Immortals Fenyx Rising – RECENSIONE

8 min.
17.12.2020
Recensione


Immortals Fenyx Rising, il nuovo open world creato da Ubisoft, il figlio proibito di The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Assassin’s Creed Odyssey, come molti l’hanno chiamato. Onestamente, da fan della mitologia greca e dell’ultimo titolo di Zelda, ero molto interessato a giocare questo titolo, visto che da subito era palese l’ispirazione a entrambi. Recentemente poi sono stati annunciati vari DLC, uno dei quali ci porta in oriente, dove avremo a che fare con il Pantheon cinese, il che ha solo aumentato il mio interesse. Tutto questo ci porta a mercoledì scorso, quando ho ricevuto il codice del gioco e mi sono immerso in una nuova leggenda. O almeno, questo è quello che vorrei dire, ma come avete potuto vedere sui nostri social, ho avuto notevoli difficoltà ad avviarlo. Infatti, dopo aver avviato il gioco e aver aspettato i vari caricamenti, il gioco finiva per andare in crash e riportarmi al menu HOME.

Ah ma c’è un gioco?/10

Non dubito che Ubisoft abbia fatto un ottimo lavoro con questo titolo, ma purtroppo io non sono riuscito a giocarci a causa di questo problema.

Ha funzionato?

Siete ancora qui?

Va bene, stavo solo scherzando, quel bug se n’è andato dopo che ho cancellato e riscaricato il gioco. Ammetto che mi ha un po’ infastidito dover aspettare un’intera altra ora prima di avviarlo (succede quando un titolo pesa 15GB e Nintendo Switch ha un cap di 33 MB/s di download). Insomma, ora sono pronto a raccontare la nascita di un nuovo mito.

La recensione, per davvero

Come ogni mito che si rispetti, gli eventi di Immortals Fenyx Rising non sono visti in prima persona, ma narrati da qualcuno. Questo qualcuno è un personaggio piuttosto particolare e un po’ dimenticato, come è normale per chiunque sia incatenato alle montagne del Caucaso. Sì, sto parlando proprio di Prometeo, il titano che rubò il fuoco per permettere agli umani di sopravvivere e progredire. Ad ascoltare è Zeus, appena tornato all’Isola d’Oro, dove ora risiedono molti degli dei e qualche umano, trovandola distrutta dal titano Tifone, che si è liberato dalla prigionia e vuole vendetta.

Dei e Titani

Per chi non lo sapesse, nella mitologia greca non ci sono solo gli dei che tutti conoscono, quelli che abitano sul Monte Olimpo, ma anche i Titani, delle divinità primordiali. Questi rappresentano le forze del cosmo, ma con un’essenza caotica, ed esistevano prima dell’arrivo degli Olimpi, i quali invece portano ordine e regole nel mondo. Secondo il mito Urano e Gea (cielo e terra) erano amanti e dalla loro unione e hanno generato vari Titani, tra i quali c’è Crono, il quale presto evirò il padre abusivo e iniziò il suo regno sul mondo. Crono prese in moglie la sorella Rea, e generò alcuni degli Olimpi, per poi mangiarseli, poiché gli era stato predetto che uno di loro lo avrebbe spodestato. Rea, però, decise di nascondere il neonato Zeus, il quale, una volta cresciuto, a sua volta uccise il padre, liberò i fratelli e sconfisse gli altri Titani, rinchiudendoli nel Tartaro.

I due personaggi sono ovviamente in antitesi, ma la loro combinazione funziona incredibilmente bene per la narrazione, visto che Prometeo è chiaramente affezionato agli umani, mentre Zeus li odia per quanto sono corrotti e depravati. Un po’ incoerente da parte del dio che ha figli in mezza Grecia, ma andateci voi a lamentarvi. Essendo il (o la) protagonista un essere umano, Zeus spesso interviene durante il racconto con commenti sarcastici e pieni di disprezzo, anche se col tempo imparerà ad apprezzare le sue gesta. L’obiettivo finale è, ovviamente, sconfiggere Tifone e liberare l’isola, ma per farlo Fenyx avrà bisogno dell’aiuto degli dei che la abitano: Afrodite, Ares, Atena ed Efesto.

Devo dire che l’editor del personaggio è fatto abbastanza bene, ci sono tantissime opzioni, compresa la donna barbuta.

Questi però sono stati sconfitti precedentemente dal titano e hanno perso i loro poteri, che noi dovremo andare a recuperare nei vari antri del Tartaro. Già qui potete trovare un paragone con Breath of the Wild, onestamente non mi viene in mente un’altra ragione per cui siano proprio quattro gli dei da salvare (c’è anche Ermes, ma lui ricopre più il ruolo di consigliere, non va salvato). L’unica è che in Zelda ci sono esattamente quattro colossi sacri da liberare. Magari lo hanno fatto per dare una durata media alla storia del gioco, che si finisce in 20-30 ore facendo qualche contenuto secondario ogni tanto, però c’è ancora una cosa che non mi convince. Sono infatti assenti divinità anche abbastanza importanti nel Pantheon, che avrebbero potuto avere il loro ruolo nel gioco. Ad esempio Demetra ed Era sono raramente menzionate nel gioco, la seconda compare solo in qualche frase ogni tanto. Anche se ci limitiamo ai figli di Zeus, ci sono assenze notevoli come Apollo, Dioniso o Artemide, specie poi quando invece compare Afrodite, che secondo certe fonti è addirittura la zia, non la figlia, di Zeus. Per questo credo che la scelta di limitarsi a quattro dei sia stata presa per creare un parallelismo con Breath of the Wild.
Le stesse cripte del Tartaro ricordano molto i sacrari, sono infatti aree completamente separate dal resto del mondo di gioco, sotto terra, che in genere si compongono di vari puzzle o arene, al termine delle quali veniamo ricompensati con un power-up. 

Quello che però voglio mettere subito in chiaro è che Immortals Fenyx Rising non è assolutamente un clone del titolo Nintendo, anzi, fa molte cose in maniera diversa e, in certi casi, anche meglio di quanto abbia fatto Breath of the Wild.

Vi giuro che sono diversi

Il primo esempio di ciò a mio parere risiede proprio nel sistema di combattimento, completamente diverso e molto più ricco. Non è nulla di rivoluzionario, anzi è la classica combinazione di attacchi leggeri e pesanti, che possono essere concatenati a piacere, ma unito alle altre meccaniche rende le lotte meno ripetitive di quanto si possa pensare. L’idea di base è che gli attacchi leggeri ricaricano l’energia, necessaria per le mosse speciali, mentre quelli pesanti infliggono danni maggiori e alzano la barra stordimento. Una volta riempita la barra, il nemico, lasciato indifeso per un breve periodo, cadrà a terra, non potrà agire e subirà più danni.

Usare il corretto attacco è importante, perché appunto le mosse speciali causano notevoli danni, infliggono più stordimento e altri effetti particolari, però ovviamente consumano molta resistenza. Gli attacchi con ascia invece sono quelli che infliggono più danni nello stesso periodo di tempo, però sono lenti e lasciano aperti ai colpi nemici, senza possibilità di schivare. Non è un sistema particolarmente tecnico come magari si trova in altri giochi d’azione, quindi non preoccupatevi di avere grandi difficoltà, ma è abbastanza da far rimanere le lotte interessanti per tutta la durata del gioco. E se vi sembra che sia troppo semplice, potete sempre alzare la difficoltà tramite le opzioni.

A rendere ancora più vario il combattimento ci sono poi le benedizioni delle divinità, abilità passive che possiamo ottenere completando le missioni della storia. Alcune aiutano a combattere, per esempio aumentando i danni di certe mosse, riducendo quello subito e fornendo effetti aggiuntivi a varie tecniche. Altre invece sono la preghiera di Mipha, con lo stesso esatto tempo di cooldown. Ma vi giuro che è l’unico elemento simile… No ok, c’è anche un’altra abilità che ricorda abbastanza qualcosa di Breath of the Wild: i bracciali di Eracle. Questi permettono di attrarre a sé oggetti lontani, sollevarli e scagliarli via, diventando un elemento fondamentale per molti puzzle.

Gli dei greci

Durante la storia Fenyx avrà a che fare con varie divinità, tutte con le loro personalità e i loro difetti. Infatti nell’antichità gli dei non erano visti come creature perfette che non possono sbagliare, ma più come degli esseri umani ingigantiti. Ovviamente provavano emozioni molto forti, più dei comuni mortali, ed erano tremendamente inclini alla vendetta. Questo, unito ai loro poteri, li rendeva molto pericolosi, perché potevano scatenare enormi disastri, come successo ad esempio nell’Odissea. Non sorprendetevi quindi di trovare divinità che litigano tra di loro, ma neanche che abbiano un certo sviluppo nella loro personalità.

Odi et amo

Il carme di Catullo non c’entra molto col mito greco (anzi proprio nulla), però spiega perfettamente la mia relazione con i vari puzzle di Immortals Fenyx Rising. Il gioco ne presenta davvero tante tipologie: in alcuni bisogna riordinare i pezzi di un mosaico, in altri dobbiamo suonare su una lira gigante brevi brani che si imparano in altre parti dell’isola, gare di corsa e di tiro con l’arco (chiamate Sfide di Odisseo). Essendo così variegati, non posso dire che mi siano piaciuti o meno nella loro interezza, ma posso dirvi di aver adorato molti di loro e averne odiato una minima, ma fastidiosa, parte.

Le Sfide di Odisseo sono i principali esponenti di quest’ultima categoria. In queste prove si deve lanciare una freccia attraverso vari anelli per poi colpire un bersaglio. Essendo però questo un mondo magico, il nostro arco è dotato di frecce speciali, le frecce di Apollo (ed eccovi una delle due menzioni del dio nel gioco). Grazie a ciò, gli sviluppatori hanno potuto creare percorsi tortuosi anche piuttosto lunghi, dove è facile sbagliare. A questo si aggiunge il fatto che il percorso spesso e volentieri non ci è visibile da dove ci si trova, ma bisogna lanciare la freccia per poterlo individuare.

L’assenza di indicazioni (anche minime) è un elemento che ho trovato spesso in Immortals Fenyx Rising, ma generalmente spinge il giocatore a esplorare o trovare soluzioni diverse da quelle degli sviluppatori, quindi non mi ha dato fastidio. Nel caso delle gare di tiro con l’arco, però, non vale lo stesso concetto. Bisogna solo continuare a scagliare la freccia e sperare di aver visto tutti gli anelli (e passarci in mezzo, cosa non sempre banale). Non c’è esplorazione, solo un continuo andare a tentativi per trovare la giusta soluzione. Per carità, completare queste sfide è molto soddisfacente e non tutte sono frustranti, ma in certi casi sono arrivato molto vicino ad abbandonarle per il fastidio, anzi un paio di volte l’ho proprio fatto. Ci sono poi dei puzzle nei dungeon di cui tuttora non ho capito la soluzione, pur avendoli completati. Immagino dimostri che si possono applicare diversi approcci ai vari problemi, ma io ho ancora i miei dubbi.

Quello su cui voglio rassicurarvi, però, è che si tratta solo di una piccola parte dei contenuti secondari del gioco. Escludendo questi rari casi particolari, ho apprezzato molto i puzzle del gioco, sia perché ci sono tipologie molto diverse, sia perché anche nella stessa due problemi si pongono in maniera piuttosto diversa, in modo da non risultare ripetitivi.

Il tallone d’Achille

Il vero tallone d’Achille (capita?) non sono però questi (pochi) puzzle frustranti, ma il lato puramente tecnico del gioco. Generalmente la versione Switch di un gioco è quella che gira magari a 30 fps, seppur non solidissimi, ma con una qualità grafica inferiore. Immortals Fenyx Rising purtroppo ha sia la qualità grafica inferiore sia un frame rate molto ballerino. In alcune aree una serie di elementi ambientali non vengono caricati finché non sono estremamente vicini al personaggio. L’esempio più lampante è nella sala degli dei, un’area che fa da lobby principale per Fenyx, dove si può interagire con le divinità e sbloccare vari potenziamenti. La struttura è fatta in pietra, ma se ci si allontana un po’ alcune aree appaiono verdi, come l’erba che si trova sulla collina sottostante, finché non ci si avvicina e diventano magicamente di roccia.

Ci sono poi situazioni in cui il gioco ha saltato interi secondi, teletrasportando il mio personaggio in un punto completamente diverso da quello precedente. Mi è anche successo durante il combattimento, il che non è per niente divertente. Ogni tanto il gioco è pure andato in crash mentre camminavo tranquillamente per il mondo di gioco, senza che stesse accadendo nulla di particolarmente stressante per la console. Infine, lo stesso problema che vi ho descritto all’inizio della recensione si è ripresentato diverso tempo dopo.

Immortals Fenyx Rising
Assurdo, sono tornato al 2002 e non me ne sono accorto

A peggiorare la situazione ci sono poi gli orribili modelli dei personaggi e le animazioni che rovinano completamente le cutscene del gioco. Le ultime in particolare a volte sembrano completamente fuori luogo rispetto a quanto stia avvenendo. Il buon doppiaggio italiano cerca di migliorare un po’ la resa finale, ma francamente ci riesce solo parzialmente.

Onestamente non penso che la portabilità costituisca un punto a favore così grande da controbilanciare questi difetti, ma se non vi danno fastidio la versione è comunque giocabile e godibile, solo con grandi compromessi. Per quanto riguarda i DLC, ancora non sono usciti, quindi ovviamente non posso parlarvene, ma vi aggiorneremo con una nuova recensione o un update quando arriveranno.

IMMORTALS/10

Immortals Fenyx Rising è un simpatico open world con molti rimandi a Breath of the Wild, ma abbastanza elementi da farlo risaltare come un gioco a sé. I riferimenti alla mitologia greca sono accurati e ben narrati e i personaggi secondari arricchiscono ulteriormente l’esperienza. È sicuramente un titolo valido, ma, viste le pessime performance su Nintendo Switch, vi suggerisco di prenderlo altrove.