No Straight Roads – RECENSIONE

8 min.
25.08.2020
Recensione


Devo essere da subito sincero: fino a un mese fa non sapevo molto di No Straight Roads. Il che è ironico, non solo per il ruolo che ricopro all’interno di questo sito, ma perché chi mi conosce è solito paragonarmi a un’enciclopedia vivente sui videogiochi e sulle loro tecnologie. Semplicemente, non è un gioco che ho avuto modo di approfondire tramite i soliti canali. Infatti, il primo approccio è avvenuto nella maniera (per me) più inusuale possibile: i mix musicali su YouTube. Vedete, io sulla piattaforma di Google non sono solito seguire molti creatori di contenuti, in particolar modo italiani. Non rientrano nelle mie corde, e fin qui ok. Quello che faccio, principalmente, è ascoltare musica, in barba ai FLAC. Più in particolare, ascolto musica proveniente dai videogiochi, da artisti vaporwave, funk o city pop. La trovo un’esperienza non solo rilassante, ma anche in grado di portarmi a conoscere nuovi prodotti. Questo non vuol dire che disprezzo il resto, per carità, ma semplicemente non rientra nelle mie corde. Ed ecco, forse sarà stato il primo impatto con la produzione di Metronomik e Sold Out, ma non mi aspettavo una colonna sonora così affascinante. Questo lo sapeva bene anche Boss Battle Records, l’etichetta discografica che si è occupata della colonna sonora del gioco. Dopotutto, si tratta pur sempre di marketing, basta sentire per credere. In pochi minuti ho voluto sapere sempre di più sul prodotto finale (tipo qui), dato che la mia impressione iniziale era stata più che positiva. Adesso, avuta l’opportunità di provare con mano il gioco, è tempo di dare un giudizio concreto. Tenetevi pronti, perché una delle vostre ultime tappe estive su Nintendo Switch potrebbe essere proprio a Vinyl City.

LET’S ROCK’N’ROLL

No Straight Roads, a discapito di quanto potrebbe lasciare supporre la mia premessa, è prima di tutto un gioco di azione e avventura. Per di più, è il primo realizzato da uno studio della Malaysia, Metronomik, i cui fondatori altri non sono che Wan Hazmer, lead game designer di Final Fantasy XV e Daim Dziauddin, suo cugino, nonché concept artist di Street Fighter V. Dopo avere lavorato con alcuni dei big dell’industria i due hanno deciso di ripartire da zero, dando così sfogo a tutte le loro idee e all’esperienza accumulata negli anni. Non solo, il loro obiettivo, come intuibile dal nome della software house, è quello di utilizzare la musica in modi mai visti prima. Non come semplice contorno, quanto come parte integrante di tutto.

No Straight Roads screen 6

In No Straight Roads saremo chiamati a vestire i panni di Mayday e Zuke, il duo che unito dà vita alla rock band indipendente Bunk Bed Junction. L’incipit del gioco è semplice quanto efficace, in quanto i nostri sono intenzionati a effettuare il salto di qualità entrando nelle grazie della NSR. Quest’ultima, infatti, non è solo la casa discografica più importante al mondo, ma anche la società che ha saputo dare maggiore splendore (e corrente elettrica) a Vinyl City grazie alle sue star di fama internazionale. Il merito però è tutto della EDM (Electronic Dance Music), una vasta gamma di generi musicali di stampo elettronico che ha saputo conquistare i cuori dei cittadini, a sfavore dei generi classici. L’EDM regna incontrastato per tutta la città e non c’è in alcun modo intenzione di alterare lo status quo delle cose. Infatti, i due protagonisti si renderanno presto conto che il loro tanto amato rock non è così benvoluto dalla società, la quale deciderà in seguito alla loro performance di impedirne la diffusione. Come se non bastasse, l’alto utilizzo di EDM è spesso fonte di continui blackout nei quartieri meno abbienti in favore di quelli assegnati alle star dell’azienda, ulteriore motivo per dare vita a una vera e propria ribellione nei confronti della malvagia società. Ribellione che prenderà la forma di un vero e proprio sabotaggio dei concerti per mano del duo protagonista. Ristabilire l’ordine, nonché la musica rock, porterà i due rocker in erba ad affrontare la crème de la crème della NSR, al fine di reclamare i loro quartieri e scalare le classifiche.

Ma più precisamente, come si sabota un concerto? Nella maniera più banale possibile: suonandole in faccia a chiunque decida di opporsi. A discapito del suo bel faccino, Mayday è una vera e propria potenza di fuoco e rabbia pronta a colpire con la sua fedele chitarra chiunque si metterà sul suo cammino. Mayday è de-facto la forza bruta del gioco, in grado di colpire senza pietà e infliggere il maggior numero di danni. A lei si oppone il più pacato Zuke, il quale, grazie alle sue bacchette, può dare vita ad attacchi di sequenze a catena meno potenti ma più rapidi. In No Straight Roads si può combattere da soli o in compagnia (solo in modalità locale), e proprio quando si è soli è possibile alternarsi con la pressione di un tasto tra i due protagonisti, una soluzione utile per sfruttare tipologie di attacchi diverse, ma anche per consentire al proprio partner di riposarsi e aiutarlo a recuperare energia.

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No Straight Roads è inoltre una fonte di meme a mai finire grazie alla sua storia scanzonata.

Il sistema di combattimento è semplice e per certi versi ricalca quello di altri esponenti del genere. Si attacca, si può effettuare una capriola per scansare gli attacchi ma soprattutto si può utilizzare la musica per portare a casa la buona riuscita dello scontro. Ogni duello vi chiederà di prestare molta attenzione alla musica del gioco al fine di sincronizzarvi con le movenze degli avversari, imparando i loro pattern di attacco. Come se non bastasse, Mayday e Zuke potranno trasformare gli elementi circostanti in oggetti curativi o offensivi, necessari quando la situazione si farà più dura. Non mancano poi attacchi speciali o di gruppo, sbloccabili con l’avanzare della trama. I due rockettari potranno ampliare il loro moveset imparando a utilizzare anche le tecniche dei loro avversari.

No Straight Roads screen 3
Da proteggere.

Da qui entra in gioco la seconda parte di No Straight Roads, ovvero l’esplorazione (e riparazione) di Vinyl City. Ogni distretto sarà pur ricco di luci e neon, ma non tutta la città è messa bene. Esplorare la città non è solo un diversivo prima di passare allo scontro successivo, ma è anche un modo per conoscere gli abitanti della zona, raccogliere batterie e riparare la città migliorando il consenso dell’opinione pubblica. Mayday e Zuke, infatti, partiranno da una semplice base sotterranea nelle fogne cittadine, la quale potrete espandere sconfiggendo la EDM e migliorando Vinyl City grazie al potere dei vostri fan. In men che non si dica sarete così in grado di potenziare la vostra apparecchiatura migliorandone resistenza e capacità. Avere un alto consenso di fan vi permetterà inoltre di guadagnare esperienza, che potrete spendere all’interno di tre alberi delle abilità per fornire a Mayday e Zuke doppi salti, combinazioni di attacchi più lunghe e altro ancora.

Forma rispetto alla sostanza?

Per concludere l’avventura principale non ho impiegato molte ore, anzi. No Straight Roads è un titolo con una durata nella media, in 6-7 ore (il doppio per completarlo) è possibile avere un’idea generale di quello che vi aspetterà a Vinyl City, a cominciare dai suoi antagonisti. Mentirei se vi dicessi che non mi sono divertito in compagnia di Mayday, Zuke e dei loro carismatici avversari. Tuttavia, c’è qualcosa che non sono riuscito a togliermi dalla testa per tutto il tempo, ed è il fatto che No Straight Roads avrebbe potuto dire molto di più. Si sarebbe potuto fare molto di più con il materiale a disposizione. L’impressione, per certi versi, è che si sia pensato di realizzare un gioco con un obiettivo mirato, ovvero il pubblico alla ricerca di esperienze semplici, rilassate (ma comunque in grado di offrire una buona sfida) e in grado di scendere a compromessi. Lo dico perché io per primo potrei essere tranquillamente uno di questi, ma dato il prezzo di listino del gioco e quanto offerto, non so se potrei ritenermi completamente soddisfatto. 

È un gioco che va giocato per quello che offre, in particolare è perfetto per chi è alla ricerca di un’esperienza single-player (o multi-player) scanzonata e senza troppi fronzoli. Perché No Straight Roads già in poche ore esaurisce gran parte delle sue idee, e dove si sarebbe potuto fare di più non lo si è fatto. Gli sviluppatori, in un’intervista, dicevano di essersi ispirati a Sonic (chissà come mai…) in quanto pur essendo un gioco all’apparenza semplice è in grado di dare il meglio di sé giocando e rigiocando più e più volte. E questo è assolutamente vero, ma la saga del riccio blu ha sempre cercato di proporre anche a un livello basilare nuove idee con il materiale di cui disponeva. In No Straight Roads al di fuori dei boss troviamo quasi sempre un livello da completare al fine di raggiungere la base dei suddetti. Questi livelli sono popolati da nemici che si limitano a stare fermi e attaccare a ritmo di musica (pensate alle battaglie con Bowser in Super Mario Galaxy, ad esempio). E ci sta, riescono nel loro obiettivo dato il level design del gioco, ma tutte le potenzialità aggiuntive dei Bunk Bed Junction sono solo dei diversivi o delle agevolazioni.

Switch up!

No Straight Roads su Nintendo Switch può vantare la presenza di alcuni contenuti extra, principalmente relegati alla quality of life dei giocatori. Infatti, figura un’esclusiva modalità a tre giocatori, con cui si potrà rivestire i panni dell’alligatore da compagnia Elliegator e raccogliere bonus e oggetti da conferire a Mayday e Zuke. Non manca inoltre il supporto del touch screen per la modalità portatile, grazie alla quale i giocatori potranno raccogliere e trasformare gli oggetti presenti in utili strumenti da utilizzare in battaglia. Da segnalare inoltre la differenza di prezzo tra la versione fisica e digitale, probabilmente dovuta ai soliti costi di produzione. Per gli interessati, è inoltre disponibile all’acquisto un’edizione limitata che include un box da collezione, una copia del gioco, un vinile con la colonna sonora, l’immancabile artbook e un set esclusivo di bacchette. La trovate al seguente link.

Già dopo il terzo boss, indicativamente, si è visto tutto in termini ludici, a parte qualche piccola chicca. Ed è un peccato, perché non era imposto da nessuna parte il divieto di sperimentare. C’è tanto che si può realizzare con il concept scelto da Metronomik, tanto che si può fare con quel mondo di gioco. Non metto in dubbio che, rigiocando a difficoltà più elevate e in compagnia l’avventura, molti dei potenziamenti tornino effettivamente utili, ma la base deve sapere venire incontro alle esigenze del pubblico. In pratica, dopo la metà si perde del mordente e ci si limita a scansare gli attacchi e attaccare, salvo poche, pochissime, eccezioni.

No Straight Roads screen 1
Va inoltre giocato se volete accudire un cucciolo di alligatore. Zuke, inoltre, è un modello di vita per tutti.

Bunka, Junka, Shakalaka, BAM!

No Straight Roads è un’avventura musicale divertente e in grado di farvi affezionare al suo cast di personaggi. È un gioco di avventura semplice quanto efficace, che pecca nel concreto di una pochezza di contenuti in termini di gameplay offerto. La prima produzione di Metronomik è comunque piacevole e divertente e sarà in grado di intrattenervi nel corso delle poche ore richieste per concludere l’avventura principale, o ulteriormente, qualora decidiate di puntare a livelli di difficoltà più elevati e al completamento dell’albero delle abilità, la raccolta dei diversi collezionabili ed extra conferiti con l’espansione di Vinyl City. Se siete dei fan degli autori del gioco, inutile dirlo, l’acquisto è più consigliato. Per tutti gli altri, Vinyl City è una tappa che merita di essere visitata almeno una volta, soprattutto se siete in possesso di Nintendo Switch, ma se necessario, potrete attendere ancora un po’ di tempo prima di farlo.

PYUN PYUN/10

No Straight Roads è un’esperienza semplice e divertente, in grado di accontentare i fan del genere e chi è alla ricerca di un’esperienza semplice e immediata, possibilmente da giocare anche in compagnia. Per tutti gli altri, dati i contenuti e il prezzo proposto, potrebbe convenire attendere un secondo momento.