Mystery Dungeon: tutto è iniziato con un mercante

6 min.
02.04.2020
A ruota libera


All’inizio di questo mese è uscito Pokémon Mystery Dungeon: Squadra di Soccorso DX, il remake del primo titolo di una delle più famose serie spin-off di Pokémon sviluppate da Spike Chunsoft (qui la nostra, cioè la mia, recensione). Tuttavia, probabilmente diverse persone non sono a conoscenza di come la serie Mystery Dungeon (senza “Pokémon” davanti) abbia origini radicate ben più indietro di Squadra di Soccorso, ed è proprio questo l’argomento di oggi!

La grande avventura di Baldo Baldini

Il primissimo titolo con il gameplay di Mystery Dungeon non è altri che uno spin-off di Dragon Quest, nello specifico di Dragon Quest IV (a cui tra parentesi dovreste giocare). Dopo gli eventi della trama principale, uno dei protagonisti, il mercante Torneko (da noi conosciuto con il nome di Baldo) decide di continuare il suo mestiere, mettendosi a cercare nuova merce da mettere in vendita al negozio di famiglia. È così che finirà per esplorare i misteriosi dungeon, pieni di oggetti da scovare quanto di mostri da sconfiggere (o da cui scappare). Nonostante fosse un gameplay ancora sperimentale, era pur sempre Dragon Quest, quindi non sorprende affatto che il gioco sia stato accolto positivamente, tanto da ricevere negli anni due sequel con lo stesso protagonista e poi un altro ancora su Yangus, da Dragon Quest VIII. Riporto anche la carinissima pubblicità che andava in onda in TV ai tempi (a quanto dice Wikipedia, la lunghezza è anche sopra la media).

Come Rogue… ma più semplice

Sono quindi passati ben 27 anni da quando l’allora Chunsoft ha iniziato questa serie di giochi. La serie è partita da tale compagnia semplicemente perché il lavoro di “La Grande Avventura di Baldo” venne affidato alle stesse persone dietro a tutti gli altri Dragon Quest usciti al tempo (fino al quinto), e quindi hanno poi mantenuto il marchio. Tra questi individui spicca Koichi Nakamura, che ha lavorato come sviluppatore presso Enix ed è poi diventato il fondatore e presidente di Chunsoft stessa (lo è attualmente). Il vecchio sito 1UP intervistò Nakamura anni fa, al quale venne chiesto cosa avesse ispirato il gameplay di Mystery Dungeon. Di seguito un estratto tradotto:

1UP: […] Mi chiedevo se potesse parlare dell’ispirazione [per Mystery Dungeon]. Immagino che si basi sul videogioco Rogue, o almeno che ci siano delle somiglianze. In tal caso, pare essere del materiale molto impegnativo su cui lavorare, per un videogioco. Potrebbe dire qualcosa in merito?

Nakamura: Esattamente. C’era un membro dello staff a cui piaceva molto Rogue, ma è un gioco difficile, molto. Devi usare tutto l’alfabeto [perché Rogue usava i caratteri ASCII al posto della grafica]. Inizialmente, ci giocai per una settimana intera senza capire cosa ci fosse di divertente. Dopo di ciò, però, ho iniziato a capire il gioco. Anche Ultima e Wizardry sono difficili, ma noi ne abbiamo fatto una versione più facile da approcciare, cioè Dragon Quest. Volevamo fare lo stesso con Rogue, creandone una variante più semplice e comprensibile, e così è nata la serie Mystery Dungeon. La Grande Avventura di Baldo ne è stato il primo titolo.

1UP: Quindi volevate creare una versione più accessibile di Rogue, però… i giochi di Mystery Dungeon sono ben più impegnativi di Dragon Quest. Dragon Quest è approcciabile da chiunque, invece ho difficoltà a spiegare perché mi diverto con Mystery Dungeon, perché le altre persone… muoiono sempre. Quando giochi a Mystery Dungeon muori più e più volte. Quali pensi che siano gli appeal di Mystery Dungeon? Parlando sia in quanto creatore che in quanto fan di quel tipo di giochi.

Nakamura: Quando giochi, le mappe e gli oggetti sono sempre diversi ogni volta. Non importa quante volte lo rigiochi, non ti ci abituerai mai né ti annoierai mai. E così, giocando più volte finisci per diventare più abile, perché ogni volta sarà un’esperienza originale. Inizi così a capire come approcciarti alle difficoltà che ti vengono messe davanti. Questo tipo di tensione, così come la soddisfazione di prendervi parte, ecco gli appeal. Anche io e il mio staff abbiamo difficoltà a spiegare le attrattive della serie…

Screenshot Rogue, ispirazione di Mystery Dungeon
Basta vedere questo screenshot per capire che il Rogue originale è un titolo con molti anni sulle spalle. Ha un suo fascino, però.

In sostanza, quindi, il gameplay di Mystery Dungeon ha preso degli elementi caratteristici di Rogue, quali i livelli generati casualmente e gli oggetti sempre diversi. Non rientra propriamente nella definizione di rogue-like, tuttavia, poiché una delle semplificazioni più grosse rispetto all’originale è un senso di progressione, vuoi perché il personaggio sale di livello, vuoi perché è possibile mantenere delle risorse tra un’esplorazione e l’altra, quindi sarebbe più corretto definirlo rogue-lite… oppure attenersi al moderno (mis)uso dell’etichetta e farsi bastare le prime due caratteristiche per farlo rientrare nella definizione.

Shiren, il ronin itinerante

Diversi crossover di Mystery Dungeon probabilmente devono parte del loro successo alla fama dietro alla serie su cui si basano i titoli, vedi Dragon Quest, Final Fantasy o lo stesso Pokémon. Tuttavia, doversi attenere a universi già esistenti impedisce anche agli sviluppatori di esprimersi al loro meglio: per questo, si decise che il secondo Mystery Dungeon sviluppato sarebbe stato una creazione completamente originale di Chunsoft, e così è nato Shiren the Wanderer. Il protagonista a cui si riferisce il titolo è un giovane ronin di poche parole che viaggia insieme alla donnola parlante Koppa in cerca del leggendario condor d’oro. Nonostante l’ambientazione piuttosto giapponese, il gioco (o meglio, il remake per Nintendo DS) è stato localizzato senza grossi problemi, anche se sfortunatamente a oggi la maggior parte dei titoli non sono mai usciti dall’Oriente. Per fare un esempio molto recente, il quinto capitolo, Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate, è arrivato da noi tramite la versione per PS Vita qualche anno fa, ma nell’ultimo Nintendo Direct Mini è stato annunciato un porting su Switch. Come? Non ve lo ricordate? Certo, perché era solo in quello giapponese! Sfortunatamente, il problema di mancate localizzazioni si ritrova anche al di fuori delle avventure di Shiren, poiché la maggior parte dei titoli Mystery Dungeon non sono mai usciti dall’Oriente. Gli stessi spin-off di Dragon Quest, da cui tutto è partito, non si sono fatti vedere eccetto per il secondo capitolo (Torneko: The Last Hope, su PlayStation), mentre probabilmente i crossover di Pokémon sono quelli più presenti anche nel mercato occidentale, eccetto quel gioco per WiiWare dal titolo infinito, ma facciamo finta che non esista. Chissà come mai la maggior parte dei giocatori non è a conoscenza del resto dei titoli!

Mystery Dungeon Shiren the Wanderer DS Screenshot
Lo stile grafico del remake su DS del primo Shiren the Wanderer è molto simile a quello dei primi Pokémon Mystery Dungeon.

In cerca dell’Erba Ghisal

A ogni modo, non tutti i titoli della serie Mystery Dungeon sono direttamente sviluppati da Spike Chunsoft: a volte, la compagnia si limita a dare il consenso per l’uso del nome a chi poi si occuperà della produzione vera e propria. Uno dei casi più famosi in questione è la sotto-serie Chocobo, a cui ha lavorato prima Square (i primi due titoli, del quale solo il secondo è stato localizzato) e poi h.a.n.d. con Final Fantasy Fables: Chocobo Mystery Dungeon, del quale è disponibile su Nintendo Switch il remake intitolato Chocobo’s Mystery Dungeon EVERY BUDDY! (qui la nostra recensione). Se i giochi legati a Pokémon sono quelli con più successo, non si può dire di meno di quest’ultima avventura del pennuto giallo, mentre i primi due ebbero ben pochi pareri positivi, con il primo che stranamente abbandona i turni rendendo i movimenti in tempo reale e il combattimento con l’ATB… menomale che sono tornati sui loro passi presto! EVERY BUDDY invece ha aggiunto la possibilità di reclutare i nemici, anche se funziona in maniera ben diversa da Pokémon, però insieme al già esistente sistema di job aggiunge ancora più profondità al gameplay.

Torneko Mystery Dungeon 2 Cover JP US
Molte volte la localizzazione di un gioco finisce per cambiarne la copertina per renderla più adatta al mercato locale. La versione americana di Torneko: The Last Hope è diventata molto… singolare.

Se dopo aver letto questo articolo, quindi, vi andasse di esplorare dei labirinti con una compagnia diversa dai soliti mostriciattoli tascabili, di certo le avventure più recenti di Shiren e di Chocobo sono le prime che vi consiglierei, anche solo perché non bisogna star dietro a traduzioni amatoriali, così come con il primo capitolo di Shiren su DS, benché possa rivelarsi un po’ più difficile da reperire. Un altro titolo che potrebbe valere la pena provare è Etrian Mystery Dungeon, uscito su 3DS e legato alla serie di Atlus. Giustamente, non ci si ritrova più a disegnare le mappe dei labirinti, componente cruciale della serie base, ma i giocatori potranno creare il proprio party basandosi sulle varie classi provenienti da Etrian Odyssey. I titoli legati a Dragon Quest invece hanno già più anni sulle spalle, ma soprattutto andrebbero recuperati tramite vie poco legali. Chissà, essendo le due serie così legate tra loro potrebbe uscirne uno nuovo in futuro… fortunatamente, non sembra proprio che la serie Mystery Dungeon abbia intenzione di fermarsi almeno per ora!