IGN ha intervistato Takaya Imamura sulla sua carriera a Nintendo

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19.04.2021
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Ormai Takaya Imamura è sulla bocca di tutti: il character designer di F-Zero e Star Fox (e The Legend of Zelda: Majora’s Mask), ormai in pensione, può fornirci delle testimonianze preziose di com’è stato lavorare per Nintendo dal 1989 in poi. E non serve scavare interviste del 2002, perché ne ha da poco rilasciata una nuova di zecca a IGN. Vediamo allora cosa ci racconta il vecchio “zio Ima”.

Quando gli è stato chiesto di riassumere i suoi 32 anni a Nintendo, Imamura ha risposto: “32 anni di lavoro per Shigeru Miyamoto.” In effetti, Miyamoto è stato il supervisore diretto di Imamura per buona parte della sua carriera. Solo nel 2015, dopo la morte di Satoru Iwata, quando Miyamoto divenne uno dei dirigenti d’azienda, smise di supervisionare il lavoro di Imamura. Riguardo alla famigerata reputazione di Miyamoto come un capo esigente:

Qualcuno che raggiunge il suo livello di successo è molto severo. Era severo anche con se stesso. Io ero molto più tenero di lui, fino all’ultimo giorno. Ma non era solo quello, a volte era giocoso, ricordo anche di essere stato lodato da lui.

Come sapete se avete letto l’intervista del 2002, il sogno di Imamura da piccolo era disegnare manga, e pur amando il Famicom e i suoi titoli non gli era mai venuto in mente di lavorare in quell’ambiente:

I videogiochi li facevano i programmatori, non gli artisti come me.

Quando Imamura mandò il curriculum a Nintendo (all’indirizzo trovato dietro la scatola di Super Mario Bros. 3, erano altri tempi lo so) non aveva in mente di lavorare ai giochi, pensava più al design delle confezioni e dei manuali.

Fu allora che scoprii che Nintendo aveva sede a Kyoto. Ho mandato il CV anche a Konami. Sapevo vagamente che loro avevano sede a Kobe, ma non avevo idea di dove fosse Nintendo. Konami aveva un vistoso edificio sulla Port Island di Kobe [un’isola artificiale nel porto di Kobe inaugurata nel 1981, ndt]. Ricordo il pavimento di marmo e i portinai in uniformi eleganti. Era così che mi immaginavo un’azienda di videogiochi. A confronto, Nintendo era molto più riservata.

Il giorno del suo colloquio a Nintendo, che fu anche il primo incontro con Miyamoto, Takaya Imamura riuscì a fare colpo su di lui mostrandogli un manga che aveva disegnato.

Quando Miyamoto gli chiese il suo film preferito, Imamura rispose Brazil e I predatori dell’arca perduta, ma quando gli chiese il suo videogioco preferito, fece la gaffe di rispondere “Metroid”, un gioco non creato da Miyamoto, ricorda Imamura ridendo.

Imamura fu assunto e, con sua sorpresa, assegnato alla divisione Research & Development. Miyamoto annunciò a lui e ai suoi colleghi che avrebbero lavorato sul nuovissimo Super Famicom. Imamura era terrorizzato, non aveva mai toccato una tastiera in vita sua, ma riuscì ad ambientarsi presto. Il primo gioco a cui collaborò fu F-Zero.

Kazunobu Shimizu, il director, voleva che il gioco fosse a tema fantascientifico. Così rielaborai i veicoli che Shimizu stesso aveva disegnato. Ho anche disegnato i personaggi e i percorsi. All’epoca, i giochi si facevano con team di meno di 10 persone. F-Zero aveva un team particolarmente piccolo.

Nei primi anni ’90, i britannici Dylan Cuthbert e Giles Goddard di Argonaut Games visitarono Nintendo, forti del loro traguardo di aver creato un gioco in 3D per il Game Boy, intitolato X. Nintendo li incaricò così di creare un gioco con grafica 3D per il Super Famicom, e quello divenne Star Fox. Nonostante la barriera linguistica, Imamura, Goddard e Cuthbert divennero grandi amici.

In seguito i due rimasero a lavorare in Giappone, e continuarono a collaborare con Nintendo (e Imamura). Lo studio di Goddard, Vitei, sviluppò con Nintendo Steel Diver e Tank Troopers per Nintendo 3DS; mentre lo studio di Cuthbert, Q-Games, lavorò a Star Fox Command e Star Fox 64 3D.

Imamura lavorò anche a The Legend of Zelda: A Link to the Past, dov’è accreditato come “Object designer”. Ma cosa vuol dire? Nintendo chiamava “object” tutti gli sprite mobili in un gioco 2D.

Nel mezzo dello sviluppo di ALTTP, mi fu chiesto di ridisegnare i boss. Se ricordo bene, li ho disegnati tutti io tranne il boss finale e un altro. Non solo l’aspetto estetico, ideavo anche le meccaniche insieme ai programmatori. Per alcuni, inventavamo noi le meccaniche, per altri ricevevamo istruzioni dai superiori. Ho disegnato anche il logo del gioco e le mappe dei dungeon. […] Diciamo che ho fatto molto di più di “object designer”.

Con Majora’s Mask, l’incarico di Imamura era renderlo visivamente distinto da Ocarina of Time. Ideò il nome “Majora”, il design dell’iconica maschera, della luna terrificante e dell’ancor più terrificante Tingle.

Nonostante tutti i progetti a cui ha partecipato, Takaya Imamura descrive Star Fox 64 come il gioco della sua vita. Nonostante fosse stato accreditato come “Art director”, collaborò anche alla trama, alle meccaniche e alla musica.

Ho collaborato a The Legend of Zelda: The Wind Waker agli inizi del progetto, ma nello stesso tempo stavo lavorando con Rare a Star Fox Adventures e alla fine mi sono concentrato più su quello. Quindi se vi siete chiesti perché Tingle appare così tanto in Wind Waker, ora lo sapete.

Imamura lavorò anche a F-Zero GX, sviluppato in collaborazione con SEGA.

Credo che iniziò quando Toshihiro Nagoshi propose il progetto a Miyamoto. Mi piaceva molto Daytona USA [prodotto da Nagoshi], quindi ero onorato di lavorare con lui. Avevamo una scheda madre arcade chiamata Triforce, basata sull’architettura del GameCube. […] All’epoca Nagoshi era a capo di Amusement Vision, una sussidiaria di SEGA. […] Mi mostrarono i cabinati arcade a cui stavano lavorando, un ricordo prezioso per me. Nagoshi aveva un cabinato per le freccette elettroniche che trovavo molto stiloso. Aveva ancora i capelli lunghi, ma era comunque imponente.

Purtroppo, come tutti sanno, F-Zero GX fu anche l’ultimo capitolo della serie.

Ci ho pensato molto, ma senza una grande idea sarebbe difficile far tornare la serie.

Imamura rassicura IGN che la sua partenza da Nintendo non sancisce la morte definitiva di F-Zero. Passa poi a parlare dei suoi ultimi anni.

L’ultima volta che Imamura e Miyamoto lavorarono insieme, fu nel 2016, al cortometraggio anime Star Fox Zero – The Battle Begins, realizzato come promozione per (indovinate) Star Fox Zero.

Purtroppo, per colpa delle restrizioni dovute al covid-19, Imamura non è riuscito a salutare Miyamoto di persona, e l’ha fatto via e-mail, con la promessa di incontrarsi di persona più avanti, in sicurezza.

Quando Takaya Imamura ha sgomberato il suo ufficio, Takashi Tezuka gli ha dato il permesso di portarsi a casa le statue della maschera di Majora e dell’Arwing, come ricordo dei suoi “32 anni a lavorare per Miyamoto”.