29 Novembre 2019 • A ruota libera

Nintendo e l’era della nostalgia: tra marketing e community

È la notte della vigilia. Siete bambini e vi mettete a dormire nel lettino con la consapevolezza che, la mattina dopo, tutto ciò che avevate chiesto al buon Babbo Natale sarà lì ad aspettarvi, sotto l’abete colorato.

Dormite, forse sognate, vi svegliate. Correte in salone, in cucina, nella sala da pranzo, ovunque sia l’albero magico dai mille regali. Arrivate, ed eccolo lì, un pacco col vostro nome sopra. Le vostre gambine da bambino si muovono da sole, corrono e scontrano per terra, lasciandovi in ginocchio di fronte al presente, che guardate con un sorriso da far invidia ai testimonial delle marche di dentifricio. Strappate con foga il rivestimento, aprite la scatola, ed eccolo lì, il gioco che aspettavate. Siete così felici che non trovate neanche il tempo di fare mente locale, di riuscire a domandarvi quale sia il trucco dietro la comparsa improvvisa di quel pacco, che siete lì per terra a giocarci. Qualsiasi cosa abbiate chiesto, agli occhi e alla mente di un bambino, sembrerà la cosa più bella del mondo.

Ora tornate alla realtà. Siete grandi, e l’esperienza che avete maturato vi permette di guardare le cose in maniera più critica. Nulla è bianco e nero, tutto è fatto di gradienti. Il solo ricordo di voi da piccoli in quel particolare momento vi fa sentire felici e rilassati. Al contempo, però, la consapevolezza di non poter rivivere quel esperienza vi lascia addosso una sensazione di tristezza e malinconia. Questo cocktail emozionale, che magari siete riusciti ad esperire leggendo queste poche righe, viene comunemente definito come nostalgia.

Nostalgia, nostalgia canaglia

È innegabile che la nostalgia sia uno dei sentimenti predominanti dell’epoca moderna. Non solo generazioni passate inneggiano a tempi remoti ritenuti migliori. Anche le nuove, spesso, si ritrovano a lodare ricordi, alle volte fantasmi, di periodi storici per loro ineguagliabili, criticando immancabilmente i tempi moderni. L’enorme punta dell’iceberg di questo fenomeno la ritroviamo nel sempre più diffuso mercato occidentale. In ambito musicale, la Vaporwave ha assunto un ruolo di rilievo (non solo sul web), dando nuova vita a canzoni del passato, diventando vera e propria nostalgia fatta melodia.

Nostalgia
Macintosh Plus – Floral Shoppe: uno degli album capostipiti della Vaporwave

In ambito cinematografico, mai come in quest’epoca, c’è un continuo riferimento al passato con remake, sequel, spin-off e, in alcuni casi, non proprio necessari live-action e versioni in CGI di alcuni grandi classici. Insomma, questo senso di nostalgia ha influenzato in maniera significativa tutte e nove le arti conosciute, senza lasciarsi però sfuggire una decima, quella dei videogiochi, che, analogamente al cinema, sta facendo la sua fortuna con il ritorno di vecchie glorie su nuove console. Non solo sono tornati sotto nuova luce acclamati titoli del passato (tanto per fare un esempio, roba del calibro di Crash, Spyro, MediEvil, Resident Evil) ma continui richiami agli anni ritenuti d’oro dell’arte videoludica stanno costantemente infestando anche i titoli più nuovi.

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Spyro torna dopo tanto tempo più splendente che mai!

Nel mercato attuale sembra che chiunque tenti di fare breccia nel cuore dei videogiocatori, rievocando la malinconia di momenti per loro ineguagliabili del mondo videoludico. E Nintendo? Qual è il suo ruolo in tutto questo?

Il nostalgico volto di Nintendo

Quando si parla del passato, Nintendo è sempre in prima linea per tutta una serie di motivi. In primis, una delle ragioni che ha reso la casa giapponese parte dell’olimpo dei videogiochi è l’eterno ritorno di personaggi icona, che vengono lucidati e messi a nuovo in ogni titolo delle storiche saghe che tutt’ora, a distanza di quasi quarant’anni, continuano a vivere sui nostri schermi. I personaggi della saga di Mario ogni anno partecipano agli sport più disparati, ai party più esilaranti, alle avventure più uniche nelle terre dei funghi. Così Link, Kirby, Fox, ognuno con la sua personale serie, e all’occorrenza insieme ad altri, altrettanto famosi, per qualche scazzottata.

L’incessante ricomparsa di personalità che hanno fatto la storia dei videogiochi come li conosciamo ora permette di esperire un senso di familiarità, di un “niente è davvero cambiato da allora”, insomma, di sicurezza.

Nostalgia
L’icona Pop per eccellenza in milleuno sfaccettature

La vera sfida dietro il lavoro di Nintendo è quella di riuscire a riproporre qualcosa di già visto senza scadere nel ridondante e nel ripetitivo. In alcuni casi, la grande N ci ha mostrato che futuro e passato, con i giusti punti di incontro, possono creare qualcosa di meraviglioso, mai visto prima ma al contempo estremamente familiare. Lo dimostrano titoli come Super Mario Odyssey o The Legend of Zelda: Breath of the Wild, dove i capostipiti di due saghe storiche e amatissime si rinnovano completamente, non solo nella trama, non solo nell’aspetto, ma anche nel gameplay, risultando dei veri e propri gioielli d’intrattenimento videoludico.

Ovviamente, non ogni nuovo titolo raggiunge sempre le aspettative del pubblico, in buona parte anche per motivi che oltrepassano il discorso nostalgia. Sta di fatto che il modus operandi di Nintendo risulta piuttosto solido e resistente ai segni del tempo, dimostrando ogni volta il fascino dei “capelli grigi”.

Nostalgia
Saremmo capaci di nominarli uno per uno, anche senza aver giocato i rispettivi titoli
Lo sguardo Retrò

Questo senso di familiarità, che permette di creare un legame emotivo col consumatore, viene mantenuto anche in altri modi. La Virtual Console (o servizi simili), che Nintendo costantemente ripropone nelle sue console, ha il duplice scopo di mostrare le proprie orgogliose radici e di fare leva sui sentimenti già discussi del pubblico più veterano.

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Acclamata dal pubblico, la Virtual Console ci permette di fare un tuffo nel passato

Come se non bastasse, vecchie glorie tornano in versione “remastered”, come gli intramontabili Final Fantasy e Resident Evil. Altre più fortunate addirittura con dei “remake”, come nel caso dei precedenti capitoli di Pokémon e il nuovissimo Link’s Awakening. Quando invece si butta l’occhio sui nuovi titoli, troviamo citazioni a giochi delle vecchie generazioni, spesso classici diventati iconici tra il pubblico (sbloccare il costume di Mario 64 in Odyssey è sempre un’emozione).

Questa ossessione per il passato non nasce solo dall’esigenza di costruire una propria identità, ma funge da vero e proprio ponte che collega la multinazionale al videogiocatore, o più in generale alla community. Mai come in quest’epoca, infatti, la voce del web ha acquisito un ruolo di rilievo nelle varie scelte di marketing che interessano le migliaia di case di produzione (non solo di videogame, come dimostra la vicenda di Sonic: Il Film). Sembrerebbe tutto rose e fiori, se non fosse che la magia Nintendo spesso fa cilecca quando c’è da allontanarsi dalla sua comfort-zone, e la quantità e qualità di titoli innovativi scarseggia o lascia a desiderare.

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Il remake di Link’s Awakening ha riscosso successo, con qualche critica alla sua “rotondità”

Il discorso è piuttosto insidioso, ma porta ad un quesito chiave. È giusto seguire la domanda e venire incontro ai desideri nostalgici del pubblico, o bisogna allontanarsi un momento dal giudizio popolare per poter proporre nuovi contenuti di qualità? In parole povere: il cliente ha sempre ragione?

Più direzioni

Nintendo, prima tra tutti i publisher, prende a cuore il giudizio del pubblico in primis per una questione di marketing. Ritrovandoci in quella che potremmo definire l’era nostalgica, la voce del popolo verte inevitabilmente su un ritorno del passato. Ma questa nostalgia, piuttosto che essere un sentimento lecito scaturito da semplici ricordi, spesso sfocia in manifestazioni di pura idolatria, che tendono a conferire ai titoli o alle piattaforme del passato meriti esagerati. Ne consegue che le case di produzione tenderanno sempre più a dare legna da ardere ai propri classici, senza riguardo per il nuovo e l’innovativo.

Eppure, casi di nuovi titoli “tripla A” che hanno lasciato il segno ce ne sono stati. Basti pensare ad Astral Chain, prodotto dalla PlatinumGames, che ha lasciato molto di cui discutere al web ma che è risultato un titolo validissimo, apprezzato e soprattutto completamente nuovo.

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Astral Chain, che piaccia o meno, è una bella boccata di aria fresca

Sviluppare il primo capitolo di una nuova serie o in generale allontanarsi dal modus operandi di ciò che ha fatto successo non è facile, spesso è una vera e propria scommessa. Per cui si tende sempre a navigare su un terreno sicuro, dove è difficile sbagliare. In queste situazioni nascono titoli come Octopath Traveler, prodotto della Square Enix che potremmo definire come un grande tributo all’era d’oro dei JRPG.

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Il rinomato 2D HD di Octopath la dice lunga sul titolo in questione

Non si tratta di comprendere quale delle due direzioni sia quella giusta da intraprendere. È giusto e lecito che io voglia fare esperienza del nuovo e contemporaneamente sapere che la mie saghe preferite rimarranno a farmi compagnia ancora per molto. Si tratta piuttosto di riconoscere che in parte è nostra responsabilità di consumatori se il mercato, o più in generale lo sviluppo videoludico ha preso una certa direzione. Si è diffusa la credenza che la nostra opinione e le nostre scelte siano opinabili per i cosiddetti “piani alti”, quando non hanno mai ricevuto così tanta considerazione come nella nostra epoca.

Il caso Pokémon

A dimostrazione di ciò che è stato detto, è giusto aprire una piccola parentesi sul caso Pokémon Spada e Scudo che ha intrattenuto il web nelle ultime settimane. Nonostante le migliaia di migliaia di critiche che sono state alzate, con ragione, al reparto tecnico/artistico, alle scelte discutibili di modifica della formula, ai leak, persino chi si era dichiarato estremamente contrario all’operato di Game Freak, difendendo con spada tratta le propri convinzioni, è tornato a casa con una copia del gioco al Day One, in certi casi anche due.

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Sono in tanti a non aver apprezzato gli enormi cambiamenti apportati da Game Freak

D’altronde è giusto che prima di esprimere la propria opinione su un titolo lo si provi con mano. Ma è giusto anche venire meno ai propri principi, senza aspettare magari un giorno o due dall’uscita prima di decidere? Nessuno potrebbe privare alcuno del diritto a un titolo della propria serie preferita. Questo modo di agire, però, non rischia in parte di cancellare completamente il nostro potere decisionale, rendendoci schiavi di un passato idealizzato? La serie Pokémon è forse quella che rappresenta meglio la realtà dei videogiochi e dei videogiocatori di oggi. Una realtà in cui l’amore per le serie che ci hanno accompagnato da tutta una vita può superare la critica razionale.

A noi la scelta

Quindi dove tracciamo il limite tra nostalgia e innovazione? È meglio rimanere nella propria comfort-zone, o rischiare di creare un flop? La risposta a queste domande non è cosa facile da ricercare. Entrerebbero in gioco così tante variabili da considerare che ci si potrebbe scrivere sopra un libro. D’altronde lo scopo di questo stesso articolo non è di certo quello di trovare una soluzione al grande dilemma dei nostri giorni. Si tratta piuttosto di lasciare uno spunto di riflessione, magari di smuovere le coscienze di noi giocatori, in un’epoca in cui il passato sembra essere l’unica ancora di salvezza in un futuro ignoto. Perché in fin dei conti l’unica cosa che importa è divertirsi, o più in generale prendere fiato dalla frenesia della vita di tutti i giorni. E qualsiasi sia la direzione che decideremo di percorrere, è bene andare avanti con la consapevolezza che le nostre scelte hanno un peso.
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Alla tenera età di 5 anni prese in mano per la prima volta il GameBoy dei suoi due fratelli per giocare a quella meravigliosa opera che era Super Mario Land 2. Da lì fu amore per la Nintendo ed i videogames in generale. Ama anche il teatro, la psicologia, i meme, il jazz ed i pirati, e non sa neanche lui dove trova il tempo per scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook.

Autore: Mattia "Mett" Mamber

Alla tenera età di 5 anni prese in mano per la prima volta il GameBoy dei suoi due fratelli per giocare a quella meravigliosa opera che era Super Mario Land 2. Da lì fu amore per la Nintendo ed i videogames in generale. Ama anche il teatro, la psicologia, i meme, il jazz ed i pirati, e non sa neanche lui dove trova il tempo per scrivere per Nintendoomed. Lo trovate anche su Facebook.