21 Gennaio 2019 • Recensione

SEGA Mega Drive Classics (Nintendo Switch) – RECENSIONE

Messa in secondo piano dall’uscita di Super Smash Bros. Ultimate su Nintendo Switch, la prima settimana dello scorso dicembre non si è limitata ad accogliere soltanto un picchiaduro enciclopedico (e Katamari Damacy Reroll), ma anche un altro prodotto analogo: trattasi della raccolta SEGA Mega Drive Classics, già precedentemente pubblicata su PlayStation 4, Xbox One e ancora prima su PC. Abbiamo parlato più e più volte di come l’ibrida di Nintendo sia un’ottima casa per il retrogaming, perciò sarebbe stato assurdo non vedere ulteriori produzioni come questa in arrivo. Ma passando al sodo, com’è effettivamente questa raccolta? Abbiamo tra le mani un’operazione pigra pensata per ritagliare qualche vendita in più, oppure una piacevole sorpresa?

Ocio però, sono giochi preziosi (…anche se non tutti)

Se volessimo fermarci a vedere soltanto il prezzo di listino del prodotto, nonché la mole di giochi inclusi (una cinquantina) basterebbe poco per terminare questa recensione, anche perché sarebbe necessario tirare in ballo i soliti nomi, o meglio il solito nome: Sonic. Spesso e volentieri, infatti, quando si parla di SEGA non si tiene mai conto di tutto il resto che la casa ha prodotto nel corso degli anni. Da un lato, è comprensibile, soprattutto se teniamo in considerazione la scarsa attenzione rivolta dalla compagnia al riutilizzare queste proprietà al di fuori di raccolte celebrative o citazioni. Dall’altro è triste, perché all’interno della ludoteca del SEGA Mega Drive sono tante le gemme presenti.

Il sistema a 16-bit prodotto da SEGA è senza alcun dubbio una macchina che ne ha viste di tutti i colori in termini di supporto, un qualcosa di analogo alla scorsa generazione di console, iniziata nel periodo 2004-2005 e terminata dopo più di sei anni. La raccolta con cui abbiamo a che fare tiene in considerazione tutte queste diverse fasi di vita della piattaforma. Per chi non lo sapesse, la vita del Mega Drive è iniziata nel lontano 1988, quando ancora il NES aveva pochi anni di vita e il Super Nintendo era ben lontano dagli scaffali dei negozi. Non c’era ancora un porcospino a dettar legge, e a fare da rappresentanti della console non potevano che essere le produzioni da sala giochi di SEGA. Videogiochi come Golden Axe, Space Harrier ed Altered Beast diventavano quindi il punto di partenza per dare vita a una line-up sostanziosa, portando i cabinati arcade dentro le case dei consumatori. E la prima fase di vita della console è stata focalizzata su questo aspetto: replicare quelle esperienze, e in alcuni casi andare oltre con la produzione di veri e propri seguiti. Certamente la differenza dal punto di vista tecnico era comunque presente, perché per quanto incredibili ed elaborati fossero gli hardware SEGA System-16, 18 e 24, il Mega Drive non li avrebbe mai potuti replicare al 100% in termini di prestazioni, ma quantomeno si è fatto il possibile per non tradirne la loro essenza ludica. Quindi, conversioni di classici come Golden Axe, Flicky, Columns, o Bonanza Bros. diventavano il motivo principale per acquistare ai tempi la console. Giochi semplici, pensati per essere giocati da soli o in compagnia, che facevano della rigiocabilità il loro punto di forza, spaziando da picchiaduro a scorrimento a shooter, puzzle game o platform.

Le esperienze semplici e immediate proposte erano ben lontane da quanto potesse offrire la concorrenza, ma alla fine i punti di forza della compagnia erano pur sempre quelli. Fattori che vedremo poi maggiormente, qualche mese più tardi, con l’arrivo dei primi giochi pensati per la piattaforma. Abbiamo quindi seguiti di saghe nate su SEGA Master System come il discreto Alex Kidd in Enchanted Castle e Phantasy Star II, due seguiti esclusivi del già citato Golden Axe ma anche i meravigliosi The Revenge of Shinobi e Streets of Rage, per citarne alcuni. Non manca ovviamente l’arrivo della vera mascotte della piattaforma, cioè Sonic, che insieme ai titoli rilasciati nel periodo che intercorre tra il 1988 al 1992 ha permesso di affermare la piattaforma come vera alternativa ai prodotti Nintendo, confermando lo slogan americano “Genesis does what Nintendon’t!”.

Il supporto da parte della compagnia verso la piattaforma è senza alcun dubbio incredibile, ancora di più se consideriamo che allo stesso tempo a venire supportati trovavamo pure il già citato Master System e il SEGA Game Gear, segno di un’azienda florida che non sapeva quando fermarsi, proprio come la sua mascotte. Da non dimenticare anche la scelta di collaborare con alcune compagnie locali, le quali sarebbero poi diventate rinomate per le loro produzioni. Il Mega Drive è infatti anche la casa di aziende come Treasure e Camelot Software Planning, le quali i giocatori Nintendo avranno sentito nominare almeno una volta. Dalla prima abbiamo giochi come il run-and-gun (dopotutto, erano ex dipendenti Konami) Gunstar Heroes, il platform Dynamite Headdy e Alien Soldier, giochi ancora oggi più che validi e che hanno gettato le basi per le loro future produzioni quali Sin and PunishmentIkaruga. Dalla seconda invece vediamo fiorire produzioni in grado di rivaleggiare con il duopolio Square-Enix (scusate, non era voluta) sulla console avversaria con la serie RPG Shining che sarebbe continuata negli anni a venire, per poi evolversi (spiritualmente parlando) in quella che sarebbe diventata la serie di Golden Sun su Game Boy Advance.

Non mancano all’appello neanche software house occidentali che, strizzando l’occhio a quanto svolto successivamente da Sony con Naughty Dog e Insomniac Games, venivano prese in considerazione dalla compagnia con la produzione di titoli second party in grado di differenziare la line-up, come lo strambo quanto adorabile roguelike ToeJam & Earl, il picchiaduro a scorrimento su carta ed inchiostro Comix Zone, i due Vectorman, Kid Chameleon oppure Sonic Spinball, seppure quest’ultimo non risulti una delle produzioni migliori presenti, quanto discreta.

Ovviamente una collection non può accontentare tutti, e lo si vede con la presenza di alcune aggiunte messe più per far numero che per altro, perché dopotutto, come esiste un gioco così bello come Bonanza Bros., deve anche esistere una ciofeca come Super Thunder Blade. Questo purtroppo non è il solo, visto che a fargli compagnia troviamo anche il tremendo porting di Virtua Fighter 2 (che abbandona le sue radici 3D riadattandosi ad un hardware che non può ospitarlo) o produzioni dimenticabili come Alien Storm, Galaxy Force e ToeJam & Earl: Panic on Funkotron. Anche nel caso di brand che dovrebbero garantire qualità come Sonic the Hedgehog la situazione non migliora, visto che anche dopo diversi anni di distanza Sonic 3D Blast si rivela un’avventura difficile da controllare e poco ispirata. In compenso, il numero di prodotti scadenti è veramente esiguo, costituendo solo una piccola parte dell’offerta totale, rimanendo legati sostanzialmente a quanto vi ho qui segnalato.

Da segnalare è però l’assenza di Sonic the Hedgehog 3 & Knuckles e dei tre Ecco the Dolphin, già presenti nella vecchia edizione Steam. In questo caso c’è poco da fare, la situazione ricade nel solito discorso dei diritti di pubblicazione scaduti. Di preciso non abbiamo nessuna conferma, attenzione, ma da diverso tempo si specula sul fatto che il problema sia dovuto alla colonna sonora. Se per la terza (e quarta?) avventura del riccio blu ciò è un problema non indifferente, visto che il gioco non ha avuto più alcuna riedizione da dopo il 2011, lo è un po’ meno per i giochi del delfino, che sono stati riproposti (almeno i primi due episodi principali, e non lo spin-off Ecco Jr.) su Nintendo 3DS grazie a M2 e sono tutt’ora reperibili. Non è da escludere, infatti, che la scelta di rimasterizzarli sulla console portatile fosse dipesa proprio da questa scadenza. Ora o mai più, insomma. In compenso, sarebbe sbagliato svalutare il resto della produzione a causa di queste assenze, tenendo conto del numero di buoni giochi presenti e del lavoro svolto. Ma ecco, a proposito, com’è?

To be this good it takes AGES

L’arrivo di questa raccolta su Switch è comunque un avvenimento decisamente inusuale. Non tanto per la presenza dell’ennesima raccolta Mega Drive su console Nintendo, quanto per il fatto che… è la seconda sulla stessa piattaforma. Allo stato attuale su Nintendo Switch è possibile trovarne due: la prima, di cui vi ho parlato qui, e la seconda, denominata SEGA AGES e sviluppata (e attualmente supportata) da M2. Di per sé lo scopo delle due raccolte è differente, e questo dovrebbe bastare a chiarire eventuali dubbi, ma alcuni giochi (come ad esempio il primo Sonic the Hedgehog ed eventuali aggiunti in futuro in SEGA AGES) sono/saranno condivisi dalle due raccolte, cosa che fa pensare al consumatore medio “perché dovrei spendere 6,99€ per acquistare un solo gioco? Dov’è la fregatura con SEGA Mega Drive Classics allora?”

La risposta a questa domanda è presto detta, in quanto appunto, lo scopo delle due raccolte è diverso. SEGA AGES è un’edizione che punta prima di tutto ai fan hardcore del brand, che conoscono vita, morte e miracoli dei giochi presenti e sono interessati a riscoprirli con nuove aggiunte. Il lavoro svolto è eccellente, e in termini di fedeltà di emulazione il risultato è paragonabile all’hardware originale. Prendendo il caso di Sonic the Hedgehog, la versione su eShop include contenuti non presenti nell’originale, come l’introduzione delle mosse Spin Dash e Drop Dash, che sono state manualmente aggiunte nel codice del gioco, e la versione arcade Mega Play. Un altro esempio può essere il primo Phantasy Star per Master System, che per l’occasione è stato rivisto cercando di snellire l’esperienza di gioco e risolvere alcuni problemi che si portava dietro dal suo rilascio. Se guardiamo poi il lavoro svolto sempre da M2 su Nintendo 3DS, la compagnia ha sempre prestato massima attenzione anche ai più piccoli dettagli, visto che i giochi Mega Drive da loro riadattati emulano accuratamente perfino l’audio prodotto dalla console originale e dalla sua prima revisione. Piccolezze che fanno la differenza, ma che ovviamente non si possono applicare a tanti giochi in una sola volta, preferendo la qualità alla quantità.

L’approccio scelto da SEGA Mega Drive Classics invece è accettabile, con un’emulazione della piattaforma senza troppi fronzoli e con eventuali problemi di pixel scaling, audio e (poco) input lag, cosa che per gli appassionati risulta in un “No” grande quanto una casa. A diversificare un po’ la proposta della raccolta sono presenti il net-play per i giochi multiplayer, diversi save-state, una funzione (utilissima) di rewind, i classici filtri grafici e la possibilità di attivare dalle impostazioni una modalità “speculare” che riflette i giochi presenti proponendo volutamente un nuovo livello di difficoltà. In questo caso è la quantità a farla da padrona, ed è bene quindi che si tengano in considerazione questi fattori in sede di acquisto, soprattutto per il fatto che difficilmente tutti i titoli qui presenti verranno riadattati da M2.

Last but not least…

SEGA Mega Drive Classics si presenta come un prodotto in grado di soddisfare i fan più recenti della casa di Sonic, proponendo una raccolta che spazia dagli inizi del sistema a 16-bit fino al suo tramonto. La quantità e la qualità in termini di giochi è presente, seppure non manchino alcune mele marce. La raccolta non farà di certo la gioia di chi è alla ricerca di un’emulazione completamente fedele e accurata, ma non per questo risulta un acquisto da scartare. La soluzione migliore, anzi, è quella di accompagnarla a SEGA AGES, in modo da avere completo accesso all’intero catalogo retrò arcade e console su Nintendo Switch.

GENESIS DOES/10

  • Rapporto quantità e prezzo eccellente.
  • L’aggiunta del net-play si rivela interessante e in grado di dare nuova vita ai vecchi classici.
  • Dal punto di vista tecnico e degli extra si poteva fare di più.
SEGA Mega Drive Classics è un prodotto che farà la gioia di chi si sta avvicinando da poco al brand, un po’ meno degli appassionati, ma non rimane comunque un prodotto da scartare.

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Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l’addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l’internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest’ultimo non lo usa mai).

Autore: Filippo "Flippoh" Corso

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l'addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l'internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest'ultimo non lo usa mai).