27 Aprile 2019 • Nintendoomed Shop

Nintendoomed Shop – Una guida agli arcade stick nel 2019

Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare i click dei pulsanti

Tempo addietro sempre su questa rubrica abbiamo avuto modo di parlare dei controller adatti a Nintendo Switch e, in effetti, siamo riusciti a illustrarvi tutta una serie di prodotti interessanti appartenenti a diverse fasce di prezzo che non portassero in rosso il vostro portafoglio. Oggi parleremo di una tipologia di controller che è da sempre relegata a una categoria ben precisa di giochi, e che per questo motivo aveva poco senso includere nel precedente articolo: gli Arcade Stick.

Fino a pochi anni fa sarebbe stato ridicolo anche solo pensare di parlare di questi dispositivi di input sulle nostre pagine, in quanto i picchiaduro e le console Nintendo recenti non andavano molto d’accordo. E ovviamente Super Smash Bros. non conta, in quanto è un party game! 😉

Bellissimo l’arcade stick, ancora di più il gioco.

Ma fesserie a parte, gli ultimi due anni hanno dimostrato che Switch può essere, senza alcun problema, un’ottima piattaforma per i picchiaduro bidimensionali e i giochi di stampo arcade. Abbiamo infatti la collana Arcade Archives di Hamster che copre quasi l’intera ludoteca Neo Geo e non, i SEGA AGES, ma anche compilation come quelle dedicate a Street Fighter o ai Beat’em Up di Capcom o gli arcade di Namco e Konami. E non dimentichiamoci di Samurai Shodown e Mortal Kombat 11, di Dragon Ball FighterZ e, se la fortuna è dalla nostra quest’anno, il porting di Skullgirls. Insomma, i giochi non mancano proprio. Ma è davvero necessario acquistare un Arcade Stick per diventare il nuovo Daigo?

In verità, no. Oggigiorno qualsiasi picchiaduro è pensato prima di tutto per funzionare con il layout di tasti offerto dai controller attualmente presenti sul mercato, ma l’acquisto di uno stick è utile per avere un controllo del proprio personaggio migliore e agevolare l’esecuzione delle combo. E poi certo, c’è anche il feeling di avere tra le mani qualcosa di simile alla plancia di un cabinato da sala giochi, ma non è quello il motivo principale per cui si comprano questi controller. Chi tende ad acquistare un arcade stick è solitamente un appassionato o comunque una persona curiosa di approfondire questa tipologia di giochi. Non c’è nulla di male a iniziare con un prodotto di fascia bassa, l’importante però è farlo con cognizione dei propri interessi attuali e futuri. Non sarà il controller da 300€ a fare una vera differenza, quelle sono idiozie da elitisti da forum, ma sarà la vostra esperienza. Tenete conto che ai tornei mondiali come l’EVO c’è anche chi ha vinto usando il primo DualShock. Quello senza analogici.

Detto ciò, i prodotti che qui troverete inseriti saranno suddivisi per fasce di prezzo, dalla più economica alla più cara. Parlando di ogni controller nel dettaglio potranno venire menzionati termini come “modding”, “Sanwa” o “PCB”, ma non fatevi prendere dal panico, perché ve ne parlerò più nel dettaglio nel prossimo paragrafo tra poco. Nel caso vogliate vedere immediatamente la selezione di articoli, voltate pagina.

Il MIO arcade stick: la storia di come ho imparato ad amare il fai-da-te

Un arcade stick, a differenza di molti altri controller, non è facilmente rimpiazzabile nel lungo termine. Certo, si può sempre vendere quello che attualmente si possiede e tentare di rientrare nei costi, ma molti non hanno intenzione di stare dietro a queste cose e vogliono semplicemente evitare di riempire la propria casa di tutte queste tavolette con leve e pulsanti. E, non meno importante, investire più di 100€ per funzionalità extra non fondamentali. Da qui entra infatti in gioco il concetto di “modding”, ovvero la modifica dei componenti interni ed esterni, al fine di migliorare la qualità complessiva del prodotto. Questa si divide principalmente in due tipologie: interna ed esterna.

Interno dell’arcade stick ufficiale per SEGA Dreamcast, foto tratta dall’album di BigLebolchski.

Quando parliamo di modding interno ci riferiamo ai pulsanti e alla levetta presente. Spesso i produttori di questi controller sono soliti utilizzare delle soluzioni proprietarie che possono non piacere in termini di esperienza a molti giocatori. Si tende spesso, infatti, ad acquistare separatamente i prodotti della Sanwa Denshi, compagnia giapponese che ha realizzato le leve e i pulsanti di ottima fattura usati in moltissimi cabinati arcade del Sol Levante. Non esistono solo quelli, però, visto che anche in Corea del Sud, in America o nello stesso Giappone sono presenti altre tipologie di pulsanti e leve apprezzate. Dipende tutto dalla preferenza dei giocatori e dal tipo di generi che si intende favorire. Ad esempio, i Sanwa sono ottimi per i picchiaduro data la velocità di risposta dei pulsanti, ma i pulsanti “Hayabusa” della HORI sono i prediletti per gli shooter bidimensionali per via della loro corsa breve. In questi due articoli, il primo di Slugcoin e il secondo di Tested, potete farvi un’idea dell’ampia scelta presente nel mercato.

Immagine di Tested.com

Parlando della leva, altre due cose che si possono valutare di acquistare sono una manopola diversa (un semplice bastone verticale come nei cabinati americani, ad esempio) e un restrittore ottagonale per i movimenti. Quest’ultimo in particolare è importante per il tipo di picchiaduro considerato. Infatti, la maggior parte delle leve degli arcade stick presentano un restrittore quadrato, con il quale aumentano le probabilità di effettuare le famose mezzelune dei picchiaduro. In alcuni casi, però, fanno comodo restrittori ottagonali che permettono di muovere in ulteriori quattro direzioni lo stick ed eseguire correttamente altre tipologie di mosse più esigenti. Oppure ancora, si può letteralmente rimuovere il restrittore presente e garantire un movimento completamente libero alla leva. Trovate maggiori informazioni in quest’altro articolo di Slugcoin. Sotto, invece, un’immagine (tratta dall’articolo sopracitato) che confronta le percentuali di riuscita di certi movimenti.

Parlando dell’esterno, invece, vi può capitare di vedere all’interno delle varie community dedicate arcade stick personalizzati esteticamente. In questi casi, spesso e volentieri, l’illustrazione adesiva originale è stata rimossa per mezzo di un phon. Ad alcuni potrebbe non piacere “rovinare” i propri prodotti originali, ma d’altra parte l’idea di avere un proprio arcade stick personalizzato è allettante. Diversi siti internazionali si occupano di stampare le illustrazioni create dagli utenti e di fornire un plexiglass di ricambio già forato, ma potete realizzare lo stesso per conto vostro utilizzando dei programmi di grafica, dei layout già predisposti realizzati dalla community o dalla compagnia produttrice, e rivolgervi a un negozio di stampe locale. In questo thread di ResetEra potete trovare ad esempio diverse produzioni amatoriali. Nell’immagine sottostante, invece, un esempio di illustrazione prodotta e venduta da Focus Attack.

Uno sguardo rivolto sia al futuro che al passato

Anche nella migliore delle ipotesi, il vostro arcade stick rimarrà vincolato a poche piattaforme. Il capitalismo è quello che è, ma non solo, è normale che un competitor come Nintendo o Sony non voglia permettere la vendita di dispositivi funzionanti anche su piattaforme rivali. E allo stesso modo, le case produttrici devono vendere nuovi modelli. In casi come questi è necessario arrendersi all’idea di spendere centinaia di euro a generazione?

Nah.

Certo, acquistare le ultime versioni garantirà un supporto migliore alla console che si intende utilizzare, come ad esempio la presenza di alcuni pulsanti esclusivi per quella piattaforma, ma esistono due tipologie di dispositivi in grado di evitare un investimento così grande: nuove PCB e adattatori. Cosa intendiamo con “nuove PCB”? Cosa con “adattatori”? Andiamo con ordine.

Ogni dispositivo elettronico in nostro possesso dispone al suo interno di una PCB, ovvero di un circuito stampato dove passa l’elettricità verso tutti i componenti richiesti. Gli arcade stick non sono da meno, in quanto al loro interno sono presenti delle PCB apposite pensate per funzionare con i dispositivi richiesti. E cosa potremmo fare per rendere un arcade stick compatibile con, potenzialmente, molte piattaforme passate e future o solo alcune? Beh… semplice, mettere una nuova PCB al suo interno, come le varie Brook! Grazie a queste sarà possibile rendere nativamente compatibile il vostro stick senza avere il bisogno di comprarne altri. La loro utilità si presenta, insomma, nei casi in cui vogliate creare un arcade stick da zero o per ridare vita a quelli che sono dei veri e propri pezzi d’antiquariato.

Gli adattatori, invece, come dice il nome sono delle semplici chiavette che si occupano di decodificare gli input generati dal vostro arcade stick per renderli compatibili con altre piattaforme. Ce ne sono di tutti i tipi sempre da parte della linea Brook, ma non mancano anche altre alternative come la NS Magic o la Titan One (qui la nostra vecchia recensione), quest’ultima da poco aggiornata per supportare i controller di altre piattaforme su Nintendo Switch. Queste sono senza alcun dubbio il modo migliore per potere utilizzare i propri controller su piattaforme diverse senza svenarsi economicamente.

Fatto questo preambolo iniziale, possiamo concentrarci a parlare effettivamente dei nostri possibili candidati all’acquisto. Voltate pagina per cominciare a vedere quali sono gli arcade stick meritevoli al di sotto dei 100€.

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l’addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l’internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest’ultimo non lo usa mai).

Autore: Filippo "Flippoh" Corso

Videogiocatore incallito, a volte si scorda di essere il capo di Nintendoomed, nonché l'addetto alle pubbliche relazioni del sito. Quando non ha nulla da fare si occupa di progetti pazzi o di recuperare giochi e console vecchie, le quali ovviamente non toccherà mai. Per due volte ha trollato l'internet, ma queste sono altre storie che non andranno mai raccontate. Lo trovate anche su Facebook e Twitter (anche se quest'ultimo non lo usa mai).