27 Agosto 2019 • Recensione

Hotline Miami Collection – Nintendo Switch (RECENSIONE)

Does April the 3rd mean anything to you?

Hotline Miami vedeva la luce per la prima volta sette anni fa, andandosi a prendere una montagna di elogi da parte di critica e pubblico. L’anno è il 2019 e il gioiello di Devolver Digital sbarca su Nintendo Switch a braccetto con il suo sequel Hotline Miami 2: Wrong Number. Come se la sarà cavata?

Incubi al neon

Hotline Miami è un cocktail allucinato di violenza, frenesia e atmosfere retrowave servito in un locale fatiscente della Miami dei tardi ’80s con l’insegna al neon che sfrigola su una strada che grida sete di sangue. Jacket è il protagonista del primo capitolo che forse meglio raccoglie la filosofia che sta dietro a questa collection, quella del kubrikiano amore per l’ultra-violenza (non a caso in Australia il gioco è già stato bandito dall’eShop). “Do you like hurting people”? ci chiede Richard, proiezione di una delle deviate personalità che convivono nella mente del sicario “su chiamata” che guideremo nel corso dei primi 15 capitoli dell’esperienza. E la risposta è un laconico “sì”. Uccidere è meraviglioso e appagante in Hotline Miami: questo è il solido nucleo di un gameplay feroce nella sua essenzialità. Siamo di fronte a un dual stick shooter con vista dall’alto in cui uccidere è l’unica cosa che conta. Per concludere una missione basta infatti uccidere tutti i nemici dell’area. Facile? Nemmeno per sogno. Hotline Miami è forse la saga con il più alto numero di morti medie mai concepito. Frustrante? A tratti sì.

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Fortunatamente ripartire da capo è quanto mai rapido e indolore grazie a un sapiente sistema di checkpoint e all’assenza di animazioni o caricamenti. Proprio nella glacialità nella rappresentazione di ogni esecuzione troviamo il macabro fascino di questi titoli che basano la propria longevità su un forte meccanismo di “trial and death”. Un giocatore esperto può finire un capitolo in meno di due minuti, ma vi assicuro che le prime volte ci vorranno almeno 40 minuti di tentativi per imparare i pattern e le strategie più adatte a non farsi farcire di piombo o sfasciare il cranio dal cattivo di turno. In nostro aiuto interviene il sistema di maschere, sbloccabili capitolo dopo capitolo, che consente di selezionare un’abilità peculiare per facilitarci nel bagno di sangue che ci attende una volta scesi dall’auto. Discorso a parte per il secondo gioco: “Wrong Number” infatti, pur ricalcando il gameplay del primo, amplia le meccaniche e le possibilità legate allo sterminio seriale introducendo un più ampio numero di personaggi, ognuno con il proprio stile di combattimento e set di maschere. Ecco quindi che ci troveremo, ad esempio, ad affrontare le missioni imbracciando ben due mitragliette o controllando una coppia di personaggi armata di motosega e pistola. Tutto molto bello, considerata la ventata d’aria fresca che questo porta a chi si è appena sfondato le mani sul primo capitolo, tuttavia Wrong Number presenta secondo me un lieve difetto generale a livello di game design in quanto gli scenari sono tendenzialmente più grandi e diventa ancor più difficile tenere d’occhio la situazione, generando un maggior numero di morti accidentali e un sensibile calo del ritmo. Di maggior respiro diventa anche la trama, che si svolge sia prima che dopo gli avvenimenti del primo capitolo, svelandone alcuni retroscena e portando avanti il concetto di follia legata ad ogni tipo di violenza. Sicuramente, Wrong Number è il più story-driven dei due Hotline Miami.

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Real human bean

Un altro gigantesco fattore chiave del successo della saga è sicuramente nell’estetica, che pesca a mani basse dal film di culto Drive di Nicolas Winding Refn, affine sia come trama che come scelta delle atmosfere e del gusto musicale. Parliamoci senza mezzi termini: la colonna sonora dei due Hotline Miami è un capolavoro senza riserve e gli appassionati delle sonorità elettroniche anni ’80 dovrebbero spararsela in cuffia anche senza effettivamente giocarseli. Non a caso, dopo il successo di Drive (2011) e di Hotline Miami (2012) abbiamo avuto l’esplosione della retrowave che tutt’oggi fa sentire gli ultimi strascichi (sì Muse, ce l’ho con voi), quindi sì, stiamo parlando di una colonna sonora che ha contribuito a far emergere una vera e propria corrente musicale, non è roba da poco. L’estetica va chiaramente a braccetto con la controparte audio, sparando colori al neon e filtri stile VHS a bomba per tutta l’esperienza, a farcire una grafica pixelart ricca di dettagli e easter egg, molti dei quali faranno la gioia dei nostri lettori nintendini.

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Assassini portatili

Ma insomma, questo porting com’è? Tutto sommato buono, per essere un porting su console. Già, perché il più grande difetto di questa collection è quella di non poter essere giocata con il mouse, e questo complica non poco il sistema di mira che, complici i ritmi frenetici e la filosofia ultra-punitiva di Hotline Miami,  porterà inevitabilmente frustrazione per colpi non andati a segno, aumentando il già smisurato livello di difficoltà. Certo, c’è il vantaggio di poter godere dell’esperienza in mobilità o su un grande schermo, ma Hotline Miami è nato su PC e questo non potrà mai essere cambiato.

Gli sviluppatori ci hanno provato creando un sistema di auto-targeting dei nemici ma quest’ultimo mi è risultato poco comodo, mal studiato a livello di mappatura dei tasti e a volte pure difettoso. Armatevi di pazienza! Da segnalare un bug che una volta mi ha costretto al riavvio della missione in corso e a un altro che, misteriosamente, mi ha portato più volte ad uscire dal gioco con il titolo in pausa (senza la pressione della voce “Quit” ovviamente). Ecco, quest’ultima è una di quelle cose che, se accadono all’ultima fase di un livello particolarmente cattivo, possono portarti a lanciare i controller sul muro, spero che venga patchato tutto al più presto. Ultimo difetto: il prezzo di lancio su eShop: 25€ sono davvero tanti per due giochi che su PS4 ho recuperato da anni a 2 e 3€ rispettivamente, e che anche su PC si aggirano a cifre simili. Vero che stiamo parlando di una saga che ha fatto nel suo piccolo la storia, ma è inevitabile fare un paragone con la concorrenza. Per concludere, confermo ancora a distanza di anni che il primo capitolo, pur essendo meno variegato e con una trama più lineare, raccoglie secondo me meglio l’essenza di Hotline Miami. Nulla da togliere al secondo capitolo, ma la frenesia garantita dalle aree decisamente più ristrette del predecessore è incomparabile.

VIULENZA/10

  • Una perla che non invecchia mai
  • Comparto sonoro da antologia
  • Gameplay solido come una roccia
  • Caruccio
  • La mira con gli stick è un grosso “meh”
  • Bug vari ed eventuali
Due giochi e uno stile audiovisivo che hanno fatto scuola in una collection forse un po’ cara ma che permetterà a tutti i disgraziati che si sono persi i due Hotline Miami di goderseli su Switch. Certo che su PC si mirava meglio.

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Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l’ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista.
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Autore: Paolo "seemee" Simi

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l'ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista. Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram. Facebook: https://m.facebook.com/profile.php?id=1168535986 Twitter: @paolo_seemee Instagram: @paolo_seemee