Langrisser I & II (Nintendo Switch) – RECENSIONE

7 min.
03.03.2020
Recensione


Oggi vi parlo di una serie di RPG con elementi di strategia (abbreviato SRPG) nata nei primi anni ’90 da un piccolo team di sviluppo giapponese. No, non sto parlando di Fire Emblem, quello già l’ho fatto, ma del cugino molto meno famoso, Langrisser. In particolare di Langrisser I & II, il remake dei primi due capitoli usciti su Megadrive, che arriverà tra qualche giorno su Nintendo Switch e PlayStation 4.

Visto che appartengono allo stesso genere e sono usciti a così breve distanza (1990 il primo Fire Emblem, 1991 il primo Langrisser) è naturale che ci sia qualche somiglianza, anche se il gameplay si discosta sensibilmente.

Come si gioca

Ovviamente, essendo un SRPG bisogna muovere i propri omini su una scacchiera molto grande, al fine di sconfiggere quelli avversari (o raggiungere altri obiettivi). Uno degli elementi unici della serie che si nota subito sono i personaggi, in particolare la loro progressione.

Così è come si presenta l’albero delle classi di un personaggio, per sbloccare una classe è necessario avere il corrispondente numero di PC, che aumenta in base al livello.

Diversamente dalla saga di Intelligent Systems, infatti, i nostri personaggi potranno scegliere tra numerose classi, ognuna delle quali permette loro di accedere a diverse abilità, incantesimi e mercenari. In Langrisser non si controllano infatti solo i personaggi, ma anche i mercenari che ognuno di loro recluta. Il gioco segue questa formula di generale e sottoposti, dove i soldati vengono potenziati quando si trovano vicino al loro comandante, ma allo stesso tempo se questo viene sconfitto, i suoi soldati scompariranno con lui.

Anziché basarsi sulla strategia per concludere le singole mappe, Langrisser si concentra di più sulla gestione delle risorse sul lungo termine. Per esempio sconfiggere i singoli soldati farà guadagnare più soldi ed esperienza, ma eliminare subito il comandante permette di finire prima la mappa o risolvere più facilmente situazioni critiche. Anche il reclutamento dei mercenari richiede molto denaro, specie per quelli più forti, quindi dovremo stare attenti a come gestire i nostri soldi, o non ne avremo abbastanza per equipaggiare i nostri personaggi.

Ogni personaggio può equipaggiare un’arma, un pezzo di armatura e un accessorio, i quali aumentano le sue statistiche o i bonus che il comandante dà ai suoi mercenari.

A proposito di gestione delle risorse, parliamo di quanto sia difficile allenare i maghi. Dovete sapere che in questo gioco non ci si può muovere ed eseguire una magia allo stesso tempo, quindi le unità magiche perdono molto del loro potenziale. Per controbilanciare questo fatto, le magie sono estremamente potenti, specie con l’avanzare dei livelli coprono aree molto grosse e fanno tantissimi danni. Peccato che sia difficile per molti di loro arrivare al punto in cui questi incantesimi sono disponibili.

C’è una soluzione però: completando il gioco si bloccherà la possibilità di trasferire i propri progressi su una nuova partita (una sorta di NG+). In questo modo sarà ancora più semplice sbloccare tutte le classi di un personaggio e ottenere combinazioni letali.

Se invece siete in cerca di una sfida, sempre completando il gioco una volta sbloccherete la modalità difficile, in cui i nemici hanno statistiche molto più alte. Il gioco stesso vi avvisa che se non trasferirete i progressi vi troverete davanti ad una bella gatta da pelare.

La cosa che fa più capire quanto siano vecchi questi giochi sono le interfacce e i menu, e in generale gli elementi di quality of life. Ad esempio, per comprare un’arma ed equipaggiarla bisogna passare attraverso sette (7!) menu diversi, che però non sono molto reattivi, quindi capita che si prema un tasto ma questo non venga considerato. O magari entri per sbaglio in un menu diverso e devi chiudere e riaprire. Un’altra cosa che mi ha dato fastidio è il non poter far ripartire un capitolo, devo sempre chiudere il gioco e riavviarlo, cosa che comporta il dover attendere gli infiniti caricamenti che ci sono. Non è nulla che distrugga l’esperienza di gioco, chiaro, ma una maggiore attenzione a queste cose sarebbe stata gradita in un remake.

Un’ultima cosa prima di iniziare a parlare dei giochi. Langrisser I & II è stato tradotto solo in inglese e in altre lingue scritte in ideogrammi non meglio identificate ed è doppiato solo in giapponese. A me personalmente non ha dato troppo fastidio, ma ad alcuni potrebbe darlo quindi ho preferito avvisare.

Langrisser: Shadow Dragon and the Blade of Light

At first…

there are Dark Dragon,

Falchion Sword…

No aspetta, non andava così. O forse sì? Essendo il primo gioco della serie, nonché uno dei primissimi esponenti del genere, gli sviluppatori si sono ispirati molto al primo Fire Emblem per quanto riguarda la storia. Il gioco si apre con la fuga di Ledin, il protagonista, dal castello dopo l’invasione del malvagio impero che vuole conquistare il mondo. Dopo ciò, il futuro re incontrerà la sacerdotessa Chris, la sua futura moglie, e assieme a lei e ai suoi sottoposti riuscirà a riconquistare il suo castello, per poi salvare il mondo dal male.

Così è troppo facile fare battute sulla somiglianza con Shadow Dragon però.

Non voglio dilungarmi troppo, ma davvero ci sono molti punti della trama che si somigliano e accadono quasi nella stessa sequenza. Sfortunatamente hanno anche deciso di copiare le mappe giganti e tremendamente vuote, pensate che in un capitolo ho dovuto aspettare ben 4 turni prima di iniziare un combattimento. Nonostante questo, i singoli capitoli non sono molto lunghi, anzi spesso vengono risolti in una decina di turni, probabilmente per rendere le singole partite più veloci.

Vi starete chiedendo come il gioco vi invogli a fare più partite, immagino. Dovete sapere che, a partire da Langrisser II (originariamente noto come Der Langrisser) sono stati introdotti dei percorsi alternativi nella storia dei giochi, con la possibilità di fare delle scelte che portano a conclusioni anche molto diverse tra di loro. Questa meccanica è stata inserita anche nel primo capitolo grazie al remake in questione e devo dire che si nota la differenza rispetto al percorso “canonico”. Le sezioni nuove infatti hanno mappe meno larghe e dispersive e contengono molti più dialoghi, permettendo così anche ad altri personaggi di partecipare alla storia.

Capisco il fascino della luce, ma vi assicuro che scegliere un percorso diverso si rivelerà altrettanto interessante.

Ciò è assolutamente necessario per dar loro un poco di spessore, poiché il gioco non ha dialoghi opzionali (come i sostegni in Fire Emblem). Il modo migliore per scoprirli sarebbe scaricare Langrisser Mobile, il gacha uscito lo scorso anno per celebrare il grande ritorno della serie, ma stiamo divagando.

Perché l’avete fatto???

A proposito del gioco mobile, voglio fermarmi a parlare un pochino degli artwork. Essendo questo un remake, ovviamente i personaggi hanno ricevuto un aggiornamento del design. Dico aggiornamento perché, a mio modesto parere, non c’è stato nessun miglioramento, anzi. Gli originali sono palesemente usciti da un anime degli anni ’80, con armature e vestiti esagerati, ma avevano molta personalità. Ora invece sembrano sempre usciti da un anime, ma hanno perso molta della personalità originale (come nel caso di Leon) o hanno completamente cambiato design (come nel caso di Elwin, che ora somiglia di più ad Adol Christin che altro).

Guardate che bello che è il vecchio artwork di Leon.

E ora viene il mio dubbio atavico. Visto che il gioco mobile ha ripreso gli artwork originali e li ha resi in alta definizione, con colori più accesi e disegni più definiti, perché non hanno usato quelli anziché questi qua?  Sfortunatamente non ho la risposta a questa domanda, ma almeno il gioco permette di selezionare gli artwork originali, quindi sono comunque mezzo soddisfatto.

Non ripeterò mai abbastanza quanto adoro i disegni originali, anche se cozzano un po’ con lo sfondo moderno.

La stessa cosa succede con la musica, ovvero si possono selezionare i brani nuovi o le BGM originali. Contrariamente a quanto detto prima, in questo caso la colonna sonora nuova è decisamente apprezzabile, anche se l’originale rimane migliore.

Langrisser II

Ora che ci siamo tolti l’antipasto, finalmente arriva la portata principale, Langrisser II, giunto per la prima volta in occidente in questa versione. Questo titolo fa praticamente una cosa sola: prende la formula del primo gioco e la migliora. Ogni cosa che nel predecessore poteva dare fastidio qui viene risolta. Ok magari non ogni cosa, ma ci va vicino.

Nonostante a livello di gameplay non sia cambiato molto, le mappe sono più piccole e penalizzano meno la poca mobilità dei maghi, i quali di conseguenza sono molto più forti, soprattutto se non si chiamano Hein. Sfortunatamente lui parte da un livello molto basso, quindi ha pochissime magie potenti e con molto raggio d’azione. Almeno il gioco ci dà quella bellissima signorina che è Lana e la sua Meteora. Ovviamente avere dei maghi almeno decenti mi rende molto felice, visto che sono la mia classe preferita, ma queste mappe più piccole riducono anche i tempi morti per spostare i soldati.

Questi sfondi sono l’unica ragione per cui considererei di tenere gli artwork moderni rispetto a quelli vecchi. A proposito, vi presento la coppia principale del gioco, Elwin e Liana.

Come ho già detto, in questo capitolo sono stati introdotti per la prima volta dei percorsi alternativi per la storia. Il gioco è ambientato moltissimi anni dopo il primo e il protagonista, Elwin, è un viaggiatore erede di Ledin. La trama ruota attorno alla possibilità di scegliere con quale delle fazioni allearci (i discendenti della luce, di cui faremo parte all’inizio, l’impero o la tribù dei demoni) oppure crearne una quarta, contrapposta a tutte le altre. Questo succede perché Elwin non è direttamente affiliato a nessun regno, ma, in base alle scelte che compiamo e agli obiettivi secondari che riusciamo a raggiungere, avremo la possibilità di seguire i diversi ideali che ci vengono proposti.

Non siete soddisfatti della vostra scelta? Non abbiate timore, poiché è possibile ripartire da un qualunque capitolo già giocato, in modo da modificare le decisioni prese e così il corso della storia.

A questo si aggiunge una narrazione migliore, con molto più testo e spazio dedicato ai personaggi secondari, oltre che ai protagonisti. Non pensate che sia tutta sta grande cosa, eh, parliamo pur sempre di un gioco di metà anni ’90, ma c’è sicuramente un miglioramento rispetto al primo capitolo. Di nuovo, per uno sviluppo maggiore dovreste giocare Langrisser Mobile, che adempie perfettamente a questo scopo.

Conclusione

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Langrisser I & II ci ripropone due classici SRPG che purtroppo non sono mai arrivati in Europa con alcuni importanti miglioramenti, come i percorsi alternativi aggiunti a Langrisser I. Vale sicuramente la pena di giocarsi le diverse strade di entrambi i giochi, poiché ci mostrano le varie sfaccettature del mondo e dei personaggi, portando anche a risvolti inaspettati. Purtroppo questo vale quasi solo per quelli principali, mentre i secondari rimangono un po’ nel dimenticatoio. Nonostante ciò i fan degli SRPG classici devono sicuramente giocare questi titoli davvero unici, mentre a chi è ancora indeciso consiglio di provare la demo per essere sicuri che siano nelle loro corde.

METEOR/10

  • I diversi percorsi della storia sono molto vari tra loro.
  • Sistema di classi molto interessante.
  • C’è Langrisser II.
  • I personaggi principali sono molto carismatici.
  • La colonna sonora è davvero memorabile, sia i remix moderni sia gli originali.
  • Fortunatamente ci sono gli artwork originali…
  • I personaggi secondari sono poco approfonditi.
  • Alcune mappe sono inutilmente grandi.
  • Le varie interfacce sono un po’ scomode da navigare.
  • Alcune classi potevano essere bilanciate meglio.
  • …perché quelli nuovi sono fiacchi a confronto.
  • Non c’è un adattamento italiano
Langrisser I & II offre due giochi che sicuramente un fan degli SRPG classici dovrebbe giocare e può apprezzare, ma per la loro formula un po’ all’antica potrebbero non essere appetibili per i fan più recenti del genere.

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