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23 Marzo 2020 • Notizia

Reggie Fils-Aimé ha fatto una seconda conferenza all’università Cornell Dyson

Come sappiamo, Reggie Fils-Aimé è ora in pensione, anche se fa parte dell’amministrazione di GameStop (riuscirà a salvare la catena?) ed è leader in residence alla sua vecchia università: la Cornell Dyson.

Dopo la sua prima conferenza, lo scorso ottobre, ne ha tenuta un’altra questo febbraio, e per fortuna anche questa volta un utente di ResetEra ci ha portato un dettagliato resoconto, che io qui vi riproporrò tagliuzzando un po’ se no facciamo notte.

Domanda 1: il tuo primo ricordo?

Qui Reggie ha parlato della sua famiglia: i suoi genitori venivano da Haiti e sono emigrati negli USA negli anni ’50. Suo nonno materno era un sostenitore della democrazia, mentre suo nonno paterno un pezzo grosso dell’esercito regolare. Praticamente Romeo e Giulietta! (Tra l’altro i suoi genitori non parlavano una parola di inglese quando sono emigrati, scopriamo dalla domanda successiva).

Il suo ricordo più vecchio è essere un bambino di 3 anni (Reggie è del ’61, quindi 1964) nel suo appartamento di New York e sentire i genitori parlare della situazione politica del suo Paese natale (dal 1957 al 1971 Haiti fu governata dal dittatore François “Papa Doc” Duvalier). Ciò ha contribuito a dargli un senso di origine haitiana, nonostante fosse nato negli Stati Uniti.

Domanda 2: come sei arrivato alla Cornell?

Dopo un po’ di cose che non ci interessano, come il fatto che grazie ai suoi professori è entrato in Procter & Gamble, ha parlato di perché è entrato in Nintendo!

Come tutti sappiamo, nei primi anni 2000 la PlayStation 2 dominava il mercato, cinquecento spanne sopra Xbox e soprattutto GameCube. È stata la fascinazione di Reggie per i business in crescita che l’ha spinto a unirsi a Nintendo. Pensate, se il GameCube avesse venduto bene, non avremmo avuto Reggie! E un logo a graffiti

In quel periodo, le vendite di software Nintendo latitavano, e questo li spinse a rinunciare alla corsa alla miglior grafica che stavano facendo le altre console.

In seguito Reggie ha annunciato due cose: che avrebbe partecipato alla fiera South by Southwest in Texas… o l’avrebbe fatto se non fosse stata annullata per il coronavirus. Ahem. La seconda è che Reggie sta scrivendo un libro! Be’, è ancora nelle fasi iniziali, ma sarà un discorso sui suoi principi di business con esempi tratti dalla sua esperienza personale. Non proprio un’autobiografia, ma quasi. Parlerà soprattutto della filosofia del “cadere in avanti”, usare i fallimenti come rampa di lancio per migliorarsi (vedi Wii U che ha ispirato Switch).

E ora passiamo alle domande chieste dal pubblico. Spoiler: sono tante.

La stessa persona che l’altra volta gli aveva chiesto della gaffe Activision-Hong Kong (ve la ricordate?) gli ha chiesto la sua opinione sull’etica nel posto di lavoro, i sindacati e i rinvii nell’industria dei videogiochi, soprattutto riferendosi al disastroso lancio di Anthem.

Reggie recita la famosa frase di Miyamoto “un gioco rinviato finisce per essere bello, un gioco fatto di fretta sarà brutto per sempre”.

Riguardo ai sindacati, in teoria, se un posto di lavoro è gestito nel modo giusto (tipo non EA con Anthem), non dovrebbe essercene bisogno. Ha chiarito di non essere contro i sindacati, visto che anche suo padre era sindacalista.

La prossima domanda riguarda ancora argomenti scomodi, il crunch e i licenziamenti.

Ricordate la storia di Iwata che si decurta lo stipendio pur di non licenziare nessuno nei primi tempi del 3DS? Non è stato l’unico, molti dirigenti (forse incluso Reggie stesso) si sono tagliati lo stipendio in quel periodo, per evitare i licenziamenti di massa che sarebbero andati contro la politica di Nintendo.

Qui parte una tangente sul suo rapporto con Satoru Iwata: i due avevano legato perché si sentivano accomunati dal fatto di essere entrambi degli “esterni” che hanno scalato le gerarchie di Nintendo molto velocemente. Parlavano spesso dei motivi per cui amavano il loro lavoro. Reggie ha confermato quello che in fondo sapevamo tutti: è Iwata la mente dietro Nintendo Switch.

Tra l’altro, la storia del Nintendo 3DS (che inizia maluccio ma finisce per superare le vendite di Xbox One) è usata in quella stessa università come case study.

Non c’entra niente con niente, ma Reggie aveva menzionato di giocare a calcio ai tempi dell’università: la persona gli ha chiesto con che ruolo. Difensore.

Il fratello di chi ha scritto il topic ha chiesto a Reggie i suoi ricordi preferiti dall’E3 (sigh).

Reggie adorava l’esperienza dell’E3, e vedere i fan sorpresi ed esaltati dagli annunci. I suoi due momenti preferiti sono stati il suo primo E3, nel 2004, e la reazione del pubblico alla sua frase “I’m about kicking ass”; e due anni dopo la reazione della folla alla presentazione del Wii. Migliaia di fan irruppero nel padiglione, ignorarono completamente gli stand Sony e Microsoft e si buttarono a giocare a Wii Sports. Un gran giorno indeed.

Reggie aveva qualche input creativo nei Nintendo Direct?

Ovviamente aveva qualche input, ma la maggior parte della responsabilità era degli sviluppatori. Amava gli sketch, soprattutto quello del Fils-A-Mech.

Il suo ruolo non era dare input creativo ai videogiochi, ma per il poco che ha fatto ci sono diversi progetti Nintendo che includono il suo nome tra i ringraziamenti speciali. Ha anche affermato di non avere idea di quando sarà il prossimo Direct.

La domanda successiva riguardava lo storytelling nei videogiochi.

Un gioco non ha bisogno di una grande trama per essere bello (OK, Miyamoto, puoi toglierti quel costume da Reggie, ti abbiamo scoperto), ma quando succede quel gioco diventa subito un classico.

Una domanda sulla creatività.

La creatività di un uomo d’affari e quella di un artista sono molto diverse, e lo sa perché sua figlia fa l’illustratrice! Reggie al momento si sente in difficoltà creativa quando deve scrivere post su Twitter…

Torniamo alla trama. Che ne pensa Reggie dei giochi che hanno un grande focus sulla storia, per esempio quelli Sony?

Non c’è un approccio superiore all’altro, non dovrebbe essere una forzatura. I migliori giochi sono quelli che hanno cura sia di storia che di gameplay. Anche la serie Zelda, che ha una trama più curata rispetto a Mario, è sempre abbastanza semplice. Reggie ama i giochi su ogni piattaforma, console o PC, e loda gli indie che fanno avanzare il medium.

La domanda di chi ha scritto il post! Qual è il tuo gioco preferito di Mario?

Super Mario World, con Super Mario Odyssey al secondo posto.

(Ora l’autore non ha potuto prendere appunti perché stava tornando a sedersi, ma qualcuno gli ha chiesto delle reazioni dei fan e lui ha menzionato che i fan si erano incacchiati alla notizia che il primo Metroid Prime sarebbe stato in prima persona).

Quando hai capito che era ora di andare in pensione?

Di solito lui sceglie di lasciare un’azienda quando capisce di aver fatto abbastanza. Per Nintendo è stato così: si sentiva pronto a lasciare le redini a Doug Bowser, e così ha fatto.

Le ROM hack di Mario hanno ispirato la creazione di Super Mario Maker?

L’ispirazione per SMM è derivata da Takashi Tezuka e Shigeru Miyamoto, che volevano condividere con il mondo il loro divertimento nel disegnare i livelli di Mario. Le ROM hack non sono state il motivo principale, ma Nintendo sa bene che esistono e hanno successo tra i fan.

Reggie è consapevole dell’aggressività con cui Nintendo difende le sue IP, e del fatto che i fan non ne sono molto felici.

Una domanda sulle differenze culturali tra America e Giappone.

Nintendo non è veramente un’azienda giapponese. Ha sede a Kyoto, e prende molto spunto dalla filosofia dell'”artigianato di Kyoto”, e il suo più grande pensiero è far sorridere la gente.

La cosa che gli manca di più di lavorare a Nintendo (oltre a Iwata) sono i viaggi in Giappone. A lui piaceva la cultura di Nintendo, ma non pensa fosse una cultura aziendale particolarmente giapponese.

Sul potenziale multimediale delle IP videoludiche.

Le IP dei videogiochi hanno un enorme potenziale inespresso, ad esempio The Witcher che è passato da libro a videogioco a serie Netflix di successo. Menziona anche il coinvolgimento di Nintendo con i parchi Universal.

Le imprese multimediali devono però mantenere l’essenza dell’originale. Il vecchio film di Super Mario Bros. è un esempio di come può andare tutto male!

Torniamo alle sfide culturali di lavorare per un’azienda giapponese.

Reggie ha lavorato per aziende di molti Paesi: giamaicane, irlandesi, ceche…

Per un po’ ha lavorato alla Guinness, e una delle loro bevande più famose si chiama Black and Tan, un cocktail creato mettendo una birra scura sopra una chiara. Ma se tu vai in un pub irlandese e chiedi una Black and Tan, ti sbattono fuori! Quello era il soprannome per i poliziotti britannici che commettevano crudeltà durante la guerra di indipendenza irlandese. In Irlanda, lo chiamano “half and half”.

Ultima domanda: qual è il tuo main in Super Smash Bros. Ultimate?

Reggie specifica di essere pessimo al gioco (ti capisco), ma di amare giocare con Zelda, per le sue capacità di recupero.

Fonte: ResetEra

Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.