16 Maggio 2015 • Recensione

Recensione – Elliot’s Quest, come Zelda 2 ma molto meglio

Oggi sono qui a recensire il gioco che il fortunato vincitore del nostro contest di scrittura potrà riscuotere gratuitamente: Elliot’s Quest. Chissà che non vi faccia venire voglia di partecipare solo per cercare di vincerlo.

Come potrete immaginare, si tratta di un gioco sviluppato da uno studio indie, Ansimuz Games, dove il grosso del lavoro in realtà è stato fatto da un’unica persona. Ormai sembra che il genere retrò stia diventando piuttosto comune, ma questo non rende Elliot’s Quest “uno dei tanti”, nonostante prenda ispirazione proprio da uno dei grandi classici degli anni ’80.

Come suggerisce già il titolo della recensione, infatti, il gioco condivide con Zelda II: Adventure of Link, per stessa ammissione del creatore, elementi come le meccaniche da platform,  la navigazione dell’overworld e la personalizzazione delle statistiche del personaggio.
Grande importanza ha, per esempio, quest’ultimo aspetto: come potete vedere meglio dalla schermata riportata qua sotto, salire di livello significa ottenere un power-up a scelta tra diverse opzioni. In questo modo al giocatore è permesso di sviluppare il suo personaggio nella maniera più consona al suo stile di gioco.

Lo status influenzerà il finale del gioco. Cosa avrà combinato SpikyGyro per guadagnarsi lo status "Malvagio"?
Lo status influenzerà il finale del gioco. Cosa avrà combinato SpikyGyro per guadagnarsi lo status “Malvagio”?

Un aspetto che presenta in comune con la maggior parte di giochi dal tono “nostalgico” è la quasi, se non totale, assenza di aiuti o consigli su come proseguire. Infatti,  dopo il primo dungeon, verrete lanciati in una grande terra dove nessuno, a parte qualche raro NPC nei villaggi, vi darà indicazioni su cosa fare, su dove andare e in quale ordine.
Tenetevi pronti a dover esplorare tutto il possibile, più volte. Sì, più volte, perché spesso sarà necessario ricorrere al backtracking, dato che nel mondo di gioco sono presenti aree accessibili solo dopo aver soddisfatto determinate condizioni.

Uno dei pochi NPC che vi darà consigli sarà una chiara citazione a un certo personaggio di Zelda II.
Uno dei pochi NPC che vi darà consigli sarà un’evidente citazione a un certo personaggio di Zelda II.

Questo muoversi “alla cieca”, però, non è affatto un aspetto negativo, anzi. Ciò perché meno indicazioni vengono date al giocatore su dove dirigersi e più egli sarà indotto ad esplorare il più possibile e ad affrontare le miriadi di subquest di cui il gioco è colmo, in modo tale da sincerarsi di non aver dimenticato qualcosa. 

La rigiocabilità è anche altissima, dato che sono presenti ben tre finali differenti. La voglio di ricominciare il gioco per vederli tutti e tre non mancherà.

Questo però non si traduce in un’eccessiva presenza dell’elemento narrativo, anzi. Dopo la breve premessa iniziale (quella riportata qui sotto), infatti, la storia verrà portata avanti solo occasionalmente da flashback-cutscene che non risultano essere eccessivamente pesanti e che anzi rappresentano un ulteriore motivo per interessarsi al gioco.

« Elliot can’t die—but he’s still running out of time. In Elliot Quest, the victim of a rare curse must find a cure before he’s transformed into a demon. »

Fin qui sembra proprio un gran bel gioco… tuttavia, non posso negare che i difetti non manchino. Parliamo di cose come l’assenza di un sistema di trasporto rapido, del quale si sente parecchio la mancanza in un gioco strutturato in questo modo. Infatti, può risultare frustrante attraversare sempre la stessa area 2D mentre cerchiamo di fare backtracking per andare in luoghi non ancora visitati. E se non facciamo attenzione potremmo morire per disattenzione. Un altro difetto sta in questo: morendo, infatti, il personaggio perde EXP, e a livelli alti potrebbe risultare in una penalità un po’ troppo eccessiva.

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La mappa dell’overworld è molto chiara nel fare notare le eventuali zone di interesse

Questo è il difetto principale che  potreste riscontrare ATTUALMENTE. Dico così perché prima che lo sviluppatore rilasciasse una patch, il gioco era piuttosto buggato. E non parlo di bug insignificanti dell’interfaccia (che comunque erano presenti), ma anche di glitch dannosi per l’esperienza di gioco, come venire teletrasportati per errore in un vicolo cieco. Inoltre, la versione Wii U presentava a volte dei rallentamenti, specie nelle boss fight, rendendole più stressanti di quanto non fossero in realtà.
Fortunatamente, pare che si sia già posto rimedio, ma ho preferito farne menzione lo stesso visto che lo sviluppatore ha comunque rilasciato il gioco in quello stato, come se i beta tester non esistessero.

Come semplificare un boss attraverso un glitch: il famiglio immortale che lo accompagna è rimasto intrappolato sotto la spada del boss dopo averlo disarmato.
Come semplificare un boss attraverso un glitch: il famiglio immortale che lo accompagna è rimasto intrappolato sotto la spada del boss dopo averlo disarmato.

Insomma, Elliot’s Quest non è un gioco perfetto. Ha dei pregi, e anche uno o due difetti. Ciononostante, non posso fare a meno di definirlo un gioco assolutamente valido.


consigliato

8-BIT/10

Un gioco che non dovrebbe godersi solo il vincitore del contest. Da considerare quasi al pari di quel capolavoro di Cave Story.


Studente fuorisede e (sedicente) appassionato di RPG, in particolare Dragon Quest e Fire Emblem. Passa più tempo a cercare di recuperare vecchi giochi che a provarne di nuovi. Quando non scrive articoli, probabilmente sta perdendo tempo all’arena dei mostri per ottenere la spada Falcon.
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Dario "Spiky" Vetrano

Studente fuorisede e (sedicente) appassionato di RPG, in particolare Dragon Quest e Fire Emblem. Passa più tempo a cercare di recuperare vecchi giochi che a provarne di nuovi. Quando non scrive articoli, probabilmente sta perdendo tempo all'arena dei mostri per ottenere la spada Falcon. Lo trovate su Facebook e Twitter.