13 Novembre 2019 • A ruota libera

Che cosa rimane di Mario Kart Tour?

Sono ormai passati una cinquantina di giorni dall’uscita di Mario Kart Tour e, esaurito l’hype iniziale, è forse arrivato il momento di iniziare a tirare le somme sull’ambizioso titolo mobile “gratuito” di Nintendo. Se infatti l’enorme folla di curiosi avrà con ogni probabilità già rimosso l’app dal proprio dispositivo, un nutrito gruppo di giocatori continua a giocare con regolarità a un titolo che ha fatto molto discutere, soprattutto per quanto riguarda la formula delle microtransazioni. Personalmente gioco quasi quotidianamente a Mario Kart Tour, e proprio oggi ho iniziato ad affrontare il nuovo tour dedicato alla città di Parigi, dopo aver riscosso un sudato secondo posto nella lega della settimana scorsa. Non avendo alle mie spalle una grande passione per i giochi su smartphone, ritengo una continuità di un mese e mezzo una sorta di record che mi ha dato da riflettere sulla formula di questo Mario Kart Tour: cos’è che mi tiene incollato al gioco, anche per pochi minuti al giorno?

Mario Kart Tour

Corse di corsa

L’immediatezza è tutt’oggi uno dei punti chiave del gioco, che in pochi istanti consente di effettuare una partita. In questo senso mi sento di spezzare una lancia nei confronti di una delle più grosse delusioni che ho ricevuto nei primi momenti di gioco: l’utilizzo dei bot al posto di giocatori reali. Pensiamoci bene: quanto tempo occorrerebbe per concludere degnamente un matchmaking di otto giocatori? Sicuramente più della durata effettiva della corsa che, ricordiamolo, dura solo due giri: una media di un paio di minuti a gara è un tempo incredibilmente goloso per chi come me concepisce Mario Kart Tour essenzialmente come un gioco “da cesso”. Allo stesso tempo, la natura così rapida del gioco mi consente di progredire anche di molto nel caso di sessioni semi-prolungate; in questo senso è ottima l’assenza di un sistema di energia tipico dei free to play, che spesso costringono ad attendere delle ore per effettuare una nuova partita. Certo, è vero, in Mario Kart Tour l’avanzamento è legato a doppio filo con l’ottenimento delle stelle che si ottengono a fine gara, ma sostanzialmente non ho mai giocato così a lungo da trovarmi frenato da una meccanica che in caso contrario può far tranquillamente cedere alle microtransazioni. Mi spiego meglio: ad un certo punto diventa pressoché impossibile ottenere il massimo delle stelle al termine di una gara e, di conseguenza, sbloccare nuovi blocchi di gare. L’impossibile diventa decisamente possibile se si inizia a investire il denaro reale per ottenere le gemme necessarie a sbloccare personaggi, veicoli e deltaplani più idonei alla corsa in questione. E qui arriva il lato dolente.

Mario Kart Tour

E io (non) pago

Le microtransazioni sono quasi sempre il male assoluto, e Mario Kart Tour non fa eccezione: il famigerato abbonamento gold è imbarazzantemente costoso e non lo pagherei mai nella vita. Tuttavia, pagando i soldini necessari, tutto diventerebbe molto più semplice. Semplice e noioso. Già, perché parliamoci chiaro, Mario Kart Tour ha un enorme difetto di gameplay che però fa il giro e diventa un pregio: manca infatti un vero senso di progressione. Ogni due settimane arriva un nuovo tour e tutto ciò che ci resta del precedente sono i personaggi ottenuti e i loro punti esperienza. L’unico momento veramente competitivo è la scalata alla posizione della lega, per la quale occorre macinare più punti possibili all’interno di un blocco specifico di quattro gare. Hai la combo personaggio + veicolo + deltaplano ideale per massimizzare il punteggio in quelle gare? Sei a cavallo. Altrimenti potresti comprare qualche gemma, che ne dici? Dico che non mi interessa. Posso tranquillamente giocare senza pressione tutte le altre gare e fare del mio meglio in quelle della lega; se non arriverò in cima ci riproverò tra una settimana con una nuova rotazione. Ovviamente mi rendo conto che questo è un ragionamento molto soggettivo, ma le microtransazioni di Mario Kart Tour mi sembrano tanto costose quanto superflue, pura illusione di ottenere un boost in termini di competitività in un gioco che competitivonon lo è. A rinforzo della mia scelta di non aprire il portafogli, si aggiungono anche le percentuali infime di trovare un personaggio raro, che si aggirano intorno e sotto l’1% (qui trovate una lista piuttosto accurata a tale proposito). Un insieme di fattori che mi ha dissuaso da subito dal diventare un collezionista di piloti.

Mario Kart Tour

Ma dove son finiti tutti quanti?

Già, ma c’è una cosa che vorrei tanto veder arrivare prima di subito: il multiplayer vero. So che è in lavorazione, ma ritengo che il vero potenziale di Mario Kart Tour si realizzerà con la possibilità di giocare ovunque e con chiunque a uno dei giochi in assoluto più divertenti in multigiocatore. Oltre a questo mi piacerebbe tanto vedere nuove modalità, sperando che possano godere della medesima immediatezza di quella principale. Effettivamente, andando a guardare ancora più lontano nel tempo, la formula a gara “secca” potrebbe seriamente tediare gli utenti anche più assidui di me, portando a un inesorabile declino dei giocatori attivi. Infine, spezzo una lancia anche a favore del sistema di controllo: ci ho messo un bel po’ a padroneggiarlo e devo a malincuore ammettere che era difficile fare di meglio su un dispositivo touch. Confermo invece le mie iniziali impressioni positive sul layout verticale, a tutto favore dell’immediatezza. Non immaginate quanta fatica mentale provochi il dover girare lo smartphone per giocare, fattore che in Nintendo sembrano prendere seriamente in considerazione anche in titoli, come questo, che sarebbe naturale immaginare in orizzontale. Insomma, Mario Kart Tour a distanza di un mese e mezzo si conferma come un divertente gioco casual che non dovrebbe essere preso sul serio: il competitivo lo troverete su ben altri lidi.

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Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l’ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista.
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Autore: Paolo "seemee" Simi

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l'ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista. Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram. Facebook: https://m.facebook.com/profile.php?id=1168535986 Twitter: @paolo_seemee Instagram: @paolo_seemee