26 Novembre 2014 • Recensione

Recensione – Donkey Kong Country

Rare:  nominatela davanti a un fan Nintendo di vecchia data e vedrete il dolore impossessarsi del suo viso, è stata dura doversi separare dalla casa che ha portato “Conker’s Bad Fur Day”, “Banjo Kazooie” e “Donkey Kong Country”.

Ma quest’ultimo è davvero un gioco così buono come viene ricordato?

La grafica

Di solito la grafica non è una caratteristica così importante da meritare un paragrafo dedicato, ma questo è un caso particolare…
La grafica fu all’epoca il principale motivo che vide Donkey Kong Country aggiudicarsi il secondo posto nella classifica dei giochi più venduti per SNES, tutti erano abituati a vedere solo giochi realizzati in pixel-art, ma questo aveva personaggi e luoghi che sembravano foto! Azzardo a dire potesse essere considerato fotorealistico (Manco ero nato quando era uscito).
Ma oggi… è invecchiata terribilmente, mentre le pixel art dello SNES danno un effetto retrò, ma neanche tanto, la grafica di DKC da lo stesso effetto di vedere un vecchio film di Godzilla, quindi paradossalmente la considero al di sotto degli altri titoli sulla stessa console.
Questo sarebbe comprensibile se non fosse che la grafica è stata oggetto determinante per il prossimo punto:

Dove diavolo stanno le hitbox?

In un normale gioco platform è molto facile capire dove stanno personaggi e terreno: semplicemente dove è delimitato il contorno.
Ora, sostituite tilesets e personaggi con pseudofoto e metteteli magari anche un po di sbieco e non capirete più niente.
Mi è capitato spessissimo di colpire in nemici lateralmente con un salto e sconfiggerli, per poi morire quando li prendevo esattamente dal di sopra, questo perchè appunto il tipo di grafica utilizzato necessita di hitbox arrangiate in un modo poco preciso.
Questo è il primo elemento di frustrazione ma in realtà ce ne sono altri, ad esempio vi piacerebbe se un nemico apparisse dal lato dello schermo senza il minimo preavviso ne possibilità di evitarlo? O che ne dite se il vostro personaggio fa una animazione inskippabile e nel mentre un nemico vi tocca?
Oh e non parliamo delle boss battle, quelle al contrario sono così semplici che, a parte il boss finale, non hanno senso di esistere.

Il level design in realtà è buono

Non voglio che questa recensione diventi un mucchio di lamentele, quindi userò questo paragrafo per fare qualche complimento.
Le idee per i livelli ci sono eccome, ognuno di essi è unico e memorabile, e anche abbastanza lungo di solito.
All’inizio non mi andava a genio che tutti i bonus coinsistano solo in vite extra, ma poi ho iniziato ad apprezzare quando ho iniziato a perderne a manetta.
Anche gli ambienti non sono monotoni, invece dei soliti mondi desertici o ghiacciai ecc. abbiamo la giungla, la foresta di conifere, le grotte, le città sugli alberi… l’isola Kong non è solo un hub, ma ha un’identità propria.
E poi apprezzo molto come siano riusciti ad inserire Cranky e il suo umorismo in un gioco praticamente privo di storia e dialoghi.

Tutto questo gameplay è troppo per me!

Cranky Kong

Depressione

Ora arriviamo a quello che secondo me è il vero problema di DKC.
Vedete, quando io gioco un platform o voglio rilassarmi o cerco una sfida.
Nel primo caso ho bisogno di una grafica vibrante e musica vivace, nel secondo invece ho bisogno di ritmo e di una grande chiarezza di quello che sta sullo schermo (Della quale mancanza abbiamo già parlato).
Quello che invece NON VOGLIO ASSOLUTAMENTE è che mi si metta musica così sottotono da deprimermi, e questo gioco ne abusa tantissimo.
Lo so che ora tutti state pensando a Jungle Hijinx e non riuscite a capire, ma quello è solo un brano vivace (Anzi mezzo vista la seconda metà), mentre in tutto il gioco c’è roba talmente ansiosa che farebbe invidia al neorealismo del sottofilm di Aldo Giovanni e Giacomo.
E non è solo la musica, anche i colori e gli sprites invecchiati contribuiscono a tutto ciò, il risultato è che o avrete sonnolenza, o inzierete a frequentare uno psicologo.

In conclusione

Quello che fu la fortuna di Donkey Kong Country nel 1994 è oggi il suo difetto peggiore, ed è un buon esempio per dimostrare come la grafica possa decretare il successo commerciale di un gioco, ma non la sua qualità complessiva.
Il mio consiglio è di giocarlo per “cultura videoludica” dato che è un gioco che ha fatto storia, ma se è per divertimento dirottatevi su Super Mario World o Kirby Superstar, o ancora meglio se proprio volete un DKC, su quelli di Retrò Studios, che simile a questo gioco hanno solo il nome e i personaggi.

Questa recensione è stata scritta utilizzando la versione Virtual console WiiU del gioco.

Non sono una persona vera, quindi non ho nulla di spiritoso ed irriverente da scrivere qui 🙁

Autore: Staff

Non sono una persona vera, quindi non ho nulla di spiritoso ed irriverente da scrivere qui :(