21 Dicembre 2019 • Editoriale

I giochi del decennio dal 2010 al 2019 secondo la redazione

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Sonic Mania (PagodaWest, Headcannon / SEGA, PlayStation 4, Xbox One, PC Windows, Nintendo Switch)

Sonic Mania Plus cover

Phoenny: Il ritorno del porcospino blu nella sua veste bidimensionale è stato accolto dalla maggior parte della redazione come un miracolo. Fanatismi a parte, Sonic Mania ha marcato diversi importanti traguardi per la serie, per il genere dei Platformer e per il mercato videoludico in toto. In primis, è stato un barlume di speranza per tutto il brand di Sonic, che aveva abituato il proprio pubblico a capitoli 3D di qualità altalenante, sicuramente mai eccellenti. Nel momento in cui il Sonic Team ha provato a rispolverare la formula 2D con un capitolo ad-hoc quale Sonic the Hedgehog 4: Episode I e II, il risultato è stato ben più che fallimentare.

In quest’ottica, Sonic Mania non è solamente un buon Platform 2D, bensì il primo Sonic ottimo da più di qualche anno a questa parte. Andando ad analizzare la struttura del gioco, è piacevole notare come sia i novizi che i fan sfegatati possano trovare pane per i loro denti. Grazie al gran numero di livelli proposti e alla loro intricata struttura, il gioco premia sia la velocità che l’esecuzione nelle sezioni più complesse. Anche il backtracking e la voglia di esplorare i percorsi addizionali saranno ricompensati, fornendo chicche e citazioni per i più attenti.

Lo stile utilizzato per Mania fa trasparire non solo una maestria nell’utilizzo della pixel art e del 3D low poly da parte di Christian Whitehead e compagni, ma dimostra come il 2D, pur avendo regnato per anni a causa della limitatezza degli hardware del tempo, abbia ancora moltissimo da dire, specie se affiancato a tecniche di post processing ed effetti resi possibili dalla tecnologia attuale. 

La genesi del gioco è sicuramente la parte più importante tra tutte. Quante volte sentiamo di fan che si sono rimboccati le maniche per colmare alcune mancanze degli sviluppatori? Addirittura in passato ci sono stati veri e propri casi di fangame che hanno acquisito trazione tale da influenzare le scelte delle aziende detentrici delle IP. Le reazioni in questi casi possono essere duplici: conservative o di maggiore apertura. Puoi inviare un cease and desist ad un tuo fan sfegatato perché sta utilizzando le tue proprietà intellettuali, oppure puoi prestare attenzione al loro operato e al motivo dei loro progetti, pur salvaguardando i tuoi interessi economici. In fondo, Sonic Mania è nato così.

E ora, da una serie che aveva perso la sua strada con i troppi titoli 3D, passiamo a un’altra che aveva perso la sua strada con troppi titoli 2D:

Super Mario Odyssey (Nintendo EPD/1-UP Studio, Nintendo Switch)

Super Mario Odyssey

Comemichiamo: Come già Breath of the Wild ha dimostrato, Switch era il pretesto perfetto per Nintendo per ripartire da zero: il Wii U se l’era lasciato alle spalle e con esso, si spera, anche quella che nell’ambiente dei fan di Mario chiamiamo la “NSMB-izzazione“. Intendiamoci, da sempre gli spin-off di Mario si rifacevano al capitolo della serie principale più recente e popolare, ma l’anonimato della serie New Super Mario Bros. con i suoi mondi tutti uguali, i suoi boss sempre Bowserotti e le sue mappe sterili si stava espandendo non solo agli spin-off, ma anche ai capitoli 3D. 3D World era esattamente questo: level design strabiliante e perfetto in ogni dettaglio, ma… freddo. Senza guizzi, per dirla in una frase, so good it’s bad. Pensandoci bene, forse già il cambiamento della mappa tra Mario Galaxy 1 e 2 era un nefasto presagio.

Ora non sorprende pensare che alla vista della città realistica di New Donk City, prima che Mario emergesse felicissimo da un tombino nel primo trailer, io abbia pensato “Bayonetta 3!” (Sorprende più che altro che è da più di due anni che lo dico a ogni Direct, ugh). Odyssey rappresenta senza dubbio un nuovo ambiente per i Mario 3D. Super Mario 64 era costruito molto bene e la sua telecamera 3D ha fatto scuola, università e CFP per tutta l’industria, ma dovete ammettere che i livelli erano spesso solo delle accozzaglie di blocchi sospesi in aria. Sunshine manteneva tutto a un tema specifico, e funzionava benissimo, ma a qualche essere senza cuore potrebbe non piacere Delfinia come ambiente unico. Galaxy dava un contesto ai “blocchi sospesi in aria” ambientando tutto nello spazio, e non ci piove che quello sia due dei giochi migliori della serie. 3D Land forse funzionava nel contesto di una console portatile, e di 3D World abbiamo già parlato.

In Odyssey vediamo Mario esplorare mondi completamente nuovi: tutti diversi tra loro nello stile e nei contenuti, ci sono 999 Lune da raccogliere, la mobilità dell’idraulico panzuto è, grazie a Cappy, la migliore dai tempi di Mario 64, e perfino quel gioco è superato dal fatto che prendendo una Luna non si è obbligati a uscire dal livello. E Nintendo lo sapeva, quando ha mostrato quell’immagine che metteva chiaramente Odyssey sullo stesso piano di 64 e Sunshine, mentre i Galaxy e i 3D erano separati. Pur con qualche passo falso, Odyssey rimane un faro di speranza nei primi tempi di Nintendo Switch.

2018: in attesa del 2019

Durante il secondo anno della console, Switch ha consolidato la sua posizione all’interno del mercato grazie sia alle terze parti, sia ai titoli first party, raggiungendo il traguardo di 33 milioni di console vendute.  Per quanto riguarda la concorrenza, Microsoft si è concentrata maggiormente sul Game Pass, creando un servizio molto interessante che rende disponibili molti titoli a un prezzo modesto, mentre Sony ha preparato le sue ultime uscite di PS4 prima del lancio della nuova generazione.

Octopath Traveler (Square Enix/Acquire/Nintendo, Nintendo Switch, PC)

Octopath Traveler Top 2018

Andre4102: Octopath Traveler è uno di quei giochi che non molti si aspetterebbero in una lista di questo tipo, un gioco a turni, in pixel art, potrebbe benissimo essere uscito 25 anni fa no? No. Già la grafica del gioco è un’enorme novità, una cosa che Square Enix stessa ha definito HD-2D, una combinazione della pixel art in stile 16 bit dello SNES e l’alta definizione, il tutto grazie ad Unreal Engine 4. 

Ma ovviamente non è tutto qui, c’è molto altro dietro a questo fantastico titolo, questa lettera d’amore ai fan degli RPG vecchia scuola. Partiamo proprio dal gameplay, si tratta del classico sistema a turni dei giochi in stile giapponese, ma con alcuni piccoli elementi che cambiano completamente le carte in tavola: il sistema di classi e il Break and Boost. 

Come già in Bravely Default e Bravely Second (creati dallo stesso team), Infatti, esistono numerose classi e ogni personaggio potrà averne due: una primaria che non sarà modificabile e una secondaria a scelta. Con una classe arrivano anche abilità passive e tecniche speciali dai numerosi effetti, permettendo così di creare combinazioni e strategie sempre nuove e rendendo ogni partita unica.

Break and Boost invece è una meccanica di battaglia specifica di questo titolo, anche se riprende in parte il Brave and Default di Bravely Default. Ogni turno un personaggio può decidere di eseguire una sola azione e guadagnare un punto Boost, oppure utilizzare quest’ultimi per potenziare la propria mossa. Il Break invece consiste nel ridurre le difese dell’avversario colpendolo con una tipologia di attacco a cui è debole: queste corrispondono ai diversi tipi di arma e di elementi. Quando le difese del nemico saranno a zero, questo non avrà più modo di agire per quel turno e subirà danni maggiori. 

Con questa semplice aggiunta si passa dal giocare turno per turno a pianificare in anticipo le proprie mosse in modo da arrivare al Break con molti buff e punti Boost per usare i poteri divini, in modo da massimizzare il danno inflitto. Io apprezzo sempre quando un gioco riesce a non rendere troppo statico il sistema a turni dei JRPG e penso che Octopath Traveler sia uno di quelli che ci sia riuscito meglio. Il sistema di battaglia è semplice e composto da poche meccaniche, ma allo stesso tempo i modi di approcciarlo sono quasi infiniti.

A questo divertentissimo gameplay si aggiungono la fantastica colonna sonora che ci accompagnerà durante tutto l’avventura e gli otto protagonisti del gioco, estremamente caratterizzati. Vi sfido ad ascoltare il tema principale e a non voler iniziare il vostro viaggio per Orsterra.

Octopath Traveler è quel gioco di Square Enix che non ti aspetteresti dalla Square Enix dei giorni nostri. È un titolo che va esattamente nella direzione opposta alla serie RPG per antonomasia, Final Fantasy, ma è anche il simbolo, con le sue ottime e meritate vendite, che i JRPG non sono un genere del passato, ma che ancora oggi possono divertire e intrattenere.

Super Smash Bros. Ultimate (Bandai Namco Games/Sora Ltd./Nintendo, Nintendo Switch)

Super Smash Bros. Ultimate

Andre4102: Super Smash Bros. Ultimate, il quinto capitolo della saga di picchiaduro Nintendo, non poteva mancare nella lista dei giochi del decennio, è un titolo molto importante per la serie e in generale per l’industria dei videogiochi. Smash come serie è sempre stato una celebrazione del mondo videoludico, ma con questo capitolo si è raggiunto l’apice, visto che non solo TUTTI i personaggi mai apparsi hanno fatto il loro ritorno, ma ci sono stati anche alcuni nuovi arrivati come i Belmont, i tanto desiderati King K. Rool e Ridley e molti altri. A questa già enorme mole si aggiunge il Fighter Pass, che offre ben 5 nuovi personaggi, tutti da serie mai rappresentate nella saga: Persona, Dragon Quest, Banjo-Kazooie e Fatal Fury, anche se forse sarebbe più preciso dire SNK in generale. Ancora non sappiamo chi sia il quinto membro del DLC, così come i contenuti del secondo Season Pass, ma già così la quantità di serie rappresentate è enorme.

Ma Smash non è solo questo, ha anche la sua doppia componente di picchiaduro e party-game, un gioco competitivo che ha riportato in vita parte della scena mondiale, facendo sia arrivare nuove leve, sia convincendo la vecchia guardia, compresi alcuni giocatori di Melee come Leffen e Armada.

Come party game il gioco offre moltissime modalità: ci sono sia le classiche mischie, per 4 o per 8 giocatori, perfette per una caotica serata con gli amici, sia battaglie con un gameplay differente, per esempio che invece invitano a sperimentare più personaggi, come Smash di gruppo e Mischia totale, dove appunto non è possibile selezionare sempre lo stesso personaggio. 

Se non avete amici potete sempre provare la Modalità Classica, dove si affronteranno una serie di combattimenti fino a un Boss, sempre diversi in base al personaggio selezionato, il Tabellone degli Spiriti e La stella della speranza, una sorta di modalità storia piuttosto lunga, che però manca della narrativa che aveva l’Emissario del Subspazio di Brawl. Gli spiriti sono un collezionabile che ha sostituito i trofei dei precedenti giochi, ma che possono essere usati per potenziare i personaggi, crearne di nuovi mischiandoli o facendoli salire di livello. Insomma se amate spendere ore a collezionare oggetti, questo è ciò che fa per voi.

Super Smash Bros. Ultimate è un gioco mastodontico, con moltissime modalità di gioco adatte a tutti i gusti e tantissimi personaggi differenti tra di loro, è vero che alcuni hanno degli elementi in comune, ma sono una minoranza sul gran totale.

2019: dulcis in fundo

Il decennio starà anche finendo, ma Switch, uscito solo due anni fa, non si accenna a durare poco come il suo predecessore, mandando anzi alla sua meritata pensione il 3DS, soprattutto dopo l’uscita del Nintendo Switch Lite. Nel frattempo, Microsoft e Sony si accennano a far partire le loro prossime console, ma questo a Nintendo non importa più almeno dal Wii.

Inoltre, dopo l’arrivo di Furukawa l’anno scorso per Nintendo of Japan, quest’anno anche la divisione americana ha detto addio al suo precedente CEO, l’iconico Reggie Fils-Aime, per lasciare lo spazio a Doug Bowser, sul cui cognome sono già state fatte infinite battute. Rimane un ultimo gioco della nostra lista da nominare.

Fire Emblem: Three Houses (Intelligent Systems/Koei Tecmo, Nintendo Switch)

Fire Emblem: Three Houses

Spiky: Inizialmente previsto per un’uscita nel 2018, poi rimandato due volte, Fire Emblem: Three Houses è il primo capitolo principale di Intelligent Systems che arriva su Switch. Stento quasi a crederci anche io, ma nel complesso la fanbase solitamente molto divisa è stata in grado di apprezzarlo all’unanimità. Three Houses è un capitolo che ancora una volta introduce tante novità sia dal punto di vista di gameplay che dalla trama, come la possiblità di esplorare di persona una grande base e poter istruire le proprie unità in quanto loro insegnante.

Nonostante queste meccaniche aggiuntive, rimane un gameplay molto semplice da affrontare e comprendere anche da chi inizierà con questo capitolo, proprio come in passato, e fa sicuramente piacere vedere come la serie sta concludendo il decennio quando al suo inizio non aveva delle aspettative per niente rosee, con delle vendite così basse che New Mystery of the Emblem, l’ultimo gioco prima di Awakening, non è stato mai portato in occidente in via ufficiale.

Tre case significa anche tre percorsi (o meglio, quattro), poiché la seconda parte della trama, almeno sulla carta, si sarebbe dovuta evolvere in maniera diversa in base alla fazione scelta a inizio gioco. Purtroppo, però, tre percorsi su quattro mantengono una trama generale simile, di cui due sono essenzialmente la stessa cosa ma con solo la mappa finale a differire, mentre l’unico diverso dura anche meno degli altri, come se fosse stato aggiunto all’ultimo momento. Detto questo, ciò non toglie il resto dei meriti di Three Houses nella sua scrittura, in particolare dei personaggi, che con tutte le conversazioni completamente doppiate (sia in inglese che in giapponese) hanno moltissimo da dire.

Anche in questo caso poi non mancano i contenuti aggiuntivi, di cui sono già stati distribuiti tre pacchetti su quattro, il cui ultimo uscirà entro la fine di aprile 2020, introducendo una nuova storia. E poi, potendo già rigiocare almeno quattro volte, i contenuti non mancano di certo. Sebbene da fan della serie non trovi personalmente Three Houses il migliore capitolo di sempre, rimane e probabilmente rimarrà uno dei miei Fire Emblem preferiti. Sicuramente, di tutto questo decennio!

Non sono una persona vera, quindi non ho nulla di spiritoso ed irriverente da scrivere qui 🙁

Autore: Staff

Non sono una persona vera, quindi non ho nulla di spiritoso ed irriverente da scrivere qui :(