18 Marzo 2016 • Recensione

Oddworld: New ‘N’ Tasty (Nintendo eShop)

Avete mai provato un videogioco del genere platform? A meno che finora non abbiate vissuto sotto un sasso, è altamente probabile, se non certo, che nella vostra triste vita di videogiocatori, casual o pro che siate, ne abbiate toccato almeno uno. È uno dei generi più comuni, se non IL più comune, prediletto sia da serie “grosse”, sia da giochi indie. Ce ne sono tanti di quegli esemplari e sottogeneri che sarebbe quasi impossibile elencarli tutti. Oggi in particolare, però, andiamo a vedere un platform dallo stampo un po’ in vecchio stile. Non parlo di un gioco che si vuole fingere “retrò” con una grafica iper-pixellata, anzi. È un remake di un videogioco uscito anni fa, sulla grande Playstation, ora sviluppato attraverso il motore grafico Unity. Che cos’ha di vecchio stile, dunque? Continuate a leggere, e scoprirete di più su Oddworld: New ‘N’ Tasty.

Alieni capitalisti

Non c’è molto da dire sulla trama dietro Oddworld. Il protagonista, Abe, è un mudokon schiavizzato con un onesto lavoro come inserviente (per gli amici sguattero) in un’industria alimentare che produce… robe. A base di carne di vario bestiame. Tuttavia, come succede sempre col capitalismo, le materie prime scarseggiano e servono idee per un nuovo prodotto che venda e faccia danari. Abe questo non dovrebbe saperlo. Anzi, lui e gli altri 299 mudokon in quell’industria sono proprio l’ultimo ramo della scala gerarchica, quasi come… bestiame. Perché quindi non dar loro l’onore di diventare il nuovo prodotto alimentare? Per puro caso, Abe finisce per origliare una riunione della Ka$ta dove si discuteva proprio su come macinare al meglio lui e i suoi simili. E che cosa fa Abe? Si fa sgamare. Quindi noi dovremo prima fuggire e poi opporci agli sporchi capitalisti… aiutando anche gli altri mudokon nella stessa situazione, si spera.

Salta, corri, scappa… canta?

Il gameplay di Oddworld è strutturato all’interno di ambienti in 2.5D, quindi con possibilità di muoversi su più livelli di profondità. Durante la sua fuga, Abe dovrà cercare di districarsi tra nemici vari, esplosivi, sistemi di sicurezza e quant’altro. Il problema, tuttavia, è che lui non ha alcuna abilità offensiva. Per andare avanti, quindi, sta a noi cercare di elaborare un piano d’azione: a volte dovremo muoverci di soppiatto per evitare di essere scoperti, mentre altre dovremo elaborare delle trappole per togliere di mezzo chi o cosa ci ostacola. Nonostante non sappia combattere, Abe ha l’abilità innata di cantare. Ok, tutti sappiamo cantare, chi più chi meno, ma quello di un mudokon è un canto speciale. In certe situazioni, possiamo utilizzarlo per prendere il controllo di alcuni nemici armati di mitragliatrice, e quindi eliminare tutti gli altri. Altre volte possiamo usarlo per aprire dei portali, attivare meccanismi, e così via.

Il canto di Abe ci permette di prendere il controllo dei nemici, e usare le loro armi contro di loro.
Il canto di Abe ci permette di prendere il controllo dei nemici, e usare le loro armi contro di loro.

La grande fuga

Come menzionato prima, se l’obiettivo primario è uscire vivi da quell’inferno di industria, quello subito conseguente è farlo portando con sé il maggior numero possibile di mudokon. Spesso durante il gioco vedremo dei tabelloni con indicati il numero di mudokon in servizio, quelli fuggiti e quelli morti. È talmente importante che il finale stesso ne è influenzato. Nel corso del gioco troveremo dei portali che ci condurranno ad aree con più mudokon, e che potremo far scappare. Come? Basta dirglielo. Rivolgendo loro la parola, questi inizieranno a seguire Abe e devono essere condotti incolumi ad un secondo portale dal quale potranno scappare. Ovviamente, poiché si tratta di un compito secondario, i rompicapi da risolvere per riuscirci saranno di una complessità maggiore.

I poveri mudokon ci seguiranno fidandosi ciecamente di noi, quindi bisogna fare attenzione a non mandarli incontro a morte certa!
I poveri mudokon ci seguiranno fidandosi ciecamente di noi, quindi bisogna fare attenzione a non mandarli incontro a morte certa!

Talk dirty to me

Un’altra meccanica di gameplay degna di menzione è la possibilità di dialogo. Sembra una cosa stupida, ma moltissimi protagonisti di platform sono praticamente muti. E poi, non è che questa abilità sia una cosa del tutto estetica. Come detto prima, parlare sarà necessario per comunicare con i mudokon e salvarli, con semplici frasi come “Ciao!”, “Seguimi!”, “Aspetta qui”. Inoltre, per superare alcune aree dovremo ricorrere a una serie di gesti, come fischi o scoregge. Questa meccanica è utilizzabile anche quando ci si impossessa di un nemico, ed è utile quindi per disattivare sistemi di sicurezza a controllo vocale, oppure per fare stendere a terra i mudokon a schermo per evitare che vengano colpiti dai proiettili della nostra mitragliatrice. Insomma, sembra inutile ma ha una versatilità niente male.

Per superare delle aree dovremo memorizzare i gesti effettuati da una guarda e riprodurli nel corretto ordine.
Per superare delle aree dovremo memorizzare i gesti effettuati da una guardia e riprodurli nel corretto ordine.

Prova e riprova e riprova

Nonostante tutto, Oddworld non è un gioco da prendere alla leggera, e presto o tardi il giocatore lo capirà bene. Man mano che si prosegue nel gioco, sarà richiesta un’abilità sempre maggiore per superare gli scenari davanti a noi, con un tempismo perfetto e una precisione di movimento quasi millimetrica. Non ci vuole molto perché un passo falso segni la nostra fine, seguita dalla derisione da parte di tutti i nemici su schermo. Fortunatamente, i checkpoint sono molto frequenti e abbiamo una quantità illimitata di tentativi a disposizione. Badate bene soprattutto alla scelta della difficoltà all’inizio del gioco, ricordando che si tratta di un platform vecchio stile e quindi che anche la difficoltà normale porta potenzialmente a una grossa dose di imprecazioni da parte del giocatore. No, sul serio, se non siete abituati a questo tipo di platform (NB: non Crash Bandicoot) giocate in modalità facile, lo dico per il vostro bene.

In conclusione, che impressioni ho avuto su questo gioco? A essere sincero, nonostante sia un remake e a quanto pare sia abbastanza conosciuto, io non ne avevo mai sentito parlare. Sicuramente se avete giocato l’originale, non penso debba essere io a dirvi che vi conviene giocare anche questo. Quindi mi rivolgo a chi, come me, non ha mai provato né quello su Playstation né questo. Probabilmente è stato uno dei platform più interessanti ma al contempo snervanti che abbia mai giocato. La mia opinione completamente soggettiva e generalizzata è che un videogioco deve divertire. Se il divertimento si trasforma in noia o in frustrazione a causa della difficoltà troppo bassa o troppo alta, allora non vale la pena continuare a giocare. Nonostante alcuni momenti di nevrosi, io mi sono divertito. E credo che potreste farlo anche voi.

Nuovo e Appetitoso/10

Se lo conoscete, giocatelo. Se non lo conoscete, giocatelo lo stesso. In entrambi i casi, armatevi di pazienza.

PRO

CONTRO

Gameplay interessante.

Grafica stupefacente.

Scoregge a comando.

La difficoltà può demoralizzare.

Controlli occasionalmente imprecisi.

Studente fuorisede e (sedicente) appassionato di RPG, in particolare Dragon Quest e Fire Emblem. Passa più tempo a cercare di recuperare vecchi giochi che a provarne di nuovi. Quando non scrive articoli, probabilmente sta perdendo tempo all’arena dei mostri per ottenere la spada Falcon.
Lo trovate su Facebook e Twitter.

Autore: Dario "Spiky" Vetrano

Studente fuorisede e (sedicente) appassionato di RPG, in particolare Dragon Quest e Fire Emblem. Passa più tempo a cercare di recuperare vecchi giochi che a provarne di nuovi. Quando non scrive articoli, probabilmente sta perdendo tempo all'arena dei mostri per ottenere la spada Falcon. Lo trovate su Facebook e Twitter.