17 Settembre 2019 • Recensione

River City Girls – Nintendo Switch (RECENSIONE)

È stato strano leggere l’annuncio di un nuovo titolo della serie “River City”, conosciuta dai fan più incalliti e in oriente col nome di “Kunio-kun”. Seppur nell’ultimo periodo abbiamo visto il ritorno di numerose serie dimenticate (come la recente remastered di Spyro), e benché Kunio abbia ricevuto ben due nuovi capitoli su Nintendo 3DS, per molti è stata comunque una sorpresa gradita scoprire che lo studio indie californiano Wayforward (conosciuto per la serie Shantae) e Arc System Works stavano lavorando a un nuovo spin-off dedicato alla mascotte dell’ormai defunta Technōs Japan. Da questa collaborazione arriva “River City Girls”, una nuova avventura che promette di svecchiare la serie portandola ai tempi moderni in compagnia di Misako e Kyoko, due ragazze pronte a tutto pur di salvare i propri amati.

GIRLS ON A MISSION

Già apparse nel prequel di River City Ransom “Shin Nekketsu Kōha: Kunio-tachi no Banka” uscito su Super Famicom il 29 Aprile 1994, le protagoniste si rivelano fin da subito forti e carismatiche, entrando rapidamente in azione appena vengono a sapere, tramite un misterioso messaggio, del presunto rapimento dei loro cari Kunio e Riky. Da questa premessa, introdotta con un fantastico motion comic chiaramente ispirato ai panel di un manga shonen, comincia la nostra avventura per le vie della città.

L’Amore non può essere fermato da stupide lezioni di matematica.

Fin dai primi minuti di gioco la presentazione è a dir poco spettacolare, la pixel art usata è semplicemente divina, sfoggiando un sacco di personaggi ben caratterizzati e pieni d’animazioni all’interno di background colorati e vari. Il risultato è tutto merito del team Wayforward, il quale ha pensato bene di incaricare degli animatori per disegnare le bozze preliminari dei vari frame che poi sono stati riadattati dagli artisti Kay Yu e Hunter Russel in gloriosi cubetti computerizzati. L’unica pecca sono certi effetti 3D usati per gli attacchi, i quali si sposano male con il resto del gioco. A parte però quest’ultima imperfezione il risultato, come già detto, è una pura e semplice gioia per gli occhi, abbandonando finalmente i limitati sprite per NES, fin troppo abusati negli ultimi capitoli 3DS.

Gli sprite sfoggiano un look che trova il perfetto mezzo tra contemporaneo e retro.

Nemmeno dal lato sonoro veniamo delusi, e infatti come in ogni produzione Wayforward la colonna sonora è splendida. Seppur non tutti memorabili, i brani commissionati ai musicisti Chipzel (compositrice per Super Hexagon) e Dale North (conosciuto per il suo lavoro in Wizard of Legend) regalano temi chiptune orecchiabili che ci immergono completamente nelle numerose località di gioco. Le musiche che risaltano di più sono sicuramente quelle composte dalla cantante Megan McDuffee, la quale si distingue per l’uso di testi insieme alla base musicale. Insieme alla grafica e al sonoro troveremo numerosi dialoghi doppiati durante le varie sezioni di gioco, cutscene d’introduzione per i boss (animate dallo Studio Yotta, gli stessi che hanno lavorato al cartone “OK-KO”), i già citati motion-comic, un sacco di menu e schermate personalizzate. Insomma, l’impatto è sicuramente quello che si avrebbe mettendo mano a una vera produzione moderna della serie di Kunio, mostrando una River City finalmente al passo coi tempi.

Il menu principale è pieno di carisma.

CITY JOURNEY

La presentazione non è ovviamente tutto per un gioco, pertanto è il momento di parlare del gameplay, partendo prima di tutto dallo spiegare perché il capitolo originale per NES è così amato tutt’ora. In River City Ransom, per discostarsi dalla ripetitività del genere Beat ‘Em Up, i produttori Mitsuhiro Yoshida e Hiroyuki Sekimoto (già conosciuti per aver lavorato al primo Double Dragon) avevano deciso di offrire un’intera città esplorabile, con strade piene di nemici da pestare e centri commerciali dove poter acquistare cibo, indumenti o mosse necessarie a migliorare le proprie statistiche.

Per il 1989 pestare qualcuno e poi andare a prendersi un caffè era da standing ovation.

Seppur alla fine l’intera mappa si limitasse a un percorso per la maggior parte lineare, nonché l’acquisto di determinati oggetti fosse obbligatorio per proseguire, il titolo fu rivoluzionario per l’epoca, venendo ricordato ancora oggi come uno dei migliori giochi del genere. Questa peculiarità è stata riportata (ovviamente) pure in River City Girls, ma fino a un certo punto. La città di Kyoko e Misako è molto più articolata dell’originale, venendo divisa in sei quartieri ben distinti, ciascuno con il proprio tema e personaggi unici. Per necessità di narrativa, nonché a causa del possedere una mappa così estesa, l’esplorazione è stata limitata rispetto alla completa libertà del capitolo originale di Kunio.

Per muoversi velocemente da un quartiere all’altro si può usare l’autobus, reperibile nelle apposite fermate.

Ci saranno zone a cui non potremo accedere in un primo momento e spesso verremo fermati in schermate dove il gioco ci chiede di sconfiggere un tot di nemici. Unite alle missioni principali, le quali indirizzano precisamente sul da farsi, il tutto può risultare in un primo momento fin troppo lineare, ma la narrativa, i commenti delle protagoniste e il combattimento rendono questo cambiamento di rotta digeribile senza (troppe) lamentele.

Commenti del genere intrattengono, ma non rendono meno noiose certe sezioni.

DOWNTOWN SMASH

Parlando del combattimento, il menare orde di scolari ribelli risulta solido. Dopo un primo momento di familiarizzazione coi controlli diventerà naturale il ritmo del gioco, permettendo di eseguire qualunque tipo di mossa senza problemi. Partendo dalla limitata combo standard da tre colpi il giocatore man mano può imparare attacchi normali, pesanti, in aria, speciali (attuabili per mezzo dell’apposita barra verde), parate e diversi modi di agguantare gli avversari. In aggiunta c’è un buon numero di armi che possono essere raccolte per facilitarci la vita nelle sezioni più impegnative. Seppur non si arrivi alla complessità di un picchiaduro, nonché nei primi momenti di gioco ci senta molto limitati, le ragazze di River City risultano alcuni dei personaggi più comodi che abbia usato in un Beat ‘Em Up. In qualunque momento sarà possibile poter invitare un amico  per farsi aiutare durante l’avventura, basterà premere l’apposito tasto nel controller e si entrerà subito nella partita. Giocare in co-op è molto spassoso, l’unica pecca è che ogni personaggio ha un livello fisso che parte da 0 (parleremo più approfonditamente di questa meccanica tra poco), pertanto se magari non è stata già livellata in precedenza la ragazza selezionata, nelle sessioni più avanzate il vostro amico potrà avere delle difficoltà.

Quando si dice “prendere una persona a pesci in faccia”.

Concentriamoci un attimo sul come si ottengono le svariate mosse. Da un lato possiamo imparare alcune di esse aumentando di livello le nostre protagoniste, proprio come in un RPG. L’aumento di livello è dettato dall’esperienza ottenuta sconfiggendo i nemici e ci premierà con un leggero accrescimento della stamina, della barra per le mosse speciali e, ogni tanto, con qualche mossa. Personalmente non ho mai sopportato i sistemi di livello nei giochi, pertanto la semplicità e non invasività della loro presenza lo trovo solo un punto a favore. In alternativa alcune mosse bisognerà comprarle nel Dojo, un negozio apposito che troveremo per la città. Per quanto sia una scelta interessante dare libertà al giocatore su quale mossa comprare, il negozio non dà un chiara indicazione sui comandi e il funzionamento di esse, limitandosi a specificare il tipo, il nome e a mostrare l’animazione. Questo mi ha portato spesso a compiere acquisti alla cieca, trovandomi costretto dopo aver già pagato a testare la nuova mossa per scoprire se fosse effettivamente utile o no. Permettere di poter provare preventivamente le mosse in una zona d’allenamento sarebbe stato perfetto.

Certe mosse meritano solo per il nome.

HERE COMES THE BAD GUY

Ovviamente nessuna tecnica è divertente da attuare senza nemici degni di questo nome. River City Girl offre svariati gruppi di personaggi, ciascuno coi propri attacchi. Niente di particolare, se si riesce a prevedere cosa fa il nemico il tutto si limita a una parata ben piazzata, seguita da un contrattacco, ma comunque, per quanto semplice, funziona. Per rendere gli scontri più dinamici è stata aggiunta la meccanica dell’“aiutante”. Ogni tanto può succedere che qualche nemico ci supplichi di risparmiarlo: se lo si perdona quest’ultimo sarà disponibile ad aiutarci, venendo in soccorso se chiamato con l’apposito tasto. Il nostro nuovo amico avrà dei cuori che indicheranno la sua vita e si limiterà a fare solo un attacco. Su carta sembra un’idea carina, permettendoci di poter avere una mano nei momenti più critici, ma purtroppo gli aiutanti si rivelano presto inutili a causa della loro A.I  che sembra interessata solo a farsi picchiare.

È l’uomo Tigre che si fa pestare male~

Mi sembra doveroso finire questo paragrafo trattando i boss. Ciascun cattivone oltre a essere un personaggio simpatico e ben caratterizzato si rivela anche una sfida molto interessante (a eccezione del boss finale), sfoggiando uno stile di combattimento unico che spesso cita interi generi videoludici. Quelle che troviamo davanti sono ottime sfide le quali sproneranno il giocatore ad attuare una strategia piuttosto che limitarsi, come in molti Beat ‘Em Up, a una semplice sferrata di pugni sperando di vincere prima che l’avversario finisca completamente la nostra barra vita.

Bello il nuovo Guitar Hero.

SHOPPING TIME!

Come in River City Ransom, durante il corso dell’avventura saranno presenti negozi, da bar a banchi dei pegni, dove si potranno acquistare oggetti di ogni tipo.  Ciascuna attività commerciale si distinguerà per venditore e merce esclusiva, della quale al di fuori dell’icona e del nome, non verrà rivelato l’effetto finché non si comprerà almeno una volta. In generale ci saranno o vestiti che provocano qualche tipo di vantaggio rispetto ai nemici o oggetti per ricaricare salute che possono essere consumati al momento, oppure tenuti nell’apposito menu. Specifico oggetti e non cibo perché qualunque merce diversa da indumenti ricarica la vita, dal latte alla cartuccia di un videogioco. Questa scelta risulta molto più restrittiva rispetto alla controparte 8-bit, la quale offriva cibo, indumenti e libri che se usati davano miglioramenti più sostanziali, ma immagino sia una conseguenza del sistema di livelli semplificato. Penso che la via di mezzo perfetta sarebbe stata rendere molti di questi acquisti dei simpatici collezionabili, da comprare e tenere in un apposito menù.

Non serve a niente, ma cavolo se sentivo il bisogno di avere quel cuscino.

Parlando più specificatamente di come si comprino questi beni, è arrivato il momento di trattare la meccanica dei soldi in River City Girls. Come nell’avventura originale di Kunio, Misako e Kyoko non hanno un numero di vite prestabilito, ma piuttosto se sconfitte vengono riportate nella zona più vicina al precedente scontro, penalizzate esclusivamente dalla perdita di una parte del proprio denaro. In River City Ransom si trattava di privarsi della metà netta dei propri risparmi, mentre qui il gioco si limita al mero 20%. Questo significa che il giocatore ha un numero di tentativi praticamente infinito a sua disposizione, ma comunque tenterà di dare il suo meglio per poter tenere il portafogli intatto il più possibile. Per ottenere la pecunia basterà menare i nemici davanti a noi, i quali, una volta sconfitti rilasceranno una monetina da raccogliere. In aggiunta otterremo denaro come premio della sconfitta di un boss o del completamento di missioni secondarie.

Fosse così facile fare soldi nella vita reale.

Le missioni secondarie di River City Girl, purtroppo, in piena tradizione Wayforward, si limitano a mero backtracking per allungare il gioco, richiedendo di collezionare o distruggere un determinato oggetto. Alcune di esse possono essere ignorate, ma purtroppo altre diventeranno mandatorie per poter proseguire con l’avventura. Nulla di grave, il ritmo del gioco rimane costante, ma personalmente avrei preferito più varietà oppure la loro completa assenza.

Di solito le missioni ci vengono date da Godai, il nostro simpatico stalkeratore di quartiere.

THAT WAS IT?!

E’ il momento di parlare della magagna più grande dell’intera produzione: il finale. Non entrando nello specifico dell’argomento per evitare spoiler, l’avventura di Misako e Kyoko risulta tagliata a metà, non tanto per il colpo di scena (il quale era prevedibile per i fan della serie), ma piuttosto per come è stato introdotto in maniera frettolosa, senza contare che contraddice l’incipit del gioco. Personalmente sembra che Wayfoward abbia cambiato all’ultimo la trama dell’opera, nonché abbia preso un po’ troppo seriamente il canon di “Kunio-kun”, richiedendo al giocatore per comprendere a pieno la conclusione anni e anni di titoli della serie mai usciti dal Giappone. Pertanto il mio consiglio è quello di giocare il titolo senza troppe pretese (dopotutto parliamo di un Beat ‘Em Up) e di sapere che il canon di Kunio e compagnia è stata rebootato recentemente coi nuovi capitoli River City Tokyo Rumble e River City: Rival Showdown, i quali si rifanno esclusivamente all’originale capitolo per NES, ignorando il resto.

Il gioco regala un sacco di citazioni sia ai capitoli precedenti che alla serie Double Dragon.

HIGHTECH FOUNDRY

Parlando del lato tecnico, la versione Switch si dimostra(va) altalenante. Prima dell’ultimo aggiornamento (il 9.0.0 per intenderci), il gioco soffriva di alcuni momenti in cui il frame-rate diventava instabile per qualche secondo, per poi riprendere. Questo difetto avveniva di continuo sia in portatile che in modalità fissa, presentandosi in momenti apparentemente causali durante la partita. Ho pure sentito alcune lamentele riguardo dell’input-lag presente in tutte le versioni del gioco, ma durante le mie sessioni mi è sempre sembrato che i comandi venissero ricevuti senza alcun problema. Con mia sorpresa, a seguito dell’aggiornamento della console il titolo ha cominciato a girare fluido, giusto qualche scatto quando si riprende una partita dalla modalità riposo. Personalmente non ho idea del perché di questo miglioramento improvviso, ma è ben apprezzato. Dal lato risoluzione il tablet Nintendo regge River City Girls alla pari con la concorrenza, prevedibile visto la natura 2D del titolo. Grande nota di demerito per l’adattamento italiano, terminologie e traduzioni completamente errate ne fanno da padrone, dando l’idea di un lavoro svolto con qualche traduttore online e poco più.

Evitate la traduzione italiana come la peste.

I NEED A RIVER CITY GIRL

In conclusione, trovo River City Girls un gioco imperfetto, il quale soffre a causa di svariate scelte che minano la trama e il gameplay. Per fortuna qualunque problema viene tranquillamente sorvolato grazie alla bellissima presentazione, al gameplay soddisfacente e alle protagoniste spassose che ci accompagnano in uno dei Beat ‘Em Up più divertenti degli ultimi anni. Se siete alla ricerca disperata di un gioco del genere o siete grandi fan di River City è un acquisto obbligatorio, per gli altri consiglio di aspettare un eventuale sconto, visto il prezzo base esoso di 29,99€.

MAZZATE E CUORICINI/10

  • Gameplay fresco e divertente…
  • Presentazione spettacolare con grafica e musiche bellissime.
  • Rigiocabile in ogni momento.
  • …che però cade nei problemi tipici del genere.
  • Backtracking inutile e tedioso.
  • Il Finale.
Una produzione Wayforward che porta la serie River City ai tempi moderni, con una presentazione di prima qualità. Purtroppo l’esperienza viene minata da varie imperfezioni a livello di trama e gameplay, ma il gioco riesce a rimanere godibile, per merito della passione degli sviluppatori per la serie e della simpatia delle protagoniste.

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RetroGamer incallito fin dall’infanzia, cresciuto sotto l’ala protettrice dei migliori platform dell’era 16-32bit. Massimo esperto della trilogia PS1 di Spyro, i suoi altri interessi comprendono i cartoni animati, fumetti e disegnare. Il suo compito su Nintendoomed è l’ardua gestione dei social, offrendo i migliori memini freschi sulla piazza, senza rinnegare al contempo la stesura qualche articolo quando necessario.
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Autore: Salvatore "Sal" Salerno

RetroGamer incallito fin dall'infanzia, cresciuto sotto l'ala protettrice dei migliori platform dell'era 16-32bit. Massimo esperto della trilogia PS1 di Spyro, i suoi altri interessi comprendono i cartoni animati, fumetti e disegnare. Il suo compito su Nintendoomed è l'ardua gestione dei social, offrendo i migliori memini freschi sulla piazza, senza rinnegare al contempo la stesura qualche articolo quando necessario. Lo trovate anche su Twitter e Instagram