Perché Nintendo non deve sottovalutare il cloud gaming

7 min.
19.05.2020
A ruota libera


Seppure il mondo stia crollando su se stesso, il 2020 è un anno importante per l’intero mercato videoludico. È l’anno in cui inizierà la nuova generazione di console, qui rappresentate dalla PlayStation 5 di Sony e dalla Xbox Series X di Microsoft. Parallelamente, competitor esterni come Nvidia e Google hanno deciso di mettersi in gioco, non sfidando direttamente i due colossi della tecnologia ma proponendo al pubblico dei nuovi modi di giocare, più in particolare tramite il cloud gaming. Si tratta di una strada rischiosa e ancora oggi non proponibile all’utente medio, ma che è qui per restare. Nintendo è al momento l’unica grande esclusa dalla festa e, come tutti sappiamo, non è quel tipo di azienda pronta a sperimentare con le nuove tecnologie. Nintendo è un’azienda conservatrice, che più volte è stata disposta ad aspettare che i costi si abbassassero al fine di proporre al pubblico un prodotto accessibile.

Ma se per certi prodotti aspettare è lecito, la casa di Mario potrebbe rimanere scottata dalla sua indifferenza verso il gioco in streaming. Perché non hanno alcuna esperienza nel campo, non sono mai stati preparati e non hanno intenzione di prepararsi. E questa non sarà una sfida rivolta agli sviluppatori videoludici, ma ai fornitori di servizi.

La soluzione arrivata dal cielo

Ad aprirmi gli occhi su questa possibilità è stato Project xCloud, il servizio al momento in beta testing di Microsoft. Da poche settimane l’azienda ha avviato il suo periodo di prova intensiva nel Bel paese, e caso ha voluto che il sottoscritto fosse uno dei fortunati da loro scelti. Ho quindi preso la palla al balzo, collegando via Bluetooth il mio controller al cellulare e avviando il servizio. Anni fa avremmo detto uno dei soliti luoghi comuni, ovvero che non ci sono le infrastrutture, ed è vero, ancora non ci sono ovunque. Ma dove ci sono xCloud funziona, e funziona alla grande.

Pur non essendo collegato ad una rete da 5 GHz o via Ethernet ho avuto modo di sperimentare giochi come Killer Instinct o Forza Horizon 4 e ovvio, non posso dire che l’esperienza sia andata perfettamente senza alcunissimo intoppo, ma è andata, e bene. E alla fine è questo che conta, realisticamente parlando. Otto anni fa potevamo magari ridere all’idea, ma piano piano questi servizi (così come PlayStation Now, Google Stadia o GeForce Now) cominciano a farsi sempre più presenti. E non sono qui per andarsene, ma per restare nel tempo. A eccezione di Google, tutti gli altri coinvolti sono consapevoli che i loro servizi non potranno mai rimpiazzare una console da gioco, e alla fine non è neanche quella la necessità, quanto una speranza futura (molto difficile da concretizzare).

Quello che però può portare a casa il cloud gaming è la praticità. Potere avviare un gioco subito, mentre magari è in download o si è impossibilitati a continuarlo/iniziarlo a casa, sono tutte opportunità più che ghiotte. Il cloud gaming deve essere visto come l’antipasto che precede la portata principale qui rappresentata dalla propria console a casa. E proprio per questo motivo non posso che chiedermi cosa potrebbe farci Nintendo.

Nintendo Switch Lite foto

Il concept di Nintendo Switch, lo sappiamo tutti, è ottimo. Avere a portata di mano dei giochi grossi è una sensazione fantastica, e che a più riprese ha giustificato l’acquisto (o il cosiddetto “double-dip”) di un titolo. Io per primo ho voluto Dragon Ball FighterZ o Rocket League in portatile, e anche per altri giochi recupererò la versione tecnica più scadente, perché voglio avere la possibilità di giocarci comodamente come voglio. Ma guardando al futuro mi fermo e penso: quanto ancora potrà Nintendo godere di questo vantaggio?

Perché sulla console ibrida, lo sappiamo bene tutti, scendere a compromessi è un patto silente tra gioco e giocatore. Nintendo Switch ce l’ha fatta perché ha saputo proporre al pubblico in maniera chiara, diretta e semplice il suo messaggio ai consumatori. Oggi non possiamo dire lo stesso per lo streaming. Bisogna documentarsi sulla propria connessione o piano tariffario, acquistare un controller a parte, all’occorrenza un cavo USB e un grip per allocare il proprio dispositivo smart. Bisogna fare diverse cose, e non c’è una soluzione fatta e finita sul mercato.

Ma in un futuro prossimo in cui si riuscirà a ridurre i costi e rendere più accessibili tutte queste cose ai consumatori (e non penso ci vorrà davvero molto), perché dovrei giocare un ipotetico gioco per “Switch 2” compromesso per funzionare offline in modalità portatile, quando potrei giocarlo in streaming, quantomeno in 720p, magari prendendo proprio una qualsiasi altra versione console migliore in termini di prestazioni? In questo caso lo preciso per sicurezza: parlo di una soluzione come quelle già citate ad inizio articolo, ben diverse dal “Remote Play” che richiede di utilizzare la propria piattaforma come host.

Una vita di compromessi

Alcuni dei titoli attualmente in beta su xCloud.

Faccio un esempio pratico con Ni no Kuni: La Minaccia della Strega Cinerea. Per chi non lo sapesse, il gioco su Nintendo Switch non è altro che una conversione dell’originale per PlayStation 3. Ma sull’ultima console Sony o su PC siamo di fronte ad una rimasterizzazione. Nell’ipotetico futuro in cui un PlayStation Now a caso dovesse potenziare i suoi server io potrei giocare, con la mia stessa connessione attuale e qualche piccolo sacrificio, a una versione portatile tecnicamente migliore. Microsoft sta già lavorando a un potenziamento dei propri server, mentre Google Stadia è già una realtà tangibile da tutti con un periodo di prova di due mesi. Sostanzialmente, io oggi potrei già accedere a delle versioni migliori di certi giochi presenti (o completamente assenti) sulla console Nintendo. E in futuro questa possibilità continuerà ad esserci.

Con questo non voglio dire che Nintendo deve abbandonare il concept della console ibrida, non avrebbe davvero senso tenendo conto della portata mondiale delle sue piattaforme.

Ma non buttare un osso alle possibilità offerte dal cloud, a quello che potrebbero significare estensioni del concetto “dove e quando vuoi”, potrebbe essere deleterio nel lungo termine. E no, non considero eventuali Resident Evil VII o Assassin’s Creed Odyssey sul Nintendo eShop giapponese. Sono progetti che riguardano Capcom e Ubisoft, non Nintendo.

Mi piacerebbe vedere Nintendo in grado di offrire nuove possibilità ai suoi utenti. Un supporto serio del servizio da parte di Nintendo potrebbe essere l’anello di congiunzione che tutt’ora manca tra i loro prodotti mobile e le console, ad esempio. Potrebbe essere anche un modo per compensare a certe Virtual Console tutt’ora mancanti e difficili da emulare, ma anche un modo per compensare in modalità TV o portatile ai limiti tecnici dovuti all’hardware attuale. Non possiamo neanche dire che Nintendo non voglia farlo al fine di mantenere un’esperienza intatta ai suoi utenti, perché già Xenoblade Chronicles 2 o Yoshi’s Crafted World sono esempi evidenti di giochi poco ottimizzati o incapaci di fornire ottime prestazioni in alcune delle modalità della console. Sono giocabili, assolutamente, ma spesso sporchi graficamente e costretti a ricevere un upscale interno dalla console per raggiungere le risoluzioni di 1280×720 o 1920×1080 pixel. E non parliamo dei giochi delle terze parti.

Bleah.

Desiderare una versione portatile di un certo gioco il più delle volte riporta alla memoria il concetto della “zampa di scimmia”. Magari si avrà una conversione portatile, ma con il framerate dimezzato e l’immagine sporca senza anti-aliasing, in altri casi andranno scaricati almeno 10 GB di gioco dal Nintendo eShop, in altri ancora tutte e due le cose. E così via. Ma con un supporto nativo del cloud gaming questi problemi potrebbero essere arginati con una nuova soluzione, completamente opzionale per l’utente.

Fates

Il mio timore però è che Nintendo potrebbe fregarsene, e continuare a vivere nella sua bolla finché non le tornerà più comodo. Ma nel frattempo gli altri continueranno a sperimentare e a investire nella tecnologia, e l’azienda di Mario potrebbe ritrovarsi a quel punto costretta a sottostare alle necessità di chi ha saputo garantire il servizio migliore. Già abbiamo avuto un precedente di quel che dico lo scorso anno, con la partnership tra Sony e Microsoft.

La prima ha acquisito da diverso tempo la piattaforma Gaikai, da cui poi è nato PlayStation Now. E il servizio per funzionare va, ma ha ancora dei limiti evidenti, in particolare il basso numero di server disponibili per tutti gli iscritti. Al fine di migliorare il prodotto Sony si è rivolta alla sua rivale per eccellenza. In un certo senso, potremmo dire che lo sviluppo di Project xCloud agevolerà quello del suo competitor. Per molti un tradimento, ma nei fatti qualcosa di sensato, come allora commentato dall’Head of Xbox Phil Spencer:

“Penso che quando sei un’altra grande compagnia di videogiochi e ti ritrovi alla ricerca di qualcuno con cui andrai a collaborare, puoi andare ad investire decine di miliardi di dollari al fine di stare al passo, oppure capire chi sono i tuoi partner.” – Phil Spencer a IGN.

Nintendo allo stato attuale, lo ribadisco, non è in grado di competere. Allearsi sarà quindi una strada necessaria da intraprendere. Ma quali saranno i loro partner? La stessa Microsoft, che così avrà un monopolio sul Cloud Gaming guadagnando dai successi delle sue rivali? Ci sono altri due casi da considerare.

Da un lato abbiamo il GeForce Now di Nvidia, da poco uscito dalla beta. Nvidia, lo ricordo, è la mente dietro l’hardware di Switch. Non solo, Nvidia è l’unica azienda esterna che lavora con l’hardware di una console (visto che AMD detiene il primato), e la loro partnership con Nintendo non è fondamentale, ma di più. Rivolgersi a loro per il futuro non è un’idea così fuori dal comune, perché si continuerebbe a lavorare in casa. Il risultato potrebbe essere comunque inferiore a quanto offerto dalla concorrenza, ma garantirebbe alle due società una maggiore autonomia e sinergia. Forse, l’azienda americana potrebbe guadagnare ancora una volta da questa collaborazione, perché ad oggi sono diversi i giochi rimossi da GeForce Now a causa di problemi di licenze tra loro e i publisher. Le potenzialità del loro servizio di streaming, forse attualmente il più efficiente su PC e mobile, è minato da ciò. Una collaborazione con Nintendo potrebbe essere il piano B necessario, esattamente come fu per la linea di dispositivi Shield.

Dall’altro abbiamo invece Google con il suo Stadia. L’azienda non è nuova alle collaborazioni, e già durante la scorsa generazione ha collaborato a più riprese con Nintendo e The Pokémon Company. Google Stadia, il loro servizio di cloud gaming, è ottimo per quello che offre, ma pecca di sostanza. Google non ha idea di come funzioni davvero il settore videoludico, e molti temono che Stadia, prima o poi, morirà, perché Google non è sinonimo di affidabilità con i suoi prodotti. Tuttavia, a differenza di Nvidia, la società di Mountain View può vantare una maggiore presenza su scala globale, e andare oltre ai limiti attuali offerti da GeForce Now. Probabilmente sbaglio, ma attualmente Stadia è l’unico servizio in grado di garantire un flusso video in 4K60. Google ha i mezzi per rispondere seriamente a Microsoft, ma non ha l’occhio per vederci lungo.

Ed ecco, io così su due piedi non saprei neppure quale delle tre strade potrebbe essere la migliore, in termini di “partner”. Bene o male tutte e tre le aziende sono scelte logiche, alcune più di altre, ma il mio timore è che Nintendo perderà questo treno, e sarà difficile da rincorrere a giochi fatti, esattamente come è avvenuto per la battaglia dei dischi.