No More Heroes e No More Heroes 2: Desperate Struggle – RECENSIONE

13 min.
08.11.2020
Recensione




Flashback al 2007, i fan giocano e finiscono No More Heroes, tutti contenti e a casa. Tre anni dopo, piove un fulmine a ciel sereno, un sequel diretto del primo gioco con il sottotitolo “Desperate Struggle”. Stupore generale, ma nel clamore e nelle feste emerge un dettaglio: il director del gioco non è Suda51. Ma come? Non dirige il seguito del suo gioco di più grande successo di sempre?

Il motivo è presto detto: il papà di Travis all’epoca era a lavoro su Shadows of the Damned, un gioco tanto scollegato da No More Heroes, quanto centrale per Grasshopper e per Suda stesso e dallo sviluppo così travagliato che avrebbe bisogno di un suo articolo solo per spiegarlo.
Nonostante il carico di lavoro, Suda ha comunque partecipato allo sviluppo come direttore esecutivo e sceneggiatore e le redini del progetto sono state date a Nobutaka Ichiki.


Santa Destroy’s Desperate Struggle

Similmente al primo, la premessa di Desperate Struggle è semplice. A forza di uccidere, Travis ha attratto gli occhi delle persone sbagliate su di sé e sui suoi cari, ragion per cui nel filmato di apertura di No More Heroes 2 vedremo una persona molto vicina a Travis venire brutalmente assassinata da un gruppo di malviventi. Ciò riaccenderà la fiamma dentro il nostro protagonista, il quale aveva appeso al chiodo la beam katana. Si ricomincia a scalare la classifica della UAA, questa volta con un solo fine: la vendetta.

Suda stesso ha affermato in un’intervista rilasciata durante lo sviluppo che il secondo capitolo della serie è stato ispirato dalla serie di film giapponesi sulla yakuza intitolati “Jingi Naki Tatakai”, in particolare dal secondo, sottotitolato “Hiroshima Shito Hen”, la lotta disperata di Hiroshima. No More Heroes 2 racconta invece del “Desperate Struggle” di Santa Destroy e, in particolare, di Travis.

Cutscene di No More Heroes 2: Desperate Struggle.
Nonostante il tema della vendetta, Sylvia tornerà anche in questo capitolo a tentare Travis, promettendogli che la seconda volta sarà ancora meglio della prima, in quanto nel frattempo è diventata maestra di yoga.

La via della beam katana 2: il sequel

A livello di gameplay, No More Heroes 2 fa tutto ciò che faceva il primo, ma meglio. Fendenti più veloci, ancora più power-up, feedback visivi migliorati grazie all’aggiornamento grafico, persino altri due personaggi giocabili per delle brevi – ma memorabili – parti del gioco. Sotto questo aspetto il sequel è inattaccabile. Tuttavia uno dei difetti principali del gioco, sia a livello di caratterizzazione dei personaggi che dal punto di vista dei combattimenti, è il fatto che un buon numero delle boss fight di No More Heroes 2 non siano assolutamente allo stesso livello qualitativo medio di quelle del primo.

Non preoccupatevi, le eccezioni ci sono e i picchi di adrenalina superano quelli del suo predecessore, però a livello di qualità generale, avendo finalmente avuto la possibilità di giocare entrambi i giochi in serie, questo dettaglio è palese. Ciò, come dicevo, influisce in parte anche sul mio apprezzamento degli assassini avversari. Un duello meno memorabile, in un gioco dove i dialoghi non sono molti e lo storytelling si fa anche tramite gameplay, equivale a dei personaggi meno memorabili in media, con, anche qui, delle graditissime sorprese.

Trasformazione in tigre.
Tra le aggiunte al gameplay troviamo anche dei nuovi potenziamenti, come la trasformazione IN TIGRE.

Welcome to Santa Destroy’s menu

Un’altra scelta che reputo questionabile è la rimozione della possibilità di girare liberamente per Santa Destroy. Al posto di questa opzione avremo un menù tramite il quale scegliere la nostra destinazione. Se ciò rimuove molto del tedio del primo capitolo, dove, alla lunga compievi sempre le stesse azioni, al tempo stesso rende il tutto molto meno “vivo”, specie dato che a livello narrativo si alzano degli spunti sul declino politico e l’espansione urbanistica sfrenata della città.

Menù per navigare Santa Destroy.
Il menù tramite cui compiremo i nostri spostamenti.


Uno dei punti di forza di No More Heroes era l’estrema coesione dell’ambientazione e la simbiosi del killing game della UAA con Santa Destroy stessa. Guadagnavi soldi svolgendo lavoretti o missioni, depositavi gli stessi soldi all’ATM fuori casa tua e ti dirigevi a un luogo che probabilmente avevi già intravisto per procedere alla prossima battaglia. Semplificare questo processo tramite l’introduzione di un menù detrae molto dall’esperienza stessa e lascia un retrogusto di “boss rush” inevitabile.

Minigioco 8-bit.
Anche i lavoretti sono stati cambiati radicalmente, proponendo dei minigiochi 8-bit ispirati ad alcuni grandi classici. Bello Hang-On

Travis, It’s kill or be killed

Se alla musica del primo gioco ho dedicato un paragrafo, il sequel merita altrettanto. Tristemente, il nostro incontro abituale con Masafumi Takada non si rinnova per questo secondo capitolo. No More Heroes è stato infatti l’ultimo suo progetto in Grasshopper. Fortunatamente il suo sostituto è nientepopodimeno che Akira Yamaoka, il leggendario compositore di Silent Hill, il quale ha curato Desperate Struggle insieme a Jun Fukuda. Purtroppo non sono riuscito a trovare dati coerenti su chi dei due abbia composto cosa, ma di un dettaglio sono certo: il tema principale di Desperate Struggle è, ad oggi, la canzone più rappresentativa di tutta la serie. Anche se si è cambiata la squadra che vinceva, i risultati non sono stati da meno.

Downward dog?

Tirando le somme, la visione di insieme suggerisce un gioco meccanicamente e tecnicamente molto più curato del primo, ma che al tempo stesso fallisce nel conferire lo stesso fascino e sottigliezza nel gestire il proprio ritmo narrativo e di gameplay. Inoltre, a livello di dialoghi e humour è palese una voglia di spingere all’inverosimile ciò che si era già fatto e detto nel primo gioco, con costanti rotture della quarta parete che, invece, erano usate in maniera molto morigerata nel predecessore, senza mai rischiare di far apparire i personaggi a schermo delle macchiette.

Da questa descrizione il giudizio sembra molto più negativo di quanto in realtà non sia. No More Heroes 2 riesce a non sfigurare al cospetto del primo, ma al tempo stesso, sembra quasi scimmiottare la verve dei suoi personaggi e delle interazioni tra loro.

Copertina di No More Heroes: Travis Strikes Again
Il link apribile cliccando l’immagine non è affiliato, è solo un pretesto per farvi comprare Travis Strikes Again.

Ma che fine ha fatto Travis?

Purtroppo successivamente alla generazione del Wii, Grasshopper Manufacture non ha passato un momento economico particolarmente radioso. Motivo per cui Suda dovette temporaneamente mettere in pausa i suoi progetti maggiori per concentrarsi sulla gestione amministrativa della società.
Dopo ben nove anni di totale assenza, il nostro assassino otaku è tornato in scena, proprio su Nintendo Switch. Travis Strikes Again: No More Heroes, è un sequel diretto ai primi due capitoli e il più importante di tutta la serie. Non solo per le risposte che porta rispetto agli interrogativi lasciati dai suoi predecessori, ma anche e soprattutto perché si tratta del coronamento di tutto ciò che Grasshopper ha fatto dalla sua nascita.

No More Wii 2

Puramente dal punto di vista tecnico, il porting di No More Heroes 2 mi è sembrato persino meglio di quello del primo, complice anche la rimozione di un’area aperta difficile da gestire. Il frame rate medio è più stabile e, considerando anche l’aggiunta di numerosi effetti particellari più avanzati, ciò risulta non da poco. A livello di bug o tagli del contenuto non ho riscontrato alcuna differenza o errore. Per i fan di lunga data posso inoltre confermare la scelta di inserire il mix realizzato da Fukuda per la soundtrack della battaglia contro il quarto classificato. Se preferivate la versione americana ho brutte notizie per voi, più per il vostro gusto che per la mancanza della canzone.

Una piccola seppur doverosa nota di demerito deriva dalla mancanza della rimasterizzazione delle cutscene in game, ancora in risoluzione originale.
Se ciò era comune anche al primo, c’è da sottolineare che No More Heroes ha una singola cutscene pre-renderizzata, utilizzando la grafica di gioco per tutte le altre. Desperate Struggle, probabilmente anche per alzare l’asticella, ha inserito un numero maggiore di scene pre-renderizzate. All’epoca poteva essere considerata una cosa di poco conto, oggi vedere il gioco cambiare repentinamente da 1080p a 480p rompe abbastanza l’immersione. Per fortuna parliamo comunque di un numero esiguo di cutscene, contabili sulle dita di una mano. Ciononostante un trattamento di favore poteva aggiungere ulteriore lustro a quello che, di fatto, è già un porting solido.

MORE HEROES/10

Nonostante abbia a cuore questo gioco almeno quanto il suo predecessore, un pacing peggiore, delle battaglie e dei personaggi meno memorabili e la minore sagacità dei dialoghi fa pendere l’ago della mia bilancia verso il prequel. A scanso di equivoci, No More Heroes 2: Desperate Struggle è un ottimo sequel con un ottimo porting. Tuttavia, laddove ho consigliato il primo gioco a tutti, senza eccezioni, non mi sento di fare lo stesso con il secondo.

La nostra duplice avventura a Santa Destroy si conclude qui! Spero di essere stato abbastanza esaustivo e di essere riuscito a trasmettere almeno un briciolo dell’entusiasmo che provo verso questi giochi. Mentre attendiamo il nuovo anno per No More Heroes III, vi consiglio di continuare a seguirci, abbiamo ancora un titolo della saga di cui parlare, ma questo non è il luogo né il momento per farlo.