12 Dicembre 2018 • A ruota libera

Cara Mamma, Buon Natale

“Cara Mamma,
Innanzitutto Buon Natale.


Era un’usanza comune quella di scrivere una lettera con i propri desideri in questo periodo dell’anno. Questa volta però voglio scriverla a te.

Sono sempre stato di poche parole, non mi veniva naturale esprimere giudizi, preferenze, figuriamoci desideri. Eppure del Natale più lontano nelle mie memorie, ricordo cosa chiesi: “Voglio vedere papà”. Ricordi?

Ero molto piccolo, era quel periodo della vita in cui avevo a che fare con altri bambini per la prima volta e mi relazionavo al mondo esterno, e iniziavo a capire cosa mi rendeva diverso dagli altri.


Ricordo l’espressione sul tuo volto quando ti dissi qual era il mio desiderio: non sembrava sapessi come rispondermi, fu l’unica volta che ti ho vista così.

Mi dicesti che non era ancora tempo, ero troppo piccolo, sarebbero dovuti passare anni prima di poterlo vedere, forse.

“È troppo impegnato a girare il mondo, ha detto di voler diventare l’allenatore di Pokémon più forte della Terra. Solo allora tornerà a casa.

Tra tutte le mie volontà mai espresse, diventare un allenatore non era ciò che mi passava per la testa, ma da quel giorno qualcosa è naturalmente sbocciato in me.


Il Natale dopo il mio desiderio fu quello di diventare io stesso quell’allenatore. Ma anche allora non era tempo, bisognava aver compiuto almeno tredici anni per poter intraprendere quel sentiero. Ma il tempo che intercorreva da allora a quel fatidico compleanno era abbastanza per documentarmi in modo da essere pronto quando sarebbe stato il momento.

Ricordi quanti giocattoli, libri e videocassette di documentari mi compravi? Vedevamo anche insieme tutti gli incontri professionali in TV.

Che fosse un segno del destino o nascosto nei miei geni, quando si parlava di Pokémon ero una persona completamente diversa da quel ragazzino tanto silenzioso da sembrare muto.

Ricordo che eri tanto, tanto fiera di me.


Arrivò quel 27 febbraio, era una giornata incredibilmente bella, il sole brillava così forte che la primavera sembrava essere arrivata in anticipo a Kanto, e la mia avventura non poteva avere un migliore inizio.

Con determinazione catturavo e allenavo ogni Pokémon, non avevo una squadra fissa ma cercavo di stabilire un forte legame con ognuno di essi; non è stato facile, ma mi veniva incredibilmente più spontaneo che avere a che fare con le persone.

Nonostante gli alti e bassi, grazie a tutti i miei studi sono sempre riuscito a uscire vincitore da ogni lotta. Mi fu offerto un posto da Campione dopo l’esaminazione dei Superquattro, ma non era il futuro che avrei scelto.

Mai durante il mio percorso ho distolto lo sguardo dal mio vero obiettivo: trovare mio padre. Chiesi a Lance, il più esperto dei Superquattro, quale sarebbe stato quel posto dove solo i migliori allenatori potevano andare; girò il volto di 45 gradi, e il suo dito puntava alla più alta montagna della regione, perennemente innevata.

Dall’Altopiano Blu era ancora più imponente che mai.

“Il Monte Argento è il posto che stai cercando, ma stai attento: c’è un motivo se è chiamata “l’ultima” tappa di ogni allenatore.”
“…”
Feci cenno con la testa, ringraziai, e mi incamminai.

Arrivato ai piedi della montagna, un brivido gelido mi paralizzò ogni muscolo. Non faceva freddo, era una sensazione che ancora ad oggi non riesco a razionalizzare. La cosa certa era che, chiaramente, non ero pronto.

Voltai le spalle, e iniziai così a dirigermi verso la regione di Johto.


Sono passati tanti anni, e sono cresciuto. Ho vissuto l’autunno di Amarantopoli, le foreste pluviali di Hoenn e le sue spiagge, mi sono stabilito nella grande Unima per qualche anno, grazie al torneo mondiale ho visto tanti volti familiari e conosciuto figure talentuose.
Ho anche convissuto per un po’ con una donna che credevo fosse la mia anima gemella, per poi rivelarsi solo una giovane e illusoria esperienza.

Ricordi l’anno scorso? Spesso non rispondevo, e sembravo più giù del solito? Quel periodo in cui a Kalos trovai lavoro in una pensione, per vocazione… allora credevo che la mia carriera di allenatore non potesse più proseguire, mi sentivo vecchio.
Ricordo ancora quel Natale, ero molto depresso, e ti chiedo scusa per averti fatto preoccupare.

Fortunatamente adesso va tutto bene. Mi ha riscritto quel mio vecchio amico, non puoi non ricordarti del nostro vicino. Questa estate siamo partiti insieme per Alola: oltre a esserci divertiti tantissimo mi si è riaccesa quella fiamma dentro, quella che mi ha guidato fin qui e che mi ha riscaldato anche in inverni freddi come questo. Ne sono grato.

Poche settimane fa ero a Sinnoh, ho scalato il Monte Corona. Il panorama dalla Vetta Lancia è indescrivibile: ho fissato il mare circondare l’isola per chilometri e chilometri, non riuscendo a pensare a niente se non a quanto mi trovassi in alto; sentivo che avrei potuto toccare il cielo alzando un braccio, e che non ci sarebbe stato più nient’altro da vedere. Non esagero a definirla un’esperienza spirituale.

Credo sia stata l’ultima spinta di cui avevo bisogno.


Adesso è nuovamente Natale.
Ti starai chiedendo perché ti sto scrivendo, probabilmente, e perché sto scrivendo così tanto. In tutti questi anni mi hai chiamato più volte di quanto abbia fatto io, e non ti ho praticamente mai davvero parlato di me.

Adesso sono sulla cima del Monte Argento. Fa freddo, molto. Fortunatamente riposo sotto un gigantesco pino che mi fa da riparo.

C’erano diversi zaini, bottiglie, indumenti di ogni tipo completamente ricoperti da strati di ghiaccio… per un attimo ho avuto davvero tanta paura, ma ce l’ho fatta.
Sono arrivato in cima, ma alla fine non l’ho incontrato.

E se papà non fosse riuscito? Probabilmente è andata così, vero?
Non mi stupirebbe se una di quelle reliquie gli appartenesse.
Inizio a credere che tu anche abbia avuto questo sospetto negli anni, spiegherebbe la tua espressione la prima volta che ti chiesi di lui.

Ma non ha importanza, non più. Col senno di poi, sono davvero contento di come ho vissuto la mia vita, e di essere diventato davvero io stesso la persona che stavo cercando tutto questo tempo.

Senza di te non ce l’avrei mai fatta, ecco perché penso che non riuscirò mai a ringraziarti abbastanza.

Sperando che la bufera si calmi quanto prima, aspetto il momento in cui ti abbraccerò di persona e ti racconterò tante altre cose.

 

Ti voglio bene,
Rosso.”


Tirò fuori dalla tasca le poche bacche che gli restavano, le consegnò insieme alla lettera al Delibird che avrebbe recapitato il messaggio alla madre.

Abbassandosi il cappello e rannicchiandosi quasi a entrare nel tronco del pino, con le mani in tasca ammirava le luci natalizie della regione dall’alto, cercando almeno in quelle del calore.

Dei suoni in lontananza ritmicamente si facevano sempre più udibili; Rosso sentiva una presenza avvicinarsi.
Alzandosi diede le spalle alla vista panoramica. Davanti a lui un allenatore più giovane, incredulo, lo guardava fisso.

Lo sguardo ricordò a Rosso di quando era giovane, e ancora vedeva dinnanzi a lui una lunga strada per diventare il migliore allenatore di Pokémon.

Con lo stesso fuoco negli occhi, contemporaneamente i due afferrarono la prima sfera, annunciando la volontà di battersi.

“…”

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Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando per la prima volta ho acceso Pokémon Giallo sul mio Game Boy Color ancor prima di imparare a leggere, segnando quella che sarebbe diventata una devozione nei confronti della saga che probabilmente porterò nella tomba.

In palestra alzo pesi oltre a collezionare medaglie, prediligo il cibo sano, e nel tempo libero compongo musica elettronica o strimpello alla chitarra.

Attualmente studio programmazione e game developement, aspirando a lavorare nel campo videoludico per la vita. Mi trovate anche su Facebook.

Autore: Paolo "Polka" Iovino

Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando per la prima volta ho acceso Pokémon Giallo sul mio Game Boy Color ancor prima di imparare a leggere, segnando quella che sarebbe diventata una devozione nei confronti della saga che probabilmente porterò nella tomba. In palestra alzo pesi oltre a collezionare medaglie, prediligo il cibo sano, e nel tempo libero compongo musica elettronica o strimpello alla chitarra. Attualmente studio programmazione e game developement, aspirando a lavorare nel campo videoludico per la vita. Mi trovate anche su Facebook.