20 Gennaio 2016 • Recensione

Temple of Yog (Wii U Eshop)

Un sacrificio umano in cambio del progresso: è questo l’antico e macabro patto sigillato dalla civiltà protagonista di questo nuovo roguelike sviluppato da Chudchud Industries in esclusiva per Wii U. Scopriamo insieme se questo gioco merita un altro sacrificio: quello del vostro prezioso denaro!

Quattro eroi e un tempio maledetto

Il gioco si svolge in un mondo di fantasia, in cui quattro gilde hanno stretto il già citato sanguinosissimo patto con una divinità golosa di anime umane. Ogni anno, uno sventurato tributo abbandona la sua gilda per attraversare il portale magico in cima all’inquietantissimo tempio di Yog. Da qui, il nostro eroe avrà un’unica certezza: non tornerà mai più indietro.
Il giocatore potrà scegliere quindi una delle quattro classi che il titolo mette a disposizione: l’augure, lo stregone, il guerriero e il ladro. ciascuno ha un diverso set di caratteristiche di base: nel caso del guerriero ad esempio, la statistica più alta sarà la salute, mentre avremo più limitazioni in termini di mana, qui chiamato MP. Selezionando lo stregone invece, in maniera del tutto speculare, ci troveremo a controllare un personaggio con un buon quantitativo base di mana e una salute scarsa. Istintivamente, partita dopo partita la tendenza sarà quella di usare sempre l’esponente della stessa gilda; ciò accade perché potremo spendere i punti ottenuti nel corso delle partite in potenziamenti, che consentono all’eroe successivo di essere più preparato ad affrontare il sacrificio. È quindi chiaro che al fine di migliorare il proprio punteggio, la tattica giusta è quella di pompare sempre la stessa gilda, il tutto per arrivare un po’ più in là della partita precedente.

E’ importante sottolineare come la modalità di attacco sia la stessa per tutte e quattro le classi, ovvero dei proiettili a distanza che possiamo indirizzare tramite la levetta destra. Niente corpo a corpo quindi, nemmeno nel caso del Guerriero: le uniche distinzioni in termini di attacco saranno quindi il range e la cadenza dei proiettili, e la tipologia di attacco speciale, attivabile mediante il tasto ZL, che consuma la barra del mana.
Infine, oltre alle più classiche “salute” e “mana”, è presente una terza e importantissima caratteristica base: la barra dell’Ombra; ma per capire cosa sia e a cosa serva, dobbiamo prima rispondere a una domanda fondamentale: cosa accade oltre il portale del tempio di Yog?

Un tuffo nelle ombre

Una volta iniziata una nuova partita, saremo catapultati in un mondo simile a un grande giardino incolto, i cui inquilini sono delle creature ben poco ospitali, come piante mangiauomini, ragni blu giganti e serpenti velenosi, che dovremo eliminare con caparbietà per mostrare il valore dello sventurato eroe al sadico dio. Lo scopo del gioco è quello di superare i propri limiti e ottenere dei punteggi sempre più alti, eliminando più mostri possibile e andando avanti con gli scenari: infatti, in ogni piano del dungeon si nasconde un portale per arrivare al piano successivo. Ogni scenario è generato in maniera totalmente casuale, spesso anche troppo, in quanto non è raro spawnare in mezzo a quattro ragnoni pronti a toglierci metà della vita nel giro di un secondo, provocando non poca frustrazione. Il modo migliore per non farsi ammazzare, o almeno non troppo presto, è quindi quello di cercare il portale successivo, e nel frattempo eliminare le suddette bestie ostili e recuperare cuori e mana dagli scrigni (anch’essi sono perfettamente in tema con il nostro giardino degli orrori in quanto sottoforma di bulbi). E qui arriviamo alla caratteristica che differenzia Temple of Yog da un qualunque esponente del genere: la presenza di ben due mondi paralleli, uno sul televisore, e uno sul Wii U GamePad. Il nostro personaggio potrà fare il suo ingresso nel Regno delle Ombre mediante la pressione del tasto ZR, ma soltanto per un tempo limitato dalla barra dell’Ombra alla quale facevo cenno nel paragrafo precedente.

Ecco appunto quattro ragnoni infami.

La presenza di un altro mondo a cui fare riferimento, e nel quale potrebbe benissimo nascondersi il portale per il piano successivo, o un varco per arrivare a un portale altrimenti irraggiungibile garantisce senza dubbio un elemento di varietà e originalità aggiunta ad un titolo che altrimenti sarebbe risultato fin troppo generalista. In questa maniera il giocatore dovrà tenere d’occhio entrambi gli schermi, facendo attenzione a non entrare nel regno delle ombre nel punto sbagliato (per esempio tra i quattro famigerati ragnoni di cui sopra). Infine, è bene aggiungere che i due schermi possono essere intercambiati con il tasto R, anche se è caldamente sconsigliato giocare a TV spenta, pena un letterale salto nel buio nel caso in cui ci sia bisogno di entrare nelle Ombre.

Entra, muori, ripeti

Il gioco è tutto qui. Seleziona il tuo eroe, entra nel tempio, cerca di ottenere un buon punteggio, muori, potenzia il tuo eroe e ripeti il tutto. Se da un punto di vista Temple of Yog può essere un simpatico titolo mordi e fuggi, motivo per cui forse sarebbe stato più adatto su Nintendo 3DS, dall’altro l’offerta è piuttosto povera. Certo, un roguelike punta tutto sul fattore addiction, ma la piattezza degli scenari, che si distinguono solo per la disposizione degli ostacoli e dei nemici, lo scarsissimo numero di creature nemiche differenti (incontreremo sempre e soltanto 3-4 tipi di mostri) e la ripetitività delle meccaniche, non generano quella voglia irrefrenabile di spendere troppe ore tra i due mondi.

La collezione degli artefatti, oggetti utili ed equipaggiabili prima di attraversare il portale, e il superamento delle missioni secondarie temporanee possono essere incentivi aggiunti, ma di fatto il gioco è, almeno per il momento, fin troppo scarno. Aggiungo per il momento perché la software house ha deciso di pubblicare in futuro ben tre espansioni, che saranno gratuite per chi ha deciso di acquistare il gioco da subito al prezzo di 6€ circa. Per tutti gli altri invece, il gioco completo avrà un prezzo più alto.
Sinceramente, non comprendo la scelta di lanciare quello che a tutti gli effetti è solo un pezzetto del gioco, e probabilmente se avessi avuto in mano il prodotto completo il giudizio avrebbe potuto essere differente, ma sono solo un povero recensore e non posso comprendere le logiche del mercato videoludico come chi ne è protagonista.

Alcune parole sul lato tecnico del gioco. Temple of Yog presenta una grafica retrò piuttosto gradevole, ma che non fa gridare al miracolo.  Stesso discorso per la musica, che non lascia il segno. Un solo motivetto mi è rimasto effettivamente in testa, ed è quello della schermata del Game Over, probabilmente per il numero di volte in cui è comparsa sul mio televisore. Infine, i caratteri sono un pugno nell’occhio per quanto riguarda la leggibilità, per carità, sono carini, originali e simpatici, ma soprattutto fastidiosi. Fortunatamente i testi sono pochissimi.

Giuro, su uno schermo di medie dimensioni e con i fondali in movimento, leggere sarà una sfida aggiunta

PS: non provate a mettere in pausa premendo il tasto +. Seriamente, non fatelo: è una trappola.

SACRIFICI/10

Il gioco risulta ripetitivo e un po’ sciatto, nonostante l’originalità nell’uso del Gamepad

PRO

CONTRO

• Gamepad ben sfruttato

Simpatico a piccole dosi

• Può migliorare con le espansioni

 Gameplay ripetitivo e un po’ piatto

 Tecnicamente “meh”
 Font fastidiosi

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l’ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista.
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Autore: Paolo "seemee" Simi

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l'ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista. Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram. Facebook: https://m.facebook.com/profile.php?id=1168535986 Twitter: @paolo_seemee Instagram: @paolo_seemee