Goro Abe parla della nascita del microgioco di WarioWare “Caccia all’oro”

2 min.
12.10.2018
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Chi non ricorda “Caccia all’oro”, il microgioco forse più famoso della serie WarioWare? Apparso originariamente in WarioWare, Inc.: Minigame Mania (GBA, 2003), poi in WarioWare: Touched! (DS, 2004), in WarioWare: Smooth Moves (Wii, 2006), in WarioWare: D.I.Y. (DS, 2009) e infine in WarioWare Gold (3DS, 2018), dove il nome italiano è stato cambiato nel più tradizionale “Cercatore di pepite”.

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Ma com’è nato questo bizzarro e semplicissimo microgioco? Kotaku ha pensato bene di scoprirlo, rivolgendosi a Goro Abe, un veterano della serie WarioWare e di molti altri giochi del flatulento personaggio.

Abe racconta che, al tempo dello sviluppo di Minigame Mania, per il quale lui era programmatore, al team era richiesto di attaccare le proprie idee su un foglietto adesivo e metterle tutte insieme. A pensare a “Caccia all’oro” fu, secondo Abe, il director del progetto: Hirofumi Matsuoka (un veterano che lavorava a Nintendo fin da Super Mario Land, ma che poco dopo il primo WarioWare lasciò l’azienda in favore di Creatures, Inc.), che tracciò su un foglietto lo schizzo di un naso e un dito.

Abe pensò subito che fosse una buona idea, per il tipo di gameplay fulmineo che era necessario a un gioco come WarioWare: il dito si sarebbe mosso in orizzontale, attirando l’attenzione del giocatore, che vedendo due narici della stessa esatta larghezza del dito avrebbe capito immediatamente cosa fare.

Più tardi, quando si decise che ogni microgioco avrebbe avuto tre livelli di difficoltà, Abe non volle limitarsi ad aumentare e diminuire la velocità del dito: quindi sostituì l’indice con un mignolo nella versione facile, per dare ai giocatori più margine di errore; mentre nella versione difficile abbiamo due dita da far entrare perfettamente nelle due narici.

Dopo qualche altro piccolo ritocco, “Caccia all’oro” era pronto per far parte della grande famiglia di WarioWare. Secondo Goro Abe, si tratta di un esempio perfetto del gameplay di WarioWare: velocissimo da giocare e immediatissimo da capire. E da non fare a casa.

Fonte: Kotaku

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