7 Luglio 2015 • Recensione

Recensione – Cube Life: Island Survivor… vade retro fan di Minecraft.

Devo essere sincero, Minecraft non mi ha mai preso e non ci ho mai visto il fascino che ci vedono tutti gli altri, ma posso comprendere il perchè sia stato apprezzato da così tanta gente e perchè abbia riscosso un successo così esagerato.
Quello di Minecraft è ben presto diventato una specie di mercato a sè stante, fatto di varianti, di giochi ispirati a quella formula… e di cloni. Soprattutto di cloni: si tratta probabilmente del gioco più imitato della storia di videogiochi, è francamente impressionante.
E come in ogni mercato, quando c’è un’alta domanda e manca l’offerta, arriva ben presto qualcuno disposto a soddisfarla… ed è proprio questo il caso di Cube Life: Island Survivor per Wii U, con il quale, guarda caso, lo studio responsabile, Cypronia, è riuscita a sbancare al botteghino.

Tralasciando il genericissimo titolo scelto dalla casa produttrice, questo gioco com’è? Tagliamola corta, non voglio rendere questa recensione inutilmente prolissa: se avete giocato a Minecraft lo sapete già, è seriamente la stessa cosa (con qualche piccolo dettagliuccio cambiato qua e là).

Il gioco si divide nello specifico in due modalità nettamente distinte, selezionabili dallo schermo del titolo, quella “Survival” e quella “Creative”… e anche qui non sarà difficile per voi avere un certo senso di deja-vu…

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Nella Survival Mode ci ritroveremo naufragati su un’isola deserta, privi di viveri ed utensili. Voi cosa fareste in una situazione di questo genere? Personalmente non ne ho idea, ma il protagonista di questo gioco (un tizio generico doppiato da un omaccione dalla voce fighissima) decide di iniziare a prendere a pugni gli alberi.
In questo modo ottiene noci di cocco per dissetarsi e legno/foglie per costruire robe. Esatto, perchè il gioco gira attorno alla meccanica del crafting, grazie alla quale sarà possibile creare diversi attrezzi, armi, eccetera, eccetera combinando fino ad un massimo di 9 oggetti insieme.
Proseguendo nel gioco, esplorando gli ambienti e raccogliendo nuovi materiali, sarà possibile migliorare gradualmente il proprio equipaggiamento.
Per “craftare” è necessario sapere esattamente quali materiali sono necessari per creare un dato oggetto e in che posizione devono essere disposti sulla crafting table, ma non avrete bisogno di imparare tutto questo a memoria, dato che mettendo il gioco in pausa sarà possibile consultare una pratica guida al crafting.

Ma da cosa deriva, dunque, la sfida? Beh, una varia gamma di nemici piuttosto aggressivi sarà là pronta ad attendervi quando entrerete nelle grotte, perciò sarà meglio per voi che non vi facciate cogliere impreparati.
Non solo, di notte non vi sarà possibile andare in giro liberamente perchè la popolazione autoctona, dalle sane abitudini alimentari cannibali, vi darà parecchio filo da torcere, ragion per la quale è consigliabile cercare di costruire un buon riparo (magari una casa) che vi permetterà di organizzarvi tranquillamente per la mattina successiva.
Inoltre ci sarà sempre da tenere d’occhio il livello di fame e di sete del personaggio.

Avrete intuito che da questo genere di gameplay deriva una certa monotonia di fondo data dal continuo ripetersi sistematico delle stesse meccaniche, ma c’è anche da specificare che, nonostante questa ripetitività, qualcuno di voi potrebbe rimanere piacevolmente affascinato dal soddisfacente senso di scoperta che potrebbe derivare dalle vostre esplorazioni quotidiane.

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Molto più semplice è trattare della Creative Mode, che fornirà al giocatore tutti i mezzi necessari per costruire tutto quello che vuole, senza venire disturbato da nemici o bisogni fisiologici  del personaggio.

Come suggerisce il nome, infatti, questa modalità è per chi vuole essere creatvo, per chi vuole giocare virtualmente coi LEGO per costruire di tutto di più: strutture, statue, persino pixel art piuttosto elaborate.

Fin qui il gioco potrebbe sembrare valido… perchè praticamente vi ho descritto in parole spicce cos’è Minecraft (e diciamocelo, a copiare siamo tutti bravi), ma Cube Life: Island Survivor soffre di enormi ed evidenti problemi di tipo tecnico che  non permettono di metterlo sullo stesso piano del suo ispiratore.

Si può cominciare trattando di come questo gioco sia visivamente un pugno nell’occhio, ad esempio: certo, è apprezzabile lo sforzo di costruire un sistema di luci più elaborato di quello del normale Minecraft, ma per il resto abbiamo delle pessime texture in bassissima qualità e un acqua “realistica” che non ci azzecca nulla con il resto del gioco. Su questi specchi liquidi, per altro, si riflettono in maniera irritantemente glitchosa tutti gli elementi del mondo di gioco.

Se poi la discutibile programmazione in Java dell’originale Minecraft vi faceva imbufalire per via dei costanti cali di frame-rate, beh, state alla larga da questo clone per la vostra salute mentale.

C’è da dire che giocare usando le interfaccie via touch screen rende il tutto abbastanza intuitivo, ma mai quanto lo sarebbe con un mouse ed una tastiera.

Per altro, al momento Cube Life è privo di qualsivoglia modalità multiplayer (il cavallo di battaglia che ha reso Minecraft il celebre gioco che è)anche se gli sviluppatori hanno promesso che la introdurranno prossimamente.

NON È MINECRAFT/10

Un clone che vuole essere una buona alternativa, ma non lo è. Prendetelo solo se non possedete un PC/altra console per giocare all’originale.

Il fondatore, ormai non più attivo sul sito. Ovviamente anche lui ha un problema come molti di noi: è un gattaro.

Autore: Jun

Il fondatore, ormai non più attivo sul sito. Ovviamente anche lui ha un problema come molti di noi: è un gattaro.