10 ottobre 2018 • Recensione

Mega Man 11 (Nintendo Switch) – RECENSIONE

Non è certo un mistero come recentemente abbiamo visto una vera e propria rinascita dei “videogiochi a piattaforme”, genere che ha riportato in auge dopo un lungo periodo di pensionamento moltissimi personaggi ritenuti delle vere e proprie icone del medium videoludico. Tra le varie figure tornate alla ribalta troviamo Mega Man, mascotte di Capcom nell’era 8 e 16 bit, che, dopo una fase altalenante tra la mancanza di nuovi capitoli e il licenziamento volontario di Keiji Inafune, il producer principale della serie negli ultimi anni, finalmente ritroviamo in un’avventura moderna prodotta per mano di un team tutto nuovo.

Una veste innovativa

Fin dall’annuncio Mega Man 11 si è contraddistinto dai suoi predecessori per la inusuale veste grafica che lo accompagna. Era da ben 22 anni, con l’uscita di quell’ormai lontano Mega Man 8 (titolo che abbiamo recensito nella sua ultima riproposizione qui), che il robottino non presentava uno stile diverso dai famigerati capitoli per NES. Pertanto, è stato molto rinfrescante vedere la serie distaccarsi dall’ormai stagnante formula 8 bit, proponendo un motore tutto nuovo adatto agli standard moderni.

Nei suoi momenti migliori Mega Man 11 regala paesaggi molto accattivanti.

Il comparto grafico sfoggia uno stile innovativo, nato dalla mano del nuovo character designer Yuji Ishihara. I personaggi hanno ricevuto una reinterpretazione moderna e sono stati tradotti dai bozzetti ai modelli poligonali in maniera egregia, così da offrirci un mondo pieno di figure buffe e carismatiche. Le animazioni riprendono fedelmente quelle originali 8 bit, offrendo però risultati altalenanti. Niente di per sé brutto, ma le movenze di Mega Man risultano un po’ legnose, quasi limitate della necessità di emulare il passato.

Nemmeno il lavoro sugli sfondi si può lodare completamente: durante il corso dell’avventura vedremo l’alternarsi di background molto belli a illustrazioni blande presenti tra le varie sezioni di intermezzo nei livelli.

In quelli peggiori un po’ meno.

Ad accompagnare la nuova grafica troviamo la colonna sonora che risulta, in pieno stile Mega Man, una vera e propria gioia per le orecchie. Ogni brano caratterizza alla perfezione lo scenario che accompagna, senza risultare mai ripetitivo o noioso. C’è da specificare però che ho trovato le musiche un po’ “nascoste” dal rimbombo dei vari effetti sonori, ma non è nulla che non si possa sistemare per mezzo delle opportune opzioni di mixing audio.

La fisica di gioco rimane fedele a quella dei capitoli precedenti, mantenendo pertanto la sensazione di controllare il robottino sparalimoni nella sua interezza con dinamicità e precisione. Non mancano però delle migliorie, come una scivolata più efficiente, che ci permetterà di cambiare direzione con maggior facilità, e un contraccolpo equo, che farà spostare il protagonista nella direzione opposta al colpo ricevuto, facendo sempre attenzione a mantenerlo sulla piattaforma in cui si trova, così da evitare delle morti ingiuste.

Piccolezze del genere possono salvarvi la vita.

Quest’innovazione è presente anche nei controlli, che finalmente abbandonano i limiti imposti dall’ormai obsoleta mappatura dei pad NES, permettendo di sfruttare a pieno i tasti disponibili sui Joy-Con di Switch. Nel caso non vi aggradi la posizione di default dei tasti, è possibile modificarla come meglio necessitiate nelle opzioni.

Potete gestire i comandi come vi pare, al gioco non gliene frega proprio nulla!

Insomma, ci troviamo di fronte a un capitolo svecchiato nelle meccaniche, che dona alla serie tutte quelle piccole, ma importanti, comodità che ogni gioco moderno dovrebbe avere.

Double Gear: la potenza e l’agilità in un unico ingranaggio

Come introdotto dal Dr. Wily nei primi minuti di gioco, il fulcro dell’intera vicenda gira intorno alla nuova meccanica del Double Gear. Quest’invenzione, sviluppata dall’antagonista quando era ancora uno studente universitario, è in grado di offrire un considerevole aumento di potenza e velocità ai robot in cui viene installata. Dopo averla riscoperta e perfezionata, il malvagio scienziato irromperà nel laboratorio del Dr. Light, rubando gli 8 robot presenti. Questi, sotto la guida di Wily, vengono riprogrammati, integrando il nuovo apparecchio nei loro circuiti, allo scopo di poter seminare panico e distruzione in tutto il globo. Per fortuna il Dr. Light è in possesso di uno dei vecchi modelli di prova del Double Gear e decide di montarlo dentro Mega Man, così che possa sfruttarlo per ristabilire la pace nell’anno 20xx. Come potete intuire la storia risulta molto semplice, mostrando solamente qualche scambio di dialoghi tra il cast principale. Per quanto questa basilarità possa deludere i fan alla ricerca di una storia più articolata o di un ritorno di certe figure di spicco (coff coff Bass e Protoman coff coff), il tutto funziona, donando scene di intermezzo simpatiche che accompagnano il vero fulcro dell’intera esperienza: il gameplay.

Il vero colpo di scena della trama sono i tagli di capelli dei due dottori da giovani.

Come meccanica di gioco il Double Gear funge da potenziamento temporaneo per Mega Man. Coi dorsali possiamo decidere se far ottenere al robottino il Power Gear, un boost di potenza che darà origine a colpi che infliggeranno danni maggiori, o lo Speed Gear, un boost di velocità che ci permetterà di muovere il protagonista in slow-motion, ottenendo così una precisione maggiore nei movimenti. Nel caso in cui ci trovassimo allo stremo delle forze potremo addirittura utilizzare entrambi i boost allo stesso momento. Seppur sembri apparentemente squilibrato, il Double Gear è limitato da una barra comune a entrambi i boost che si riempirà ogni volta che faremo uso di uno dei potenziamenti. Se abuseremo per troppo tempo delle nostre capacità, riempiendo completamente la barra, il gioco ci punirà togliendoci la capacità di effettuare il Double Gear per un po’ di tempo. Sarà pertanto mandatorio riuscire a giostrare il miracoloso ingranaggio al suo meglio, in modo da facilitare le sezioni più ardue.

Lo Speed Gear vi permetterà di colpire il vostro nemico con precisione nelle situazioni peggiori.
Un’avventura tra l’innovativo e il classico

Come ormai abbiamo descritto in diverse recensioni, il funzionamento di un gioco di Mega Man consiste nello sconfiggere gli 8 Robot Master, tirapiedi del Dr. Wily, ognuno nel proprio livello personale. Possiamo decidere l’ordine con cui entrare negli stage a piacimento e, sconfitto un nemico, otterremo un’arma basata su quest’ultimo. L’utilizzo delle armi sarà particolarmente utile, ma non necessario, a sconfiggere i boss visto che ciascuno di loro possederà un punto debole, ossia una delle varie armi a disposizione. Completati tutti gli stage ci mancherà solo di abbattere il Dr. Wily nella sua fortezza e poi il nostro viaggio sarà concluso. Durante l’avventura potremo anche chiedere aiuto ai nostri alleati nel laboratorio del Dr. Light, i quali ci offriranno, in cambio di un dato numero di bulloni ottenuti nei livelli, diversi oggetti e moduli di potenziamento.

Mega Man 11 non segue semplicemente la formula tipica della serie alla lettera, ma la migliora donandoci uno dei capitoli più solidi della serie.

Il level design, seppur privo di varietà, è ottimo.
Ogni livello ha il suo set di sfide ardue da superare, tutte basate sui riflessi e  la sperimentazione delle capacità del Blue Bomber. I Game Over saranno presto un’abitudine e ciò potrebbe scoraggiare in un primo momento i nuovi giocatori e qualche fan arrugginito, ma ben presto ci si renderà conto di come ciascuno di esso non sia altro che un passettino avanti per poter conquistare l’ambita vittoria. Certo, un approccio alla Mega Man 7 e 8 avrebbe potuto offrire una curva di apprendimento più calibrata. Nei due capitoli trovavamo la presenza di uno stage iniziale e la divisione dei Robot Master in due parti, una più facile rispetto all’altra. In questo modo l’utente digeriva in maniera più lenta e meno faticosa le meccaniche di gioco. Tuttavia, Mega Man 11 preferisce puntare sulla rigiocabilità, spronando il giocatore ad affinare le abilità del protagonista. Il level design gratifica molto l’uso del nostro armamentario, il migliore di tutta la serie, permettendo ai giocatori in grado di farne buon uso di rendere sezioni apparentemente impossibili molto più semplici di quanto sembrino. In aggiunta, poi, saranno presenti lungo la strada delle piccole sfide alternative, ciascuna col proprio premio ad attenderci se riusciremo a superarla.

Gli ostacoli possono essere superati in tantissimi modi diversi.

Se il level design è di suo ottimo, i Robot Master sono ancora meglio, regalandoci gli scontri più divertenti di tutta la serie. Il problema principale delle boss fight nei giochi di Mega Man è sempre stata la difficoltà ingiusta e a dir poco illegale a cui esse sottopongono il giocatore, costringendolo a provare uno dopo l’altro i vari livelli, alla ricerca del robot più facile dell’ottetto. Sconfitto questo, si va dunque alla ricerca del boss che ha come punto debole l’arma appena ottenuta, e così via, ripetendo il ciclo fino alla fine. Tale frustrante circolo vizioso si verifica ora più, ora meno a seconda del capitolo, ma, in generale, ogni gioco della serie ha almeno un Robot Master che segue questo triste andazzo. Per fortuna, però, Mega Man 11 rende quest’assurdità finalmente solo un brutto ricordo, donandoci dei duelli divertenti e memorabili.

Sono questi piccoli tocchi a fare la differenza.

Un adorabile piccolo tocco è come ciascun nemico utilizzi nel suo set di mosse l’arma che otterremo dopo averlo sconfitto, facendoci sembrare di acquisire una parte delle sue capacità, piuttosto che un vago rimando a essa.

Un armamentario da sogno

Come citato poco sopra, una delle peculiarità della formula originale di Mega Man era come, sconfitto un Robot Master, il robottino acquisisse come premio una nuova arma dalle munizioni limitate basata sul nemico sconfitto. Purtroppo, però, molto spesso nei vari capitoli esse si riducevano a essere utili esclusivamente per sconfiggere il boss che la possedeva come punto debole, vista la loro scomodità durante il gameplay normale.  Questo odioso problema è stato finalmente risolto offrendo nel nuovo capitolo un equipaggiamento all’avanguardia, in cui ogni arma svolge un ruolo fondamentale per poter superare gli ostacoli davanti a noi. Questo donerà un approccio più strategico al titolo, dando l’opportunità al giocatore di usare i mezzi che ritiene più opportuni.

Anche i tacchini più rabbiosi si possono rivelare dei teneri uccellini con la giusta arma.

Nel caso avessimo bisogno di aiuto extra, dal menù principale di selezione potremo andare nel laboratorio del Dr. Light, dove, in cambio dei vari bulloni collezionati nei livelli, sarà possibile acquistare svariati oggetti o moduli. Gli oggetti consistono in E-Tank, taniche di energia in grado di ricaricare completamente la vita di Mega Man, W-Tank, serbatoi per poter rifornire le munizioni scariche di tutte le armi disponibili, Beat, un uccellino in grado di salvarci nel caso stessimo per cascare in un dirupo e così via. Sarà possibile ottenere parte di essi anche nei livelli, ma è comunque ottima la possibilità di acquistarli se li si necessita.
Se ciò non dovesse bastare, sono anche disponibili all’acquisto vari moduli, ossia abilità in grado di affinare le capacità del Blue Bomber. Essi possono offrire svariati tipi di migliorie, dal semplice aumento del numero di taniche che è possibile conservare, alla possibilità di muoversi a velocità normale durante lo Speed Gear. Questi moduli possono essere attivati e disattivati a piacimento nel menù di pausa in qualunque momento, aumentando il grado di strategia con cui è possibile approcciare i vari livelli.

“Yo Mega!” non si può proprio sentire però.

Insomma, Mega Man 11 si pone come un’esperienza completamente personalizzabile, dove in qualunque caso l’importante è che il gioco regali un tasso di sfida e divertimento adeguato necessità di ogni giocatore.

Extra fino a un certo punto

I “Mega Man” sono sempre stati dei giochi corti, basati sulla rigiocabilità, e questo nuovo capitolo rientra fin troppo bene nella descrizione, rivelandosi una delle avventure più brevi del robottino Capcom. Ciò non è un male vista la solidità dell’esperienza che viene offerta in cambio, ma il team si è comunque impegnato a riempire il pacchetto di extra per tenere i propri utenti occupati.

Difficoltà Supereroe: la scelta per chi si vuole veramente male!

Per prima cosa il titolo offre 4 difficoltà con cui intraprendere l’avventura: “Principiante”, per i giocatori alle primissime armi che hanno bisogno di un’introduzione ai giochi del Blue Bomber; “Facile”, per i giocatori più arrugginiti che bisognano di riprendere la mano; “Normale”, la difficoltà principale con cui è stato studiato l’intero gioco; “Supereroe”, rivolta ai veterani che vogliono un grado di sfida superiore. Ognuna di esse si limita esclusivamente a diminuire o aumentare l’aggressività dei nemici e i vari aiuti offerti.  C’è da specificare però come “Supereroe” faccia sparire qualunque tipo di aiuto nei livelli, dalle semplici capsule di energia che si potevano trovare dopo aver distrutto un nemico alle E-Tank e 1-UP disponibili superando gli svariati percorsi alternativi. Ciò non si sposa sempre bene con il level design offerto, visto che rende molte strade inutili, ma comunque è in grado di offrire un approccio basato sul perfezionismo e l’acquisto ponderato di risorse nel laboratorio, adatto ai giocatori esperti a cui si rivolge.

La modalità sfida vi metterà duramente alla prova.

La seconda aggiunta più imponente è la modalità Sfida: quest’ultima opzione, basata sull’omonima modalità disponibile nelle due Legacy Collection, pone Mega Man contro competizioni inedite con cui mettere alla prova le vostre capacità nel minor tempo possibile. Si tratta di un riempitivo molto carino, ma in grado di intrattenere solo i fan più dediti al gioco, visto che in caso di successo non si otterrà nulla se non una spunta nel menù.

Nintendo non ha voluto implementare i trofei? Poco male, ci pensa Capcom!

Infine troviamo le Medaglie, i trofei di turno insomma, in grado di offrire incentivi extra per chi vuole rigiocare il gioco ponendosi nuovi obiettivi, e la Galleria, un semplice catalogo di tutti i nemici disponibili, correlati dal corrispettivo modello poligonale e una descrizione riguardo le loro origini.

Le descrizioni possono regalare qualche piccolo sorriso ai fan più affezionati.

Insomma, Mega Man 11 non offre molto di interessante oltre la sua ottima avventura principale, un peccato visto che sarebbe bastata magari la presenza di qualche bozzetto nella Galleria, sbloccabile per mezzo del completamento di sfide o medaglie, per rendere gli extra molto più allettanti.

Conclusioni

In conclusione, Mega Man 11 è un titolo ottimo, seppur presenti qualche imperfezione nel comparto grafico e nei contenuti. Tutti i miglioramenti apportati al gameplay e al level design rendono il gioco il capitolo nuovo che aspettavamo, in grado finalmente di scostare il robottino blu di Capcom da tutti gli stereotipi a cui era assoggettato da fin troppo tempo. Un trionfo da parte di Capcom e il nuovo team al lavoro sulla serie che speriamo possa dare inizio a un nuovo capitolo della storia della tanto amata serie platform.

SPEED GEAR/10

  • Il gameplay migliore della serie, un’amalgamazione perfetta di strategia e riflessi.
  • Rigiocabilità alta visti i numerosissimi modi con cui approcciarsi all’avventura.
  • Musiche fantastiche, in pieno stile Mega Man.
  • Stile grafico altalenante.
  • Mancanza di contenuti al di fuori dell’avventura principale.
Mega Man 11 è un titolo accessibile a ogni giocatore, dai fan storici della serie ai neofiti. Preparatevi giusto a una sfida difficile, ma ben calibrata.
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Aspirante animatore che sin dalla tenera età passava le giornate ad alternarsi tra i videogiochi ed i cartoni animati, prediligenzo i mondi carini e colorati dei platform agli altri generi. Attualmente studia all’accademia “The Sign” di Firenze con il sogno di lavorare nel campo del disegno. Il suo compito su Nintendoomed non è ancora molto chiaro, ogni tanto scrive qualche post buffo nella pagina facebook o articoli per la pagina, ma solo se proprio necessario.
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Autore: Salvatore "Sal" Salerno

Aspirante animatore che sin dalla tenera età passava le giornate ad alternarsi tra i videogiochi ed i cartoni animati, prediligenzo i mondi carini e colorati dei platform agli altri generi. Attualmente studia all'accademia "The Sign" di Firenze con il sogno di lavorare nel campo del disegno. Il suo compito su Nintendoomed non è ancora molto chiaro, ogni tanto scrive qualche post buffo nella pagina facebook o articoli per la pagina, ma solo se proprio necessario. Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram.