12 settembre 2018 • Recensione

One Eyed Kutkh – RECENSIONE

One Eyed Kutkh è un’avventura punta e clicca in due dimensioni, prodotta dallo studio indipendente Baba Yaga Games di San Pietroburgo, autori di It’s Spring Again, un titolo molto simile dal punto di vista artistico e di gameplay a quello di cui andremo a parlare oggi. One Eyed Kutkh nasce come videogioco per Android, per poi approdare nel 2018 nell’eShop di Nintendo Switch.

La mia esperienza con questo gioco è stata breve ma intensa. Procediamo però con ordine.

Noia, dubbi e perplessità

Sin dall’apertura del gioco si può notare che l’unico testo è quello del titolo: ogni cosa, comprese le opzioni e il tasto di inizio, ci viene comunicata tramite le immagini. Il gioco è diviso in due fasi. Nella prima controlleremo un simpatico e ciclopico alieno rosso, intento a riparare la sua astronave malauguratamente schiantatasi su un pianeta sconosciuto. Nella seconda, controlleremo un umano intento a riportare al suddetto alieno un pezzo mancante del suo mezzo di trasporto.
L’unica cosa che ci sarà permessa di fare sarà controllare il nostro personaggio e le sue interazioni con l’ambiente circostante. Il problema sta nel come: delle vignette selezionabili attraverso un puntatore appariranno sulla sua testa, dandoci la possibilità di spostare il personaggio in delle direzioni prestabilite e di interagire solo con determinati oggetti, uno alla volta, ed in entrambi i casi non avremo più di una o due scelte da poter compiere. Non nascondo che all’inizio della mia prima partita non avevo la minima di idea di come si interagisse col gioco in sé, né tanto meno di quale fosse il mio obbiettivo, perché nulla nel gioco, che fosse testo o delle immagini ben distinguibili, mi suggeriva il da farsi. Non sapevo se dovessi cliccare sulle vignette o sullo scenario e nemmeno a cosa tutto ciò mi avrebbe portato.

Non avremo un inventario, non avremo un HUD, solo vignette cliccabili. Ci ritroveremo di fronte a degli enigmi durante il gioco, di una difficoltà inesistente, quasi banale, e ai quali non si potrà fallire. Il fallimento non esiste, non esiste punizione per un errore nella risoluzione di un enigma e alle volte non è possibile neanche commetterlo quell’errore, perché le scelte sono limitate dal gioco stesso. Andando avanti ci sembrerà di non star completando niente, ma solo di star facendo ripartire di tanto in tanto un cartone animato che si mette in pausa da solo. E qui la noia. Ho continuato a giocarci nonostante avessi le prime perplessità già dopo i primi due minuti, finché d’un tratto, dopo trenta minuti esatti, mi sono ritrovato di fronte la fine della storia e ai titoli di coda. Il gioco dura letteralmente mezz’ora.

Queste sono state le mie considerazioni a caldo una volta finito il gioco. Ora, il problema fondamentale sta nel fatto che questo gioco mi si è presentato davanti senza una premessa importante, esattamente come è successo a voi che state leggendo queste righe: One Eyed Kutkh è un gioco interamente pensato per bambini.

Un OCCHIO critico

Prima di iniziare a giocare mi sono informato velocemente sul gioco e ogni descrizione su siti e store lo descrive come, cito testualmente, un’entusiasmante avventura grafica basata sulle favole del lontano nord.
Subito dopo il pensiero di aver speso trenta minuti della giornata inutilmente, ho voluto approfondire, fino ad arrivare al sito ufficiale della Baba Yaga Games.
Gli sviluppatori di One Eyed Kutkh provengono da anni di lavoro nel campo del teatro delle marionette e hanno deciso di raccontare tramite questo videogioco una storia ispirata alle favole nordiche, da cui sono tratte le due fasi di gioco precedentemente descritte. Gli sviluppatori hanno sfruttato le loro esperienze passate per creare uno stile animato unico e simil teatrale perfetto per il racconto di questa favola. Le colonne sonore sono anch’esse ispirate alle melodie nordiche e si adattano bene al contesto grafico. Per loro si tratta di un esperimento, pensato prima di tutto per i bambini ma aperto anche agli adulti.

Davanti a queste informazioni tutte le considerazioni sul gioco presentate nel capitolo precedente quasi perdono di significato. La prima parte di questa recensione presenta le considerazioni di un videogiocatore adulto che, forse un po’ egoisticamente, prende ogni gioco che gli si presenta come se fosse diretto unicamente a lui, per soddisfarlo, come se gli fosse dovuto. Questo è un errore che spesso viene compiuto ed è stato compiuto anche in passato, non solo dai recensori, ma anche dalle community di videogiocatori stesse. Ci rendiamo conto che non è tanto differente da quello che sta accadendo anche attualmente con l’uscita di due titoli appartenenti ad una famosissima serie di videogame (chi indovina vince una caramella rara). Fan arrabbiati perché titoli che non sono pensati per il loro personale intrattenimento si permettono di uscire per le stesse piattaforme di cui sono così orgogliosi. Sono critiche pregiudizievoli e di stomaco che non lasciano spazio alla realtà dei fatti e al significato del contesto. In questo modo si rischia di sminuire il valore di un prodotto, unicamente perché non soddisfa i propri canoni soggettivi, esattamente come è accaduto nel mio caso. Dovrebbe essere compito di ognuno (ma soprattutto dei recensori) guardare le cose da un’altra prospettiva, guardare le cose con un occhio diverso.

Conclusioni

One Eyed Kutkh non è un titolo per tutti, è pensato principalmente per i bambini e nel complesso è perfetto per questo target: la storia è semplice e simpatica, e le immagini e la musica rendono perfettamente l’atmosfera mistica della fiaba nordica, rendendo al contempo il tutto piacevole per gli occhi dei più piccoli. Alcuni difetti come la poca libertà di scelta e la brevissima durata del gioco possono essere comunque d’intralcio all’esperienza per i motivi già citati, anche per chi magari ha per la prima volta preso in mano un videogioco.
Nonostante tutto è un gioco adatto al target a cui è rivolto, ma se siete più grandi e questo gioco avesse anche solo un minimo destato il vostro interesse…buttateci un occhio.

(1 OCCHIO/2)/10

  • Disegni e musiche richiamano perfettamente l’atmosfera del folklore nordico.
  • L’atmosfera “cute” attirerebbe qualsiasi bambino.
  • Nessuna difficoltà nella risoluzione degli enigmi.
  • 30 min di gameplay sono a dir poco…pochi.
  • Purtroppo è consigliabile solo ad un “piccolo” target di videogiocatori.
Nonostante l’ottimo lavoro del reparto artistico, l’inesistente difficoltà dei puzzle e la brevissima esperienza di gioco lo rendono poco appetibile agli occhi dei video giocatori più grandi. Perfetto invece per i più piccoli.

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Alla tenera età di 5 anni prese in mano per la prima volta il GameBoy dei suoi due fratelli per giocare a quella meravigliosa opera che era Super Mario Land 2. Da lì fu amore per la Nintendo ed i videogames in generale. Ama anche il teatro, la psicologia, i meme, il jazz ed i pirati, e non sa neanche lui dove trova il tempo per scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook.

Autore: Mattia "Mett" Mamber

Alla tenera età di 5 anni prese in mano per la prima volta il GameBoy dei suoi due fratelli per giocare a quella meravigliosa opera che era Super Mario Land 2. Da lì fu amore per la Nintendo ed i videogames in generale. Ama anche il teatro, la psicologia, i meme, il jazz ed i pirati, e non sa neanche lui dove trova il tempo per scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook.