5 Novembre 2019 • Recensione

Little Town Hero – Nintendo Switch (RECENSIONE)

C’è poco da fare, nell’immaginario collettivo Game Freak fa rima con Pokémon. Pochi sanno però che lo studio, famoso per le creature tascabili, nel tempo libero ha tirato fuori dal cilindro altri giochi come Drill Dozer, HarmoKnight e Tembo the Badass Elephant: tutti titoli minori che hanno avuto poca risonanza mediatica ma che si sono guadagnati la pagnotta in termini di plauso di critica e pubblico. Stavolta è questo Little Town Hero la carta messa in campo da Game Freak, giusto a un mese dal lancio dei due colossal Pokémon Spada e Pokémon Scudo; pur essendo uscito particolarmente in sordina, Little Town Hero ha fatto parlare di sé in quanto gioco di ruolo “non Pokémon” dal sistema di combattimento particolare. La curiosità era forte anche in me, in quanto fan storico di Pikachu e compagnia bella: com’è quindi questo Little Town Hero?

Just a small town boy

Axe è un giovane minatore che desidera vedere il mondo esterno al piccolo villaggio in cui vive. Già, per qualche ragione non è consentito viaggiare al di fuori delle mura della città, quindi gli abitanti si ritrovano a vivere da reclusi all’interno del paesello; una reclusione tutto sommato felice in quanto nessuno pare lamentarsene troppo e anzi, i vari personaggi sono tutti belli contenti. Tutti tranne Axe, a cui la vita paesana, che passa tra la miniera e le sgridate della mamma, sta piuttosto stretta. Tutto cambia quando Obi Wan Kenobi un soldato accetta di addestrare lui e l’amico/rivale Blu Matock a combattere. Metteteci anche una misteriosa pietra rossa e la comparsa di un mostro gigante nel villaggio ed ecco pronta la semplice trama di Little Town Hero. Parliamoci chiaro: la trama è una noia ed è gestita malino. Ricordate Pokémon Sole e Luna e i filmati di dialogo ogni sei passi? Ecco, qua i passi sono tipo tre. Il villaggio è relativamente piccolo, l’esplorazione è assente e in qualche maniera gli sviluppatori dovevano evidentemente creare sostanza.  Mi spiego meglio: i capitoli di Little Town Hero si svolgono letteralmente con questo schema: vai al punto A, parla con tizio, breve combattimento (sul breve ci torneremo poi), vai al punto B, parla con tizio, vai al punto C, breve combattimento (ripetere ad libitum), Boss-Fight.

Questo schema alla lunga (ma neanche tanto) stanca, poco da fare. Nel capitolo tre ho dovuto affrontare per ben tre volte l’odioso Matock. Ragazzi, qua è evidente che ci sia qualche problemino di gestione della trama. Ma per fortuna che c’è il gameplay dei combattimenti, fulcro di ogni GDR che si rispetti, no?

Little Town Hero

Cala la briscola

Già, ‘mmazza che fortuna. Parliamo dei combattimenti. O meglio, proviamo a farlo, visto che è probabilmente più semplice spiegare nel dettaglio la situazione britannica post-referendum sulla Brexit. Dovete pensare ai combattimenti di Little Town Hero come a un gioco à-la Hearthstone. Abbiamo quindi del mana spendibile per lanciare “carte”, o meglio, Izzit: delle “idee” se vogliamo usare un concetto semplice. Gli Izzit che abbiamo “in mano” possono essere tramutati in Dazzit appunto spendendo del mana. Gli Izzit si dividono in tre categorie: rosse, azioni offensive; gialle, azioni difensive; blu, azioni “extra”. Tutto chiaro? Bene, andiamo avanti allora. Quelli gialli e rossi hanno un valore di attacco e uno di resistenza: il primo è il danno che può infliggere al Dazzit scelto dall’avversario, il secondo è il danno che può sopportare. I blu invece non hanno questi valori, ma servono piuttosto a potenziare Izzit e Dazzit o ad esempio a danneggiare indirettamente i Dazzit avversari. Ok, ci siete ancora? Scopo del combattimento è colpire i punti vita (tre più eventuali scudi) dell’avversario. Per farlo occorre infrangere tutti i Dazzit giocati dall’avversario in quel turno e avere un Dazzit rosso inutilizzato o ancora abbastanza mana per tramutare un Izzit rosso in un Dazzit. Complimenti! Avrete inferto un danno all’avversario.

Little Town Hero

Ovviamente questo sistema sarebbe troppo semplice, quindi i game designer hanno ben pensato di complicarlo un po’. Innanzitutto il combattimento si svolge all’interno di una sorta di plancia di gioco. Alla fine di ogni turno, verrà lanciato un dado e il giocatore si sposterà di un numero di caselle pari a quelle del risultato. Alcune caselle sono migliori di altre in quanto ospiteranno personaggi o strumenti di supporto che ci aiuteranno in varie maniere nel turno successivo. Altro elemento del combat system da tenere in considerazione sono i punti battaglia. Completare un turno distruggendo tutti i Dazzit dell’avversario MA senza poter infliggere il colpo diretto garantirà il guadagno di un punto battaglia, spendibile per scambiare un Izzit con un altro all’interno del proprio “mazzo”, oppure per ripristinare tutti gli Izzit. Entrambi sono elementi decisivi per gli esiti delle battaglie: se infatti la scelta di uno specifico Izzit al momento giusto potrebbe garantirvi la vittoria, è anche vero che ben presto rischierete di ritrovarvi a corto di mosse utili, costringendovi ad attaccare l’avversario con lo “Struggle”, una mossa pressoché inutile che vi recherà danno, cosa che fortunatamente ripristinerà tutti gli Izzit.

 

Little Town Hero
Ma tu guarda, un Wooloo sotto effetto Dynamax

Magic the che?

Se siete arrivati a leggere fino a qui e avete le idee confuse o un gran mal di testa, vi prego, non prendetevela con me che sono solo un povero recensore. Il problema evidente di un battle system del genere, anche solo leggendone i meccanismi, è una complessità disarmante e una punitività che potete anche solo intuire. Già, perché non vi ho detto una cosa: le boss-fight durano un’oretta. E in caso di sconfitta? Cosa molto plausibile visto che, specialmente nelle prime ore, commetterete diversi errori di calibrazione per via del sistema di gioco, come dicevo sopra, tutt’altro che intuitivo (e con un fattore casuale molto determinante). Beh, divertitevi a ricominciare da capo. Insomma, Little Town Hero è un gioco con evidenti problemi di game design, e questo è un vero peccato perché, lo confesso, una volta entrati nelle meccaniche si intuisce che l’idea di fondo è anche buona, ma  il tutto è stato portato avanti in maniera così raffazzonata e confusa da far salire il nervoso. Che dire, per rimanere in tema, tra l’Izzit e il Dazzit c’è di mezzo il Mazzit mare. A ciò bisogna anche aggiungere che, almeno personalmente, non ho percepito minimamente il senso di progressione tipico dei giochi di ruolo: inizialmente avremo a disposizione tutto il nostro set di mosse, che potremo limitarci a potenziare tramite punti abilità, ottenibili dopo le battaglie, chiamati Eureka. Fine. Aggiungete a tutto questo dei vistosi cali di frame rate sia in modalità docked che portatile ed ecco che di Little Town Hero si possono salvare solo due cose: lo stile grafico, molto carino e colorato, e una bella, a tratti bellissima, colonna sonora scritta da quel TobyFox che qualche anno fa con Undertale ha riscritto gli standard qualitativi della musica chiptune. Basta questo a giustificare una spesa di 25€? Decisamente no.

MEGLIOMAGIC/10

  • Colonna sonora deliziosa
  • Problemi di game design
  • Combat system troppo complesso
  • Poco senso di progressione
  • Combattimenti eterni
Un sistema di combattimento potenzialmente interessante sciupato da un game design ingenuo. Che succede Game Freak?

Nintendoomed partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it. Prova gratuitamente Amazon Prime per ricevere i tuoi acquisti in un giorno.

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l’ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista.
Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram.

Facebook: https://m.facebook.com/profile.php?id=1168535986
Twitter: @paolo_seemee
Instagram: @paolo_seemee

Autore: Paolo "seemee" Simi

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l'ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista. Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram. Facebook: https://m.facebook.com/profile.php?id=1168535986 Twitter: @paolo_seemee Instagram: @paolo_seemee