Pokémon Spada e Scudo e il cambio di rotta del franchise

6 min.
17.10.2020
A ruota libera


Chi mi conosce da un po’ di tempo si ricorderà che nel video di unboxing del set del GCC Pokémon Spada e Scudo dissi di non aver giocato i videogiochi, non possedendo un Nintendo Switch.
Recentemente però ho deciso di tagliare la testa al toro, recuperare la console e ovviamente anche Pokémon Spada con annesso DLC, e posso finalmente dire la mia su questi giochi.

Non voglio però farvi una recensione o darvi pareri, anche perché il nostro caro Diecidue lo ha già fatto all’uscita, ma voglio parlarvi invece di quello che ai miei occhi è sembrato un cambio di rotta per l’intero franchise nel modo di pensare e sviluppare sia i videgiochi che i nuovi prodotti del GCC.

Competitivo, che passione!

La prima cosa che ho notato giocando a Pokémon Spada è che l’accesso al competitivo è diventato di una semplicità imbarazzante.
Già da X e Y le cose erano diventate molto più semplici, con aggiunte come il Super Allenamento Virtuale e il nuovo funzionamento di Destincomune, ma il processo per ottenere Pokémon utilizzabili in competitivo risultava comunque molto lungo e tedioso.

Spada e Scudo cambiano totalmente le carte in tavola, non solo rendendo più semplice cambiare gli IV di un Pokémon, ma aggiungendo la possibilità di cambiare la natura e l’abilità dei nostri mostriciattoli in qualsiasi momento.

Con l’introduzione dei team a noleggio si ha la possibilità di giocare con le squadre di altri utenti semplicemente copiando un codice, potendo così testare i team più svariati senza dover allenare infiniti Pokémon o affidarci a simulatori non ufficiali.

Anche i Raid Dynamax aiutano il giocatore in ambito competitivo, dato che i Pokémon catturati in questa modalità avranno sempre un numero di statistiche con IV al 31 in base alla difficoltà del raid.
Inoltre gli strumenti ottenuti nei raid, come le nuove Caramelle Rare, consentiranno al giocatore di portare qualsiasi Pokémon al 100 in un batter d’occhio.

In soldoni, non è mai stato più facile entrare nel mondo del competitivo del videogioco come in Spada e Scudo.
E nel gioco di carte invece?

L’accessibilità del GCC

Voglio essere onesto e non usare mezzi termini: i giochi di carte collezionabili costano.
Questa è una regola che si applica a praticamente tutti i GCC esistenti, Pokémon incluso. Per giocare in maniera competitiva bisogna essere pronti a spendere non pochi soldi in modo da avere tutte le carte utili a tale scopo.

Come ho già detto svariate volte in passato, Pokémon è però uno dei giochi di carte più economici sul mercato. Questo lo ha reso più accessibile anche ai giocatori più giovani, visto che con un centinaio di euro si riesce a costruire un mazzo in grado di dare molte soddisfazioni.

Capita però che determinate carte diventino talmente forti da essere giocate in ogni mazzo, e ovviamente il prezzo di queste carte tende a salire vertiginosamente. Fortunatamente, la TPCi ha sempre cercato di monitorare i prezzi, ristampando queste carte ogni volta che diventavano troppo costose e inaccessibili.

Il caso più recente è quello di Dedenne GX, salita a prezzi molto alti negli ultimi mesi e prontamente ristampata. Se però solitamente queste carte venivano ristampate come promo in set scatolati o in latta (i cosidetti tin), a questo giro hanno pensato di fare qualcosa di più.

Il prezzo delle carte

In passato ho parlato del prezzo delle carte digitali sul TCGO, ma per quanto riguarda le carte fisiche come si fa a capirne il valore?

Il metodo più rapido per valutare una carta è consultare Cardmarket, il principale sito di compravendita in Europa.

Basterà infatti cercare la carta che ci interessa per vedere a quanto viene venduta al momento della ricerca.

Oltre a questo, è presente anche un grafico che ci mostra il prezzo medio nel tempo, in modo da vedere anche le fluttuazioni del mercato.

Questo però vale principalmente per le carte usate nel gioco competitivo, per carte da collezionisti risulta più affidabile il prezzo del venduto su eBay.

Il Trainer’s Toolkit, o Inventario Allenatore in italiano, è forse il miglior prodotto mai rilasciato per il gioco competitivo.
Al costo di 50€, questo box contiene tutto il necessario per iniziare a costruire qualsiasi deck competitivo della stagione corrente, oltre a utili accessori come le foderine e i dadi per i segnalini danno.

In sostanza, anche nel gioco di carte la direzione presa da Spada e Scudo nel rendere maggiormente accessibile il competitivo sembra continuare, sperando che non si tratti di un unicum ma di una release regolare.

Pokémon Spada e Scudo ribalta il meta

Abbiamo capito che sia il videogioco che il gioco di carte stanno puntando di più al lato competitivo rispetto al passato, ma sarà divertente questo competitivo?

Iniziamo parlando del GCC, che è la mia specialità.
All’uscita di Spada e Scudo il gioco è stato investito da una ventata di novità senza precedenti: per la prima volta nella storia del gioco, viene eliminato un tipo di Pokémon, i Folletto, introdotti in X e Y, questo probabilmente nell’intenzione di rendere maggiormente viabili tutti i tipi, in modo da consentire ai giocatori di poter giocare il proprio tipo preferito.

Allo stesso tempo, il tipo Drago non è stato ufficialmente cancellato, ma dall’uscita di Spada e Scudo non una singola carta di questo tipo è stata rilasciata, e non ci sono notizie per il futuro.
Ci sono state anche altre novità, ma ne ho già parlato in maniera più approfondita in un altro articolo.

Purtroppo però è ancora troppo presto per capire se queste decisioni renderanno più variegato il metagame, dato che nel formato Standard sono ancora presenti le carte del blocco Gioco di Squadra.
Per valutarlo nella sua interezza, dovremo probabilmente aspettare la prossima rotazione, quando soltanto i set da Spada e Scudo in poi saranno giocabili.

Personalmente sono molto fiducioso, credo che queste scelte siano giuste per spezzare la monotonia del gioco e creare un formato più variegato ed accessibile, spero che il tempo mi dia ragione.
Ma torniamo a parlare del VGC…

I lati positivi del Dexit

Se nel GCC abbiamo visto un taglio di tipi, nel videogioco la situazione è stata ben più drastica.
Il Dexit, o Dexcut, è stato il principale argomento di discussione di Spada e Scudo già prima che i giochi uscissero.
Con questi termini si intende la rimozione di un cospicuo numero di Pokémon dal gioco, causando ovviamente le ire di tutti i fan.

La principale motivazione data fu quella di migliorare la qualità dei modelli e delle animazioni, ma i risultati sono stati decisamente discutibili.
Un’altra motivazione è stata invece il bilanciamento del gioco.

Se per quanto riguarda il lato singleplayer è difficile parlare di “bilanciamento”, per quanto riguarda il competitivo abbiamo visto nascere uno dei metagame più variegati di sempre.

Una lista con i Pokémon più utilizzati nello scorso meta

I giocatori VGC sono in buona parte felici dello stato attuale del formato, pieno di team diversi e Pokémon viabili che non si erano mai visti prima d’ora.
C’è da considerare che con i DLC cambieranno ovviamente le carte in tavola, ma a questo giro Game Freak sembra non avere paura di bannare i Pokémon più utilizzati per spezzare la monotonia.

Certo è che avrebbero potuto bannare i mostriciattoli direttamente senza tagliarli completamente dal gioco per ottenere lo stesso risultato, ma purtroppo dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo avuto.

Il COVID-19 e i suoi danni

Purtroppo, quella che doveva essere una stagione competitiva all’insegna delle novità è stata bruscamente interrotta dalla pandemia ancora in corso.
Tutti gli eventi dedicati al gioco competitivo sono rimandati almeno al prossimo anno; al posto dei soliti Regional, Play!Pokémon ha cercato di mettere una pezza a colori creando una serie di tornei online chiamati “Players Cup“.

Questi tornei online, seppur ben organizzati, sono però dei surrogati di quella che è la vera esperienza competitiva di Pokémon, in particolare per il GCC.
Se per i giocatori del VGC non è materialmente cambiato nulla, i giocatori GCC si sono dovuti abituare forzatamente a una piattaforma estranea al gioco competitivo, ossia il TCGO.

Coloro che non giocavano online si sono dovuti attrezzare in fretta e furia, facendo lievitare il prezzo delle carte.
Allo stesso tempo però, diversi giocatori che non avevano mai avuto la possibilità di approcciarsi al gioco competitivo per i più svariati motivi hanno potuto assaggiare un po’ di quell’esperienza.
Anche nelle situazioni più buie, c’è sempre un barlume di speranza e positività.

Quest’anno doveva svolgersi il primo mondiale in Europa, precisamente a Londra, dopo anni di monopolio americano.
Un’altra svolta storica rimandata a data da destinarsi.

Tirando le somme

Tutti questi cambiamenti ci fanno capire una cosa: TPCi ha capito che gli eSports tirano.
Non ritengo un caso che tutte le principali modifiche attuate all’interno di questa nuova generazione abbiano dei risvolti così importanti nell’ambito competitivo del gioco.
Per me, fan di questo ambiente, non può che fare piacere, ma dal punto di vista del fan medio determinate scelte fanno storcere il naso.

Pokémon è un franchise che ha l’arduo compito di dover accontentare una fascia d’utenza enorme: il bambino che si avvicina per la prima volta, il fan storico interessato al single player, i giocatori competitivi che vogliono un meta più vario e via dicendo.

Se si è deciso di sacrificare determinate fette d’utenza, come quella collegata al collezionismo o maggiormente interessata al lato single player, è perché evidentemente hanno proiettato una possibilità di guadagno superiore dalla scena competitiva.
Se questa previsione dovesse ritenersi corretta, aspettiamoci di vedere in futuro videogiochi sempre più incentrati sull’online e sul multiplayer, a discapito della storia, del collezionismo, delle ambientazioni, di tutto ciò che è contorno.

Si tratta della scelta giusta per il franchise? Nì.
Puntare sul competitivo è qualcosa che sicuramente ripagherà, ma rimango dell’idea che Pokémon deve essere un gioco per tutti.
Pokémon Spada e Scudo hanno dei gravi difetti per quanto riguarda il single player: aree vuote, storia banale, comparto tecnico carente.
Questo a lungo andare potrebbe portare più danni che benefici all’intero franchise, perciò io dico: sì al competitivo, ma non dimentichiamoci di tutto il resto.