contatto con Marty Abrams, cofondatore di AGE, l’azienda responsabile del progetto, e a parlare con lui della storia di questo sgangheratissimo guanto in una videointervista.

Abrams ha spiegato come, inizialmente, il Power Glove facesse parte di un progetto per la realtà virtuale molto più ampio, sviluppato assieme ad Hasbro (che fosse la base di questo progetto?), diventato poi fin troppo complesso, portando l’azienda a vendere il progetto del guanto, da solo, a Mattel. Nintendo, in sostanza, ha fatto ben poco.

“Stavamo lavorando a stretto contatto con Hasbro per questo progetto sulla realtà virtuale, sviluppando nel 1989 quest’idea di una console con cui sarebbe stato possibile utilizzare un casco per immergersi in tutto e per tutto nello spazio di gioco. Per renderlo possibile, però, avevamo bisogno di una periferica per manipolare uno spazio tridimensionale che non fosse quindi un joystick.

Dunque trovammo alla MIT design clinic il brevetto di un dispositivo a forma di guanto capace di manipolare oggetti virtuali in uno spazio 3D, ne comprammo la licenza e anzi, eravamo in procinto di entrare sul mercato assieme ad Hasbro: il progetto però crebbe a dismisura, diventando di fatto irrealizzabile. A quel punto decidemmo di uscirne e reinventammo la periferica per farla funzionare con il NES.”

Anche se il Power Glove non ha avuto il successo sperato però, Abrams ha comunque parole al miele per la sua creatura:

Aveva un gran bel design per l’epoca. Parliamo di qualcosa realizzato 30, 35 anni fa e che sembra figo ancora oggi. Era decisamente troppo avanti coi tempi.

Fonte: Nintendolife


Studente liceale amante delle arti canoniche tanto quanto del medium videoludico, ha deciso di unire assieme le due cose e dare la sua personalissima lettura al mondo dei videogiochi: non che ci si aspettasse diversamente da qualcuno che fa discorsi filosofici sulla trama di Drawn to Life 2. Quando non scrive, disegna, e quando non disegna è probabile che stia giocando a qualche RPG di bassa qualità per poi scriverci e/o disegnarci a riguardo, ovviamente.

Lo trovate su Facebook e YouTube.

Autore: Luigi "Enpitsu" Riccio

Studente liceale amante delle arti canoniche tanto quanto del medium videoludico, ha deciso di unire assieme le due cose e dare la sua personalissima lettura al mondo dei videogiochi: non che ci si aspettasse diversamente da qualcuno che fa discorsi filosofici sulla trama di Drawn to Life 2. Quando non scrive, disegna, e quando non disegna è probabile che stia giocando a qualche RPG di bassa qualità per poi scriverci e/o disegnarci a riguardo, ovviamente. Lo trovate su Facebook e YouTube.