Mega Man X Legacy Collection – RECENSIONE

8 min.
27.08.2018
Recensione


Ebbene sì! Dopo le due Legacy Collection dedicate alla serie classica di Mega Man, era doveroso che il sottoscritto vi portasse anche le recensioni delle due Mega Man X Legacy Collection, le raccolte degli otto titoli della serie Mega Man X, lo spin-off ancora più futuristico di Capcom. Vista la mole di contenuti presenti abbiamo quindi deciso di dividere in due parti la recensione, anche perché a conti fatti sono due collection separate.

Nota: Non siamo riusciti a procurarci le copie di Mega Man X Legacy Collection per Nintendo Switch, la recensione si basa pertanto sulla versione PlayStation 4. Il gioco è disponibile su Switch, PS4, Xbox One e PC.

Anzitutto: cosa contiene questa raccolta? Ognuna delle due X Legacy Collection contiene quattro titoli della serie Mega Man X:

  • Mega Man X (SNES, PC, 1993)
  • Mega Man X2 (SNES, 1994)
  • Mega Man X3 (SNES, Saturn, PlayStation, PC, 1995)
  • Mega Man X4 (PS, Saturn, PC, 1997)
  • Mega Man X5 (PS, PC, 2000)
  • Mega Man X6 (PS, PC, 2001)
  • Mega Man X7 (PS2, PC, 2003)
  • Mega Man X8 (PS2, PC, 2004)

Mancano all’appello i due Mega Man Xtreme (originariamente per Game Boy Color) e l’RPG a turni Mega Man X: Command Mission, ambientato dopo X8 e uscito su GameCube e PS2.

E la seconda domanda che tutti si fanno: che differenza c’è tra la serie Mega Man normale e la serie X? Per farla brevissima: la serie X è il sequel della serie classica, ma fingere che sia tutto qui sarebbe riduttivo.

Che coX’è?

Gli eventi della serie X sono ambientati nel ventiduesimo secolo (21XX), cento anni dopo gli eventi della serie classica. Light, Wily e tutti i personaggi che conoscevamo sono morti da tempo, ma prima di lasciare questo mondo, Light ha creato una versione infinitamente più potente del buon vecchio Mega Man, chiamato con molta fantasia Mega Man X o, più brevemente, X. Ancora oggi i fan si chiedono se X sia lo stesso Mega Man dopo un pesante refresh e aggiornamento, o un robot completamente nuovo.

Nel futuro umani e robot (chiamati “Reploidi”) vivono in quasi completa armonia, se non fosse che ogni tanto alcuni robot impazziscono e iniziano ad attaccare gli umani e a fare del male; in quelle occasioni prendono il nome di Maverick. X lavora proprio nelle forze dell’ordine robotiche incaricate di eliminare questi reploidi pericolosi, con lui c’è il suo amicone Zero (di recente reso un Assistente in Smash Bros. Ultimate), l’alter ego di Protoman. Il Wily di questa generazione è Sigma, un reploide che in origine era il superiore di X, ma divenne un rinnegato quando iniziò una rivoluzione di robot per prendere il potere.

Mega Man X Legacy Collection
Un tipico boss. Nella fattispecie, Sting Chamaleon.

Eccetera eccetera, non vi racconto tutta la trama. Per quanto riguarda il gameplay, i Mega Man X hanno molti punti in comune con i classici, ma anche molte differenze. Ci sono ancora gli otto boss robotici con le armi e debolezze “a ciclo”, più i quattro livelli finali di cui uno boss rush. I Maverick, rispetto ai Robot Master, hanno il vantaggio di non essere obbligati a chiamarsi “Qualcosa Man”, quindi nell’aspetto sono molto diversi, il più delle volte basati su animali; mentre i Robot Master erano solo omini con un tema. Questo li rende più unici e con una maggiore personalità.

Dove i Mega Man classici davano più peso al platforming, qui il pilastro fondante è l’azione. La mossa che fa tutta la differenza nell’arsenale di X è il salto a parete: gli scenari acquistano una dimensione verticale e il platforming difficilerrimo non è più un problema. Rivisitare un livello passato con una nuova abilità è all’ordine del giorno, e i segreti non mancano mai.

Caratteristica dei Mega Man X, infatti, è l’essere quei giochi che diventano più facili man mano che si prosegue. Non fraintendetemi, i livelli finali sono comunque tostissimi, ma si ha la sensazione di crescere e diventare più forti proseguendo nell’avventura. L’esempio più lampante di ciò è Mega Man X3, dove si inizia deboli e piccoli come un neonato buttato in mezzo ai lupi, e alla fine (se si scoprono i segreti giusti) si ottiene un’armatura che addirittura ricarica automaticamente la vita di X.

Parliamo brevemente di altri aspetti comuni ai quattro titoli: gli oggetti. Nascosti nei livelli ci sono gli Heart Tank, che aumentano i PV massimi di X (che in effetti inizia con una barra cortissima); i Sub Tank, che sono l’evoluzione degli E-Tank dei Mega Man classici, ovvero fungono da riserva di energia, con il vantaggio che possono essere ricaricati raccogliendo capsuline di energia a vita piena; e gli upgrade: trattasi di capsule nascoste nei livelli in cui un ologramma del defunto Dr. Light dona a X una miglioria che renderà la sua armatura più potente.

Mega Man X Legacy Collection
L’armatura di X3 moderatamente potenziata. Non vi mostro la versione finale per non rovinarvi la sorpresa.

A partire da X3 è anche possibile giocare come l’amicone di X, Zero. Per ora, in X3 Zero si controlla per un po’ all’inizio e poi rimane come un’opzione nascostissima che nessuno ti spiega. Zero però possiede un’unica barra della vita, e una volta esaurita non si può più usare. In Mega Man X4, si può scegliere se usare X o Zero all’inizio del gioco per tutta l’avventura. La differenza tra i due è che Zero ha più energia e mosse-combo più potenti, ma non può assorbire le armi dei Maverick.

Un breve inciso sui controlli: il famoso “scatto”, qui mette X in una posizione diversa, in cui si abbassa di meno, quindi è più utile per correre che per evitare attacchi. Nei Mega Man classici si eseguiva premendo B+Giù, e da un lato è scomodo perché poteva capitare di saltare per sbaglio, ma qui si usa A, quindi tentare di scattare, caricare un colpo e correre insieme costringe le nostre manine a una posizione alquanto scomoda.

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Ma adesso parliamo (si cerca di essere brevi) dei quattro giochi individualmente, perché hanno molti punti in comune e molte differenze.

Mega Man X era all’uscita una sorta di reboot della serie, dopo i sei titoli a 8-bit. La difficoltà è all’incirca pari a quella del Mega Man medio, senza particolari picchi o ribassi.

Mega Man X2 segue le orme del predecessore, ma spinge al limite il concetto di non-linearità. A un certo punto della storia appaiono sulla mappa tre boss: i cosiddetti X-Hunter, che vogliono fermare X. Appaiono in tre stage a caso, e se lo stage che hai scelto contiene un Hunter, è altamente consigliato trovare (perché sono sempre nascoste) l’arena del boss, affrontarlo (e non sono facili) e se muori ricominciare tutto il livello (mentre i boss normali hanno il checkpoint subito prima). Finire il livello senza battere l’Hunter è sconsigliato, visto che ciò aggiungerà un boss nei livelli finali. Gli Hunter sono senza dubbio la parte più difficile a fastidiosa del gioco. E quel livello finale che per un attimo si dimentica di essere un gioco action e diventa uno di quei platformer impossibili alla Slime-san.

Mega Man X3, l’ultimo capitolo per Super Nintendo, segue in parte le orme del secondo, ma con solo due boss vaganti. Questi non sono opzionali dato che le loro arene si trovano in mezzo ai livelli e non sono evitabili. Tuttavia, è necessario battere questi due boss (e un terzo più nascosto) con una delle armi a cui sono deboli, altrimenti anche loro ritorneranno in un capitolo finale. In generale, Mega Man X3 è molto più spietato e difficile degli altri, i boss sono dei veri mostri, e anche con la loro debolezza non è affatto facile sconfiggerli. Poi ha la brutta abitudine di infilare ovunque leap-of-faith e spine assassine a tradimento. La mia Game Theory è che questo sia dovuto al fatto che il gioco è uscito lo stesso anno  e sulla stessa console di Mega Man 7, e Capcom ha considerato quest’ultimo come il gioco coi robottini carini per bambini, dove X3 era invece quello tosto e cazzuto per i fratelli maggiori.

Mega Man X Legacy Collection
Se siete dei fan dell’estetica 16-bit, non dovete farvelo scappare.

Mega Man X4, come il celebre 8, è uscito su PlayStation, SEGA Saturn e PC. A differenza di Mega Man 8, non ci sono grosse differenze tra la versione PS1 e quella Saturn. Questo capitolo, sebbene sia molto ben fatto, è quello in cui ho trovato più sbalzi di difficoltà dell’intera raccolta. A differenza di X3, qui i Maverick, se affrontati con l’arma giusta, sono una barzelletta, mentre i pochi boss non-Maverick sono del livello di difficoltà consueto per un Mega Man. Molto apprezzata l’idea di aggiungere un checkpoint a metà dei livelli, così anche facendo Game Over non si è costretti a rifare tutto. Oserei dire che è il più facile dei quattro, ma giocandoci non ho provato il senso di avventura che avevo giocando agli altri. Il doppiaggio non è orrido come Mega Man 8, ma ci sono delle clip abbastanza fatte male, come il verso da cornacchia che fa X quando muore.

Che cos’è, un gioco X-over?

Ma quindi, com’è fatta questa Collection? Che ci guadagno a comprare questa anziché scaricare le ROM illegalmente? [Nota: qui si scherza, so benissimo che se volete scaricare giochi illegalmente non posso fermarvi, e nessuna recensione vi convincerà mai a pagare per un prodotto che ritenete sia apparso spontaneamente sotto un cavolo, ma poi non lamentatevi se chiudono i siti di ROM].

Anzitutto è possibile switchare nel menu principale tra le versioni americane dei giochi e quelle giapponesi. Le due versioni ovviamente non condividono i dati di salvataggio (non si può fare un livello in una versione e uno nell’altra).

Appaiono anche numerosissimi extra, tra cui il cortometraggio anime The Day of Sigma, una sorta di piccolo prequel al primo Mega Man X, apparso originariamente nel remake per PSP Mega Man Maverick Hunter X del 2006.

Oltre a quello, questa raccolta prende spunto decisamente più dalla prima Legacy Collection che dalla seconda, con una gran quantità di materiali extra in stile museo: poster, illustrazioni, bozzetti e perfino foto dei giocattoli tratti dai primi quattro giochi X. Insomma, i materiali perché i collezionisti si rifacciano gli occhi non mancano (anche se la possibilità di risfidare i boss come nella prima Legacy Collection sarebbe gradita… e questo ci conduce a…)

Una delle grandi modalità extra della X Legacy Collection è la X Challenge, una modalità in cui si affrontano, uno dopo l’altro, diversi match che vedono X fronteggiare due boss alla volta (scegliendo quattro abilità speciali dal catalogo di tutti e quattro i giochi). Si tratta di una modalità molto interessante, disponibile in due livelli di difficoltà, che offre a chi conosce già i quattro titoli a menadito una sfida nuova.

Mega Man
Freddo?

Una piccola nota, in quella modalità il buster e l’arma speciale sono mappate a pulsanti separati, come nei Mega Man classici più recenti. E questa se permettete è una doppia rottura: ti fa cambiare se sei abituato ai controlli dei quattro giochi, e ti fa chiedere perché diamine non hanno implementato questa funzione anche in questi ultimi. Al diavolo la filologia, se devi aggiustare qualcosa che sai già funzionare male!

Per quanto riguarda l’aggiustare il “Nintendo hard” degli originali… questi non fanno molto. La prima Legacy collection permetteva il rewind, la seconda introduceva dei checkpoint che era possibile ricaricare senza fare Game Over, qui semplicemente sostituisce le password dei primi tre giochi con un salvataggio normale. Insomma… fastidiosetto, soprattutto con la difficoltà inumana di X3.

A meno che voi non vogliate provare la modalità principiante. Disponibile in tutti i capitoli, in questa modalità X subirà molto meno danno dai nemici (mentre spine e burroni rimangono normalmente letali). Molto utile per evitare di morire dodicimila volte, e l’unico svantaggio è che alla fine del gioco non si ottiene l’achievement. Quindi su Switch non c’è nessuno svantaggio.

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Inutile perdere tempo a cercare peli nell’uovo, se siete fan di Mega Man o avete sempre voluto recuperare questa serie spin-off, che rispetto alla classica è sempre stata un po’ più ardua da trovare, la Mega Man X Legacy Collection fa per voi al 100%. Se non siete sicuri di volerla, vi consiglio di provare prima una o entrambe le due Legacy classiche giusto per farvi un’idea del livello medio di difficoltà… anche in questo caso mi sento di dire che quattro gran giochi a questo prezzo sono un vero affare. Varrà lo stesso per i restanti? Lo scopriremo prossimamente su queste pagine.

X/X

  • Quattro gran gioconi al prezzo di… un gioco del 2013
  • La grafica a 16-bit (o 32 per il quarto) è sempre cazzuta
  • Tantissimi extra per i fanatici
  • Poco n00b-friendly
  • Alcune parti (tipo X3) esagerano un po’ con la difficoltà
Quattro titoli di grande stile, che seppur non indispensabili come i Mega Man classici, offrono divertimento di qualità a buon prezzo per ogni malato di nostalgia videoludica.
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