31 Gennaio 2019 • Recensione

Goat Simulator: The GOATY (Nintendo Switch) – RECENSIONE

Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra mema

Goat Simulator non è un semplice videogioco, ma un fenomeno d’intrattenimento trasversale che nel lontano 2014 portò sul Web tutta una serie di video e meme deliziosi dedicati al caprino protagonista del titolo dei Coffee Stain Studios. La peculiarità del gioco è infatti quella di essere una folle parodia del genere dei “Simulator” e di essere volontariamente pieno di bug e instabilità del motore fisico. Siamo nel 2019 e la capra più famosa del Web approda su Nintendo Switch nella sua versione GOATY: come se la sarà cavata?

Un sogno chiamato Capra

Impersonare una capra è stato sempre il mio sogno da quando da bambino accesi per la prima volta il Commodore 64.

“Babbo, voglio un gioco con una capra ti prego!”

“Ma come un gioco con una capra? Come potrebbe esistere un gioco con un protagonista così stupido come un idraulico una capra?”

“No babbo io voglio un gioco con una capra!”

Passarono gli anni e giocai a decine e decine di titoli dedicati a elfi verdi, ricci blu, draghi viola, topi elettrici gialli e pure uno con un bandicoot. Ma scherziamo? Un bandicoot e non una capra? Ma a chi è venuto in mente? DATEMI UNA CAPRA. Ricordo ancora quando una notte all’età di 9 anni, in preda agli incubi, mi svegliai madido di sudore ripetendo con occhi sbarrati e voce spezzata la parola “capra”. Mia madre, tamponandomi la fronte con un panno morbido, chiamò di corsa il pediatra che suggerì l’ipotesi della Sindrome di Sgarbi, temutissimo virus che ha creato psicosi globali inferiori solo alla Sars e all’influenza suina.

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La realtà dei fatti è che l’idea di impersonare una capra in un videogioco mi stava letteralmente rovinando la vita. Fino a che nel 2014 qualcuno sembrò aver udito le mie preghiere e rilasciò questo capolavoro caprino chiamato Goat Simulator.

Capre diem

Ma all’epoca non pensai a un problema insormontabile: il mio pc tirava a malapena Pong. ARGH! Fu così che mi chiusi in un guscio di amarezza e solitudine. Divenni un hikkikomori, recludendomi spontaneamente nel buio della mia cameretta osservando per giorni e giorni i video gameplay di Goat Simulator su Twitch. Una lacrima solcò il mio volto quando, stringendo il mio dakimakura caprino, capii che Goat Simulator non solo era il gioco che avevo sognato fin da bambino: era molto, molto di più. Un gioco libero, privo di preconcetti, in cui la capra può fare ciò che vuole e  l’unico scopo è il divertimento del giocatore. Scenari ricchi di possibilità in cui distruggere, leccare le cose, incornare le persone, evocare demoni. Un sistema di punteggi che premia la follia e la creatività senza porre limiti all’immaginazione, così come una serie di obiettivi che stimola la riflessione su cosa sia la vita. Forse il giocatore è Dio e noi le sue capre? E se il senso della vita fosse leccare ciò che ci circonda? Queste erano le domande che nella follia del mio esilio cominciavano a affollarsi nella mia mente ormai compromessa.

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Erano passati 5 anni quando Filippo suonò alla porta di casa. Mia madre, visibilmente segnata nel volto da anni di futili tentativi di farmi riassaporare le gioie della vita, lo accolse con un sorriso che malamente nascondeva la tristezza che serbava nel cuore. Filippo però aveva con sé una notizia che avrebbe riportato la speranza nella mia famiglia. Filippo aveva per me una copia di Goat Simulator per Nintendo Switch, pronta per essere recensita.

Una nuova capranza

Tremante, pescai il Nintendo Switch che mio padre mi aveva regalato nella speranza di rivedere nei miei occhi una gioia ormai perduta. Inserii il codice download mentre Filippo mi teneva la mano. Pochi minuti e iniziai a giocare. Tutto era come avevo sempre osservato da lontano, nella mia personale caverna di Platone. La capra si muoveva libera di fare ciò che voleva, quanto lo voleva e quando lo voleva. Qualche calo di frame rate qua e là, soprattutto in modalità portatile, non poteva togliere il sorriso ebete che, dopo anni di tristezza, mi fece quasi venire un crampo agli zigomi. Ma non avevo ancora visto tutto: la versione della recensione era la GOAT! Proprio così!

Avevo quindi a disposizione lo scenario dello spazio, quello di Payday, ma anche la versione survival horror con la modalità capra zombie e quello MMORPG! Provai subito la capra zombie, mentre Filippo sorrideva compiaciuto, annuendo lentamente, soddisfatto di aver compiuto un mezzo miracolo. Incredibile: quella modalità valeva 10 remaster di Resident Evil 2. Lo scopo era, come sapevo a menadito, sopravvivere il più a lungo possibile in un mondo abitato da non morti. Due barre, assenti nelle altre modalità, facevano la loro comparsa: quella della fame e quella della salute. La prima calava con il tempo, costringendo il nostro giocatore a leccare del cibo nello scenario per sopravvivere. La barra della salute, invece, calava se la capra veniva colpita dagli zombie. Un’altra chicca della modalità zombie era quella di poter craftare armi incredibili unendo oggetti fuori dal comune come farina, distributori di caramelle e torte. Conoscevo le ricette a memoria.

Capra revolution

Passai quindi alla scenario dedicato a Payday. Mi bastarono 30 secondi per commuovermi alla vista di un personaggio giocabile che riscaldò il mio cuore una volta per tutte: un leone marino obeso su una sedia a rotelle. La modalità, una parodia di Payday, che avevo recensito in un raro barlume di lucidità quasi un anno prima, permetteva di indossare le maschere del celebre gioco dedicato alle rapine e superare delle particolari missioni “a tema”.
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A tema erano anche le missioni dedicate allo scenario dello spazio, che mi spingeva ad accumulare denaro in una metaforica scalata consumistica verso l’oblio. Il tutto tramite la costante distruzione, a suon di cornate, di casse ricche di denaro sonante, e il superamento di alcune simpatiche mini-missioni.
Fu infine il turno della modalità MMORPG, modalità che mi ero sempre precluso nella speranza di poterla vivere in prima persona. Pensate che per un quarto d’ora buono avevo creduto che la chat presente in basso a sinistra fosse reale! E invece pure quella, come tutto il gioco, era una simulazione. Stavolta però gli sviluppatori si erano superati: potevo scegliere addirittura una classe per la mia capra. Fu allora che capii che la vita è meravigliosa, quando fra le classi comparve “microonde”. Un microonde. Con le gambe. Che lancia pizze. Dio esiste.

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Livellai per tutta la notte con la mia capra-microonde, accumulando esperienza, completando quest su quest. Filippo giaceva addormentato al mio fianco. Mia madre, al mattino, osservò a mia insaputa il mio volto finalmente felice. Goat Simulator aveva riportato la gioia nella mia famiglia. Spensi la console e decisi di uscire di casa. Il freddo del mattino di gennaio pungeva il mio pallido volto. Il mondo esterno era cambiato. Osservai le auto sfrecciare, illuminate dai primi raggi del mattino. Sorrisi. Era tempo di scrivere una recensione.

CAPRA/10

  • Un gioco su una capra
  • Un gioco su una capra
  • In modalità portatile perde qualche frame di troppo
Meme a parte: è un gioco senza senso su una capra che fa cose senza senso. Compratelo se amate le capre e le cose senza senso.

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Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l’ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue quattro gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista.
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Autore: Paolo "seemee" Simi

Informatico umanista, come gli piace definirsi, passa la sua vita tra l'ufficio in cui si fa il mazzo per diventare un web developer dignitoso e le coccole alle sue quattro gatte meravigliose. Appassionato di tutte le arti, abbonato a tutti i concerti underground nel raggio di 100 km, non disdegna i videogiochi, ai quali ha da sempre dedicato praticamente ogni briciola del (poco) tempo non occupato da tutto il resto. Da grande vuole diventare shitposter professionista. Lo trovate anche su Facebook, Twitter e Instagram. Facebook: https://m.facebook.com/profile.php?id=1168535986 Twitter: @paolo_seemee Instagram: @paolo_seemee