Legend of Mana – RECENSIONE

7 min.
12.07.2021
Recensione


Sono già passati due anni dalla pubblicazione della Collection of Mana. A ben pensarci, non mi sembra ancora vero, eppure è successo. Mai avrei potuto pensare che la Square-Enix di oggi si sarebbe scomodata, non tanto nel proporre nuovamente al pubblico Final Fantasy Adventure e Secret of Mana, quanto nel portare a compimento un’operazione lasciata per troppi anni in sospeso. Con la localizzazione del terzo Mana, battezzato per l’occasione Trials of Mana, la casa del Chocobo è riuscita a ri-presentare al pubblico una delle sue serie storiche, in grado ancora oggi di tenere i giocatori incollati allo schermo. Stando alle parole di Masaru Oyamada, attuale producer della serie, bisognava adesso guardare al futuro. Basta remake o riproposizioni di vecchie glorie, tant’è che lo sviluppo di un nuovo gioco era da poco iniziato. Parte dei fan, però, non era di questa idea. Rimaneva un altro gioco della serie che valeva la pena recuperare dal dimenticatoio. Un gioco controverso e atipico, soprattutto se rapportato alla triade, ma che era riuscito ad appassionare più di un giocatore ai tempi della sua uscita. Legend of Mana, questo il suo nome, è il quarto capitolo della serie a venire pubblicato su console, in questo caso sulla prima PlayStation di Sony, e oggi siamo qui per parlare della sua rimasterizzazione in alta definizione. E che rimasterizzazione.

Il mondo è nelle tue mani

Sin dalle prime battute di gioco, Legend of Mana approfitta della sua condizione di spin-off per mostrarsi al giocatore come un’esperienza di gioco diversa rispetto ai canoni che lo hanno preceduto. Si parte con la selezione del protagonista, silente al fine di immedesimarsi con il giocatore, insieme alla sua arma di riferimento (su 10 disponibili), per poi proseguire con la selezione della sezione di Fa’Diel, il mondo di gioco, da cui iniziare. Quella che all’apparenza sembra essere una scelta puramente estetica e di gusto personale, nasconde però delle meccaniche di gioco ben più profonde. Il mondo di gioco è infatti plasmato direttamente dal giocatore per mezzo di alcuni misteriosi artefatti ottenuti nel corso dell’avventura. Si inizia collocando la propria casa, per poi proseguire di volta in volta con la disposizione delle varie zone e città. Ogni scelta non è banale, in quanto maggiore sarà la distanza dell’artefatto dalla propria casa, maggiore sarà il tasso di sfida, così come varierà la forza degli elementi magici. A loro volta, determinati eventi e mercanti saranno disponibili solo tramite dei posizionamenti specifici. 

Legend of Mana - screen 3

Tutto questo potrebbe da subito confondere i più, e ve lo dico senza mezzi termini: sì, è abbastanza confusionario. La scelta in questo caso è decisamente voluta, perché per quanto siano presenti diverse spiegazioni all’interno del gioco, il tutto è realizzato per assecondare il New Game + e la rigiocabilità, elemento caratteristico di Legend of Mana. Costruire il proprio mondo è il leitmotiv dell’intera produzione, tant’è vero che il titolo, pur presentando una sua trama di fondo, decide di metterla in secondo piano, lasciando al giocatore il piacere di scoprirla con il susseguirsi degli eventi scaturiti. Sotto questo aspetto, Legend of Mana potrebbe ricordare ai più il buon vecchio The Legend of Zelda: Majora’s Mask (titolo che uscì un anno dopo LoM), un gioco il cui punto di forza erano gli eventi antecedenti la distruzione di Termina, più che l’avventura in sé. Legend of Mana può vantare in questo caso più di 60 eventi a disposizione insieme a un vasto numero di personaggi secondari. Il completamento di questi eventi può a sua volta, in combinazione con l’evolversi del mondo di gioco, dare vita a degli archi narrativi secondari, non per questo meno importanti. È possibile finire il gioco senza raggiungere la fine degli stessi, valorizzando ancora una volta l’obiettivo di lasciare al giocatore il compito di costruire la propria storia. Imparare a conoscere il mondo di gioco diventa quindi un elemento importante, soprattutto nelle fasi di post-game, per potere esplorare a pieno regime tutto quello che Legend of Mana ha da offrire.

Legend of Mana - screen 2

Dato per assodato che le meccaniche di gioco di Legend of Mana risultino essere 22 anni dopo la sua pubblicazione ancora poco ortodosse, quello che rimane è un gioco con cui bisogna scendere a patti al fine di poterlo apprezzare nella sua interezza. Non stupisce in questo caso che tra i lavori dello staff della produzione figuri SaGa Frontier, anch’esso parte di una serie che della non-linearità ne ha saputo fare vanto. Per giochi come questi è difficile dire all’utente finale come dovrebbe giocare, soprattutto oggi che i tempi sono cambiati, insieme ai ritmi di gioco. Si tratta di esperienze realizzate per venire incontro a palati differenti, soprattutto approfittando dello stato di “gioco scollegato dal canone” che li caratterizza. Si sarebbe potuto comunque fare di più per snellire la gestione degli artefatti e degli eventi, magari in via del tutto opzionale, al fine di non scontentare nessuno. Ma tant’è.

Analizzata la meccanica di costruzione del mondo, si passa all’altro lato della medaglia di Legend of Mana: il sistema di combattimento. Lo stile basilare dei precedenti giochi rimane qui presente, ma con alcuni cambiamenti non meno importanti. Per cominciare, sparisce l’integrazione del menù ad anello durante gli scontri e con esso la selezione degli oggetti in battaglia. In Legend of Mana non ci si può curare volutamente, tanto è vero che al fine di ogni scontro la nostra salute viene automaticamente rigenerata. Non solo, cambia anche la struttura degli attacchi, con due pulsanti di azione relegati ad attacco debole e forte (sì, come nei picchiaduro), uno per la difesa e un altro per il salto. Sempre come nei picchiaduro, vengono introdotte delle vere e proprie combo, generate dalla pressione ripetuta dei tasti in serie. Il percorso di crescita del nostro protagonista dipende in questo caso anche dall’arma scelta all’inizio, ma è possibile modificare il proprio percorso acquistandone (o creandone, si veda il paragrafo “Casa dolce casa”) un’altra. Padroneggiare la propria arma comporta lo sblocco di tecniche speciali (chiamate ST nel gioco) che possono essere assegnate, insieme agli attacchi magici, ai quattro tasti dorsali. L’utilizzo di una tecnica speciale coincide in questo caso con il caricamento completo di una barra posta sotto quella della nostra vita la quale, in maniera analoga ai capitoli precedenti, se completa ci permetterà di utilizzare questa tipologia di attacco più potente. Questa maggiore manovrabilità ha però un costo: gli attacchi dei personaggi sono adesso relegati infatti solo all’asse orizzontale.

Legend of Mana - screen 1

Si gioca principalmente da soli, proprio come nel primo capitolo e ancora di più come nel remake di Trials of Mana, ma è possibile venire accompagnati in battaglia da diversi partner da noi selezionati. Tra questi, può figurare anche un mostro da noi cresciuto e allevato tra una missione e l’altra. La scoperta dei vari mostri è in sé un’altra missione che propone il gioco, in quanto le loro uova saranno sparpagliate per tutta Fa’Diel e spetterà a noi trovarle. Per quanto limitata come opzione data la natura frammentaria di Legend of Mana, è anche possibile giocare in due giocatori, lasciando il ruolo del partner a una vostra amicizia. Per il resto, Legend of Mana è un gioco di suo molto semplice anche con le difficoltà più elevate, e di per sé le battaglie non risultano essere né un peso né una passeggiata. Anche qui, il sistema di combattimento asseconda la struttura stessa del gioco, riponendo la sfida nella creazione, più che nella distruzione.

Il mondo di Fa’Diel

Managotchi

Nella sua pubblicazione originale per PlayStation, Legend of Mana presentava dei contenuti esclusivi relegati ai possessori della PocketStation, una via di mezzo tra una console portatile ed un accessorio (si pensi alle VMU del SEGA Dreamcast o al Pokéwalker) che permetteva ai giocatori giapponesi di usufruire di alcuni minigiochi extra con cui dilettarsi tra una sessione di gioco e l’altra. Nel caso di Legend of Mana, il minigioco in questione era Ring Ring Land, un ibrido tra un virtual pet, il gioco dell’oca e uno di ruolo. In questa riedizione il gioco è stato incluso come parte integrante dell’avventura, mica male!

Se a far discutere, oggi più che mai, può essere il gameplay alla base di Legend of Mana, il classico “o si ama o si odia”, a superare la prova del tempo è senza alcun dubbio tutto il resto che accompagna la produzione principale. Primo tra tutti, è il mondo di gioco stesso, rappresentato ai tempi con dei fondali pre-renderizzati che in questa occorrenza sono stati accuratamente rivisti e ridisegnati per mezzo dell’intelligenza artificiale e dell’intervento degli artisti. Senza mezzi termini, siamo di fronte solo da un punto di vista grafico alla migliore rimasterizzazione di una produzione a 32 bit di questo tipo, il che è raro visti i precedenti a cui ci aveva abituato Square-Enix negli ultimi anni, in particolar modo con la saga di Final Fantasy. Oggi più che mai, la direzione artistica del titolo riesce a eccellere come se fosse il 1999. Fa discutere, semmai, lo stacco tra gli sprite e i fondali, ma anche lì si ritorna sulle preferenze soggettive. Senza alcun dubbio la produzione originale era pensata per accomodare i televisori dell’epoca e la loro bassa risoluzione. In questo caso, la rimasterizzazione di Legend of Mana non cerca di emulare il passato, bensì il presente con le varie produzioni bidimensionali degli ultimi anni. Anche la colonna sonora non è da meno. I brani originariamente composti da Yoko Shimomura continuano ad essere, ad oggi, alcune delle sue produzioni migliori in assoluto, e in questa riedizione sono stati perfino riarrangiati, lasciando all’utente la scelta finale tra le due colonne sonore.

Ma ad incantare è l’intero mondo di gioco, popolato dai suoi diversi e variopinti personaggi, ad oggi i più caratteristici dell’intera serie, e in grado di funzionare anche al di fuori del loro medium di appartenenza. Non a caso, sarà proprio Legend of Mana il gioco che riceverà il prossimo anno una produzione animata che coprirà uno degli archi narrativi più importanti. Il bello di Legend of Mana, alla fine, è proprio ciò che lo caratterizza nella sua interezza. Non è un gioco per tutti, a tratti è anche ostico come i classici d’un tempo a causa delle sue meccaniche, ma il fulcro del gioco non è quello di portare a compimento ogni singolo obiettivo, bensì quello di massimizzare il più possibile la propria esperienza di gioco. Siete voi i protagonisti della storia.

RABITE/10

Legend of Mana è una produzione che si ama o si odia, ma comunque solida sia dal punto di vista ludico che di qualità costruttiva. La sua rimasterizzazione è, ad oggi, il modo migliore per sperimentare il titolo e, più in generale, una delle operazioni di restauro migliori degli ultimi anni.