Mortal Kombat 11 – Nintendo Switch (RECENSIONE)

11 min.
29.04.2019
Recensione


Dopo dodici anni di attesa da Ultimate Mortal Kombat per Nintendo DS, la serie ideata da Ed Boon e John Tobias è ritornata in pompa magna con Mortal Kombat 11, undicesimo capitolo della fortunata saga ex-Midway, ma anche epilogo della nuova trilogia iniziata ormai otto anni fa su PlayStation 3 e Xbox 360. Il ritorno di Mortal Kombat su console Nintendo è uno di quelli che si fa sentire e con gli interessi, in quanto il risultato finale ha dell’incredibile, non solo tenendo in considerazione la cura riposta da parte degli sviluppatori nella creazione di un picchiaduro che sappia intrattenere sia da soli che in compagnia, ma anche per adattare il tutto alla console ibrida. Vera e propria magia nera oserei dire, e che potrebbe anche far vacillare i giocatori in possesso di più piattaforme. Nessuno è stato escluso questa volta, né in termini di attesa e di contenuti. Sono comunque presenti alcuni inciampi nel corso della strada tracciata dagli sviluppatori, ma vedremo il tutto nel dettaglio tra poco.

Paragonato a molti altri esponenti del genere, Mortal Kombat è sempre stato un picchiaduro che della sua presentazione ne ha fatto vanto. Violento e cattivo, il suo cast di personaggi, primi fra tutti i ninja Scorpion e Sub-Zero, è entrato in pochi anni nell’immaginario collettivo del genere. Violenza concretizzata poi dal sistema di Fatality, mosse speciali inutili ai fini del combattimento, se non per umiliare definitivamente l’avversario, come risposta a un buonismo e innocenza che caratterizzavano i giochi dell’epoca. Mai si era visto nulla di simile, neppure nel caso di produzioni rivali come i primi Samurai Shodown di SNK, che della violenza e del gore ne limitò comunque la presenza, consapevole del target di riferimento. Mortal Kombat era figlio di una generazione di giocatori che stava crescendo, che voleva sentirsi grande e che come tale aveva la necessità di esprimersi. Ma poteva la sola violenza grafica giustificare il successo?

Ovviamente no, in quanto dietro quella scorza si nascondeva un picchiaduro tecnico e lento, dai ritmi diversi rispetto alle produzioni nipponiche, in perfetto contrasto con quanto già presente sul mercato. Mortal Kombat si faceva notare prima di tutto per la presenza di un pulsante dedicato appositamente a bloccare gli attacchi, la cui utilità cambiava radicalmente l’approccio di una battaglia. Niente più levette inclinate nella direzione opposta all’attacco, ma solo tanta attenzione. Attenzione che però premiava il giocatore grazie al suo sistema di combo, più lunghe in termini di esecuzione dei normali picchiaduro e che davano ampio sfogo alla presentazione. Ciò, unito alla tensione che riusciva a generare, dava vita all’ingrediente principale per una formula di gioco diversa, fresca e originale. Negli anni la serie ha sperimentato diverse soluzioni di gameplay, passando da giochi bidimensionali a quelli tridimensionali, per poi fare un passo indietro. È da qui che comincia la nostra avventura con Mortal Kombat 11: con la conclusione di un ritorno al passato.

Dove eravamo rimasti?

In seguito alla conclusione di Mortal Kombat X, il dio del tuono Raiden è stato corrotto nel tentativo di ripristinare il Jinsei manipolato dalla divinità Shinnok, diventando così un essere spregevole e capace di compiere atti ignobili nei confronti di coloro che vogliono minacciare il Regno della Terra. Le sue gesta, come mostrato nel capitolo precedente, hanno però portato allo stravolgimento della linea temporale, infastidendo la guardiana del tempo Kronika. Quest’ultima è infatti intenta a modificare a sua volta il tempo, al fine di eliminare dall’esistenza il dio del tuono e riportare l’ordine nell’universo. Da questa premessa, che potrebbe (e potrà) risultare soprattutto agli utenti Nintendo confusionaria, ha inizio l’avventura principale di Mortal Kombat 11. Una storia che, come detto precedentemente, conclude un ritorno al passato. Le azioni di Kronika danno vita all’incontro tra le iterazioni moderne e passate del cast principale della serie, i quali saranno giocabili all’interno dei dodici capitoli presenti nella Storia, al fine di imparare a conoscerli meglio e fermare i diabolici piani della divinità.

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Come consueto nella storia di Mortal Kombat non c’è propriamente un protagonista, ma anzi ci sono più protagonisti, ciascuno con diverse sottotrame da portare avanti. Elemento portante e che li accomuna è però il concetto della riconciliazione. Quest’ultimo intravisto dal punto di vista di una vera famiglia, come quella composta da Sonya Blade, Johnny e Cassandra “Cassie” Cage, da quello di popoli avversari in guerra tra di loro come i Tarkata e gli Osh-Tekk, e dal rapporto tra allievo e maestro con Raiden e Liu Kang. Il tutto è raccontato con un approccio cinematografico (ma del tipo di film trash belli, intendiamoci) che pone al suo servizio il gameplay vero e proprio come intermezzo tra i vari avvenimenti. L’alternarsi tra le due fasi è infatti spesso e volentieri immediato, senza caricamenti o altro, un po’ come se il gioco fosse lì a dirci “dai, ora tocca a te portare avanti la baracca”.

Una nota a sfavore di questa soluzione è però, involontariamente, il giocatore stesso. Seppure siano presenti vari gradi di difficoltà e l’esecuzione delle mosse speciali non sia affatto complicata, è facile ritrovarsi a utilizzare un personaggio di cui non si conosce proprio nulla. Arrivati a questo punto, la cosa più logica da fare, a match iniziato, è mettere il gioco in pausa e studiare le mosse, rompendo però così quel senso di immersione che gli sviluppatori stessi cercavano di realizzare. Ovviamente è possibile vincere qualsiasi incontro limitandosi a utilizzare i soliti attacchi di base, ma è un peccato che il gioco non proponga nulla, al di fuori della Palestra, per potere approfondire i personaggi di cui i giocatori avranno temporaneamente il controllo.

Per fare un esempio con un altro esponente del genere recente, ovvero Dragon Ball FighterZ, gli sviluppatori di Arc System Works hanno ben pensato di introdurre all’interno del normale svolgimento della trama dei tutorial opzionali, per nulla obbligatori quindi, e che riescono in poco tempo a introdurre tutte le meccaniche principali senza rompere il normale svolgimento del gioco. Ovviamente FighterZ e Mortal Kombat si rivolgono a tipologie di utenze diverse, ma quello che voglio semplicemente dire è che si tratta di un vero peccato che i ragazzi di NetherRealm non siano riusciti a proporre qualcosa di simile in modo da valorizzare ulteriormente i loro sforzi nel cercare di fare immedesimare i giocatori nell’azione. Tutorial più approfonditi sono comunque presenti nel gioco stesso, anche per imparare a eseguire le Fatality, e sono ben realizzati, è solo che la modalità Storia sarà per forza di cose la prima che verrà affrontata dai più, oltre che il modo migliore per provare il roster.

Troppo internet può fare male

C’è qualcosa in Mortal Kombat 11 però che fa più male delle Fatality, e non è altro che la connessione. Ma andiamo con ordine, in modo da capire quello che per me è effettivamente l’unico problema serio del gioco.
Mortal Kombat 11 è un gioco che si basa molto sulla connessione online. Non tanto per questioni di DRM o simili, ma perché ogni nostra azione all’interno del gioco, ogni risultato ottenuto all’interno delle modalità per giocatore singolo o in multiplayer, viene comunicato ai server di NetherRealm e Warner Bros. Games. Il motivo è presto detto, in quanto ciascun utente dispone di una propria Kombat Card (pensate, se ce l’avete presente, alla scheda giocatore di Rocket League) con all’interno informazioni riguardanti i progressi ottenuti nel gioco, il rango online, il numero di collezionabili in proprio possesso e dei resoconti giornalieri sull’utilizzo dei vari personaggi. Tutte funzioni utili e molto interessanti, che aiutano a rendere più personale l’esperienza dei giocatori. In modo da mantenere aggiornati questi dati, e soprattutto per potere ricevere le varie ricompense (che saranno necessarie nella Kripta, ma ne parleremo poco più avanti), bisogna però rimanere connessi online, in modo da comunicare con i server. Se per la modalità Storia ciò non è davvero un grande problema, in quanto non ne impedisce lo svolgimento, lo diventa per altre altre due modalità: le Torri classiche e le Torri del tempo.

Le Torri altro non sono che una sorta di modalità arcade in linea con quelle degli altri picchiaduro. Nelle prime, esattamente come ci si può aspettare, abbiamo un’esperienza del tutto classica e paragonabile a quelle di molti altri picchiaduro. Si sceglie un personaggio, si affrontano in una sequenza di match consecutivi i vari avversari, per poi combattere alla fine contro il boss finale del gioco. Il premio dietro ogni vittoria, oltre i vari collezionabili (monete, frammenti d’anima, o cuori per ogni fatality effettuata) è un finale non canonico per i vari personaggi.

Le seconde, invece, sono più particolari, in quanto mutano con il passare del tempo, offrendo nuove sfide in grado di migliorare la longevità del prodotto. Inizialmente sarà necessario però completare quattro piccole torri di tutorial per sbloccare il resto. Fatto questo, avremo a disposizione delle torri basate sul tempo, altre che andranno pagate in monete e saranno basate su un personaggio specifico, e un’ultima tipologia accessibile utilizzando delle particolari chiavi. Le ricompense dietro queste torri sono ovviamente le più succose, come Brutality (mosse finali al di sopra delle Fatality), nuove intro per i propri personaggi o elementi di equipaggiamento.

Ma quindi cos’è che non va bene, direte voi? Beh, proprio il vincolo della connessione online. Perché più volte mi è capitato durante le mie partite di ritrovarmi accompagnato fuori al menù principale perché la connessione con i server è risultata instabile. Non ho una connessione pessima, anzi, dove gioco mi ritrovo la console connessa tramite una Powerline e ho limitato l’accesso alla rete per gli altri dispositivi presenti. Sono giunto alla conclusione che 1) possa essere dovuto al modulo Wi-Fi della console o 2) si tratti di un problema dei server stessi. Sono più propenso per la prima opzione però, anche perché il problema è avvenuto per mezzo della modalità portatile. Ma davvero, non è il massimo, perché è come se stessi buttando tempo quando potrei prendere parte a una sfida online generica.

Che fastidio. Per di più dopo aver vinto un match.

Infine, parlando per un’ultima volta delle Torri del tempo, in molti hanno fatto notare sin dal lancio dei problemi per quanto riguarda la difficoltà di alcune torri, le quali costringerebbero i giocatori all’acquisto di potenziamenti all’interno del Negozio, rendendo l’esperienza paragonabile a quella di un free-to-play. Onestamente, potrei mettermi a scrivere alcune parole al riguardo, ma tenendo conto che al momento in cui vi scrivo NetherRealm ha confermato di essere al lavoro su di un aggiornamento, ritengo che sia il caso di tenere per il momento la questione in standby. Certo, il problema è attualmente presente ed è comunque innegabile, ma prima di considerarlo come vero punto a sfavore preferisco aspettare, anche perché sicuramente non ci vorrà molto.

Semmai, se c’è qualcos’altro di cui possiamo tutt’ora lamentarci, è la scelta di vincolare due personaggi presenti nella Storia principale, ovvero Shao Khan e Frost, come DLC da acquistare. Il primo era ottenibile anche per mezzo dei pre-order, ma ciò non toglie che non c’era alcun motivo, oggettivamente parlando, per tagliarli fuori, soprattutto quando il Kombat Pass è stato già annunciato e offrirà molti altri nuovi (e vecchi?) personaggi nel corso dei mesi.

Detto ciò, passeremo adesso ad analizzare nel dettaglio le personalizzazioni presenti all’interno del gioco e l’aspetto tecnico. Voltate pagina per saperne di più!

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Arrivati a questo punto, abbiamo avuto modo di vedere nella scorsa pagina quali sono i punti di forza di Mortal Kombat 11 e il suo vero tallone d’Achille. Tenendo a mente che i problemi riscontrati possono dipendere da fonti esterne al gioco stesso (ma comunque da non sottovalutare), arriviamo ora ad analizzare nel dettaglio le due peculiarità principali del gioco: la personalizzazione e l’aspetto tecnico. Perciò, andiamo avanti!

Il mio Mortal Kombat

Nel paragrafo precedente, dovendo parlare delle Torri, ho menzionato la Kombat Card, una tessera in grado di tenere conto delle statistiche del giocatore e molte altre informazioni utili. Ciascuna di queste tessere è personalizzabile e legata al giocatore, crescendo insieme a lui e ai traguardi ottenuti. In Mortal Kombat 11 la personalizzazione del proprio personaggio è una delle funzionalità principali del gioco, e sono veramente tanti gli elementi di equipaggiamento resi disponibili. Questi si possono suddividere ad esempio in schermate di introduzione diverse per i combattenti, nuovi (o vecchi) abiti e altri elementi cosmetici.

Il loro utilizzo è secondario e non comporta alcuna modifica in termini dell’esperienza di gioco ma anzi, diventa una parte fondamentale per la rigiocabilità del titolo. Infatti, l’ultima modalità per giocatore singolo importante è la Kripta. Diventata ormai una prassi degli ultimi capitoli, questa modalità pone i giocatori all’interno di una grande mappa da esplorare impersonando i panni di un viaggiatore intento a scovare tutti i tesori presenti sul posto. La Kripta, sostanzialmente, è un modo per rendere meno banale l’acquisto di nuovi elementi secondari come cosmetici, concept art, ecc, incentivando il giocatore all’esplorazione di un’enorme mappa e al continuare a giocare al titolo, in modo da ottenere abbastanza monete, frammenti d’anima o cuori per aprire tutti i forzieri necessari.

Anche questa modalità è fortemente vincolata dalla connessione online come per le Torri, ma data la sua natura eventuali problemi di connessione non sono per nulla un problema, anche perché il gioco salva la posizione corrente del giocatore. In linea generale, comunque, è evidente come tutti gli sforzi effettuati da NetherRealm abbiano permesso di dare vita ad un picchiaduro raffinato e ricco di incentivi, prendendo alcune note da certi giochi online oggi in voga. I contenuti secondari di Mortal Kombat 11 sono veramente tanti, e il tempo da dedicare per personalizzare la propria avventura, per renderla veramente propria, sarà tanto. Tutto ciò rende il titolo un’esperienza pensata per durare nel corso dei mesi, anche per merito del già annunciato supporto post-lancio.

La magia nera su Nintendo Switch, ma a che prezzo?

Passando adesso a un’analisi più approfondita dell’aspetto tecnico, resta da rispondere alla domanda che per molti utenti è il fattore determinante per l’acquisto di Mortal Kombat 11: com’è su Switch?
Incredibile, ecco com’è. Abbiamo più volte appurato che Nintendo Switch non è un mostro di potenza, stando al di sotto di Xbox One, e infatti tutti i porting di roba pubblicata nell’ultimo decennio non hanno presentato grossi problemi a girare sulla console ibrida sia in modalità portatile che TV. Al contrario, produzioni recenti, come ad esempio DOOM (2016), Wolfenstein II o Warframe hanno richiesto seri rimaneggiamenti per potere funzionare sulla console, offrendo delle prestazioni paragonabili a un PC di fascia bassa, e forse anche di più. L’esperienza in quei casi è rimasta comunque intatta, e il lavoro svolto è stato ottimo, ma erano situazioni come queste che facevano pensare ai più “sì, sarebbe una bella idea, ma dovremmo davvero considerarla?”. Ecco, anche Mortal Kombat 11 non è da meno, in quanto si è dovuto scendere a diversi compromessi per farlo girare sulla console di Nintendo.

Basandoci sui soli screenshot il risultato non è ovviamente dei migliori, ma in modalità portatile, complice il piccolo schermo di Nintendo Switch, il risultato è davvero piacevole e non sempre si nota la risoluzione così bassa. Non è Xenoblade Chronicles 2, insomma. E neanche un gioco “nebbioso” per ridurre la draw distance. Diverse geometrie dei modelli poligonali sono state ad esempio ridotte in determinate situazioni, la risoluzione il più delle volte (sia in modalità portatile che TV) non riesce a raggiungere risultati superiori ai 720p, ed è possibile notare diverse minuzie grafiche osservando attentamente i modelli poligonali e le texture. In compenso, però, in termini di framerate l’esperienza è rimasta quasi identica alle altre piattaforme. Il gioco gira a 60 fps (ma non sempre stabili) durante la maggior parte dei combattimenti, calando poi a 30 fps durante l’esecuzione di alcune mosse speciali pre-impostate. Quest’ultima soluzione non è comunque un’esclusiva della piattaforma, ma anzi, è condivisa da tutte le versioni console. Il significato di ciò è che quindi, pur con diversi compromessi, l’esperienza del gioco è rimasta veramente intatta, valorizzando ulteriormente le peculiarità di Switch.

Due cose: 1) Ho capito perché Nintendo ha introdotto la modalità Zoom nell’ultimo update di Switch; 2) Avvisate i traduttori che si sono scordati di tradurre questa parte di gioco.

Valutare l’acquisto di Mortal Kombat 11 su Nintendo Switch non è quindi una scelta così assurda, ma al contrario, il lavoro svolto più di tutti dimostra quali possono essere le differenze nel portare una certa tipologia di giochi sulla piattaforma. Nel nostro caso, abbiamo tra le mani un Mortal Kombat veramente portatile, forse anche più della conversione del nono capitolo su PlayStation Vita, e che non sfigura rispetto alle versioni per PlayStation e Xbox. Ovviamente, non è però la versione più pulita o in grado di raggiungere i 1080p. Allo stato attuale non sarebbe anche solo pensabile. Ma presa nell’ottica di quello che si pone di essere, ovvero un’edizione portatile di un gioco pensato per piattaforme ben più prestanti, il risultato finale è davvero valido e in grado di non fare pensare a nessuno di avere acquistato “la versione sbagliata”. Come ho detto all’inizio della recensione: nessuno è stato escluso.

Su Nintendo Switch il menù di selezione personaggi presenta gli artwork dei personaggi ai lati invece dei modelli poligonali. Personalmente, ritengo il risultato finale comunque molto gradevole e azzeccato.

C’è però solo una cosa che un po’ mi ha lasciato con l’amaro in bocca per quanto riguarda la versione Nintendo Switch di Mortal Kombat 11, ed è l’utilizzo dei Joy-Con. Data la natura della piattaforma è normale che capiti di giocare insieme ad un amico utilizzando i due piccoli controller. La loro presenza è letteralmente quella di “controller da battaglia”, da utilizzare per qualcosa di poco serio e nulla più. Ecco, in Mortal Kombat 11 il loro utilizzo è esattamente questo, e fin qui non c’è nulla di male. Ma è un peccato che a differenza di quanto visto ad esempio in Dragon Ball FighterZ, non si sia fatto nulla per rendere pienamente compatibile l’intero moveset disponibile con dei comandi appositamente rivisti. Infatti, ogni pulsante è utilizzato per le mosse principali, ma le prese (che normalmente si eseguono con i dorsali) sono state completamente escluse dalla configurazione base. Non è ovviamente la fine del mondo, però mi è sembrato giusto da menzionare, in quanto il loro utilizzo sarà probabilmente una delle parti fondamentali per il successo del gioco sulla piattaforma.

Per concludere…

Arrivati a questo punto possiamo dirlo una volta chiara e per tutte: Mortal Kombat 11 su Nintendo Switch è veramente un ottimo porting. Curato sotto ogni aspetto, ma anche con delle imperfezioni che però non ne minano il funzionamento completamente. L’esperienza finale che si ha tra le mani (o sulla TV di casa) è qualcosa di incredibile, visto che è stato riadattato un gioco abbastanza esigente e votato alla spettacolarità sulla piattaforma più debole del trio attuale. Mortal Kombat 11 è un gioco che può intrattenere i fan sia in solitaria che in compagnia, e che premia la rigiocabilità con tutta una serie di elementi sbloccabili per personalizzare la propria avventura. Anche le altre modalità presenti sono ottime e divertenti, ma sperate che la connessione internet sia dalla vostra parte o che gli sviluppatori sistemino tutto.

DRAGO NERO/10

  • La skuola di combattimento non invecchia mai.
  • Ricco di contenuti.
  • Miracoloso tecnicamente.
  • Troppo vincolato all’online.
  • A volte l’esperienza può non risultare abbastanza fluida.
Mortal Kombat 11 su Nintendo Switch è un’ottima conversione, in grado di non far rimpiangere l’acquisto. Ricco di contenuti e tanta rigiocabilità, ma minato da una connessione online troppo esigente.