4 Gennaio 2020 • A ruota libera

Pokémon Spada e Scudo: le due facce della medaglia

Pokémon Spada e Scudo hanno portato innovazioni, dinamismo, sport e una serie di note dolenti. Analizziamo gli aspetti principali.

Il tempo non sarà mai abbastanza

Il perché di tutto questo è la fretta. La fretta che ha portato le ultime tre Sfide delle Palestre a essere lotte ripetute tra loro senza alcun build-up interno, il gigantesco castello di Knuckleburgh a essere inutilizzato, e la Via Vittoria a non esistere.

Come se non bastasse, il Condividi Esperienza obbligatorio mi ha portato a dover fare una scelta: voglio catturare qualsiasi cosa e avere un’esperienza sbilanciata, o non catturare assolutamente niente per non ritrovarmi con troppi livelli di vantaggio?

Ho scelto la prima, essendo il mio primo playthrough, il risultato è la completa demolizione del pathos ogni qual volta -durante il torneo finale- il Pokémon Gigantamax degli avversari moriva in un colpo, distruggendo l’immersione.

E ho provato a limitare la quantità d’esperienza ricevuta: ho boxato il mio team principale mentre catturavo ogni cosa nuova che incontravo per poi riprenderlo durante le sfide, ma ne risultava comunque un distacco: non erano più i miei compagni che mi seguivano in ogni momento come lo erano stati per gli scorsi 23 anni.

Insomma, sono sicuro che almeno il problema del condividi esperienza non lo accuserò nel mio secondo playthrough in cui non catturerò più di sei Pokémon, ma la narrativa resterà inconsistente e i personaggi continueranno a farmi mancare Alola.

Le Terre Selvagge come un nuovo gioco

Perché la fretta, quindi?
Perché nonostante il maggiore tempo di sviluppo il risultato non sembra migliore (o a momenti al pari) di Sole e Luna?

Perché in questi giochi per la prima volta il focus non è unicamente sulla formula di base.
Pokémon Spada e Scudo è effettivamente ambizioso, hanno seminato le basi per portare l’esperienza di gioco fuori dalla solita formula, e quel poco che c’è funziona decisamente bene.

Tante, ma davvero tante persone che mi circondano hanno comprato questi giochi dopo aver abbandonato la saga prima che approdasse su Nintendo 3DS, e tutte queste persone sono venute e rimaste per le Terre Selvagge.

Più volte io e il mio gruppo di amici abbiamo posticipato il proseguire della storia, standoci genuinamente divertendo a fare raid dopo raid ridendo e scherzando su Discord in compagnia.

Un mio amico addirittura ha solo e unicamente giocato nelle Terre Selvagge, battendo velocemente -e con scarso interesse- tutte le palestre solo per poter catturare ogni cosa che vedeva.

Pokémon Spada e Scudo sono riusciti a creare un “nuovo gioco”, adottando le innovazioni di Pokémon GO in modo sensato.

Il loop della Wild Area è efficace: il giocatore esplora, guarda i Pokémon, interagisce con le tane e quando gli interessa partecipa ai raid con amici. Guadagna caramelle che si traducono in esperienza, e watt che si traducono in soldi, e mentre la sua collezione di Pokémon e Pokémon giganti si espande, guadagna tutto ciò che gli serve per rivivere l’esperienza degli stadi in modo ancora più grande: il competitivo.

Essere il migliore, ma a che prezzo?

Considerando i tagli al Pokédex, i nuovi strumenti e la meccanica del Dynamax, il focus del competitivo si è spostato molto più sulle scelte fatte in partita piuttosto che essere centralizzato sul team building come prima.

Il Dynamax è pensato per le lotte in doppio, convincendo anche i più ostinati sul singolo (sì, ero una di quelle persone) a provarlo, a scoprire le numerose possibilità strategiche in più di questo formato e il potenziale che ha da offrire davvero il battling di Pokémon.

Considerando questo focus sportivo dei giochi, l’esistenza di un trailer mirato su nuove abilità e strumenti, l’organizzazione dei mondiali a Londra e le numerose dichiarazioni di Game Freak sul loro interesse a sostenere il competitivo, ci sono buone possibilità che almeno su questo fronte i giochi Pokémon possano fare passi avanti.

Ricordate la pubblicità di Pokémon al Super Bowl del 2016?

Nota dolente resta il grinding per ottenere Pokémon perfetti: sì, è stato velocizzato e non di poco, ma il semplice dover ripetere costantemente la stessa azione per ottenere un determinato risultato numerico è la definizione di ciò che non è mai divertente fare in un gioco.

Purtroppo è una piaga che ha sempre afflitto i giochi di stampo giapponese in generale, ma laddove anni fa il grinding era necessario a causa di limiti tecnici che impedivano al giocatore di trovare modo per spendere tempo su un gioco, a oggi non c’è davvero motivo, e anzi il rischio di annoiare e scoraggiare i giocatori è alto (i team a noleggio sono solo una soluzione temporanea).

E adesso?

Questi sono i punti che mi interessava maggiormente spolpare, restano però ancora dubbi e incertezze: il remake di Diamante e Perla come verrà approcciato, considerando i cambiamenti visti in Spada e Scudo?

Nella prossima generazione, la Wild Area sarà ancora più prominente al punto da abbandonare la linearità della formula base? O verrà completamente abbandonata e segregata nella regione di Galar?

Quali saranno davvero gli elementi di gameplay di Pokémon Home? Colmeranno il vuoto lasciato dalla dipartita del Dex nazionale?

Ne parleremo sicuramente, spero presto.

Fino ad allora: fatemi sapere cosa ne pensate voi, se siete d’accordo o in disaccordo con quanto detto da me; nel mentre finirò di buildare il mio ennesimo team nella speranza che al prossimo torneo organizzato da Nintendoomed riuscirò a qualificarmi per le semifinali.


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Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando per la prima volta ho acceso Pokémon Giallo sul mio Game Boy Color ancor prima di imparare a leggere, segnando quella che sarebbe diventata una devozione nei confronti della saga che probabilmente porterò nella tomba.

In palestra alzo pesi oltre a collezionare medaglie, prediligo il cibo sano, e nel tempo libero compongo musica elettronica o strimpello alla chitarra.

Attualmente studio programmazione e game developement, aspirando a lavorare nel campo videoludico per la vita. Mi trovate anche su Facebook.

Autore: Paolo "Polka" Iovino

Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando per la prima volta ho acceso Pokémon Giallo sul mio Game Boy Color ancor prima di imparare a leggere, segnando quella che sarebbe diventata una devozione nei confronti della saga che probabilmente porterò nella tomba. In palestra alzo pesi oltre a collezionare medaglie, prediligo il cibo sano, e nel tempo libero compongo musica elettronica o strimpello alla chitarra. Attualmente studio programmazione e game developement, aspirando a lavorare nel campo videoludico per la vita. Mi trovate anche su Facebook.