12 Maggio 2016 • Recensione

Fire Emblem Fates (Nintendo 3DS)

È bizzarra la vita di una serie come Fire Emblem. Da prima della classe durante i suoi inizi su Famicom e poi Super Famicom, a prossima al pensionamento definitivo a causa dei risultati, poco esaltanti, delle vendite. Poi però ecco il miracolo: Fire Emblem: Awakening riesce non solo ad offrire a nuovi e vecchi giocatori un buon Fire Emblem ma anche un vero e proprio successo commerciale per Nintendo, dando nuova vita alla serie sviluppata da Intelligent Systems. Oggi siamo qui per parlarvi del suo seguito, quel tanto discusso Fire Emblem Fates per Nintendo 3DS, in tutte le sue tre versioni: Retaggio, Conquista e Rivelazione.

Fire Emblem Fates vede come suo fulcro principale la diatriba tra i regni di Nohr e Hoshido, da tempo immemore in una continua guerra che sembra proprio non voler avere fine. Impersoneremo i panni di Corrin, principe (per comodità mi affiderò alla forma maschile) nato ad Hoshido ma cresciuto nel Nohr insieme alla sua famiglia adottiva. Dopo aver scoperto le sue vere radici ed essere stato vittima, insieme al resto della popolazione di Hoshido, di un vero e proprio attentato nemico, il nostro principe si ritroverà con una scelta moralmente complessa: difendere la propria terra natìa insieme ai suoi fratelli e sorelle, o stare dalla parte del regno di Nohr e scoprire la verità dietro i piani del folle re Garon?

Rispetto ai capitoli precedenti, tra cui il recente Awakening, Intelligent Systems si è data da fare nel cercare di bilanciare il livello di sfida proposto in tutte le tre versioni del gioco. Iniziata una nuova partita potremo scegliere tra ben tre livelli di difficoltà: Normale, Difficile e Folle, a cui potremo affiancare le nostre preferenze riguardo la gestione delle unità sconfitte sul campo di battaglia. Oltre alle classiche “morti permanenti”, emblema (HAH!) della saga, e la possibilità di rifar tornare in campo le proprie unità sconfitte alla fine di un capitolo, Fates aggiunge una nuova opzione, indirizzata ai fan che si avvicinano per la prima volta alla serie: il ritorno in campo delle proprie unità il turno successivo alla loro sconfitta. Sarà possibile in seguito, a partita già avviata, tarare la difficoltà del gioco per semplificare il livello di sfida, la quale però subirà una modifica permanente e irrevocabile. Quindi cercate di non approfittarne per superare i capitoli che più vi danno fastidio, eh!

Un destino già segnato?
Sempre da Awakening ritorna la personalizzazione dell’avatar, questa volta con più opzioni, per creare un personaggio di nostro gradimento, a partire dall’altezza fino al timbro della voce. Si tratta comunque di modifiche accessorie e che, personalmente, non ho trovato in grado di giustificare il legame tra il giocatore e il protagonista del gioco, ovvero il nostro fantoccio virtuale.
Il motivo è presto detto: l’avatar è un personaggio di suo già sviluppato, e ciò rende completamente inutile l’immedesimazione da parte del giocatore. Pensiamo ad esempio ad Awakening e a Daraen. Si trattava in entrambi i casi di un avatar, un nostro personaggio appositamente creato, ma che pur essendo per gran parte del gioco co-protagonista insieme a Chrom non rimaneva altro che una sorta di spalla, una telecamera dell’avventura principale. Anche in Xenoblade Chronicles X rivediamo questa soluzione di trama, in quanto noi giocatori non siamo altro che membri del team capitanato da Elma. Daraen però non è solo una spalla: è lo stratega, è colui che si occupa di applicare le migliori strategie in battaglia per permettere ai suoi compagni di uscirne indenni. Siamo noi giocatori a dare questi input, tocca infatti a noi adottare la strategia migliore, rendendo di fatto Daraen quel collegamento tra gioco e giocatore.

FEF1
Su una cosa non ho dubbi: avatar o meno, tutti vorranno bene a Camilla.

D’altraparte, Corrin non è nulla di tutto ciò. Il suo ruolo non è tanto diverso da quello di un Ephraim di The Sacred Stones o un Marth a caso. Risulta difficile riuscire ad entrare in sintonia con il personaggio (che ricordiamo, dovrebbe essere il nostro avatar) in quanto fin dai primi momenti di gioco risulta ben chiara la sua personalità già sviluppata (e abbastanza complessa, per via dei rapporti con la sua famiglia) che porterà in breve tempo ad una scissione dal pensiero che risiede nel giocatore, rompendo così l’immedesimazione.
Nei pochi capitoli che fungono da prologo alle vicende narrate in Fire Emblem Fates, è da subito evidente come il giocatore stia andando incontro ad un destino sbagliato. Non sarà affidarsi ad uno dei due regni la soluzione ai nostri problemi, così come sarà ancora più insensato per Corrin prendere le parti della sua famiglia adottiva (se non per fini puramente ludici) e comprenderne la scelta. Ma di questo preferisco lasciare a voi la sorpresa.

Casa dolce casa
Se c’è una novità che più di tutte ha caratterizzato questo nuovo capitolo è l’introduzione del Mio castello, una dimensione parallela in cui possiamo svagarci tra un capitolo e l’altro. Grazie ai poteri del drago-bocca-di-pesce (come direbbe il nostro SpikyGyro) Lilith, infatti, potremo offrire ai nostri compagni sia un luogo dove riposare e divertirsi, che un posto da difendere da possibili attacchi nemici.

FEF
La personalizzazione prima di tutto.

La personalizzazione e la crescita della nostra base operativa è essenziale. Visitare altri castelli o completare i vari capitoli, sfide o appendici della storia principale ci permetterà di ottenere dei Punti Vena di Drago, che potremo utilizzare a nostro piacimento per costruire negozi dove comprare oggetti curativi o forgiare armi, creare delle aree di svago come un’arena da combattimento, una lotteria o delle terme (eh beh, parliamo di giochi anime), in maniera simile a quanto è visto negli ultimi giochi della serie Animal Crossing.

FEF5
Utilizzando gli amiibo di Marth, Lucina, Daraen e Ike potremo aggiungere alle nostre file il supporto di questi eroi leggendari.

Un’altra aggiunta è data dalla funzionalità StreetPass. Grazie ad essa potremo visitare i castelli degli altri giocatori e sfruttare le loro risorse. Inoltre, scambiando ripetutamente degli accessori tra due o più persone, potremo far nascere un’unità legame, la quale erediterà i tratti distintivi dei due avatar genitori.
Il castello sarà, a tutti gli effetti, una nostra base operativa; potremo anche sfidare in combattimento persone conosciute dal vivo o in rete, nel nostro (o nel loro) castello. La personalizzazione del castello non ricoprirà quindi solo un fattore puramente estetico, ma anzi, permetterà ai giocatori di creare delle proprie mappe, da fare affrontare ai tutti gli altri possessori del gioco.
Infine, so che ardevate dalla voglia di saperlo, ma no, vi posso confermare che il petting è stato rimosso dal gioco, similmente a quanto visto nella sua controparte americana. Ora potete pure smettere di premere CTRL+F e cercare la parola “petting”, grazie.

La strategia è tutto
L’avvento di Fire Emblem Fates ha portato a dei grandi cambiamenti all’interno delle battaglie, cercando così di svecchiarsi dai canoni precedentemente imposti e offrire un livello di sfida adatto a tutti.
FEF2Il primo di questi cambiamenti è dato dall’abolizione del numero di utilizzi per le armi, ad esclusione dei bastoni curativi. Non è la prima volta, comunque, già in Fire Emblem Gaiden (Famicom) si tentò di rimuovere il sistema, con scarsi risultati. Intelligent Systems non ha deciso così di punto in bianco di rimuovere una delle fondamenta della saga, chiariamolo. Quante volte vi è capitato in un uno dei precedenti capitoli di ritrovarvi con l’inventario pieno di armi doppione? Oppure di conservare le migliori per i capitoli più avanzati? Il cambiamento applicato in Fates non è però un modo per facilitare o rendere meno strategico il gioco; tutte, dalla più insulsa alla più potente sono ora paragonabili a dei pezzi di armamentario. Possiamo scegliere quale di queste sia la più efficace in battaglia, se ci serva davvero un’arma più potente ma con l’impossibilità di effettuare un attacco triplo o offrire altri bonus; così come possiamo fare più spazio al nostro inventario per portarne di più, insieme ad unguenti e oggetti di vario genere.
A ciò si aggiunge inoltre un altro grande cambiamento applicato al rapporto tra le diverse armi. Nei precedenti capitoli solo una tipologia di armi (o di Tomi) risultava superiore ad un’altra, lasciando fuori Archi e Pugnali, mentre ora è stata applicata una formula simile al più classico “sasso-carta-forbici”, dividendo in tre categorie le armi: Spade e Tomi risulteranno un’accoppiata vincente contro i nemici armati Asce e Archi, i quali a loro volta potranno sconfiggere con abbastanza facilità le unità che utilizzano Lance e Shuriken, e così via.

FEF4
Sono state aggiunte delle nuove classi nel gioco (come i Samurai o i Ninja), qui divise in base all’acquisto di una delle due versioni. È comunque una modifica puramente estetica, trattandosi sostanzialmente di classi come il Mirmidone o il Ladro, a cui siamo stati abituati più volte in passato.

Anche il cambio di classe è stato rivisto, aggiungendo al più conosciuto Sigillo Supremo, altri sigilli, come il Sigillo Cuore, che permette di cambiare classe mantenendo il proprio livello di partenza, e il Sigillo Amicizia, con cui possiamo condividere le abilità tra due classi aventi un rapporto A+.
Le unità sposate (quindi con un rapporto S) possono condividere le proprie classi usando, invece, il Sigillo Partner. A loro volta, anche i figli avuti da due unità potranno ereditare le classi dei propri genitori.
Da Awakening ritorna il duo, funzione che permette a due unità di occupare una sola casella della mappa ed infliggere più danni ai nemici.

In Fire Emblem Fates anche i nemici possono usare il duo.
Ora anche i nemici possono formare un duo.

In Fire Emblem Awakening questa funzione risultava poco bilanciata, non essendo possibile attuarla da parte dei nemici. Fates corregge il tiro, aumentando così il tasso di sfida proposto nelle varie battaglie. Può sembrare una sciocchezza, ma non lo è, in special modo con unità tenute in panchina come i cavalieri pegaso.
Un’ultima aggiunta di Fire Emblem Fates è data dalle Vene di Drago, delle piccole caselle attivabili soltanto dai reali di Nohr e Hoshido, che possono stravolgere il terreno di gioco; attivandole, un lago può congelarsi, una tempesta può rallentare i nemici, così come è possibile creare delle zone di cura per tutte le nostre unità. Non siamo noi a deciderne l’effetto, ma è la mappa a dirci fin dall’inizio del capitolo come può tornarci utile. Se in Retaggio questa aggiunta risulta fin troppo fine a sé stessa, complice la scarsa sfida proposta, in Conquista diventa il cosidetto “game changer”, in grado di ribaltare completamente le sorti di una battaglia. Bisognerà valutare il momento adatto per e se sfruttarle. Svariate mappe girano intorno a questa nuova aggiunta, non risultando però un semplice gimmick. In un certo senso, mi sorprende vedere una funzione del genere solo ora, dopo più di dieci giochi.

E tu, da che parte stai?
Come forse avrete ben notato, ho voluto lasciare come ultimo argomento il decidere quale delle due (tre) versioni consigliare. Le meccaniche di base sono sempre le stesse, e sarebbe stato inutile realizzare diverse recensioni dello stesso gioco. Voglio dire, mica stiamo parlando dei due The Legend of Zelda per Game Boy Color, i quali pur avendo delle meccaniche in comune offrivano un gameplay completamente diverso.
Fire Emblem Fates: Retaggio e Conquista vanno visti come i due volti di una moneta, la cui sostanza, però, è sempre la stessa.

FEF3Scegliere una delle due versioni del gioco permetterà di prendere parte agli schieramenti dei regni di Hoshido (Retaggio) e Nohr (Conquista), non limitandosi solo ad un cambio completo del cast di personaggi e dei ruoli. Retaggio è sicuramente la controparte del gioco più adatta per introdurre le meccaniche di base della serie nei nuovi giocatori (che magari hanno iniziato proprio con Fire Emblem Awakening, i cui parallelismi sono fin troppo evidenti). Assumere le veci di Hoshido ricalcherà quanto visto nelle avventure di Chrom nel regno di Ylisse, sia in termini di storia che di mappe, fin troppo semplicistiche. Conquista, invece, è senza dubbio l’offerta migliore per i veterani della serie, i quali magari vorranno qualcosa di più in termini di strategia e difficoltà. Fin dai primi momenti di gioco ogni singolo turno andrà calcolato attentamente, in modo da evitare il minimo errore e uscirne vittoriosi. Anche le mappe sono state studiate con cura, dando il meglio di sé con le nuove aggiunte al gameplay, tra tutte, le Vene di Drago. Sarà fondamentale tenere a mente i loro vantaggi e svantaggi derivanti dal loro utilizzo e capire quando e come usarle a nostro vantaggio. Sotto questo aspetto il regno di Nohr risulta il più vicino possibile a quanto visto nei precedenti Fire Emblem, proponendo però una trama a tratti incoerente ma non per questo meno interessante.
Ultimate le due campagne potremo acquistarne una terza, Rivelazione, che altro non è poi che la vera trama del gioco. Un pacchetto conclusivo veramente completo, con la presenza di gran parte delle unità delle due versioni precedenti e di un livello di sfida che oscilla tra il semplice e il difficile. Insomma, una via di mezzo rispetto a quanto visto nelle precedenti due versioni.

In conclusione

Fire Emblem Fates non è comunque un capolavoro. Tra un tasso di sfida (che in alcune situazioni può risultare poco equilibrato e ingiusto) e uno storytelling non del tutto eccellente (a tratti incoerente, se non si giocano tutte le tre versioni), è comprensibile che molti di questi cambiamenti non possano andare giù a chi la serie l’ha vissuta fin dai capitoli per Game Boy Advance. Il suo vero fulcro, però, è rimasto intatto, togliendo l’amaro di bocca a chi era rimasto insoddisfatto da Awakening.
Anche l’adattamento europeo risulta più che buono, seppur basato principalmente sulla versione americana del gioco (che già di suo aveva reso meno cupi alcuni dialoghi). Il doppiaggio americano può inoltre non piacere a chi magari era stato abituato fin troppo bene nei precedenti giochi, e non è neppure disponibile (a differenza di Awakening) la possibilità di utilizzare le voci giapponesi dei personaggi.
Fire Emblem Fates rimane comunque un gioco da non perdere per tutti i fan della serie strategica, con una mole di contenuti talmente ampia che è direttamente proporzionale a quanto siamo disposti a sborsare per il pacchetto completo e relative mappe DLC (di cui vi avevamo parlato in una precedente notizia). Tolti i difetti, si tratta di un titolo che vuole cercare di accontentare tutti, dal novizio al veterano, riuscendoci.

ANIME/10

  • Difficoltà severa ma giusta per i nuovi e i veterani della serie…
  • Gestione delle armi migliorata.
  • Molto interessante lo sfruttamento delle modalità StreetPass.
  • …ma in alcuni casi ingiusta. Odierete un certo porto in Conquista.
  • Storia a tratti incoerente e troppo ancorata ai cliché del genere.
  • È necessario comprare e giocare tutte le tre versioni per godere appieno del gioco.
Uno strategico a tratti difficile ma appagante. Con una mole di contenuti in grado di far passare centinaia di ore dietro gli schermi dei vostri Nintendo 3DS.

Nintendoomed partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it. Prova gratuitamente Amazon Prime per ricevere i tuoi acquisti in un giorno.

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l’addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l’internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest’ultimo non lo usa mai).

Autore: Filippo "Flippoh" Corso

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l'addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l'internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest'ultimo non lo usa mai).