3 Settembre 2019 • Anteprima

Le mie prime ore con Spyro Reignited Trilogy su Switch

(Senza contare le sei ore di download)

Spyro Reignited Trilogy è appena uscito su Nintendo Switch. L’abbiamo voluto, desiderato e “nah lol è troppo grande non ci starà mai su Switch lmao”-ato (io non quest’ultima) e finalmente ce l’abbiamo in mano. Cioè, non fisicamente, non sia mai, ma è nei nostri Switch. Come vi spiegherò tra un attimo, sono tre giochi a cui tengo moltissimo, e di fare una recensione affrettata non se ne parla neanche.

Di norma penserei di non dover spiegare a nessuno cosa sia Spyro, ma visto che quando hanno annunciato il remake, un anno e mezzo fa, ho visto un sacco di commenti tipo: “Bleh cos’è, ‘sti giochi sconosciuti, cosa fate un remake di ‘ste robe mediocri“… mi son detto: “Sì perché Toki il gioco con la scimmia sparacaccole è un classico immortale, vero?”

I giochi di Spyro su PS1 io li ho spolpati da piccolo… cioè, solo il secondo in realtà. Nel primo non ero mai riuscito ad arrivare al mondo dei Tessisogni (Oh, trovare 50 draghi era difficile, VA BENE?), e il terzo non l’ho mai posseduto veramente, l’ho visto solo in casa di amici e cugine e così via. Ma il numero di volte che ho giocato a Spyro 2 è veramente astronomico, forse batte anche le volte che ho giocato a Pokémon Smeraldo (certo, quello è avvantaggiato, la PS1 in vacanza non ce la potevi portare).

Sono fiero di dirvi che possiedo ancora il disco di Spyro 2 della mia infanzia, che è sopravvissuto a mille avventure e funziona ancora perfettamente. Cioè, quasi, la camera fissa di alcune missioni non funziona più, ma non ho problemi di questo tipo.

Sapevate che il design di Barlume nel remake è stato fatto da uno studio italiano? Sapevatelo!

Giocare alla Reignited Trilogy (e preciso che la prima volta l’ho giocata su PlayStation 4) è stato come tornare indietro nel tempo. Spesso non notavo nemmeno a prima vista i miglioramenti grafici, non nel senso che il remake è così fatto male da sembrare l’originale, ma perché, senza suonare smielato, è come me lo ricordo. I nostri amici di Toys for Bob (e Sanzaru per il terzo capitolo, non dimentichiamo) hanno fatto un lavoro fantastico nel ricreare il mondo che già noi vedevamo, dietro quegli ammassi di poligoni contorti della nostra infanzia. Ovvio che ogni drago che salvi è diverso, no che non sono 3 modelli per mondo con colori scambiati; come disse il papa vedendo La Passione di Cristo, it is as it was.

Certo, questa fedeltà ha portato alcuni problemi? Ci sono dei punti in cui vorrei che il team fosse andato un po’ più a fondo? Certamente, ma anche di quello ve ne parlerò nella recensione. Per ora vi dico che la Reignited Trilogy è un fantastico viaggio nei ricordi d’infanzia. Hanno fatto bene a spingere così tanto su un dettaglio inutile come “bruciare l’erba“, perché chi ha vissuto gli Spyro originali come me, quello farà per i primi 20 minuti nel Mondo degli Artigiani: vedere che anche i bambini californiani quando vedevano quei luoghi dalla grafica grezza li immaginavano come noi. E i piccoli dettagli come l’erba da bruciare, la porta del castello degli Artigiani (che rimane ancora oggi un mistero irrisolto, probabilmente dietro ci sarà una microtransazione, HAH! Battute rilevanti su Activision!) sono un perfetto simbolo di questa mentalità. Andando avanti nei tre giochi queste mini-chicche diminuiscono, se no si starebbe un’ora per livello, ma cercandole bene ce ne sono.

Se un fan degli originali si sentisse dire “Questo è Antro Nero” ci crederebbe?

Inutile negare che appena acceso Spyro Reignited Trilogy su Nintendo Switch mi ha colpito con il calo grafico rispetto alla versione PS4, e grazie al cacchio direte voi. Non starò qua ad elencare tutti i piccoli accorgimenti che sono stati presi per far stare tre giochi di Spyro su Switch (tra l’altro, non ho notato loghi nuovi prima del titolo quindi presumo che del porting se ne sia occupata sempre Toys for Bob, e sono quelli che, taglia qua taglia là, sono riusciti a far girare su Switch la Crash Bandicoot N.Sane Trilogy, e ci avevano provato quasi per scherzo), ma è chiaro che dei compromessi ci sono voluti. Uno fra tutti, il famoso “bruciare l’erba” ha un effetto visivo meno accentuato, e il motion blur si fa sentire. Appena iniziato il gameplay volevo disperatamente pulirmi gli occhiali che non ho.

Proprio di questo motion blur si erano lamentati all’epoca dell’uscita originale della Trilogy, ma io non me n’ero mai accorto. Su Switch è possibile disattivare il motion blur (anche se il cambiamento ha effetto solo in modalità TV). Se giocare col MB attivato è più o meno uguale a PS4 ma più sfocato, senza è stranissimo: è tutto troppo frastagliato, sembra di giocare su un emulatore. Ma non temete, alle visuali sfocate ci si abitua in fretta: se non avete giocato su altre piattaforme potreste non accorgervene nemmeno. Ho notato anche qualche rallentamento ma niente di apocalittico. Certo, ho provato tutti e tre i giochi, ma solo per un po’, quando li avrò finiti vedremo se questa versione Switch è consigliabile nonostante le incertezze tecniche.

Quelle nuvole però… straight outta PS2

In ogni caso, sono felice di affrontare gli Spyro per l’ennesima volta, è anche piacevole analizzare i giochi da un punto di vista più adulto, vederli uno di seguito all’altro e con lo stesso motore grafico ci fa vedere quanto si sia evoluta la mentalità originale dietro a questi titoli, dallo spirito “un mondo con tanti livelli simili” si è passati a due collect-a-thon stile Banjo-Kazooie o Mario 64. Ma di nuovo, parlerò di tutto nel dettaglio a tempo debito. Che, ormai, l’avete capito, non sarà mai una recensione imparziale. Sarà nostalgica senza nasconderlo. Se volete una recensione di qualcuno che non ha passato gli anni migliori della sua vita sui tre Spyro per PS1 andate sul sito di qualche quarantenne che ha smesso di seguire i videogiochi nel ’92 e ha ricominciato solo quando ha visto che poteva farsi un blog monetizzato.

Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.