24 Gennaio 2019 • Recensione

Onimusha: Warlords (Nintendo Switch) – RECENSIONE

鬼武者. Niente, volevo solo una scusa per metterci il titolo in giapponese, che dovrebbe significare tipo “guerriero Oni”. Onimusha: Warlords è la remaster di un gioco uscito originariamente nel 2001, mentre questa nuova versione è disponibile su Nintendo Switch, PlayStation 4 e Xbox One, in Giappone da dicembre e qui dal 15 gennaio. Ma prima di parlarne, un po’ di storia!

Onimusha: Warlords nasce inizialmente nel 1997, quando l’impiegato Capcom Yoshiki Okamoto ha l’idea di creare Sengoku Biohazard, uno spin-off di Resident Evil ambientato nel Giappone feudale, con una casa ninja piena di trappole invece di villa Spencer. Giusto per farvi capire che il progetto è stato cancellato, era stato pensato per il Nintendo 64DD.

In seguito il gioco (con lo zampino dell’onnipresente Keiji Inafune e la consulenza dell’uomo-Resident Evil Shinji Mikami) si trasformò in Onimusha: Warlords, che inizialmente era in sviluppo su PlayStation 1, ma a metà lavoro venne tutto scartato e spostato sulle console di nuova generazione. La serie doveva inizialmente essere una trilogia (con due spin-off nel mezzo: uno strategico per GBA e un gioco di lotta stile Smash), ma alla fine è uscito anche un quarto capitolo e, nel 2012, il gestionale per browser Onimusha Soul.

Com’è come non è, Onimusha diventa una serie di culto e arriva l’immancabile remaster di nuova generazione, tra cui anche Switch. Poi strano che il titolo sia semplicemente lo stesso della versione originale, niente “HD Remaster” o “2019” o che ne so. Mi fa piacere, però, non è bello aver sempre il ricordo che non stai giocando all’originale.

Nobunaga’s Ambition

La storia di Onimusha: Warlords inizia quando il celebre condottiero assetato di sangue Oda Nobunaga (esistito realmente e apparso in circa 35 miliardi di manga, anime, videogiochi e robe varie) viene ucciso da una freccia vagante subito dopo aver annientato l’armata nemica durante una battaglia (questa). Non accettando di morire così, fa, non si sa come, un patto con il mondo dei demoni per tornare in vita. Ora però i demoni sono entrati nel nostro mondo e hanno assalito il castello di Inabayama (che pure esso esiste davvero e oggi si chiama Castello Gifu nella città di Gifu nella prefettura di Gifu ok la smetto).

Onimusha: Warlords screen
Se volete saperlo dovrete comprare il gioco ( ͡° ͜ʖ ͡°)

Il nostro protagonista, il samurai Samanosuke Akechi, si reca al castello contattato da sua cugina, la principessa Yuki, nel tentativo di respingere l’armata diabolica. Scoprirà presto che è in pericolo anche il piccolo Yumemaru, fratello adottivo della principessa. Ad aiutarlo (a giorni alterni, come vedremo) c’è la sua assistente, la kunoichi Kaede, secondo personaggio giocabile di Onimusha: Warlords e bane of my existence.

E visto che siamo in tema di personaggi menzionerò subito il fatto che il doppiaggio è fatto popo malissimo: tanto per cominciare non sapevo che i giapponesi nel XVI secolo parlassero inglese americano con un leggero accento asiatico, poi il lip sync è inesistente. Sì, so che il doppiaggio originale è in giapponese ma andiamo, un minimo di cura. Qui siamo proprio ai livelli “personaggio che muove la bocca per 5 secondi senza dire nulla”. E le cutscene (tranne le poche pre-renderizzate) sono inskippabili, e vedrete poi perché è un problema. E dopo questa lamentela ci siamo sgranchiti e possiamo passare al gameplay.

Evil Warlords May Cry?

Ora, tutti dicono che Onimusha: Warlords è “praticamente Resident Evil nel Giappone feudale”. Eppure io tutta questa somiglianza non l’ho vista. Certo, l’ambientazione principale è una villa e gli edifici circostanti, con tanti nemici mostruosi e ultraterreni, telecamera fissa, comandi tank (la versione originale non aveva i controlli analogici ma grazie a Kamisama qui li hanno messi, anche se è comunque possibile giocare alla vecchia maniera usando il non-D-Pad di Switch) e un forte elemento esplorazione/backtracking. Però Onimusha è tante cose, ma sicuramente non un survival horror. Resident Evil è sentirsi indifesi, fare strategia e centellinare munizioni, cure e perfino salvataggi sperando che l’oggetto che ti sta occupando un prezioso posto nell’inventario ti sia utile per aprire quel passaggio dall’altro lato della villa.

Invece Samanosuke è uno spadaccino molto veloce, che può parare quasi tutti i colpi avversari semplicemente premendo un pulsante e, grazie al suo Guanto Oni, una volta sconfitti i nemici può assorbire le particelle della loro anima, che a seconda del colore possono riempire la barra della vita (le più rare mortacci loro), quella degli attacchi magici e quella delle “anime”, usata per potenziarsi, ma di quello parliamo più avanti. Tutto questo per dire, i nemici droppano copiosamente e curarsi, il più delle volte, non è un problema.

Le sezioni, se vogliamo, più simili a Resident Evil sono il paio in cui dovremmo controllare la spalla di Samanosuke, Kaede, di solito perché il suo capo è finito nei guai. Kaede, la cui jiggle physics ha ricevuto più budget e cura di tutte le animazioni facciali del gioco, appare fin da subito al fianco di Samanosuke, e io mi dicevo: “Mah, sarebbe bello controllare lei”. Poi me ne sono pentito. La differenza più grande tra i due personaggi è che Kaede fa schif- ehm, non può assorbire le anime dei nemici. E allora sì curarsi (tra l’altro, ci si cura con l’erba come in RE) e conservare salute diventa un problema. Non è una cosa positiva però, perché costringermi a usare un personaggio con meno abilità, con nemici che non droppano nulla, con un’arma standard più debole e armi a distanza (kunai) con munizioni limitate? Lasciamo stare poi che Kaede non si capisce cosa faccia per tutto il resto del gioco, la vediamo spuntare a caso durante le cutscene, poi sparire, riapparire in luoghi completamente diversi…

Onimusha luna
Ah… la luna. Però, amico, metti via quella spada, non è il momento di fare i tamarri…

Le armi che Samanosuke può usare sono sostanzialmente tre: una spada con il potere dei fulmini, una di fuoco e un bastone col potere del vento. I poteri sono dati loro da tre sfere magiche che si trovano in alcuni punti del gioco, e grazie a esse è anche possibile aprire dei passaggi precedentemente bloccati da lucchetti demoniaci. In più ci sono delle armi a distanza, ossia un arco e un fucile, ma sono deboli, lenti da usare e hanno munizioni limitate… utili solo in poche occasioni.

Recandosi da uno degli “specchi Oni” (che sono in sostanza i punti di salvataggio del gioco, manca qualsiasi tipo di salvataggio automatico) è possibile usare le anime rosse per potenziare spade e sfere, fino al massimo al Livello 3. Dopo aver potenziato tutto al massimo le anime diventano pressoché inutili, ed è un peccato per l’unico elemento RPG del gioco. Non ho giocato agli altri capitoli, quindi può darsi che abbiano inserito un sistema di valuta? Mah, non dico niente che non voglio far figure.

Try, try again!

Onimusha: Warlords è, for all intents and purposes, un gioco corto. Nel senso che dura poco. Nel senso che le speedrun durano 1 ora e un quarto. Nel senso che pure io, che come menzionerò tra un attimo ho speso molto tempo a farmare, ci ho messo solo 4 ore e 46 (secondo il timer del gioco).

Certo, è presente una sorta di “Labirinto dei 100 Livelli” a fare da pseudo-postgame, ma non c’è nemmeno tutto sto granché di collezionabili o sidequest. Insomma, l’aspetto trial and error di alcune sezioni (non tutto il gioco, solo alcune sezioni) l’ho trovato parecchio pesante.

Onimusha spooky
Senza contare che questi scheletri sono decisamente spooky e quasi altrettanto scary

Soprattutto se consideriamo che, di nuovo, non c’è autosalvataggio, se si muore contro un boss bisogna sorbirsi prima tutta la cutscene ogni volta senza possibilità di saltarla. Sono stati tre i momenti che mi hanno fatto perdere la pazienza, e penso che se avete giocato a questo gioco o all’originale concorderete con me.

  1. Verso l’inizio, proprio quando iniziavo a dire “Oh, ‘sto gioco mi piace!” mi sono imbattuto in una serie di puzzle (situata dopo un filmato abbastanza lungo) che se sbagli ti uccidono al primo colpo. All’ultimo salvataggio e beccati il filmato di nuovo. E l’ultimo di questi è la cosa che odio di più nell’intero universo: un puzzle scorrevole, per di più con un limite di tempo e tasselli di dimensioni diverse.
  2. Be’, questa è colpa mia, ma nella prima sezione di Kaede ho stupidamente salvato con pochissima vita e nessun’erba rimasta prima del boss, e mi è toccato imparare tutto a memoria e combattere ultra-lentamente per parare tutti gli attacchi (e anche lì c’era una cutscene molto lunga prima del boss).
  3. Il boss finale. Che ci sta perché è il boss finale, ma l’unico modo per recuperare vita prima di esso è affettare dei nemici generati ad infinitum nella stanza precedente, ma i drop delle anime che rigenerano vita sono rarissimi se la tua barra è sopra la metà, e i nemici non sono neanche così deboli quindi rischi di perdere mezz’ora ad ammazzare gente e trovarti con meno vita di prima. E come se non bastasse il boss finale ha un attacco OHKO. Quello è fottutamente imperdonabile, scusate Capcom.

L’alba di una nuova era

Onimusha: Warlords è un bel gioco. Breve ma bello, d’impatto e con nemici dai design molto fighi, seppur un po’ eccentrici (uno pare uscito da Mars Attacks e il boss finale ha la bocca da Muppet, ma funzionano). Non ascoltate chi lo paragona a Resident Evil, il gameplay è completamente diverso. Nonostante il protagonista non possa saltare, è molto più simile al primo Devil May Cry, tra l’altro uscito lo stesso anno. Anzi, dirò di più, mi è piaciuto più di DMC, visto che la storia è più comprensibile e il vagare in giro per l’edificio trafiggendo nemici ha un senso.

Sono felice di averci giocato, forse tenterò una Nuova partita + in futuro per il 100%, ma più di tutto sono felice di averci giocato su Switch. Se l’ibrida di Nintendo non può far girare i giochi di nuovissima generazione (anche se grazie al lavoro delle egregie aziende dedicate ai porting stiamo iniziando a vedere qualcosa) almeno può dimostrarsi valida per giochi classici di qualsiasi genere almeno fino alla PS3/Xbox 360. Che siate fan dell’originale, desiderosi di rigiocarlo in una nuova veste, o che questo Onimusha non l’abbiate manco mai sentito nominare, prendetelo su Switch e non ve ne pentirete.

Io ora aspetto gli altri tre, ehehe.

SAMURAI JACK/10

  • Un classico Capcom, nel bene e nel male.
  • Atmosfera d’effetto e inquietante al punto giusto.
  • Gameplay divertente, boss impegnativi e soddisfacenti.
  • Doppiaggio inglese ridicolo.
  • Alcuni aspetti invecchiati male (cutscene inskippabili).
  • Poche combo ed elementi RPG limitati.
Un gioco breve ma bello, d’impatto visivo nonostante i classici difetti da gioco d’azione della primissima era 128 bit. Più di tutto sono contento che sia arrivato su Nintendo Switch, e dovreste esserlo anche voi.
Nintendoomed partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it. Prova gratuitamente Amazon Prime per ricevere i tuoi acquisti in un giorno.

Studente twentysomething dell’Università di Padova, dopo un’infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch… e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l’aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo).
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Michele "Comemichiamo" Mosena

Studente twentysomething dell'Università di Padova, dopo un'infanzia a suon di PS1 e 2 si è redento passando a Wii, Wii U e Switch... e poi ri-redento prendendo anche una PS4, giusto per darsi l'aria da cosmopolita al di sopra delle console war. Passa il tempo fingendo di essere un membro produttivo della società ma in realtà gioca a videogiochi e occasionalmente scrive sugli stessi (bambini, non imitatelo). Lo trovate su Facebook e Twitter.